“Le cose dell’orologio” di Mario Borghi

Nessuno si è accorto che il mondo,
per l’ennesima 
volta, si è capovolto,
e tutti gli orologi stanno 
marciando al contrario.

7843380Un giorno, all’improvviso, la routine di una piccola stazione ferroviaria viene interrotta da un fatto pressoché assurdo: è stato rubato l’orologio, quello stesso orologio che aveva segnato momenti importanti delle vite dei cittadini, arrivi, partenze, saluti, ultimi baci. È proprio sparito, ma chi sarà il ladro? Il capostazione e il sindaco si mettono alla ricerca del possibile colpevole insieme alle forze dell’ordine, con l’intervento non richiesto della signorina Piccionetti, una donna che più sta in mezzo e più felice sembra essere. Una bambina di terza elementare addirittura scrive un tema commovente sulla scomparsa di quest’orologio così caro a tutti e lo invia al Presidente del Consiglio. Insomma, è una faccenda seria, roba che dovrebbe perfino arrivare in televisione.

Ma parallelamente a questa storia, Mario Borghi ce ne racconta un’altra, quella del ladro, un ragazzo che a volte ruba le cose semplicemente perché ne ha voglia (e probabilmente perché vuol vedere l’effetto che provoca nelle persone) e che tiene l’orologio sul soppalco del proprio loft. L’unica a saperlo, oltre il giovane, è Anna, la tipa delle pulizie, una ragazza un po’ fuori di testa che organizza nel loft feste immaginarie, con amici immaginari e stuzzichini immaginari. Ma si fa i fatti suoi.

Vide l’orologio, ma non si scompose. Tra noi vigeva un tacito accordo: lei vedeva e taceva, io sapevo e tacevo.

Le cose dell’orologio è una storia grottesca in cui si muovono personaggi comuni ma sopra le righe, con caratteristiche volutamente esagerate, come ad esempio la signorina Piccionetti, estremamente battagliera, che crea comitati, sottocomitati e ficca il naso in qualsiasi faccenda che riguardi il paese.
Il fatto che fin dall’inizio il lettore sappia chi è il ladro non rappresenta una grande rivelazione, perché il romanzo prenderà tutt’altra piega. Come le lancette dell’orologio, ad un certo punto, cominceranno a fermarsi e a girare al contrario, anche il senso della giustizia andrà dalla parte sbagliata. Borghi usa come pretesto il furto dell’orologio di una stazioncina di paese per fare le sue considerazioni sul mondo attuale e lasciare qua e là qualche pillola di filosofia spicciola.

Il finale mi ha ricordato un po’ qualche romanzo di Camilleri in cui, dopo il misfatto, l’importante sembra essere trovare un colpevole e non “il” colpevole, non per forza perché la verità sia scomoda per qualcuno ma, più che altro, per inettitudine di chi porta avanti le indagini. La ricerca del ladro diventa ancora più difficoltosa perché il ragazzo, oltre che stare attento a non farsi scoprire, deve fare i conti anche con altri pasticci combinati nel suo passato, con le questioni che ha da regolare con altra gente. Il mistero, quindi, nonostante la confessione del ladro rivolta solo a noi lettori, si risolve per tutti gli altri personaggi praticamente da solo, nel modo più comodo per tutti, ché poi è quello l’importante: serve una soluzione che faccia contenti tutti, come riconosce anche  Gaia Conventi, blogger e autrice, nella sua prefazione.

Le cose dell’orologio è un noir ironico e fresco ma per niente banale, che dietro un fatto grottesco nasconde tantissimi spunti di riflessione. Buona lettura!

Valutate bene se e come fidarvi delle apparenze, anche se tutto questo potrebbe essere, più o meno, successo. Più più che meno.

Titolo: Le cose dell’orologio
Autore: Mario Borghi (prefazione di Gaia Conventi)
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 febbraio 2016
Pagine: 112
Prezzo: 11 €

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza


Mario Borghi (1964) è nato a Sanremo ma vive a Sassari. Dopo alcuni testi teatrali, nel febbraio del 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo, Le cose dell’orologio. Nella vita, oltre a scrivere e a gestire il blog Diario di un cialtrone, si occupa di servizi editoriali con PB Servizi Editoriali.

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