“Le serenate del Ciclone” di Romana Petri

Le nature forti, purtroppo, quando cominciano
a lottare contro se stesse patiscono più di quelle deboli.
Ci mettono una tale frenesia
che somiglia all’autodivoramento.

 

14067702_1769683276578591_6153683693498386668_nCapita che quando leggi tanto ti apri alla possibilità di ricevere belle sorprese e che inizi a comprare libri solo perché hanno una bella copertina e ad affrontarne altri senza leggerne la trama. Per quanto riguarda Le serenate del ciclone di Romana Petri (Neri Pozza, 2015), vincitore del premio Mondello 2016 e finalista per il Supermondello, è successo proprio questo: ho cominciato a leggerlo e a metà ho avuto una sorpresa che definire bella sarebbe poco. Ma bisogna fare una premessa importante e, cioè, bisogna dire che io sono nata nel 1989 e che quindi molte cose accadute prima di quell’anno non ho potuto viverle. Sicuramente altri lettori più grandi di me avrebbero capito molto prima la storia raccontata in questo libro. Ma andiamo con ordine.

Siamo tra gli anni Venti e Trenta, Mario Pezzetta è un ragazzino che abita tra Perugia e Cenerente (frazione di Perugia in cui vivono i nonni materni e gli zii), ha una madre amorevole e un padre più assente che presente. Ma è proprio il padre a fare qualcosa di decisivo per lui: un giorno si accorge della passione del figlio per la musica e, messo qualche soldo da parte, gli regala un grammofonino. A quel punto il ragazzino non smette più di cantare, con gli amici crea una banda, lui si fa chiamare Ciclone per via del fatto che è bravo a fare a botte, tutti insieme guadagnano qualche soldino quando Mario canta le serenate su richiesta ai giovani innamorati. Nel frattempo il ragazzo cresce e decide di andare a Roma per studiare seriamente musica, viene mandato dal maestro Cusmic e per pagarsi le lezioni fa anche qualche incontro di pugilato, dato che è anche ben messo fisicamente. La storia di Mario, però, va di pari passo con quella del nostro paese, infatti arriva la guerra, ci sono i fascisti e i partigiani, il giovane deve rispondere alla chiamata alle armi ma per vari motivi, dopo qualche incidente e l’aiuto di un buon dottore, riesce a farsi da parte e tornare alla musica. Mario, infatti, dopo un po’ di tempo comincia a fare le prime audizioni e a ottenere diverse parti. Ma, gli dicono, Pezzetta, per uno alto e prestante come lui, non è che sia un cognome adattissimo, quindi è meglio sceglierne un altro. Allora lui, che ha sempre amato leggere di tutto, acchiappa il vocabolario di latino e con la prima parola che trova e che gli piace davvero sceglie il suo nome d’arte: Mario Petri.

«Te sei nato per fa’ altre cose. Io ‘nn lo so quali, ma ‘nn hanno niente a che vede’ con tutto quello che te circonda da quando sei nato. Sei nato qui, lo so, lo dici sempre. Ma te, ce sei nato per caso, o magari solo perché nasce in un posto non vuol di’ proprio un bel nulla. Da’ retta al tu’ nonno, te farai un’altra strada. Te, sarai ‘n artista.»

A questo punto ricordate la premessa che ho fatto prima di raccontare l’inizio della storia e immaginate quanto mi sia stupita del fatto che l’autrice desse il suo stesso cognome al protagonista del suo libro. Siccome, però, il cervellino bisogna farlo camminare, mi sono messa a cercare in giro e mi sono imbattuta in un personaggio che per la mia giovane età non ho potuto conoscere prima: Mario Petri, cantante e attore italiano, ovvero il papà di Romana Petri (anche il suo è un cognome d’arte preso dal padre).

La seconda parte del libro parte dalla nascita di Romana dall’amore di Mario e Lena, una ballerina classica che gli ha rubato il cuore. La vita della bambina è felice, il papà è famoso, è conosciuto, guadagna tantissimo e abitua la sua famiglia agli agi. Dopo un periodo in cui ha lasciato la musica a causa di una collega con cui anni prima ha avuto una storia, Giulietta Simionato, ma in cui ha comunque fatto diversi film, Mario ha finalmente deciso di cantare di nuovo. Casa Petri è frequentata da personaggi famosi come Maria Callas, Sergio Leone, il maestro Karajan, e Romana vive in un mondo fantastico. Mario Petri poi conosce Riccardo Muti, che gli promette tanto ma poi non mantiene. Questa è una grande delusione per Mario, il cui entusiasmo inizia a diminuire. I soldi scarseggiano, bisogna vendere la grande casa in cui Romana, e poi anche suo fratello David, sono cresciuti, trasferirsi in un luogo meno costoso, cambiare stile di vita. E da lì le cose che cambiano sono tantissime.

Al fotografo di scena che ci ritrae sorrido felice, sul mio volto è stampato l’orgoglio di avere per babbo quel gigantesco supereroe. Il braccio destro del mio babbo è rilassato, in fondo tiene solo per mano sua figlia. Eppure, anche così, è un gran bel braccio pieno di muscoli. E che io sono soddisfatta, si vede da lontano. Se il mio sorriso non ce la fa a trasformarsi in una risata vera, è perché sono troppo piena di me. Sto provocando, è evidente, guardo l’obiettivo con l’aria di chi pensa: Chi mi tocca muore.

(Si riferisce alla fotografia che poi ha deciso di mettere sulla copertina del libro)

Lo so, può sembrare che mi sia dilungata troppo sulla trama, ma su quasi seicento pagine questo non è nulla. E non vi ho nemmeno parlato di tutte le persone che fanno parte della vita di Mario, il suo grande amico “il Kid”, la madre Terzilia, il fratello Paolo, il nonno Damino e tantissimi altri che avranno una grande importanza nella vita di quest’uomo.
Le serenate del Ciclone
 è il grande omaggio di Romana Petri a suo padre, è una storia travolgente che riesce a far sorridere e a commuovere allo stesso tempo. L’autrice ci racconta il Mario Petri privato, il ragazzo che ha seguito la sua passione con il suo carattere forte ma a volte debole, che ha toccato le stelle ma che per una grossa delusione si è fatto da parte. I due hanno sempre avuto un rapporto bellissimo, Mario è stato un padre presente e amorevole; quando lei è diventata grande lui ha cominciato ad essere più severo, hanno iniziato ad avere anche idee diverse, ma sono rimasti sempre molto uniti.
Il Ciclone è un gigante dall’animo sensibile, fragile, che attraverso le parole della figlia entra inevitabilmente nei cuori di noi lettori. Io mi sono commossa davvero molto, specialmente alla fine, alla pagina dell’epilogo, in cui l’autrice fa il suo saluto alla memoria del padre. Leggendo il libro mi è sembrato continuamente di trovarmi insieme ai personaggi, di essere a casa con loro, tanto si riesce ad entrare nella storia.

Io Romana Petri l’ho scoperta così, con questo libro che secondo me è così bello anche perché è “vissuto”, perché parla di cose reali che l’autrice conosce bene, ma sicuramente approfondirò questa conoscenza leggendo altri romanzi. Ha uno stile fluido, semplice, non arzigogolato, che permette di seguire bene la storia senza distrarsi. Nonostante le 600 pagine di questo libro che, a prima vista, potrebbero spaventare chiunque, Le serenate del ciclone si divora. Io non riuscivo a staccarmi dalle pagine, me lo sono portato dietro ovunque, lo leggevo in ogni momento e quando interrompevo non vedevo l’ora di tornarci.
È indubbiamente uno dei libri più belli letti quest’estate (e credo che non potrebbe essere più bello di com’è), quindi dire che ve lo consiglio mi sembra superfluo, no?

Buona lettura!

Titolo: Le serenate del Ciclone
Autore: Romana Petri
Genere:
 Romanzo (auto)biografico
Anno di pubblicazione:
 2015
Pagine: 590
Prezzo: 18 €
Editore: Neri Pozza

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

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ROMANA PETRI è nata a Roma e vive attualmente tra questa città e Lisbona. Ha ottenuto numerosi premi come il Premio Mondello, il Rapallo Carige, il Grinzane Cavour e il Bottari Lattes. È stata due volte finalista al Premio Strega. Traduttrice, editrice e critico letterario collabora con ttl La Stampa, il Venerdì di Repubblica, Corriere della Sera e Il Messaggero. È tradotta in Inghilterra, Francia, Stati Uniti, Spagna, Serbia, Olanda, Germania e Portogallo. Tra le sue opere: Ovunque io sia (BEAT 2012), Alle Case venie, I padri degli altri, La donna delle Azzorre, Dagoberto Babilonio, un destino, Esecuzioni, Tutta la vita, Figli dello stesso padre Giorni di Spasimato amore.

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