“La leggenda di Redenta Tiria” di Salvatore Niffoi

«Chi sei? Perché sei venuta?» domandò Micheli Isoppe.
«Sono la figlia del sole e sono venuta per portare
la luce nel paese delle ombre» rispose Redenta.

 

13123332_10208363535317392_4873888918393594176_oFino a poco tempo fa non avevo mai sentito parlare di Salvatore Niffoi, poi, in uno scambio, mi è stato proposto La leggenda di Redenta Tiria e ho accettato perché la trama m’incuriosiva molto e perché, comunque, tendo sempre a fidarmi degli Adelphi. Pochi giorni dopo averlo ricevuto (potete vedere nella foto che non è esattamente nuovo, seppure in ottime condizioni), me lo sono portato in viaggio e purtroppo l’ho iniziato con un po’ di distrazione in piscina. Arrivata a casa l’ho finito praticamente subito perché mi ha conquistata, ma anche perché rappresentava una sorta di momento di riposo da Canetti che stiamo leggendo con #LeggoNobel e che si sta rivelando abbastanza pesante.

La storia si svolge in tempi attuali (non è indicata l’epoca esatta, ma si parla dei telefonini e di altri oggetti tecnologici) ad Abacrasta, paesino della Sardegna, ed è narrata da Battista Graminzone, ora pensionato, ma in passato impiegato del comune che si occupava di mettere timbri e fare certificati. Il narratore spiega che si è messo piano piano a sfogliare vecchie carte custodite negli archivi e ha pensato bene di raccontare gli strani eventi del suo paese. Lì nessuno moriva mai di vecchiaia, tutti prima o poi sentivano una voce che diceva che il loro tempo era scaduto e dovevano farla finita, così prendevano una corda (le donne) o una cinghia (gli uomini) e s’impiccavano dove potevano. Ma un giorno è arrivata una donna cieca dai capelli di un bel nero corvino, Redenta Tiria, e i suicidi sono improvvisamente cessati.

Niffoi, tramite Battista Graminzone, si limita a raccontare i fatti senza mai arrischiarsi ad interpretarli, così le domande che nascono spontaneamente non trovano mai una risposta se non nelle nostre supposizioni. Chi è Redenta? Che cosa rappresenta? Io direi che Redenta potrebbe essere la speranza, una forza potentissima che combatte l’oscurità che spesso invade il nostro cuore e ci fa venir voglia di mollare. Redenta non vede perché non ha bisogno di vedere, lei è la luce della vita che torna da chi vuole buttare via il dono più bello che gli è stato fatto.

Redenta Tiria è scesa su questa terra per tagliare la lingua alla Voce, per scacciare i ladri di anime.

Il libro è diviso in due parti che potrebbero essere sintetizzate come la morte e la vita: nella prima Battista si presenta e dedica ogni capitolo ad un abitante del paese che si è impiccato, facendoci capire che ha sentito la Voce in un momento di acutissima depressione, un momento in cui non vedeva ragioni valide per cui continuare a vivere; nella seconda, invece, c’è l’arrivo ad Abacrasta di Redenta che in maniera provvidenziale appare a tutti coloro che hanno sentito la Voce per salvarli. A questo punto viene anche da chiedersi: chi o che cosa è la Voce? Ma a questo ognuno di noi potrebbe rispondere in maniera diversa. Se Redenta è la speranza ritrovata, la Voce è la speranza persa, almeno a mio avviso.

Salvatore Niffoi in questo libro scrive in un italiano pieno di incursioni di lingua sarda, cosa che per un non sardo potrebbe risultare un po’ complicata. Alla fine, però, anche se qualche termine non si afferra si comprende il senso globale delle frasi. Confesso di essere rimasta un po’ perplessa perché in queste situazioni ho sempre paura di non cogliere qualcosa di nascosto, magari qualche nome particolarmente evocativo (in sardo) o qualche metafora che essendo siciliana mi è sfuggita. Ad ogni modo si legge facilmente.
Per quanto riguarda il tempo della storia devo dire che mi ha molto colpito il fatto che, per quanto – come ho già scritto – i personaggi si trovino in un’epoca abbastanza attuale di cui sono palesi indicatori i vari oggetti tecnologici citati, si ha sempre l’impressione di essere in un passato fatto di villaggi rurali, di piccoli paesini ancora poco urbanizzati in cui la gente spettegola e mormora alle spalle degli altri. Non sono mai stata in Sardegna e mi piacerebbe molto andarci, prima o poi, però magari ci sono davvero, oggi, delle zone in cui si vive un po’ come una volta, non saprei.

La leggenda di Redenta Tiria è quasi una favola, vi appassionerà sicuramente e vi farà riflettere su molte cose. Buona lettura!

Titolo: La leggenda di Redenta Tiria
Autore: Salvatore Niffoi
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2005
Pagine: 161
Prezzo: 16 €
Editore: Adelphi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza


Salvatore Niffoi (Orani, 1950) è uno scrittore e insegnante italiano. È stato insegnante di scuola media fino al 2006. Si è laureato in lettere a Roma nel 1976, con una tesi sulla poesia in sardo. Scrive il suo primo romanzo, Collodoro, nel 1997, edito dalla casa editrice nuorese Solinas. Nel 1999 inizia il sodalizio con la casa editrice Il Maestrale, con cui ha pubblicato: Il viaggio degli inganni (1999), Il postino di Piracherfa (2000), Cristolu (2001), La sesta ora (2003). I romanzi La leggenda di Redenta Tiria, La vedova scalza e Ritorno a Baraule escono per Adelphi; è proprio con La vedova scalza che ha vinto il Premio Campiello nel 2006. Niffoi è uno dei più popolari scrittori della Nuova letteratura sarda.

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