In breve: “La casa delle belle addormentate” di Yasunari Kawabata

Per i vecchi che pagavano quel denaro, giacere
accanto a una ragazza così rappresentava una gioia senza pari.
Poiché lei non apriva mai gli occhi, i vecchi non avvertivano
nessun complesso d’inferiorità, veniva loro concessa
illimitata libertà nelle fantasie e nei ricordi sessuali.

 

downloadA noi di #LeggoNobel Bellezza e tristezza era piaciuto così tanto che abbiamo pensato di approfondire la conoscenza di Yasunari Kawabata leggendo un altro suo romanzo, La casa delle belle addormentate, famoso tra le altre cose per essere stato d’ispirazione per Memoria delle mie puttane tristi di Gabriel García Márquez. Abbiamo sfruttato un po’ di giorni di questo luglio, dato che adesso siamo ufficialmente fermi per una pausa estiva, in vista della lettura di Faulkner a settembre.
Come dice il titolo stesso, la vicenda si svolge principalmente in una sorta di casa d’appuntamenti in cui sono soliti andare uomini abbastanza avanti negli anni per giacere con ragazze bellissime ma addormentate. La donna prende un sonnifero molto forte e il vecchio che la raggiunge nella stanza la trova già addormentata: deve prendere anche lui un sonnifero (meno potente) e appisolarsi accanto a lei. Ma le regole sono chiare, non bisogna approfittare delle ragazze, neppure infilare loro le dita in bocca. Semplicemente si va lì per dormire insieme. Ovviamente non si può andar lì molto spesso perché nessuno vuole prendersi la responsabilità di dare troppe volte di fila a degli anziani un sonnifero che potrebbe destabilizzarli e far loro del male.

In questo libro sembra mancare una storia, una trama solida, però l’attenzione è tutta concentrata sulle reazioni e sui pensieri del protagonista Eguchi, 67 anni, quando si trova in questa casa. Inizialmente vi si reca perché, ormai vedovo ma ancora sessualmente attivo, vuole misurarsi con la sua vecchiaia, ma capisce che quegli incontri gli servono a rivivere il suo passato, a fargli rivivere la vita sentimentale che ormai si è lasciato alle spalle.
I giapponesi hanno una sensibilità diversa dalla nostra, non minore o maggiore, semplicemente diversa, e probabilmente danno molta attenzione a quelle che per noi sono sottigliezze. Ad esempio, in questo romanzo brevissimo, Kawabata, quasi con una delicatissima pennellata, cerca di raffigurare quello che in un certo contesto e ad una certa età è la sensualità: qualcosa che non sta necessariamente nell’incontro carnale (anche perché tra un uomo così vecchio e una ragazza così giovane potrebbe risultare ridicolo), ma anche nella contemplazione di una bellezza dormiente. Come dice nella postfazione Yukio Mishima, «è una cosa assai rara in letteratura rendere con tale vivezza il senso di una vita individuale mediante la descrizione di figure dormienti».

La casa delle belle addormentate è davvero breve, si legge in un paio d’ore ma, purtroppo, a parte un sapore orientale, i colori del mondo dagli occhi a mandorla, ci lascia davvero poco. Ma, come ho già detto, forse è perché siamo troppo occidentali per cogliere certi particolari che per loro hanno maggiore rilevanza.
Buona lettura!

Titolo: La casa delle belle addormentate
Autore: Yasunari Kawabata
Traduttore: Mario Teti
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1961 (2001 questa edizione)
Prezzo: 9,50 €
Editore: Mondadori

Giudizio personale: spienasmezzasvuotasvuotasvuota

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6 pensieri su “In breve: “La casa delle belle addormentate” di Yasunari Kawabata

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