“Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro

Kazuo Ishiguro è un autore che ho sempre voluto leggere ma a cui mi sono dedicata lo scorso dicembre, quando mi è stato regalato Quel che resta del giorno, il romanzo che narra le vicende di un maggiordomo inglese che fa un viaggio nella campagna inglese e poi finisce per esplorare più ciò che sta nel fondo del suo cuore che quelle terre magnifiche. Tantissime persone mi hanno consigliato, poi, di leggere Non lasciarmi e io da brava l’ho fatto la settimana scorsa, scoprendo una storia bellissima e particolarmente drammatica. Ho trovato, cioè, un libro di quelli belli tosti che piacciono a me. Parlarne, però, mi riesce abbastanza difficile perché, affinché possiate capirlo appieno dovrei svelarvi dei particolari (delle motivazioni, più che altro) che non dovrei nemmeno citare. Ma ci proviamo.

Kathy, Ruth e Tommy sono tre ragazzi che vivono ad Hailsham, un collegio che si trova nella campagna inglese. Non sono esattamente orfani, ma non hanno neanche dei genitori, semplicemente si trovano lì e vengono accuditi da custodi e insegnanti che li preparano ad un tipo di vita particolare: cercano di far sviluppare loro doti artistiche e di farli studiare, danno indicazioni su cosa fare e non fare, come per esempio non bere, non fumare, preservare il proprio corpo e la propria anima, insomma. Perché un giorno saranno donatori e andranno incontro al loro ciclo. Ai ragazzi non è permesso fare troppe domande sul periodo che si trascorre lì, capiranno tutto crescendo: che significa essere donatore? Che cosa fa un assistente? Che significa completare il proprio ciclo? Perché una certa Madame preleva alcuni dei loro disegni e li mette nella sua “galleria” privata?
Ma soprattutto: perché non possono legarsi a chi è diverso da loro? Perché viene detto loro quasi di non innamorarsi, che è permesso avere piccole storie ma solo fra loro? Queste sono solo alcune delle tante domande a cui si darà risposta più avanti, domande che nascono dalla strategia degli insegnanti del “dire e non dire”. E io non posso dirvi altro!

La storia è narrata in prima persona da Kathy, che è legata a Tommy da una grande amicizia. Nonostante ciò, il ragazzo, almeno durante l’adolescenza, sta insieme a Ruth, anche lei amica di Kathy ma in un modo un po’ particolare. Ruth sembra essere una che vuole stare al centro dell’attenzione, che vuole avere il controllo di tante cose ed essere popolare; in realtà anche lei è una persona molto fragile e lo dimostra nei momenti in cui si trova da sola con Kathy e si lascia andare ad attimi di dolcezza inaspettata. Tommy, invece, fin da piccolo, è un ragazzo problematico, ha delle improvvise esplosioni di rabbia, viene messo da parte dagli altri, a volte persino sbeffeggiato; ma Kathy gli è sempre amica, e lui crescendo impara a controllarsi. Ma il suo carattere, l’irruenza che cerca per tutta la vita di tenere a freno, la rabbia che ha dentro sembrano essere una strana forma di consapevolezza di sé e del proprio destino: è come se Tommy sapesse da sempre ciò a cui tutti stanno andando incontro e tentasse di non arrendersi.

Ed effettivamente vanno tutti incontro ad un destino a cui cercheranno in tutti i modi di sfuggire, dando credito a voci di corridoio ma soprattutto al loro cuore. Perché con piccoli accenni chi li ha allevati ha fatto nascere in loro il sospetto di cosa li aspetta, e perfino Kathy immagina come sarà il suo futuro, già da quando si appassiona alla canzone contenuta nella sua cassetta del cuore, quella che dice Non lasciarmi. Una canzone a cui la ragazzina dà un significato speciale, che alla fine potrebbe rivelarsi molto vicino alla verità.

Ciò che rendeva quella cassetta tanto speciale per me era una canzone in particolare, la numero tre, Never Let Me Go.
È un lento, musica d’atmosfera, tipicamente americano, e c’è quel verso che si ripete quando Judy canta: «Non lasciarmi. .. Oh, tesoro… Non lasciarmi…» Avevo undici anni allora, non avevo molta dimestichezza con la musica, ma quella canzone, be’, ne rimasi affascinata. Continuavo a riavvolgere il nastro esattamente nel punto dell’inizio, in modo da poterla ascoltare ogni volta che me se ne offriva l’occasione.

Ma se Non lasciarmi è una storia drammatica, è anche un libro che parla d’amore, di legami (come quello fra Kathy e Tommy, che diventa sempre più forte), di politica e progresso. Ishiguro crea una sorta di distopia, un mondo in cui avvengono pratiche che nella società reale mai potremmo accettare, nello specifico si parla di un’umanità che utilizza alcune persone solo ed esclusivamente per determinati scopi, e quando le ha spolpate fino all’osso le mette via perché ormai inutili. E anche se l’argomento è parecchio forte, l’autore lo tratta con grande delicatezza, mettendo al centro della sua storia tre ragazzini, vittime e ingranaggi di un sistema scellerato, che nascono, crescono, vivono e s’innamorano con la speranza nel cuore. Senza alcun dubbio, quella raccontata è una vicenda che trasmette malinconia, e forse proprio per questo Non lasciarmi è un libro che non si dimentica, che, come si suol dire, “ti lascia qualcosa dentro”. Voltata l’ultima pagina non puoi dimenticarti di Kathy, Ruth e Tommy. Soprattutto di Tommy, un personaggio che, personalmente, ho amato moltissimo per la sua dolcezza.

Per questo penso che sia un libro che non può mancare nelle nostre librerie.

Continuo a pensare a un fiume da qualche parte là fuori, con l’acqua che scorre velocissima. E quelle due persone nell’acqua, che cercano di tenersi strette, più che possono, ma alla fine devono desistere. La corrente è troppo forte. Devono mollare, separarsi. È la stessa cosa per noi. È un peccato, Kath, perché ci siamo amati per tutta la vita. Ma alla fine non possiamo rimanere insieme per sempre.

Titolo: Non lasciarmi
Autore: Kazuo Ishiguro
Traduttore: Paola Novarese
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2005 (2007 questa edizione)
Pagine: 291
Prezzo: 12 €
Editore: Einaudi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

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