Liebster Award 2016

LiebsterAwardCari lettori, oggi non parliamo di alcun libro in particolare ma di un po’ di frivolezze, che in estate non guastano mai. Pochi giorni fa sono stata nominata per il Liebster Blog Award, una sorta di piccolo riconoscimento da parte di amici blogger che mi seguono e che hanno trovato interessante questo mio piccolo spazio libresco. Ringrazio nell’ordine in cui mi hanno nominata Elena di Io e Pepe (e libri e altro), Simona di Letture sconclusionate ed Elisa di Odor di gelsomino e vi spiego un po’ in cosa consiste questo Liebster che permette di far conoscere altri siti belli e stimolanti ad utenti che potrebbero trovarli interessanti. Facciamo circolare idee e soprattutto libri!
Le regole sono queste:
– ringraziare il blog che ti ha nominato ed assegnato il premio, linkando il suo blog nel post;
– inserire il “widget” o “gadget” del premio nel post;
– rispondere alle domande che il blogger ti ha posto;
– formulare 11 domande per gli 11 candidati che hai menzionato;
– informare i blogger del premio assegnato;
– indicare le regole.

Posto che tre di queste cose già le abbiamo fatte, adesso passo a rispondere a tutte (ma proprio tutte) le domande che queste amiche mi hanno fatto.

Le domande di Elena
1 Qual è il libro che stai leggendo? Sto leggendo quattro libri in realtà, tre un pezzetto alla volta (L’Inferno di Dante, La provincia dell’uomo di Elias Canetti e I quarantanove racconti di Hemingway) e uno in maniera continuativa (Gli anni della leggerezza, il primo capitolo della saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard).
2 Quando hai pensato di aprire un blog e perché? Scrivevo brevissime recensioni su un altro blog tempo fa, quando poi sono entrata nel team di Leggeremania.it con cui ho collaborato per un po’. Poi ho deciso di aprirne uno tutto mio perché ho capito che mi piaceva di più fare le cose da sola, è stato circa tre anni fa che è nata La Biblioteca di Babele.
3 Qual è il primo libro che ricordi di aver letto? Favole al telefono di Gianni Rodari, alla scuola elementare. Alice Cascherina rimarrà per sempre un grande personaggio della mia infanzia.
4 C’è un libro in particolare a cui leghi dei ricordi speciali? Sì, Fiesta di Hemingway, per la persona che me lo ha regalato e la dedica che c’è dentro.
5 La tua citazione preferita? “Non voglio che la gente sia troppo simpatica: questo mi risparmia il disturbo di volerle molto bene.” (Jane Austen, Lettere)
6 Qual è il criterio con cui ordini la libreria di casa? Nessuno in particolare, dove c’è spazio infilo un libro, anche se ho iniziato a sistemare alcune parti per editore.
7 Come consideri l’esperienza del tuo blog? Molto stimolante, almeno per me, non so se è lo stesso per chi mi legge. Mi ha permesso e mi permette continuamente di conoscere un sacco di bella gente e di scoprire tanta bella letteratura.
8 Cosa ti piace fare, oltre a curare il tuo blog? Amo moltissimo fare sport, passare il tempo coi miei gatti e cucinare. Sono cose che mi fanno davvero stare bene.
9 Qual è il tuo “luogo dell’anima”, se ne hai uno? È un luogo fisico, si trova nella provincia di Siena.
10 Hai esperienze di social reading? Se sì, quali? Sì, ho partecipato qualche volta a TwLetteratura, al gruppo di lettura Scratch Readers, ho fatto qualche lettura condivisa e ho creato insieme ad Elena il gruppo di lettura su Facebook LeggoNobel per la lettura dei premi Nobel.
11 Che tipo di musica ascolti? Metti il link a un brano musicale che ti piace in modo particolare. Queen – Bohemian Rhapsody (Live At Wembley Stadium, Saturday 12 July 1986)

Le domande di Simona
1) Cosa stai leggendo? Come sopra!
2) Per te qual è la storia d’amore più bella di tutti i tempi e perché? (Puoi citare libri, film ma anche raccontarmi come si sono conosciuti i tuoi nonni…vale tutto :)) Non saprei davvero, forse Anne e Wentworth in Persuasione.
3) Passatempo preferito? Lo sport!
4) Consiglia due libri imperdibili, due libri che secondo te tutti dovrebbero leggere. Stoner di Williams e Il conte di Montecristo di Dumas.
5) A cosa pensi prima di addormentarti? A quello che devo fare l’indomani.
6) Qual è un sogno che vorresti realizzare? Vorrei diventare una traduttrice.
7) Mini-vacanza. qual è un posto in Italia che consiglieresti per trascorrere un bel weekend? La Sicilia, ma è troppo ovvio. La Toscana, dai.
8) Qual è un post del tuo blog che ti piace particolarmente? Linkalo. Uno su David Grossman: https://labibliotecadibabele.wordpress.com/2015/07/23/a-un-cerbiatto-somiglia-il-mio-amore-di-david-grossman/
9) Perché alle persone piace il tuo blog? Ah non saprei proprio, questo dovreste chiederlo a chi mi segue.
10) Hai comprato qualcosa con i saldi? Nulla, sono troppo pigra per andare per negozi.
11) Se potessi migliorare la tua vita cosa sarebbe la prima cosa che cambieresti? Nulla, credo.

Le domande di Elisa
1 Da dove nasce il nome del tuo blog? Da un racconto (che dà il nome alla raccolta) di Borges. Ci ho messo un sacco di tempo a trovarlo.
2 Quale libro avresti voluto scrivere? Il conte di Montecristo, lo trovo magnifico e geniale.
3 Definisciti in un aggettivo. Perfezionista.
4 Linka un post del tuo blog che ti piace particolarmente. Fiesta
5 Qual è il momento della giornata che preferisci per dedicarti alla lettura? Il pomeriggio, dopo pranzo, perché mi piace sfruttare la luce del sole. Detesto accendere la lampada.
6 Un punto di forza ed uno di debolezza del tuo blog. Un punto di forza credo sia che non amo parlare in maniera troppo complicata o atteggiarmi a critico letterario, di non risultare pesante, insomma. Una debolezza è che non seguo sempre tutte le ultime uscite e quindi a volte sono indietro, ma non c’è una tabella di marcia, quindi vado tranquilla.
7 Che cos’è per te la felicità? Poter mangiare migliaia di ciambelle fritte e non ingrassare mai. No, scherzo, per me la felicità è stare serena senza che succeda nulla di brutto.
8 Qual è il libro più bello che hai letto quest’anno? Non lo so, uno tra Benedizione di Haruf e Ruggine della Pignatelli.
9 Quale talento ti piacerebbe possedere? Mi piacerebbe molto saper disegnare.
10 Recensisci “a caldo” o “a freddo”? Quando ho cominciato recensivo a caldo, ora preferisco lasciar decantare le mie impressioni fino a quando non si stabilizzano e posso metterle nero su bianco con più sicurezza.
11 Scrivi ancora a mano? Sì, parecchio.

Adesso mi tocca nominare 11 blog interessanti a cui passare la parola e porre loro le mie 11 domande.

I nominati sono (qualcuno è già stato nominato, ma io voglio comunque farli conoscere ai navigant):

  1. Il giro del mondo attraverso i libri
  2. Impressions chosen from another time
  3. La lettrice rampante
  4. Scratchbook
  5. Recensire il mondo
  6. Librangolo Acuto
  7. Libri in valigia
  8. Non riesco a saziarmi di libri
  9. Interno storie
  10. Nuvole d’inchiostro
  11. La leggivendola

Le mie domande sono queste:

  1. Che libro regaleresti ad una persona per te molto importante?
  2. Qual è l’autore che ti ha emozionato di più incontrare?
  3. Qual è il prossimo autore che vorresti venisse nella tua città?
  4. E quello che avresti voluto come amico?
  5. Perché leggi?
  6. Quali sono per te il libro più sopravvalutato e il più sottovalutato della storia?
  7. Che ne pensi in poche parole della diatriba cartaceo vs. digitale?
  8. I libri che leggi li compri tutti o usufruisci di qualche biblioteca?
  9. Dimmi una storia di cui ti sono piaciuti sia il libro che la trasposizione cinematografica.
  10. Qual è il libro che desideri avere e aspetti che qualcuno ti regali?
  11. Il prossimo libro che leggerai è… ?

Ho fatto il mio dovere. Alla prossima!

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“Neve, cane, piede” di Claudio Morandini

Curioso, si dice l’uomo quando si scopre abbandonato.
A lui la solitudine piace – di più, gli è vitale, 
e non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo.
Ma a quel bastardo si è legato, 
e quando quello va via sente morirgli qualcosa dentro.

 

Cop_NEVE_CANE1Avete mai sentito parlare del premio letterario “Procida – Isola di Arturo – Elsa Morante”? È un premio dedicato alla grande autrice, organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Procida con il patronato del Presidente della Repubblica e della Regione Campania. Per quanto riguarda la “sezione Narrativa”, lo scorso 2 luglio sono stati comunicati dalla giuria tecnica i tre libri (e i relativi autori) che hanno raggiunto la finale: Il grande animale (Nottetempo, 2016) di Gabriele Di Fronzo, Il cinghiale che uccise Liberty Valance (Minimum fax, 2016) di Giordano Meacci e Neve, cane, piede (Exòrma, 2015) di Claudio Morandini. E il vincitore verrà decretato il 24 settembre. Il primo non l’ho ancora letto, il secondo, vi giuro, ci ho provato ma non sono riuscita ad andare oltre il trenta per cento e il terzo l’ho praticamente divorato, quindi ve ne parlo oggi.

Protagonista della nostra storia è Adelmo Farandola, un uomo avanti negli anni, burbero e un po’ fuori di testa che vive in una baita sulle Alpi, isolato da tutto e da tutti. Un giorno incontra un cane che sembra voler stare con lui e se in un primo momento cerca di proteggere la sua solitudine, poi lo accoglie in casa e i due diventano praticamente inseparabili. La vita scorre più o meno tranquilla, a parte un guardiacaccia che sembra volerli infastidire abbastanza spesso, fino a quando un giorno Adelmo e il suo cane vedono un piede che sbuca fuori dalla neve e non sanno che fare: l’animale (con cui Adelmo ha frequenti e grotteschi scambi di battute) gli consiglia di chiamare qualcuno per denunciarne il ritrovamento, ma il padrone lo copre per nasconderlo, lo sposta di qua e di là per poi decidere di dirlo alla signora che gestisce l’unico negozio del luogo senza concludere poi tanto. Ma di chi è quel piede? O meglio, chi è il cadavere a cui appartiene il piede? Chi lo ha ucciso? E perché?

Morandini fa sì che noi lettori ci immedesimiamo molto facilmente in Adelmo ed entriamo nella sua mente: né noi né il protagonista riusciamo più a distinguere la realtà dall’immaginazione. Il cadavere è di quel guardiacaccia così fastidioso e ficcanaso? Forse sì, forse no. L’ha ucciso Adelmo? Forse, ma chi se lo ricorda? E il cane? Parla davvero (e così tanto)? Ma com’è possibile? Neve, cane, piede è la storia di un uomo che ha scelto di isolarsi in una baita di montagna rompendo i ponti perfino con suo fratello, di un uomo che vuole stare da solo e ha difficoltà perfino a reggere una semplice conversazione con la donna del negozio dove va a fare provviste. Adelmo è una sorta di eremita che non vuole avere a che fare col mondo e con il quale il mondo stesso non vuole avere niente a che fare, solo il guardiacaccia si preoccupa che possa avere un arma e combinare qualche guaio.

L’autore, in una nota finale intitolata Storia di questa storia, ci spiega proprio da cosa è nato il suo libro. Morandini dice di aver incontrato davvero un uomo simile al suo Adelmo, un signore, con un cane sporco accanto, che appena lo ha visto stanco su un sentiero ha cominciato a tirargli addosso pigne e sassi per poi lasciarlo passare osservandolo ma senza dirgli una parola.

Mentre mi allontanavo, mi chiedevo: ma come vive questo? Come arriva alla fine della giornata, in questo valloncello senza neppure un torrente, sdegnato perfino da uccelli e marmotte? Conoscerà valichi nascosti, passerà da una conca all’altra, caccerà bestie con le nude mani, ne imiterà perfettamente i versi, si sentirà uno di loro? E come passa l’inverno, quando quassù c’è solo neve, neve, neve?

Da queste domande è nato Neve, cane, piede, romanzo del 2015 di Claudio Morandini, edito da Exòrma, che ha concorso anche per il premio letterario Città di Lugnano, che però è stato vinto poi da Anna Luisa Pignatelli col suo Ruggine, di cui ho parlato tempo fa e la cui protagonista (Gina, la vecchietta burbera e sola) ha diversi punti in comune con Adelmo Farandola.
Il romanzo di cui vi ho parlato oggi è una lettura parecchio piacevole che consiglio vivamente e poi a me le storie di questi personaggi solitari piacciono molto.
Buona lettura!

Titolo: Neve, cane, piede
Autore: Claudio Morandini
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2015
Pagine: 144
Prezzo: 13 €
Editore: Exòrma

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza


Claudio Morandini, «uno dei romanzieri più competenti e spiazzanti nel nostro panorama letterario» secondo la rivista «Pulp», è nato ad Aosta nel 1960. Ha pubblicato diversi romanzi, tra cui Le larve (2008), Rapsodia su un solo tema (2010), A gran giornate (2012). A proposito di quest’ultimo, Paolo Morelli ha scritto su «Il Manifesto»: «Bisogna scovare negli anfratti i libri che affermano il potere conoscitivo della fantasia, libri innamorati che portano con sé le parole del mondo e ne propongono una lettura. Ogni volta è una contentezza trovarli, come nel caso di Claudio Morandini». Suoi racconti sono apparsi in antologie e riviste o sono disponibili in rete. Collabora con il blog Letteratitudine e con le riviste online «Fuori Asse», «Diacritica» e «Zibaldoni e altre meraviglie». Il suo sito è http://claudiomorandini.com.

Da “Baudolino” di Umberto Eco

So come pensano gli eunuchi. Ne ho conosciuti molti al palazzo imperiale. Cercano di accumulare potere per sfogare il loro livore verso tutti coloro a cui è dato di generare. Ma spesso, nella mia lunga esperienza, ho intuito che anche molti, che eunuchi non sono, usano il potere per esprimere ciò che altrimenti non saprebbero fare. E forse è passione più travolgente il comandare che fare all’amore.

[Baudolino, Umberto Eco,
Bompiani, 2000, 526 pp.]

13709909_1753803624833223_8939003786127362798_nLa settimana scorsa ho letto Baudolino di Umberto Eco, un libro che mi portavo dietro da un po’ perché l’ho avuto tramite uno scambio l’anno scorso e data la mole ho preferito tenerlo da parte per l’estate, la stagione in cui a causa del caldo preferisco stare in casa con l’aria condizionata. Confesso che non avevo mai letto niente di Eco, a parte qualche bustina di Minerva, e questa esperienza è stata molto positiva. Il romanzo, scritto nel 2000 dal grande autore che ci ha lasciato a febbraio di quest’anno, ha come protagonista Baudolino, che all’inizio della storia è un ragazzino piemontese della Frascheta (il luogo in cui presto sorgerà Alessandria). A tredici anni viene adottato dall’imperatore Federico Barbarossa che lo fa studiare e lo porta alla sua corte. Nello specifico, il libro, a parte l’introduzione sull’incontro tra Baudolino e Federico, è tutto incentrato sul racconto che il protagonista fa allo storico bizantino Niceta Coniate mentre, durante il saccheggio di Costantinopoli del 1204 i due si sono messi in salvo mentre la città brucia.
Dal racconto emerge che Baudolino ha sempre avuto una fervida immaginazione ed è fin da ragazzino un abile bugiardo, ma tutto ciò che lui dice magicamente si avvera, come ad esempio la canonizzazione di Carlo Magno. Baudolino parte con alcuni compagni alla ricerca del leggendario regno dell’ancor più leggendario Prete Giovanni, alla ricerca del Gradale (il Graal), che qualcuno dice sia una semplice scodella. Il protagonista, che con le parole di Umberto Eco ci dà reali fonti storiche e testimonianze e tradizioni dell’epoca, dedica un’intera vita alla ricerca di qualcosa che probabilmente ha sempre avuto con sé, ma il racconto del sue peripezie – praticamente un romanzo picaresco – è davvero affascinante. Baudolino incontra creature fantastiche, come i blemmi, i panozi o lo sciapode, si inoltra in territori leggendari e conosce personaggi che, invece, sono realmente esistiti.
Un bel romanzo davvero!

In breve: “La casa delle belle addormentate” di Yasunari Kawabata

Per i vecchi che pagavano quel denaro, giacere
accanto a una ragazza così rappresentava una gioia senza pari.
Poiché lei non apriva mai gli occhi, i vecchi non avvertivano
nessun complesso d’inferiorità, veniva loro concessa
illimitata libertà nelle fantasie e nei ricordi sessuali.

 

downloadA noi di #LeggoNobel Bellezza e tristezza era piaciuto così tanto che abbiamo pensato di approfondire la conoscenza di Yasunari Kawabata leggendo un altro suo romanzo, La casa delle belle addormentate, famoso tra le altre cose per essere stato d’ispirazione per Memoria delle mie puttane tristi di Gabriel García Márquez. Abbiamo sfruttato un po’ di giorni di questo luglio, dato che adesso siamo ufficialmente fermi per una pausa estiva, in vista della lettura di Faulkner a settembre.
Come dice il titolo stesso, la vicenda si svolge principalmente in una sorta di casa d’appuntamenti in cui sono soliti andare uomini abbastanza avanti negli anni per giacere con ragazze bellissime ma addormentate. La donna prende un sonnifero molto forte e il vecchio che la raggiunge nella stanza la trova già addormentata: deve prendere anche lui un sonnifero (meno potente) e appisolarsi accanto a lei. Ma le regole sono chiare, non bisogna approfittare delle ragazze, neppure infilare loro le dita in bocca. Semplicemente si va lì per dormire insieme. Ovviamente non si può andar lì molto spesso perché nessuno vuole prendersi la responsabilità di dare troppe volte di fila a degli anziani un sonnifero che potrebbe destabilizzarli e far loro del male.

In questo libro sembra mancare una storia, una trama solida, però l’attenzione è tutta concentrata sulle reazioni e sui pensieri del protagonista Eguchi, 67 anni, quando si trova in questa casa. Inizialmente vi si reca perché, ormai vedovo ma ancora sessualmente attivo, vuole misurarsi con la sua vecchiaia, ma capisce che quegli incontri gli servono a rivivere il suo passato, a fargli rivivere la vita sentimentale che ormai si è lasciato alle spalle.
I giapponesi hanno una sensibilità diversa dalla nostra, non minore o maggiore, semplicemente diversa, e probabilmente danno molta attenzione a quelle che per noi sono sottigliezze. Ad esempio, in questo romanzo brevissimo, Kawabata, quasi con una delicatissima pennellata, cerca di raffigurare quello che in un certo contesto e ad una certa età è la sensualità: qualcosa che non sta necessariamente nell’incontro carnale (anche perché tra un uomo così vecchio e una ragazza così giovane potrebbe risultare ridicolo), ma anche nella contemplazione di una bellezza dormiente. Come dice nella postfazione Yukio Mishima, «è una cosa assai rara in letteratura rendere con tale vivezza il senso di una vita individuale mediante la descrizione di figure dormienti».

La casa delle belle addormentate è davvero breve, si legge in un paio d’ore ma, purtroppo, a parte un sapore orientale, i colori del mondo dagli occhi a mandorla, ci lascia davvero poco. Ma, come ho già detto, forse è perché siamo troppo occidentali per cogliere certi particolari che per loro hanno maggiore rilevanza.
Buona lettura!

Titolo: La casa delle belle addormentate
Autore: Yasunari Kawabata
Traduttore: Mario Teti
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1961 (2001 questa edizione)
Prezzo: 9,50 €
Editore: Mondadori

Giudizio personale: spienasmezzasvuotasvuotasvuota

“Dalle rovine” di Luciano Funetta

6f79212fedd697676d57a7cae178f5dfDalle rovine è un romanzo del 2015 del giovanissimo Luciano Funetta che ha concorso al premio Strega 2016 ma non è riuscito ad arrivare alla finalissima. Solitamente non mi capita di leggere candidati allo Strega, non per partito preso ma perché proprio non m’ispirano nulla, però questa volta  ho voluto tentare anche perché non è edito da uno dei grandi big che, vuoi o non vuoi, la maggior parte delle volte acchiappano il premio. E poi i pareri erano così positivi che mi sono tuffata nelle atmosfere cupe di questa storia e in un paio di giorni ce l’avevo già fatta.

Protagonista di questo libro è Rivera, un uomo che a causa della sua passione per i serpenti viene abbandonato dalla moglie e dal figlio: il bambino viene morso da uno dei tanti rettili che il padre alleva (tiene sempre a precisare che non li colleziona ma li alleva) in casa e la madre, stufa, lo prende e lo porta via. A quel punto, un giorno, Rivera per caso gira un video amatoriale in cui unisce il suo amore per i serpenti alla pornografia, un filmato che lo farà entrare in contatto con il mondo del porno artistico, all’interno del quale diventerà una sorta di celebrità e conoscerà personaggi insoliti, tra cui l’argentino Tapia. Quest’uomo ha scritto molto tempo prima un lavoro che vorrebbe mettere in scena, intitolato Dalle rovine (da cui prende il titolo il romanzo di Funetta). Rivera sembra essere il protagonista perfetto dell’eventuale film e questo sconvolgerà la sua esistenza.

Confesso che ho iniziato a leggere questo libro senza nemmeno sapere di cosa parlasse, mi ci sono lanciata alla cieca, e infatti l’argomento mi ha un po’ spiazzata, anche perché è abbastanza insolito. L’atmosfera è sempre cupa, dall’inizio alla fine, e si avverte la solitudine di ognuno dei personaggi, primo fra tutti, chiaramente, il protagonista Rivera che cerca di dare un senso alla vita insignificante che ha condotto fino a quando la moglie non lo ha lasciato. Quello del porno, in cui si muovono quasi strisciando come serpenti Rivera, Tapia, Birmania, Traum e gli altri, è un universo che sotto certi aspetti sembra irreale, avvolto dal fumo, perennemente buio e vagamente (ma non completamente) squallido.

La scrittura di Funetta è fluida, il libro si legge velocemente e coinvolge il lettore, anche se nella seconda metà, dopo un inizio molto interessante e promettente, perde un po’ di sprint e sembra diluirsi eccessivamente, cosa che mi ha portato a togliere un po’ del punteggio che gli ho attribuito. Nonostante lo stile che non sembra quello di un esordiente, si capisce comunque che l’autore è giovane, probabilmente dalle tematiche affrontate o dallo stile chiaro e non arzigogolato che contraddistingue altri con più esperienza o con più voglia di complicarsi la vita. E di questo gliene dobbiamo rendere merito: se Funetta ha deciso di stupire il lettore non lo ha fatto cercando di confonderlo, ma usando una certa freschezza di stile.

Per quanto riguarda il finale, ovviamente non posso dirvi come si conclude il romanzo, ma devo confessare che date le premesse mi aspettavo tutt’altro. Di capitolo in capitolo è inevitabile che ci si faccia un’idea di quello che sta per succedere e sono convinta che con la mente chiunque lo abbia letto sia finito nella mia stessa direzione. Nessun colpo di scena, il finale non è esattamente l’opposto di quello che pensavo, ma non mi ha convinta comunque. Questo sempre che l’autore non abbia in cantiere il progetto di svilupparlo ulteriormente, ma chissà.
Devo dire, infine, che Dalle rovine nel complesso non mi ha convinta, ma attenzione, non è assolutamente un libro brutto, anzi penso di aver riconosciuto i meriti dell’autore (prosa chiara, fresca, giovane). Semplicemente credo che non sia una lettura nelle mie corde, ma nessuna lettura è tempo perso: giusto per saperne parlare senza lanciare giudizi a vuoto.

Voi lo avete letto? Che ne pensate?

Titolo: Dalle rovine
Autore: Luciano Funetta
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2015
Pagine: 184
Prezzo: 9,90 €
Editore: Tunué

Giudizio personale: spienaspienasmezzasvuotasvuota


Luciano Funetta, classse 1986, vive a Roma. Fa parte del collettivo di scrittori TerraNullius. Ha pubblicato racconti su WATT, Granta Italia, Costola e altre riviste. È tra gli autori di Dylan Skyline – dodici racconti per Bob Dylan (Nutrimenti, 2015).

“Come ti scopro l’America” di Emanuela Crosetti

Ma io l’America la volevo scoprire dentro le parole degli stessi americani,
quelle che ti arrivano senza domande, incapaci di prendersi sul serio;
quelle abbandonate sui banconi appiccicaticci di qualche diner
o scivolate durante un interminabile e sperduto pieno di benzina.

 

Layout 1Ultimamente mi sono trovata per diversi motivi ad affrontare un genere letterario che prima ho un po’ messo da parte, non per snobismo, ma perché sono sempre stata più appassionata di romanzi. Sto parlando della letteratura di viaggio, che siamo soliti considerare il mero racconto dello spostamento da un luogo all’altro di colui o colei che decide di scrivere un libro o un diario. In un racconto di viaggio, però, c’è molto di più e spesso ce lo dimentichiamo: c’è l’incontro con l’altro, c’è la scoperta di luoghi che sono geograficamente ma anche fisicamente lontanissimi da quelli a cui siamo abituati, c’è la conoscenza di usi, tradizioni e anche cibi nuovi, ma soprattutto c’è tutto un processo di crescita dell’autore (o del narratore) che non va mai sottovalutato.

Poco tempo fa ho letto Come ti scopro l’America di Emanuela Crosetti, uscito il 30 giugno nella collana Scritti traversi di Exòrma Edizioni, una collana che si occupa appunto di questo genere letterario molto importante. L’autrice nel 2014 è partita da sola per ripercorrere il cammino che tra il 1804 e il 1806 Meriwether Lewis e William Clark intrapresero, inviati dal presidente Thomas Jefferson, alla ricerca del famoso Passaggio a Nord Ovest, superando le Montagne Rocciose per arrivare alle coste del Pacifico. Emanuela Crosetti, fotografa e appassionata di storia americana, porta con sé i diari di Lewis e Clark per scoprire un nuovo Ovest, a distanza di circa duecento anni da quella spedizione che viene considerata una delle più grandi esplorazioni del Nord America. Così la narrazione dell’autrice che, in modo sempre molto ordinato e puntiglioso ci parla di tutte le sue tappe non tralasciando nemmeno i piccoli paesi in cui non c’è nulla a parte qualche vecchio palazzone e una stazione ferroviaria, è spesso inframmezzata da stralci dei diari dei due famosi predecessori, cosicché assistiamo non solo ad un confronto tra le descrizioni di territori, persone e usanze di ieri e di oggi, ma anche tra lo stato d’animo di Lewis e Clark e quello di Emanuela, che sicuramente ha vita più facile, dati i tempi più moderni, ma è pur sempre sola in dei luoghi che spesso si rivelano inospitali.

mappa

Da Saint Louis al Pacifico, il tragitto che Lewis e Clark percorsero tra il 1804 e il 1806.

«È pericoloso girare da sola», mi dice. «Non hai paura?».
Se le rispondessi di sì, penserebbe di avere ragione, di poter in qualche modo influenzare la mia decisione e farmi cambiare idea. Le rispondo di no, che non ho paura e che non capisco perché dovrei averne.
«Dove andrai domani?», mi chiede.
«New Town e Willinston», le rispondo.
Silenzio. Sembra ancora più preoccupata.
Mi prende la mano: «Potrei essere tua madre… non potrei dormire stanotte nel saperti laggiù, in quella terra di cani senza casa».

A questo proposito bisogna dire che l’idea che ci facciamo spesso di un’America amichevole e libera stride molto con l’esperienza della Crosetti, che in qualche cittadina – specialmente in quelle più desolate – viene guarda con sospetto, qualcuno le chiede addirittura cosa ci faccia una ragazza da sola in un luogo del genere o le consiglia di andare via e di non spostarsi sola quando fa buio. Questo, certo, è uno degli svantaggi di viaggiare da soli, uno svantaggio non trascurabile.

«Mi stai simpatica anche se non voglio sapere cosa ci fai qui a Billings da sola alle nove di sera. Come mai sei qui? No, non importa, non me lo dire. Piuttosto, avrai fame. Ma non metterti a cercare un posto dove mangiare perché non c’è nulla di aperto a quest’ora. Ti conviene chiuderti in camera, andare a letto e aspettare domattina. Ma lo so, non sono affari miei!».
Una raffica di considerazioni per un trionfo di ottimismo.

Per fortuna, l’autrice fa anche diversi incontri più tranquilli e produttivi, conosce tantissime persone disposte a raccontarle delle storie, ad aiutarla nel suo viaggio e a darle consigli.
Ma uno degli aspetti sicuramente più interessanti di Come ti scopro l’America, comunque, al di là degli incontri con gli abitanti dei vari luoghi o delle pietanze tipiche (spesso pesantissime e difficilmente digeribili), è il grande numero di fotografie inserite tra le pagine. Emanuela Crosetti è anche una fotografa, ed è una garanzia per la bellezza degli scatti presenti nel libro, che ci permettono di immaginare ciò che ci racconta di aver visto anche senza viverlo di persona e di percepire perfino, con la nostra fantasia, profumi e atmosfere tipicamente americani, lontani anni luce da quello a cui siamo abituati.
Non solo, ma alla fine del libro troverete anche una lista di canzoni che fanno da colonna sonora al viaggio della Crosetti, tra cui i Pearl Jam, Johnny Cash e Bruce Springsteen.

Ad ogni modo, la letteratura di viaggio va affrontata, non penso di riuscire a trasmettervi come vorrei la bellezza di questo libro, solo leggendolo si riescono a vivere insieme all’autrice le emozioni di un percorso fatto di nuove scoperte. Quindi, se vi va di fare un viaggio in America, non dovete assolutamente lasciarvi scappare Come ti scopro l’America.

Titolo: Come ti scopro l’America
Autore: Emanuela Crosetti
Genere:
 Letteratura di viaggio
Anno di pubblicazione:
 30 giugno 2016
Pagine: 360
Prezzo: 17,50 €
Editore: Exòrma
Prenota il libro su GoodBook.it e scegli in quale libreria ritirarlo!

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza


Emanuela Crosetti è giornalista e fotografa. Ha collaborato con riviste nazionali musicali quali Buscadero, Jam, Chitarre e alla realizzazione di fotografie per libri come Summer Of Love del produttore dei Beatles George Martin (Coniglio Editore), Nessuna Resa Mai, biografia di Massimo Priviero (Meridiano Zero), Happy, biografia di Keith Richards (Meridiano Zero), Figli dei Fiori Figli di Satana, Delitti Rock (Arcana Editore), Psycho Killer (Edizioni Ultra) e La storia del rock (Hoepli) di Ezio Guaitamacchi.
Presente come fotoreporter a Oslo nel 2009 per il conferimento del Premio Nobel per la Pace a Barack Obama. Ha condotto interviste ad artisti di fama internazionale: Lou Reed, Patty Smith, Jethro Tull, Hot Tuna, Steve Hackett, Skunk Anansie, Willy DeVille, Hevia, Dream Theater, PFM, Negrita, Fiorella Mannoia e molti altri.
Oltre 400 gli artisti fotografati, tra cui: U2, Paul McCartney, Rolling Stones, Bruce Springsteen, Bob Dylan, David Gilmour, The Who, Sting, Muse, Oasis. Ha esposto alla Mostra del Cinema di Venezia e allo Jesolo Music Festival.

“Senza pelle” di Nell Zink

Gli uccelli sono più coraggiosi degli altri animali,
perché hanno un asso nella manica: il volo.

 

IMG_20160706_174040Tiffany e Stephen sono due americani che poco dopo essersi incontrati decidono di sposarsi, perché credono di aver trovato la persona giusta con cui passare la vita, quella da non lasciarsi scappare. In realtà si conoscono davvero poco, a parte qualcosa di generico. Dopo il matrimonio si trasferiscono a Berna e poi a Berlino; in Europa la vita di Tiffany cambia radicalmente soprattutto dopo un incidente d’auto: era incinta e adesso ha perso il bambino. A Berlino Stephen e Tiffany si trovano catapultati in un mondo nuovo, è una città cosmopolita che permette specialmente alla donna di cambiare pelle ed esprimersi in tutta libertà. Così, tra relazioni extraconiugali e nuove conoscenze, Tiffany cerca di uscire dalla sua pigrizia, dalla svogliatezza innata che l’ha sempre contraddistinta (trova un lavoro, ma non dura molto perché in realtà non le va a genio) per trovare il suo scopo nella vita, qualcosa che le dia soddisfazione, mentre il marito si dedica completamente ai suoi interessi: il birdwatching, la musica e l’attivismo politico per le cause ambientali.

Sicuramente i protagonisti si sono sposati troppo presto e per supplire alla mancanza di confidenza entrambi si tuffano in relazioni con altre persone, ma in tutta tranquillità, alla luce del sole. Tiffany scopre che Stephen è un egoista, un maniaco del controllo, un uomo che in molte cose vuole avere potere decisionale e che la disgusta, e lei è convinta che essere una buona moglie significhi compiacerlo. Sembra che il bambino che portava in grembo facesse da collante tra questo marito e questa moglie, ma adesso che lo hanno perso i due seguono percorsi separati. Tiffany trova la sua dimensione quando conosce Elvis, un ragazzo che la fa sentire donna e che (almeno così dice) è davvero innamorato di lei; ma anche lui è abbastanza stravagante e pieno di problemi.

Stephen è appassionato di birdwatching, questo Tiff lo sa da sempre, e in tutto il libro di uccelli si parla moltissimo. Nello specifico c’è un continuo paragone tra questi animali e gli esseri umani, un paragone che a volte è sottinteso ma che più spesso viene esplicitato:

Gli uccelli erano la sfera intima di Stephen. Con loro non doveva essere fico o spassoso e nemmeno allettante. «Riprodursi e nutrirsi», così Stephen definiva la loro vita, facendoli somigliare più a dei mangioni erotomani (cioè a degli esseri umani) che alle orgiastiche e leggiadre creature stagionali che erano in realtà.

E sono proprio gli uccelli che insegnano a Tiff il giusto modo di vivere, da loro apprende il concetto di libertà, si crea un suo personale concetto di amore:

Io li vedevo in un altro modo, gli uccelli. Pensavo piuttosto a due anatre, tra le quali vige la fedeltà di coppia. Cosa avrebbero fatto se i cacciatori le avessero intrappolate? Li avrebbero affrontati tenendosi per mano? Ma nemmeno per sogno. Si sarebbero separate, ognuna in una direzione diversa. L’anatra colpita avrebbe usato le ultime forze per guardare il compagno di una vita e quello avrebbe scosso il capo come per dire: «Stai zitta, per favore. Non fare la spia solo perché stai morendo». E l’amore avrebbe trionfato.

In Senza pelle, romanzo di Nell Zink del 2014 pubblicato da minimum fax in Italia ad aprile 2016, non c’è, però, solo la storia di una coppia e del paragone tra umani e uccelli. C’è molto di più. Ci si accorge, leggendolo, che non è un romanzo convenzionale e soprattutto che non è semplice. Si possono rintracciare aspre critiche al mondo umano e al nostro rapporto con l’ambiente, si parla tanto di attivismo politico e di problemi ambientali, cose, insomma, molto attuali e che ci riguardano. Ma la cosa positiva del libro, il suo punto di forza, è che questi argomenti che hanno maggior spessore non hanno il sopravvento su quelli più leggeri (amore, uccelli, considerazioni sulla vita), e quindi la storia non risulta pesante, si evita di cadere nel romanzo prettamente politico ma evitando la banalità. Un mix perfetto, quindi.
Nonostante questi temi importanti, la scrittura di Nell Zink, grazie anche alla traduttrice Anna Mioni, è fluida, il libro si legge molto rapidamente e poi la storia coinvolge tanto, ci vuole un attimo ad immedesimarsi completamente nel personaggio di Tiffany. Devo dire che Senza pelle non l’ho comprato tanto per la trama, ma perché trovo che abbia una copertina bellissima (ultimamente non so che cosa mi stia succedendo, compro libri perché mi piace la copertina, mai successo!). E voi?

Titolo: Senza pelle
Autore: Nell Zink
Traduzione:
 Anna Mioni
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2014 (2016 questa edizione)
Prezzo: 16 €
Editore: minimum fax
Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota