“Oggi disegneremo la morte” di Wojciech Tochman

9788889767573_0_0_1609_80Come vi avevo accennato nel post precedente, il primo libro che ho letto in questo nuovo anno è stato Oggi disegneremo la morte (Keller editore), che ho ricevuto in dono durante la serata organizzata dalla libreria Modusvivendi. Io sono una persona che ha bisogno di emozioni forti, nella vita come nella lettura, e che non riesce a farsi coinvolgere da qualche parolina carina messa a caso, ma vuole roba che abbia una certa sostanza; per questo motivo già da un po’ di tempo andavo chiedendo in giro titoli di libri drammatici o che comunque tenessero incollati alle pagine e fossero particolarmente coinvolgenti. Il caso ha fatto la sua parte e il libro giusto è caduto nelle mani giuste, infatti ho iniziato il 2017 col botto.
Quello che ho letto è un reportage di Wojciech Tochman – reporter, scrittore e direttore dell’Istituto Polacco di Reportage di Varsavia – sul genocidio avvenuto in Ruanda nel 1994 e delle conseguenze che ne sono derivate sulla popolazione.

Ora, io nel ’94 avevo cinque anni e quindi non è che fossi particolarmente informata di ciò che mi accadeva intorno, ma sono convinta che, come avviene in questi casi, molto sia stato taciuto. Adesso che ho letto questo libro e che, per ovvi motivi, mi sono documentata un po’ (almeno per capire di cosa stessimo parlando), mi viene da dire che ci sono tante cose che non sappiamo e di cui non parliamo, e che quando pensiamo a genocidi o a massacri ce ne viene in mente sempre e solo uno. Senza togliere importanza a quello, beninteso.
Ma quello in Ruanda nel 1994 sembra sia stato uno degli episodi più sanguinosi e barbari avvenuti in Africa nel ventesimo secolo. In un periodo di circa cento giorni, dai primi di aprile alla metà di luglio, vennero massacrate in diversi, atroci modi, circa un milione di persone principalmente di etnia Tutsi, anche se poi furono coinvolti anche alcuni Hutu. La motivazione principale, quella che si considera scatenante, fu l’odio tra queste due etnie, la prima delle quali era composta da allevatori e rappresentava il 20% della popolazione, mentre la seconda da agricoltori.

Tochman, che in questo libro alterna racconti a testimonianze dirette di sopravvissuti o parenti delle vittime, ci fa capire senza addolcire la pillola che cosa furono costretti a vivere gli abitanti del Ruanda in quel periodo. Ho letto cose che non avrei potuto mai immaginare, atrocità che non pensavo potessero venire in mente neanche alla mente più contorta e subdola che possa abitare questo pianeta. A parte la totale mancanza di rispetto e considerazione nei confronti delle donne, che comunque non sembra ancora essere stata superata in molte parti del mondo, in Ruanda molti ragazzini sono stati costretti ad assistere allo stupro delle loro madri, c’è chi è stato sventrato e lasciato agonizzante con gli intestini che fuoriuscivano, ad altri sono stati cavati gli occhi e perforati i timpani. Per non parlare della grandissima percentuale di donne che magari si sono salvate, sì, ma che ovviamente hanno contratto malattie come l’AIDS e hanno tentato il suicidio per questo e altri motivi correlati. Per non parlare dei bambini.

Thierry Ishimwe, nove mesi. Nella foto è steso su un lenzuolo a fiori. Ucciso con un colpo di machete tra le braccia della madre.
(…)
David Mugiraneza, dieci anni, nella foto indossa una camicia bianca con il colletto rigido. Appoggia il mento sulla mano, ha l’aria da intellettuale. Sognava di diventare medico. Seviziato a morte.
Ariane Umutoni, quattro anni. Una coltellata in mezo agli occhi.
Fillette Uwase, due anni. Sfracellata contro un muro.

Ma l’autore non riporta solo le parole o il ricordo delle vittime, dei sopravvissuti, di medici, infermieri o sacerdoti che lavoravano in quelle zone. Ci sono anche le testimonianze degli stupratori, di quelli che sono stati i carnefici che senza alcuna dignità (ma come potrebbe averne gente del genere?) sostengono che sono le vittime ad essersi inventate delle storie assurde per incastrarli, o che non era colpa loro, che non hanno fatto niente. Questo mentre sono rinchiusi dietro le sbarre. Da qualche parte – ma ho dimenticato di segnare il punto preciso e adesso è difficile ritrovarlo – ho letto che certi atti li compie chi non ha alcun rispetto per la vita; aggiungerei che questo rispetto manca non solo nei confronti delle vite altrui, ma perfino per la propria.

Per me Oggi disegneremo la morte è stato una lettura importante che mi ha aperto gli occhi su qualcosa di cui avevo solo sentito parlare, ma capisco che per molti possa essere un po’ forte, sia per il tema trattato che per la crudezza di certe “scene” (uso questo termine perché nonostante non ci sia nulla di visivo è impossibile non vedere queste cose nella propria mente). Se invece siete curiosi e forti, leggetelo, perché vi può arricchire, vi può insegnare tanto. Davvero.

Buona lettura!

Titolo: Oggi disegneremo la morte
Autore: Wojciech Tochman
Traduttore: Marzena Borejczuk
Genere:
 Reportage, Saggistica
Anno di pubblicazione:
 2015
Pagine: 232
Prezzo: 15,50 €
Editore: Keller

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

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