Le assaggiatrici | Rosella Postorino | #BlogNotesMaggio

Fra le pareti bianche della mensa,
quel giorno diventai un’assaggiatrice di Hitler.
Era l’autunno del ’43, avevo ventisei anni,
cinquanta ore di viaggio, settecento chilometri addosso.

 

Il tema di questa seconda settimana del #maggiodeilibri in collaborazione con #BlogNotesMaggio è #LettureLibertà. Ho riflettuto molto sul libro di cui parlare, perché comunque preferisco sempre parlarvi di un libro nello specifico piuttosto che trattare un argomento in maniera troppo libera e dispersiva. Alla fine ho fatto cadere la mia scelta su un romanzo uscito qualche mese fa e che ha riscosso un buon successo. Si tratta di una storia ambientata in un periodo in cui di libertà ce n’era ben poca; siamo nella Germania della Seconda Guerra Mondiale e la nostra protagonista è una donna molto vicina a Hitler, una che pur essendo berlinese e non ebrea si è trovata in trappola, a rischiare quotidianamente la vita: un’assaggiatrice.

Ne Le assaggiatrici di Rosella Postorino, uscito a gennaio per Feltrinelli, viene raccontata la storia di alcune donne che sono costrette tutti i giorni ad assaggiare i pasti destinati al Führer per evitare che venga avvelenato. Rosa Sauer è una ragazza che nell’autunno del ’43 è fuggita da Berlino e dai bombardamenti, e si è rifugiata a Gross-Partsch a casa dei suoceri, i genitori del marito Gregor che nel frattempo è dovuto andare a combattere. Rosa si trova a compiere la sua missione insieme ad altre donne, tutte molto diverse tra loro ma con lo stesso timore che ogni pasto per loro sarà l’ultimo. Ci sono le Invasate, che amano follemente Hitler e sono quasi orgogliose del ruolo che ricoprono, e quelle che invece capiscono la situazione e pensano chi ai figli, chi alla famiglia lasciata alle spalle, chi a salvarsi la pelle perché è un’ebrea che si spaccia per ariana, e chi al marito che è stato dato per disperso e chissà se tornerà (è proprio il caso di Gregor). Controllate continuamente dalle guardie – soprattutto il tenente Ziegler che intreccerà una relazione con Rosa – queste ragazze condivideranno molto più che un compito pericolosissimo.

Questo era l’amore, una bocca che non morde. O la possibilità di azzannare a tradimento, come un cane che si ribella al padrone.

Sono sempre molto attratta dai libri che trattano temi relativi alla Seconda Guerra Mondiale, quindi era inevitabile che prima o poi finissi a leggere questo. La particolarità di questo romanzo è che la figura di Hitler, pur essendo importante e storicamente centrale, viene un po’ messa da parte facendo sì che i riflettori restino puntati su chi rischia la vita per lui. In primo piano c’è Rosa, con la sua paura di non rivedere mai più Gregor e la scoperta del sentimento per Albert Ziegler; c’è Elfriede, che combatte una battaglia segreta e solitaria quasi nella tana del lupo; c’è Leni, giovane e ingenua, che crede di innamorarsi di un soldato e invece ne esce a pezzi. Ma soprattutto c’è la consapevolezza di non poter sfuggire a questa realtà: nessuna di loro può ritrovare la libertà, a meno che la guerra non finisca. Tutti sembrano coscienti che Hitler perderà, ma non possono sottrarsi ai loro compiti. Quando Rosa un giorno non si presenta, arrivano le guardie a casa per prelevarla e portarla ad assaggiare.

Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame.

L’atmosfera che si respira nel romanzo è di oppressione, c’è una sensazione di claustrofobia che è difficile da superare per il lettore. Nonostante la paura, il dolore, l’assenza di libertà, però, emergono sentimenti, si creano legami di amicizia, di amore, di solidarietà che danno luce alla situazione in cui si muovono i personaggi. Situazione che rappresenta solo un piccolo tassello di qualcosa di enormemente più grande e spaventoso. Ma certe grandi storie, per essere comprese appieno, devono essere quasi vivisezionate e raccontate approfondendo ogni loro aspetto. Credo sia il modo migliore per vederne il marcio.

La Postorino, nelle note finali, dichiara di essersi imbattuta nel 2014 nella storia di Margot Wölk, l’ultima assaggiatrice di Hitler ancora in vita. L’autrice si appassiona alla figura di questa donna che non aveva mai parlato della sua esperienza, ma che a novantasei anni aveva deciso di tirar fuori tutto e raccontare al mondo qual era stato il suo ruolo in quella vicenda. La Postorino si documenta, indaga, qualche mese dopo riesce ad avere il suo indirizzo di Berlino, ma arriva troppo tardi perché è morta da poco. A quel punto si chiede perché Margot l’abbia colpita così tanto, immagina cosa avrebbe fatto lei (Rosella) al suo posto e lo fa raccontare a Rosa. E direi che ci riesce proprio bene perché Le assaggiatrici si fa leggere con grande trasporto.

Buona lettura!

Titolo: Le assaggiatrici
Autore: Rosella Postorino
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 gennaio 2018
Pagine: 285
Prezzo:  17 €
Editore: Feltrinelli


Rosella Postorino (Reggio Calabria, 1978) è cresciuta in provincia di Imperia, vive e lavora a Roma. Ha esordito con il racconto In una capsula, incluso nell’antologia Ragazze che dovresti conoscere(Einaudi Stile Libero, 2004). Ha pubblicato i romanzi La stanza di sopra (Neri Pozza, 2007; Feltrinelli, 2018; Premio Rapallo Carige Opera Prima), L’estate che perdemmo Dio (Einaudi Stile Libero, 2009; Premio Benedetto Croce e Premio speciale della giuria Cesare De Lollis) e Il corpo docile (Einaudi Stile Libero, 2013; Premio Penne), la pièce teatrale Tu (non) sei il tuo lavoro (in Working for Paradise, Bompiani, 2009), Il mare in salita (Laterza, 2011) e Le assaggiatrici (Feltrinelli, 2018). È fra gli autori di Undici per la Liguria (Einaudi, 2015).


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