“Un amore” di Dino Buzzati

Egli correva in direzione di lei benché sapesse che laggiù
lo aspettavano soltanto nuovi affanni, umiliazioni e lacrime.
Ma lui correva a perdifiato ugualmente,
il piede premuto con tutta la forza sul pedale,
per la paura di perdere un minuto.

 

13235375_10208427672880791_5556498542866986146_oIl gruppo SCRATCH READERS su Facebook (nato dal blog di Maria Scratchbook) mi ha recentemente dato la possibilità di colmare una mia grande e grave lacuna, ovvero non aver mai letto nulla di Dino Buzzati. È stato deciso quindi, dopo un sondaggio, di leggere tutti insieme Un amore, pubblicato per la prima volta nel 1963 da Mondadori, un romanzo che affronta il tema dell’uomo maturo attratto da una giovinezza che gli sfugge e a cui non riesce a stare dietro.

Siamo a Milano, Antonio Dorigo è un architetto affermato di quarantanove anni che spesso lavora anche in teatro per la riproduzione delle ambientazioni nei balletti e nelle opere. Non ha mai avuto un bel rapporto con le donne più che altro per motivi di timidezza, perché non riesce bene a capirle, e quindi non è mai stato innamorato né sposato, per questo motivo gli unici incontri che ha sono a pagamento con ragazze di una casa di piacere. Un giorno, tra queste, conosce Laide, una maschietta – come la definisce lui – che lo attrae moltissimo e di cui s’innamora. È la prima volta che prova un sentimento così e, grazie anche al fatto che la ragazza non è una qualunque ma è pure minorenne, non riesce bene a gestirlo. Per assicurarsi di vederla sempre le propone di ricevere una sorta di stipendio mensile a patto che lei incontri soltanto lui e passi un tot di tempo con lui. Inizialmente va tutto liscio, ma poi deve arrendersi all’idea che la ragazza non è innamorata di lui, che le interessano i soldi e che le sue sono soltanto bugie.

Il romanzo è incentrato sulle sofferenze interiori, le paranoie, le ansie di Dorigo che si sente sì inadeguato a questa ragazza così giovane, ma che non vuole accettare il fatto che Laide non sia destinata a lui. È molto più vecchio di lei, ma soprattutto appartengono a due classi sociali molto differenti: lui è un borghese benestante, lei è una sciacquetta che offre amore in cambio di denaro. Una “collega” di lei, alla fine gli fa notare che non possono andare a parare da nessuna parte, una come lei ha esperienza in questo genere di cose: un borghese può innamorarsi di te, ma poi? non ti sposa mica, non può rovinarsi fino a questo punto. Ed è anche per questo motivo che Laide non si fa mai coinvolgere sentimentalmente, ma solo dal punto di vista sessuale (e neanche troppo perché per lei resta comunque un lavoro). Ma forse anche per questa diversità la ama così tanto.

Lui la amava per se stessa, per quello che rappresentava di femmina, di capriccio, di giovinezza, di genuinità popolana, di malizia, di inverecondia, di sfrontatezza, di libertà di mistero. Era il simbolo di un mondo plebeo, notturno, gaio, vizioso, scelleratamente intrepido e sicuro di sé che fermentava di insaziabile vita intorno alla noia e alla rispettabilità dei borghesi.

Dorigo è combattuto, qualcosa dentro di lui gli dice che deve liberarsi di questa ossessione, ma di contro non ce la fa, è più forte di lui, impazzisce quando crede che lei gli dica bugie: quel Marcello non può essere solamente un cugino affettuoso, ma sicuramente ci va a letto; non è possibile che vada sempre ad assistere la zia malata, sicuramente va con un altro uomo; e così via. La narrazione è angosciante, ci si ritrova precipitati in una sorta di gorgo emozionale da cui, si capisce, si riuscirà a riemergere solamente quando Dorigo sarà guarito.

Cara Laide, lo capisco benissimo, tu sei una ragazza graziosissima e io ti voglio molto bene ma la nostra è una storia disgraziata, più vado avanti più lo capisco, a parte l’aiuto che ti do che cosa posso essere per te? A un certo punto bisogna avere il coraggio di guardare in faccia le cose. Ci pensi soltanto alla differenza di età?

Il linguaggio usato da Buzzati è un pochino dato, ha colpito tutti quelli che lo hanno letto specialmente quando dice che Dorigo e Laide vanno “in letto” insieme, oppure quando alla maniera dell’epoca traduce i nomi stranieri in italiano e parla di Marilina Monroe. Ma la cosa più importante nello stile dell’autore è che quasi sempre utilizza pochissima punteggiatura e frasi lunghe, rendendo più difficoltosa la lettura e adeguandosi allo stato d’animo del protagonista in quel suo affannoso rincorrere la sua ninfetta «conteggiando l’amore a ventimila lire il colpo». Si avvelena la vita per colpa della sua immaginazione e continua ad umiliarsi davanti a se stesso e agli altri perché l’idea di perdere Laide gli è più insopportabile di qualsiasi altra cosa. Però, in ogni situazione della vita, arriva il momento in cui bisogna decidere che strada prendere, se rovinarsi del tutto o guarire, e la scelta (ma anche la sorte) di Dorigo la conoscerete solo andando in fondo a questo romanzo che io ho apprezzato molto.

Buona lettura!

Titolo: Un amore
Autore: Dino Buzzati
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1963 (questa edizione 2013)
Pagine: 320
Prezzo: 13 €
Editore: Mondadori

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

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9 pensieri su ““Un amore” di Dino Buzzati

  1. marisamoles ha detto:

    Di Buzzati ho letto “Il deserto dei Tartari”, per un esame all’università. Non mi ha colpito, in verità ricordo solo una noia mortale. Forse perché faceva parte dei venti romanzi che dovevo leggere per l’esame… Mi spiace non apprezzare uno dei più grandi narratori del Novecento. Questo romanzo di cui parli, però, credo potrebbe piacermi. Lo metto in lista. Grazie per il consiglio.

    • Valentina ha detto:

      Io questo non l’ho letto esattamente per svago, credo che alcuni libri (a parte molti contemporanei) debbano essere letti per conoscenza. Comunque non mi ha annoiato. Prova! Chi ha letto altri Buzzati dice che questo, rispetto al resto della sua produzione, è controcorrente.
      😉

  2. Monique ha detto:

    L’ho letto e apprezzato molto! Diciamo che anche io ho colmato una lacuna: questo libro mi ha permesso di “riconciliarmi” con questo autore e, finalmente, apprezzarlo…il nostro incontro non fu infatti felice: mi venne imposta ai tempi del liceo la lettura de “il deserto dei tartari” che, allora, non apprezzai minimamente giurando che io e Buzzati non ci saremmo più reincontrati 😉

  3. cristinabia ha detto:

    Io adoro tutto Buzzati, ma questo mi ha lasciata estremamente perplessa, proprio non sopporto gli amori-ossessione, come argomento! Mi ha fatto lo stesso effetto di “Avventure della ragazza cattiva” di Mario Vargas Llosa, un nervoso assoluto!

    • Valentina ha detto:

      Sì, perché è proprio un romanzo diverso dal resto della sua produzione: chi non ama l’autore ama questo romanzo, e chi non ama l’autore ama “Un amore”. 🙂

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