#LeggoNobel | “Bellezza e tristezza” di Yasunari Kawabata

Non solo non desiderava dimenticarlo,
ma viveva aggrappata alla memoria di lui.
Temeva, anzi, di svuotarsi completamente dimenticandolo,
di diventare null’altro che l’involucro di se stessa.

 

cover-1Nel mese di giugno il gruppo di lettura di #LeggoNobel ha affrontato il primo autore giapponese vincitore del premio Nobel per la letteratura (precisamente nel 1968), Yasunari Kawabata. Il libro che abbiamo scelto di leggere insieme è stato Bellezza e tristezza, un romanzo che affronta diverse tematiche, ma che lo fa con la delicatezza tipica degli orientali e, allo stesso tempo, con grande intensità. Per quanto mi riguarda, Kawabata è stato una grande scoperta e mi sembra di capire che sia stato così anche per altri membri del gruppo di lettura, tanto che, per ingannare il tempo durante la pausa estiva, abbiamo deciso di approfondire questo autore e leggere dall’11 luglio un suo secondo romanzo (una sorta di #LeggoNobel non ufficiale), cioè La casa delle belle addormentate, che ha ispirato il (forse) più famoso Memoria delle mie puttane tristi di Gabriel García Márquez.

Ma torniamo a Bellezza e tristezzaOki è un uomo sulla cinquantina, scrittore ormai affermato, con una moglie e due figli grandi. Quando aveva circa trent’anni (e già era sposato) si è innamorato di Otoko, all’epoca sedicenne, che è rimasta incinta e ha partorito una figlia morta. La madre ha deciso di lasciare Tokyo con la figlia e di trasferirsi a Kyoto, dove nessuno le conosce e sa dei loro trascorsi, anche perché l’uomo nel frattempo ha scritto un romanzo, La sedicenne, in cui racconta la sua storia con Otoko, quindi sono venuti a saperlo tutti. Ma Otoko non ha più incontrato nessun uomo, non si è sposata e oggi, a circa quarant’anni, è un’artista molto apprezzata e vive in una sorta di tempio con una sua giovane allieva, Keiko, con la quale intrattiene anche una relazione amorosa. Oki non ha mai dimenticato Otoko e dopo tanti anni decide di andare a Kyoto per sentire le campane il giorno di capodanno, sperando di incontrare il suo vecchio amore, ma lei si presenta insieme a Keiko, come per paura di restare da sola con lui. Keiko sa bene che nemmeno Otoko ha mai smesso di amare Oki e per questo è parecchio gelosa, così decide di architettare un piano per vendicare la sua amata maestra, anche a costo di coinvolgere la famiglia di Oki.

Scorse veloce il tempo. Per un uomo, tuttavia, lo scorrere del tempo non consiste forse in un’unica corrente, ma in correnti numerose e varie. Proprio come un fiume, il tempo nell’uomo scorre veloce in un senso e in altro senso più lento; ci sono anche dei punti dove il flusso è completamente fermo. Nel cielo il tempo scorre con una velocità uguale per tutti, mentre in questo mondo esso scorre in ciascuno di noi a un ritmo diverso. Non c’è uomo che riesca a scansare il tempo, il quale tuttavia scorre diversamente per ognuno.

Yasunari Kawabata (Osaka, 14 giugno 1899 – Zushi, 16 aprile 1972)

Si tratta sicuramente di una storia drammatica – già ce ne accorgiamo dalle prime pagine – in cui Kawabata tratteggia e approfondisce alla perfezione i caratteri dei personaggi, facendoci capire le ragioni di ognuno e facendoci percepire le loro sofferenze e i loro patimenti. Ma in un romanzo ci deve essere almeno un elemento disturbante, qualcosa che provochi il fastidio del lettore e che metta i bastoni tra le ruote ai protagonisti, e in questo caso l’autore ha inserito Keiko, l’odiosa, incomprensibile, gelosa e folle diciannovenne che causa guai un po’ a tutti.
Otoko e Oki invece ricordano entrambi il loro amore passato quasi come una cosa sacra, che non deve essere infangata in nessun modo, nello specifico lei cerca di dissuadere Keiko dalla sua vendetta, perché nonostante la perdita di sua figlia e del suo Oki le abbia causato molto dolore, capisce che non vale la pena provocare altri guai e farsi più male. E c’è anche la moglie di Oki, una donna tradita quando aveva circa trent’anni, che ha perdonato il marito ma che è stata costretta a convivere per tutta la vita con il fantasma di Otoko, presente nel cuore di Oki e nella mente di tutti a causa del libro La sedicenne.

Di questo libro, a parte le descrizioni di ambienti, paesaggi, arte e usanze tipicamente giapponesi come i campi di té, i tatami, i dipinti orientali con colori tenui, mi è piaciuto soprattutto il fatto che l’autore non si sia nascosto dietro quel velo di timidezza che caratterizza gran parte degli scrittori nipponici. Kawabata osa, non ha paura di chiamare le cose con il loro nome, parla di rapporti omosessuali, della nascita di una bambina morta, di perfidia, di tradimento e lo fa con una grande eleganza che stride con i temi trattati. È sicuramente un autore da conoscere, e questo libro è abbastanza breve, quindi per qualcuno che ha paura di rischiare può essere un buon inizio. Io, come vi ho già detto, leggerò insieme al gruppo di lettura #LeggoNobel un secondo romanzo, non solo per farmi un’idea migliore, ma anche per riuscire a collegarlo a Márquez, altro Nobel che affronteremo più in là.

Buona lettura!

Titolo: Bellezza e tristezza
Autore: Yasunari Kawabata
Traduzione:
 Atsuko Suga
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1965 (2007 questa edizione)
Pagine: 176
Prezzo: 10,50 €
Editore: Einaudi
Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

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3 pensieri su “#LeggoNobel | “Bellezza e tristezza” di Yasunari Kawabata

  1. amaranthinemess ha detto:

    Conosco questo autore per La casa delle belle addormentate ma non ho mai letto nulla di suo. In generale però la letteratura orientale mi piace molto: nonostante i tratti caratteristici dei singoli autori siano ovviamente differenti gli uni dagli altri riconosco un..non so come definirlo…atteggiamento? dello scrittore nei confronti di ciò che sta raccontando che li accomuna moltissimo. Esempio, Yoshimoto e Murakami Haruki: due tipi di scrittura molto diversi, due generi molto diversi però leggerli mi dà la stessa sensazione di quiete e pace..

    • Valentina ha detto:

      A me invece non sempre piace, perché amo la roba forte, loro sono sempre molto delicati e sensibiloni, infatti la Yoshimoto per me è aria fritta. Kawabata invece è potente, per quello l’ho adorato e mi accingo (lunedì 11) a cominciare un altro suo romanzo.

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