Isola | Siri Ranva Hjelm Jacobsen

Quando lei morì, io pensai: ecco, ora abbi andrà alla deriva.
Le isole di cui aveva nostalgia non avevano una posizione geografica.
Io lo sapevo, e di sicuro lo sapeva anche omma.
Che quella di abbi era una patria fluttuante.

 

Ogni tanto – raramente, a dire il vero – mi lascio trascinare anch’io dall’entusiasmo collettivo e mi tuffo nella lettura di ciò che sembra appassionare tutti. Questa volta ho affrontato un libretto che in cartaceo sarebbe stato secco e lungo, ma che in digitale ha un po’ perso visivamente, dato che il Kindle Paperwhite mi fa vedere tutto in bianco e nero mentre l’originale ha una copertina stratosferica con tante varianti di celeste e verde. Ma non posso prendere tutto in cartaceo (io e la mia famiglia stiamo quasi per essere sbalzati fuori dalla porta di casa perché i libri stanno prendendo il sopravvento) e quindi bisogna adattarsi. Ma non entro nel merito della questione ebook vs. cartaceo, altrimenti non ne usciamo più. Parliamo, invece, di Isola, romanzo di Siri Ranva Hjelm Jacobsen, edito il mese scorso da Iperborea.

La protagonista di questa storia è una ragazza che ha sempre vissuto in Danimarca ma fa un viaggio nelle isole Faroe per ritrovare le sue origini (la famiglia di sua madre proveniva da lì). In quei luoghi sono rimasti alcuni parenti più o meno lontani, ed è proprio a loro che la ragazza fa tante domande per sapere qualcosa in più sul suo passato e fare un viaggio a ritroso fino a “rivedere” i suoi nonni giovani. Abbi Fritz, il nonno, infatti, decise di trasferirsi in Danimarca per crearsi un futuro, dato che la famiglia, non avendo particolari mezzi, aveva impiegato quel che aveva per far studiare il fratello. Omma Marita, la nonna, diversissima in tutto e per tutto da lui, partì dopo. A sentire i racconti di chi li ha conosciuti da ragazzi, i due avevano caratteri quasi opposti, eppure si compensavano in modo perfetto.

Volevo dire qualcosa sull’assimilazione, che era una perdita sistematica di memoria. Volevo domandare delle feste, delle cene di Natale, dei compleanni, del momento, se lei lo conosceva, in cui una zia, un cugino, si giravano verso di te e passavano a parlare in danese, il momento in cui diventavi un ospite della tua stessa famiglia, ospite del sangue. L’estraneità si tramanda, volevo dire, s’incarta e si mette via per la generazione successiva. Poi lasciai stare.

La protagonista, con questo viaggio, vuole ritrovare se stessa, vuole conoscere meglio il luogo che ha sempre sentito chiamare casa, perché da lì ha avuto origine tutto. Eppure è un viaggio difficile, perché lei non parla neanche bene il faroese, ma si esprime in danese. Il racconto della Jacobsen diventa quasi epico, mitico, i piani temporali del presente e del passato, in molti punti, sembrano quasi intrecciarsi, e le parole trasudano nostalgia di luoghi, odori, persone.
È interessante anche il modo in cui tu, lettore, ti senti immerso in quelle atmosfere e ti sembra di vedere le ambientazioni. Io sono stata moltissimi – troppi, in realtà – anni fa nella penisola scandinava, ho un’idea della bellezza di quei posti, del colore del mare, dei fiordi, del cielo.

Isola è soprattutto un romanzo che parla di migrazione e riappropriazione delle proprie origini. C’è un passo in cui l’autrice parla delle varie ondate che corrispondono alle generazioni della famiglia della protagonista. I primi, i nonni, negli anni Trenta, fuggirono per potersi costruire un futuro, i loro figli crebbero in un posto nuovo ma senza la necessità di affermarsi e di farcela che avevano i genitori, e i nipoti hanno ormai perso coscienza del loro punto di partenza tanto che, come la ragazza, non conoscono neanche la lingua del paese d’origine della propria famiglia.

Confesso che raramente mi dedico alla letteratura del nord Europa, perché spesso la vedo molto lontana da me, a volte sembra di percepire il clima freddo di quei luoghi tra le parole. Ma ogni tanto bisogna uscire dai propri schemi mentali e andare a scoprire cose diverse. Qui, comunque, quel freddo è attenuato dal calore degli affetti e dell’attaccamento della protagonista nei confronti di ciò che sta conoscendo e che vuole recuperare. Isola di certo non mi ha fatto impazzire, ma l’ho trovato una lettura godibile e ve la consiglio.

Titolo: Isola
Autore: Siri Ranva Hjelm Jacobsen
Traduzione:
 Maria Valeria D’Avino
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2016 (2018 questa edizione)
Pagine: 256
Prezzo: 17 €
Editore: Iperborea


Siri Ranva Hjelm Jacobsen (1980) Cresciuta in Danimarca da una famiglia originaria delle isole Faroe, dopo gli studi umanistici si dedica alla scrittura e collabora con diversi quotidiani e riviste. Con il suo primo romanzo, Isola, ispirato alla sua storia personale, si impone subito all’attenzione di pubblico e critica per l’originalità della sua voce poetica, tanto da essere affiancata ai grandi cantori del Nord, William Heinesen, Einar Már Guðmundsson, Jon Fosse e Jón Kalman Stefánsson.