“In cammino con Stevenson” di Tino Franza, qui e a Una marina di libri 2016

«Il massimo che possiamo aspettarci dal nostro viaggio
è di trovare un amico sincero.
Davvero fortunato è il viaggiatore che ne trova più di uno.»

 

13317083_10208542386348556_7643364247494877285_oIl post che scrivo oggi è qualcosa che sta a metà tra la recensione e l’avviso di un appuntamento molto bello, ma non vi dico nulla adesso, lo capirete alla fine. Il libro di cui vi parlo è In cammino con Stevenson. Viaggio nelle Cévennes di Tino Franza, pubblicato nel 2015 da Exòrma nella collana Scritti traversi che, come si può leggere sul loro sito, «solo riduttivamente può essere collocata nella categoria della letteratura di viaggio». L’autore nel suo viaggio ricalca l’itinerario che Robert Louis Stevenson percorse, con l’asinella Modestine, nelle selvagge Cévennes nell’autunno del 1878 e da cui poi nacque il libro (una sorta di diario di viaggio) Travels with a donkey in Cévennes. Oggi questo percorso prende proprio il nome di Chemin de Stevenson (GR 70) per ricordare il tragitto che il grande autore scozzese percorse in solitaria prima di scrivere il suo resoconto e oggi viene seguito da molta gente spesso affascinata dalla lettura dei Travels. E anche Tino Franza ha deciso di compiere questo cammino per questo motivo:

Volevo inseguire il fantasma di qualcuno, camminare da un luogo a un altro su vecchie piste sterrate; appagare curiosità e assecondare un certo spirito d’avventura; scrivere un libro. Questo volevo.

Le motivazioni di Stevenson, invece, erano ben diverse. Lo scozzese andò nella terra dei Camisardi innanzitutto perché adorava la Francia ed era rimasto affascinato dalle storie della nutrice Cummy sui coventanters scozzesi e sulle similari vicende dei camisardi. Ma c’era dell’altro. Stevenson amava Fanny Osbourne, una donna che aveva conosciuto per caso e di cui si era innamorato immediatamente, nonostante fosse sposata, americana, di dieci anni più grande di lui e avesse dei figli. Era convinto che al termine di questo viaggio avrebbe potuto scrivere un libro e col ricavato raggiungere Fanny in America, senza chiedere nulla ai genitori che erano del tutto contrari a quell’unione. Stevenson all’epoca aveva solo 28 anni, ma sapeva di amare davvero quella donna, tornato dal suo viaggio ne era sempre più convinto, perché, come ci racconta Tino Franza, nei momenti in cui la solitudine gli stava stretta desiderava solo averla accanto per condividere con lei un cielo stellato o i bei paesaggi, e poi, conosciuta lei, le sue abitudini di donnaiolo vennero accantonate. L’anno seguente, nel 1879, Stevenson riuscì nel suo intento, andò da lei a San Francisco, e rimasero insieme fino alla morte di lui, nel 1894.

Stevenson fece il suo viaggio non totalmente da solo, ma  in compagnia dell’asinella Modestine, che alla fine dovette vendere, con molto dolore alla separazione, perché poverina non ce la faceva più; Tino Franza, invece, parte da solo ma incontra alcune persone che lascia e ritrova durante il suo cammino, come Isabelle, una donna con cui sembra ci sia una certa affinità, almeno di anime. Parlando con lei viene fuori un’interessante riflessione sulla necessità della compagnia in viaggi del genere: vanno fatti da soli perché la presenza di qualcun altro potrebbe far rallentare e poi stando per troppo tempo insieme a qualcuno potrebbero venir fuori difetti e aspetti sconosciuti del suo carattere che magari si preferirebbe ignorare. Tutto questo a meno che non si abbia la fortuna di trovare un compagno perfetto, ma è davvero possibile?
Ciononostante a volte il viaggio può essere così duro e spossante che «l’appagante leggerezza del viaggio in solitudine» si potrebbe ribaltare «nel rimpianto di un compagno».

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Il racconto del viaggio è accompagnato da diverse fotografie, sparse qua e là, scattate dallo stesso Franza, che rappresentano una regione abbastanza diversa da quella che vide Stevenson. Consideriamo innanzitutto gli effetti del tempo (sono passati più di cento anni) che cambiano il territorio dal punto di vista fisico; va detto poi che quelle zone oggi sono smorte e disabitate, mentre una volta vi erano villaggi floridi ed esuberanti. Fino al 1878 la regione era stata sovrappopolata e ogni appezzamento di terreno sfruttato al massimo per soddisfare le necessità di tutti; di questo passo non fu più possibile far fronte ai bisogni di tutta la popolazione e così i borghi, in un paio di generazioni, si svuotarono in un susseguirsi di esodi.

Questo libro mi è piaciuto molto, tra le altre cose, perché amo tutto ciò che ruota intorno a personaggi realmente esistiti. Innanzitutto mi ha permesso di scoprire che Stevenson non è solo l’autore de L’isola del tesoro e Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, ma fu anche un viaggiatore, per spirito d’avventura e per amore. In più è interessante constatare la differenza tra il viaggio fatto nel 1878 e quello in tempi attuali, cos’è cambiato nel tempo, con quale spirito si affronta oggi un itinerario del genere.
Venerdì 10 giugno, per chi fosse a Palermo in occasione di Una marina di libri, v’informo che alle 18 nel palco centrale dell’Orto Botanico ci sarà un incontro per presentare In cammino con Stevenson insieme all’autore Tino Franza; introduce Ottavio Navarra e interverremo Silvia Bellucci (dell’ufficio stampa Exòrma) ed io, per cercare di mettere in luce gli aspetti più interessanti di questo libro.

Buona lettura!

Titolo: In cammino con Stevenson. Viaggio nelle Cévennes
Autore: Tino Franza
Genere:
 Letteratura di viaggio
Anno di pubblicazione:
 2015
Pagine: 180
Prezzo: 14,50 €
Editore: Exòrma

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

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