“Sylvia” di Leonard Michaels

Lei si è lasciata di nuovo cadere all’indietro, facendo smorfie d’odio,
ghignando e contorcendosi come un’epilettica.
Poi si è tirata su, mi ha dato uno schiaffo, e ha detto:
“Non riesco a capire perché non mi adori”

 

sylvia-344x540Domani con il gruppo di LeggoNobel cominceremo una nuova avventura, stavolta affronteremo Imre Kertész, premio Nobel 2002, e dato che volevo una lettura breve per passare il weekend (nonostante avessi già due libri in lettura, di cui uno di racconti e uno di saggistica) mi sono lanciata su un libretto abbastanza recente, uscito lo scorso settembre per Adelphi: Sylvia, di Leonard Michaels. Come capita molto spesso, non ho nemmeno letto la sinossi, ho cominciato il libro e mi sono lasciata trasportare dalla storia. Quando l’ho finito – ci vogliono poche ore – ho scoperto che Sylvia altri non è che la prima moglie di Michaels, l’autore, e in questo libretto rosso viene raccontata la tragica storia di questa donna problematica.

Non so se è solo un problema mio che non riesco quasi mai ad entrare nel vivo di un libro fin dalla prima pagina, oppure se effettivamente Sylvia cominci in modo un po’ lento, fatto sta che bisogna concedergli qualche pagina noiosetta (ma necessaria, in quanto premessa di quel che verrà) per decollare. Nel 1960 Leonard è un giovane che ha concluso i suoi studi universitari e post-universitari e non ha un dottorato, sa solo che vuole scrivere, si definisce come «un uomo di ventisette anni iperspecializzato, che fumava sigarette e non sapeva descriversi meglio che dicendo “Mi piace molto leggere”». Un giorno, casualmente, conosce Sylvia, una ragazza bellissima e sensuale di diciannove anni, coi capelli neri lunghi che le cadono sopra le spalle e la frangia che quasi le copre gli occhi. Passa pochissimo, davvero poco, e i due finiscono insieme spinti da una sorta di chimica, una forza di attrazione quasi magnetica che non permette loro di lasciarsi. Infatti vanno subito a vivere insieme e più avanti si sposano. Tutto normale, diremmo, se non fosse che il loro rapporto non è sano.

Sembra che l’unico modo che ha Sylvia di mostrare il proprio bisogno d’amore sia di far male a Leonard, di ferirlo psicologicamente e fisicamente per dirgli quanto lo ama e quanto lui sia necessario nella sua vita. Gli dice di andarsene, ma non è quello che vuole; lo umilia mandandolo a comprarle i tamponi in piena notte solo per farsi una risatina al pensiero di ciò che verrà in mente alla gente che lo vede; gli dà la colpa di tutto ciò che succede, perfino del fatto che lui abbia il coraggio di addormentarsi dopo l’ennesimo litigio. E Leonard che fa? Niente, è follemente innamorato di Sylvia e si lascia ferire sempre, forse anche perché quello rappresenta per lui un modo di accudire questa ragazza. Sa che una volta sono anche finiti sulla bocca di tutti, quando un suo amico ha sentito della gente che abita nel loro stesso palazzo parlare di certi litigi parecchio rumorosi. Non riesce a scrivere nulla, le droghe consumate insieme ad amici e colleghi peggiorano la situazione. Ma Leonard in realtà non lo sa: sarà così anche tra le altre coppie? avranno tutti i loro problemi? Forse, ma non di questo tipo.

Mi cullavo nell’idea che ogni uomo e ogni donna che vivevano insieme fossero come Sylvia e me. Ogni coppia, ogni matrimonio, erano malati. Quest’idea, come un salasso, mi purgava. Ero infelicemente normale, ero normalmente infelice. Qualunque cosa la gente pensasse di me, io potevo pensarla di loro.

Coi continui riferimenti ai primi anni ’60, Michaels ci racconta sotto forma di diario la storia di com’è nato il suo amore per Sylvia e di com’è finito con il suicidio di lei. È davvero difficile, a parte – ripeto – le prime pagine, riuscire a non farsi trasportare dai sentimenti di Leonard e Sylvia e dalla follia di lei. Io, lettore, non posso fare altro che mettermi nei panni di una donna che soffre e che non riesce a dimostrare in altro modo l’amore che prova per il suo uomo e il bisogno che ha di lui. L’idea per cui devo far del male ad una persona per chiederle attenzioni può sembrare assurda a mente fredda, ma nell’ambito della storia di Leonard Michaels sembra avere una sua triste logica. È comprensibile che lui, alla fine, non ce la faccia quasi più e i due decidano di allontanarsi ma ormai si sono fatti del male a vicenda, l’uno non può esistere senza l’altra perché, come ha detto uno psichiatra da cui sono andati, loro due si nutrono l’uno dell’altra. Ed è così che la follia di Sylvia diventa contagiosa, s’insinua nella mente di Leonard e anche un po’ in quella di noi che leggiamo la loro storia.

 Buona lettura!

Titolo: Sylvia
Autore: Leonard Michaels
Traduttore: Vincenzo Vergani 
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 settembre 2016
Pagine: 129
Prezzo: 16 €
Editore: Adelphi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

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