“Il paradiso degli animali” di David James Poissant

coverIl mio rapporto coi racconti è sempre stato controverso, spesso addirittura qualcuno ha capito che non mi piacciono. Se di un romanzo riesco a dire che è carino, che è abbastanza godibile o accettabile, coi racconti sono molto più cattiva, perché essendo più brevi non possono essere carini, non ci sono vie di mezzo: o bianco o nero, o sono bellissimi oppure brutti. Credo che una short story sia molto più difficile da scrivere rispetto a un romanzo, perché devi concentrare in poche pagine – non sempre pochissime, perché ci sono anche racconti più lunghi – un istante oppure una parte di una storia più grande. È come se da un film lungo dovessimo togliere una scena. Non so, mi viene in mente adesso Titanic (forse perché la radio nella stanza accanto mi sta facendo sentire la colonna sonora); immaginate di prendere la famosa scena “Sto volando, Jack”, accendere i riflettori su quella e farne un cortometraggio. Deve essere fatto bene. Esempio stupido, comunque, ma è solo per dare una piccola idea, perché con la scrittura è più difficile.

Ieri ho finito di leggere una raccolta di racconti di David James Poissant uscita in originale nel 2014 e in italia per NN Editore lo scorso anno con una traduzione di Gioia Guerzoni, Il paradiso degli animali. A me è sembrato davvero un bel libro e volutamente me lo sono letto in più giorni, l’ho centellinato ma non troppo. Quando devo leggere racconti non mi piace affrontarne molti di seguito, voglio un po’ di stacco tra una storia e l’altra, perché ho paura di confonderle. Ma qui non è stato difficile perché c’è un filo rosso che le lega tutte, ed è una sorta di malinconia che si avverte dietro ogni parola. Poissant racconta storie di persone che hanno vissuto situazioni traumatiche e si trovano a convivere con quel ricordo, di persone che non sono riuscite a cogliere l’attimo o che hanno perso la loro occasione, che sono arrivate troppo tardi. Non sono vicende felici, anche se qua e là, ogni tanto, si coglie qualche barlume di luce o di speranza, perché la vita va sempre avanti ed è con questo che dobbiamo fare i conti.

Se alcuni racconti mi hanno colpita meno, il più bello è sicuramente La geometria della disperazione, diviso in due parti, I. Diagramma di Venn e II. Sveglia il bambino. È la storia di un uomo e una donna che si recano a un incontro con un gruppo di ascolto per persone che hanno perso i figli. Si dice che non ci sia dolore più grande per un genitore che veder morire il proprio figlio. L’uomo e la donna sanno, perché osservano gli altri, che entro un anno le coppie che hanno sperimentato questo trauma sulla propria pelle si separano, perché non riescono a reggere questo dolore insieme e preferiscono prendere strade diverse. E tra i due è lui che vuole mollare, a cominciare da questi incontri a cui non vuole più andare. Poissant ci fa entrare nella mente di quest’uomo e ci mostra come ha elaborato e continua tuttora ad elaborare il lutto, lo vediamo rendersi conto di quale sia il modo giusto per accettare la perdita e capire che scappare non serve. E soprattutto lo vediamo continuare a vivere.

Se in Nudisti il fulcro della storia non è la morte della moglie di Mark, ma il problema di risolvere il conflitto tra Mark e suo fratello Joshua che non gli è stato accanto quando è rimasto solo, nell’ultimo racconto, Il paradiso degli animali, che dà il titolo alla raccolta, vediamo un padre che vorrebbe cancellare il passato, vorrebbe dimenticare di aver rifiutato l’omossessualità del figlio che adesso ha contratto l’AIDS e sta per morire. Dan deve fare un lungo viaggio per raggiungere Jack, ad ogni tappa gli telefona per dirgli che sta arrivando e che è successo qualcosa che gli fa perdere tempo. Ma, viene da chiedersi, avrebbe potuto scegliere un modo più veloce per viaggiare? perché non lo ha fatto? E in effetti non arriva in tempo, perché il figlio se n’è già andato, e a lui non resta altro che tanto dolore.

Nei racconti di Poissant ci sono figli, fratelli, mariti, mogli, amanti, genitori che troviamo in momenti decisivi della loro vita, persone che si trovano spesso ad un bivio e devono scegliere la strada migliore da intraprendere. Gli animali sono molte volte la rappresentazione simbolica delle emozioni di questi personaggi, ma anche pretesti per scatenarle, queste emozioni, come nel caso del cane che viene investito nel racconto Io e James Dean.
Come sapete, io amo le storie tristi e forse questo è uno dei motivi per cui Il paradiso degli animali mi è piaciuto così tanto. Ho deciso di leggerlo adesso perché la settimana prossima avremo in Italia l’autore, David James Poissant, che il 12 settembre sarà a Venezia, il 13 a Milano e il 14 a Palermo per un mini tour. Ve lo consiglio vivamente, sia che vi piacciano i racconti, sia che non vi piacciano.

Buona lettura!

Questo libro è per chi sogna di viaggiare su un furgoncino Volkswagen in compagnia di un labrador nero, per chi ama i film di Wes Anderson e il deserto di Bagdad Café. e per chi a volte teme di essere un pazzo ma in realtà è caduto in un cerchio magico da cui riuscirà prima o poi a uscire.

Titolo: Il paradiso degli animali
Autore: David James Poissant
Traduttore: Gioia Guerzoni
Genere:
 Raccolta di racconti
Anno di pubblicazione:
 2015
Pagine: 302
Prezzo: 17 €
Editore: NN Editore

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza


David James Poissant – I suoi racconti sono apparsi in diverse riviste e nella antologia Best New American Voices, e hanno vinto numerosi premi, tra cui l’Alice White Reeves della National Society of Arts & Letters. Con Il paradiso degli animali ha vinto il Florida Book Award 2014, ed è stato finalista al Los Angeles Times Book Prize e al PEN/Robert W. Bingham Prize.
Docente del master in Fine Arts all’University of South Florida, nel 2015 viene nominato vincitore al New Writers Award for fiction, come in passato autori del calibro di Alice Munro e Richard Ford.

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