Breve intervista a David James Poissant, autore de “Il paradiso degli animali” (NN Editore)

Lo scorso 10 settembre ho partecipato all’incontro alla libreria Modusvivendi di Palermo con David James Poissant, autore de Il paradiso degli animali, pubblicato lo scorso anno da NN Editore e recensito da me QUI. A dialogare con lui c’erano alcuni membri del circolo di lettura relativo alla libreria (Il ModusClub), i quali hanno fatto emergere gli aspetti più interessanti del libro in relazione anche al lavoro dello scrittore. Ma dopo averlo conosciuto mi sono venute in mente tante altre domande che avrei voluto fargli – molte delle quali forse gli avrebbero posto gli stessi intervistatori se il tempo a disposizione fosse stato illimitato, non so – e per fortuna la squadra di NN me ne ha dato la possibilità facendo da tramite fra me e lui.
David James Poissant – Jamie, come si presenta lui – è una persona estremamente carina che stringeva la mano a chiunque entrasse in libreria (pure a me che sono rimasta imbambolata) dicendo «Hi, I am Jamie!» e che ha parlato dei suoi racconti con serietà ma anche con grande ironia. Se quando mi trovo a fare domande ad un autore mi soffermo, com’è ovvio che sia, su qualche aspetto della sua opera, quello che più m’interessa è, di solito, la sua personalità, i motivi per cui ha compiuto determinate scelte o il modo in cui lavora. A chi non viene voglia, terminato un libro, di fare quattro chiacchiere con chi lo ha scritto per conoscerlo meglio? A me succede quasi sempre.

Ma bando alle ciance! Se non lo avete fatto vi consiglio ancora (e ancora) di leggere Il paradiso degli animali, soprattutto in attesa del romanzo che nel frattempo Poissant sta scrivendo perché… be’, leggete questa piccola intervista fino alla fine!

Il tuo percorso da scrittore è cominciato coi racconti, che a mio parere sono molto difficili da scrivere: dovendo concentrare la storia in poche pagine, il rischio di non dire nulla e di combinare disastri è altissimo. Come mai hai deciso di lanciarti proprio sui racconti, ottenendo tra l’altro un gran risultato? Sono più nelle tue corde?
I racconti in un certo senso sono il mio forte! Se hai ragione quando dici che la posta in gioco è alta e le storie sono difficili da azzeccare, i rischi sono minori in termini di tempo trascorso per ogni pezzo finito. Se lavoro su una storia per un mese e poi non funziona, ho solo buttato via un mese. Se lavoro su un romanzo per due anni e non funziona, be’, è un sacco di tempo perso. (Non sto dicendo che il tempo passato a scrivere sia sprecato, non lo è mai. La scrittura t’insegna la resistenza, il problem-solving, ecc.. Ma di sicuro può essere doloroso passare moltissimo tempo su una cosa che poi non funziona.) Quindi, all’inizio, penso di essermi dato ai racconti perché i romanzi sembravano troppo grandi, troppo lunghi. Poi mi sono innamorato della tortuosità della storia, del modo in cui ogni parola ha una sua importanza. Adesso sto lavorando a un romanzo ed è un tipo diverso di sfida. Amo entrambe le forme narrative, ma il racconto sarà sempre il mio primo amore.

Molti autori hanno idee contrastanti sul rapporto tra verità e finzione: alcuni raccontano cose che conoscono davvero o di cui hanno sentito parlare; altri, invece, inventano di sana pianta. Per quanto riguarda le tue storie ti sei ispirato ad eventi reali?
Il mio motto è: scrivi ciò che ti spaventa. Le mie storie non sono autobiografiche. Alcune attingono leggermente a cose che ho visto succedere ad amici. Ma per per la maggior parte sono inventate. Penso alle cose di cui ho più paura (la morte di una persona amata, la morte di un bambino, la fine di un matrimonio, la fine dell’amore), e scrivo in quella direzione. A volte penso che quest’abitudine sia un po’ superstiziosa, come se, scrivendo di tutte le cose brutte, poi queste non potessero accadere a me nella vita reale. Ma quando devo creare le ambientazioni nelle mie storie o nel mio romanzo, esse sono basate su luoghi reali e vite reali. Non posso inventare scenari di sana pianta. Studio meticolosamente i luoghi, li visito, o cerco di ricordare posti in cui sono stato, e metto personaggi fittizi dentro questi posti reali, se ha senso.

I tuoi personaggi non sono persone particolarmente importanti, ci parli di gente normale che affronta cose più o meno normali ma terribili, eventi possibili e verosimili che possono toccare tutti, ma che nessuno di noi vorrebbe mai affrontare. Perché hai scelto di raccontare proprio il lato tragico della vita? È un modo per esorcizzare il male?
Sì, è quello che penso. Scrivo del male per tenerlo a bada. Scrivo di persone comuni in circostanze comuni perché credo che ognuno meriti che la sua storia venga raccontata.

Nei racconti de Il paradiso degli animali gli animali sono sia un pretesto per scatenare emozioni che la rappresentazione simbolica delle emozioni stesse. Durante un incontro coi lettori hai detto che prima pensi alla storia e in un secondo momento decidi quale animale attribuire a quella determinata situazione. In base a cosa crei questi abbinamenti?
Non sono sicuro di avere sempre il pieno controllo quando scrivo una storia! Quando scrivo bene, i personaggi sembrano muoversi e parlare per loro libera scelta. È come se sognassi ad occhi aperti. Per questo motivo, con questo libro, ho trovato spesso gli animali che passeggiavano dentro e fuori dalle storie. Ad eccezione de L’uomo lucertola e L’ultimo dei grandi mammiferi terrestri, non credo di aver scelto coscientemente di abbinare un particolare animale ad una storia. Loro semplicemente ci passeggiano dentro, facendo le fusa o ringhiando, spesso quando meno me li aspetto.

Con altri lettori mi trovo spesso a riflettere sull’atteggiamento degli autori durante le presentazioni. Chi viene da fuori è sempre gente alla mano, amichevole, disponibile e soprattutto molto umile; sto pensando, ad esempio, a Peter Cameron, a Jenny Offill e anche a te che hai accolto allegramente chiunque entrasse in libreria. Molti degli scrittori italiani (e per fortuna non tutti!), invece, si comportano spesso da intellettuali e appaiono un po’ snob. In America si dà un significato diverso all’essere scrittore? Come ci si pone nei confronti del pubblico?
Ci sono alcuni scrittori americani lì fuori che sono un po’ meno amichevoli, ma la maggior parte di noi è gradevole, almeno per quanto riguarda la mia esperienza. In un mondo che passa più tempo a guardare la TV che a leggere libri, penso che la maggior parte di noi sia grata di avere dei lettori. Io so di esserlo!

Come lavora David James Poissant? Dove e come scrive? Ma soprattutto, scrive quando c’è l’ispirazione o si mette d’impegno ad elaborare idee?
Se scrivessi solo quando mi sento ispirato, di rado scriverei qualcosa! Penso alla scrittura, invece, come ad un lavoro, e provo a presentarmi al lavoro quasi tutti i giorni. Mi siedo a scrivere e spero che la Musa si faccia viva. Scrivo meglio la mattina prima che le email e altre voci si inseriscano e confondano il mio cervello impegnato con la scrittura, se rendo l’idea. Scrivo quasi tutti i giorni per quattro ore al giorno, e compongo sul portatile.

Ultima domanda. Sappiamo che stai scrivendo un romanzo e, dato che già ci hai conquistati con Il paradiso degli animali, siamo ansiosi di leggerlo. Ci puoi dare qualche anticipazione? Che cosa dobbiamo aspettarci?
Il paradiso degli animali contiene due racconti collegati, Diagramma di Venn e Sveglia il bambino. Raccontano la storia di Richard e Lisa Starling, una coppia che perde un figlio piccolo. Il romanzo ha inizio trent’anni dopo. Richard e Lisa adesso hanno due figli. La famiglia si riunisce per un’ultima settimana alla casa al lago prima che la casa venga venduta e che Richard e Lisa se ne vadano in Florida. I figli hanno idee diverse sulla vendita della casa. È un romanzo che parla di famiglia, amore, sesso, segreti, e di tre matrimoni molto diversi.

Adesso non ci resta che aspettare questo nuovo romanzo. Io gongolo perché, in effetti, i racconti da cui prende spunto sono quelli che ho preferito nella raccolta.
Grazie a Jamie Poissant per avermi concesso un po’ del suo tempo e a NN Editore!

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3 pensieri su “Breve intervista a David James Poissant, autore de “Il paradiso degli animali” (NN Editore)

  1. Anifares ha detto:

    Ho conosciuto David James Poissant alla Libreria Marco Polo di Venezia e nonostante lo sciopero Actv ho fatto di tutto per conoscerlo (vivo a Mestre)! I suoi racconti mi sono piaciuti tanto, speriamo bene per il romanzo!! Forza Jamie

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