“La scomparsa di Patò” di Andrea Camilleri

Murì Patò o s’ammucciò?
(Patò è morto o si è nascosto?)

 

12901354_10208070717997142_1601274786948890758_oAndrea Camilleri è un autore che mi piace molto, ma non tanto per i suoi romanzi con protagonista Montalbano, romanzi, probabilmente, per cui è più famoso in tutto il mondo. Anni fa non riuscivo proprio a leggerlo perché queste incursioni di termini siciliani mi infastidivano un po’, ma si sa, col tempo si cambia, e adesso mi diverto un sacco a scoprire i suoi romanzi “storici”. Oggi vi parlo in breve de La scomparsa di Patò, un libro uscito nel 2000 per Mondadori.

Come al solito, siamo a Vigàta, nell’anno 1890: dopo la messa in scena del Mortorio il ragionier Patò, che faceva la parte di Giuda, si è calato nella botola e non è più ricomparso. I primi ad accorgersene sono stati alcuni attori, i quali hanno notato che non è uscito a ricevere gli applausi alla fine della rappresentazione. La moglie non lo ha visto tornare a casa e non è nemmeno andato a lavorare in banca. Che fine ha fatto? È morto? Si è nascosto? C’è chi dice che cadendo abbia battuto la testa, abbia perso la memoria e si sia messo a girovagare per le campagne. La teoria più bislacca è quella di un inglese che dice che può essere stato inghiottito da una frattura nel continuum spaziotemporale ed essere stato catapultato in un’altra epoca (come Antoine Pateau e Anthony Patow, strani personaggi che appaiono e scompaiono in diverse parti del mondo e casualmente hanno nomi e cognomi simili). La Pubblica Sicurezza e i Reali Carabinieri di Vigàta indagano prima separatamente e poi mandando due rappresentanti a collaborare, due persone che combineranno un pasticcio dietro l’altro e inventeranno strane teorie di corna. Il problema è riuscire a far luce su questo mistero prima che la voce si diffonda per tutto il Regno.

La scomparsa di Patò prende spunto da un brano di A ciascuno il suo di Leonardo Sciascia, come Camilleri specifica all’inizio:

Cinquant’anni prima, durante le recite del “Mortorio”, cioè della Passione di Cristo secondo il cavalier D’Orioles, Antonio Patò, che faceva Giuda, era scomparso, per come la parte voleva, nella botola che puntualmente, come già un centinaio di volte tra prove e rappresentazioni, si aprì: solo che (e questo non era nella parte) da quel momento nessuno ne aveva saputo più niente; e il fatto era passato in proverbio, a indicare misteriose scomparizioni di persone o di oggetti.

Il romanzo è strutturato come una sorta di dossier, una raccolta di lettere, dispacci, disposizioni, articoli di giornale, pizzini e proclami relativi al caso della scomparsa di Antonio Patò ma non solo. Questa forma di scrittura Camilleri l’aveva già sperimentata nel 1998 ne La concessione del telefono, che probabilmente è il libro che più mi ha divertito di questo autore. L’argomento aveva colpito Camilleri già qualche anno prima, infatti aveva già pubblicato un racconto sull’Almanacco dell’Altana 2000 e sul quotidiano La stampa, ma poi ha deciso di svilupparlo meglio e di scriverne un romanzo, inventando di sana pianta tutti questi documenti e queste testimonianze fittizie che nel libro appaiono anche caratterizzati da caratteri tipografici diversi: alcuni sembrano scritti a mano, altri dattilografati, ecc.. Addirittura sono presenti delle figure che rappresentano le scritte sui muri.

È superfluo ribadire quanto io mi diverta con questi romanzi di Camilleri. L’autore presenta una cornice storica reale e poi vi inserisce una storia inventata ma verosimile arricchita da qualche personaggio strambo e da rappresentanti delle forse dell’ordine che durante le indagini ne combinano sempre di tutti i colori. Qualcuno, ogni tanto, mi dice che ha difficoltà a leggere questo autore perché fa fatica a capire quei termini siciliani disseminati qua e là; io, essendo siciliana, trovo la lettura molto semplice, quindi non saprei dire se questo sia più complicato degli altri. In ogni caso, Camilleri non utilizza un dialetto stretto e fitto, perché sa benissimo, essendo un grande autore e un uomo molto intelligente, che altrimenti non uscirebbe mai dalla Sicilia; usa, quindi, una lingua facilmente comprensibile e, se decide di lanciare lì un termine dialettale, si assicura che il resto della frase e il contesto rendano agevole al lettore la comprensione di quella parola. Non abbiate paura, quindi!

Buona lettura!

Titolo: La scomparsa di Patò
Autore: 
Andrea Camilleri
Genere: 
Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2000
Pagine: 250
Prezzo: 5 €
Editore: Mondadori

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza

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