Sin rumbo | Eugenio Cambaceres

La nera spirale di fumo, portata dal vento,
si stendeva nel cielo come un immenso velo di crespo da lutto.

 

Ho letto praticamente subito uno dei libri che ho acquistato a Una marina di libri un paio di settimane fa, ovvero Sin rumbo, un romanzo che l’argentino Eugenio Cambaceres ha scritto nel 1885 e che Arkadia editore ha proposto al pubblico italiano lo scorso maggio con una traduzione di Marino Magliani e Luigi Marfè. Se solitamente le letterature dei paesi del centro e del sud America non mi esaltano, questo libro invece mi è piaciuto molto perché non ci sono quelle atmosfere sognanti e fiabesche che vi si trovano il più delle volte ma, anzi, considerando il periodo in cui è stato scritto, è da inserire nella corrente letteraria del realismo, con elementi di naturalismo. Ne viene fuori la storia reale e concreta di Andrés, un giovane uomo benestante, proprietario di una hacienda agricola e di varie mandrie di animali da allevamento; non gli manca niente, e passa la vita tra un divertimento e l’altro, viaggi e donne. Intreccia una relazione con Donata, la figlia di un suo fidato dipendente, ma la ragazza a un certo punto rimane incinta e lui invece di assumersi le sue responsabilità va a Buenos Aires a fare la bella vita: gioco d’azzardo, donne (anche sposate, da cui derivano scandali) e teatri. Ma è consapevole del fatto che non è questa la vita che ha sempre sognato, e che si sta solo trascinando da un’emozione passeggera all’altra, così, anche a causa dei vari debiti che nel frattempo ha accumulato, decide di tornare a casa e dare un senso alla sua esistenza.

Era forse nello spreco di forze vitali della sua natura, nel suo passato, in quel passato vergognoso di dissolutezza e dissipazione, che basava la sua sciocca presunzione?
Che mete aveva inseguito, che tracce aveva lasciato, che cosa aveva fatto, in tutta la sua vita, di buono, degno, nobile, utile, o quantomeno sensato?

Però per Andrés le cose non sembrano facili, è come se il destino ce l’avesse con lui e non gli perdonasse i suoi errori e il suo errare. Mi ha fatto pensare un po’ ai Malavoglia di Verga e a quella visione pessimistica che permeava il romanzo intero: anche qui, quando il protagonista decide di cambiar vita, di migliorarsi, se in un primo momento qualcosa funziona, poi viene perseguitato dalle disgrazie e gli piomba addosso un senso di ineluttabilità. Per questo è un uomo senza rotta (come recita il titolo nella sua traduzione), è un uomo che odia la vita e a cui non viene perdonato di averla amata per un momento, di aver avuto delle aspirazioni che sono state completamente schiacciate dalla cruda realtà.

Anche il linguaggio e lo stile del romanzo sono figli del loro tempo. C’è una grande ricerca di particolari, un soffermarsi sui dettagli che indica che l’autore dà loro parecchia importanza (nell’enumerazione di animali e piante, soprattutto). Ogni personaggio, poi, si esprime in un registro linguistico differente a seconda della sua estrazione sociale e del luogo in cui vive: se, per esempio, la levatrice che ha fatto partorire Donata parla una lingua umile, rozza e concettualmente piena di pregiudizi e diffidenza nei confronti di chi è più in alto (i medici), nella grande Buenos Aires, che a quel tempo era in piena espansione, si parla di teatri, si canta l’opera, ci si esprime in modo quasi poetico e si fanno discorsi infiorettati. E appunto il teatro – come riconosce Marfè nella postfazione – è metafora della città intera: una farsa, una recita. E nel naturalismo di Zola si indagava, tra le altre cose, proprio su come un determinato contesto sociale potesse influenzare le parole e le azioni dei personaggi.

Nel romanzo di Cambaceres c’è molto di autobiografico, lo spleen (la noia di vivere) di Andrés è la stessa di Eugenio. Anche l’autore viaggiò molto ed ebbe una relazione scandalosa con una donna sposata (fu anche sfidato a un duello che però non fu mai combattuto). La storia di Sin rumbo, che è il suo terzo romanzo, servì a Cambaceres a confrontarsi con la cultura e la letteratura europea, nello specifico quella francese, e a uscire dai confini dell’Argentina, cosa che fecero anche altri autori, riunibili tutti nella generación del ochenta.

Sin rumbo è stato per me una bella scoperta, non conoscevo questa parte della letteratura argentina così vicina a quella europea e a quelle tendenze stilistiche che, lo confesso, amo in particolare. Non è una lettura particolarmente allegra e forse per questo mi è piaciuta, ma non è solo questo il motivo per cui ve ne consiglio la lettura, com’è ovvio che sia. Spero di avervi dato parecchi motivi per leggere questo romanzo.

Buona lettura!

Titolo: Sin rumbo
Autore: Eugenio Cambaceres
Traduttore: Marino Magliani e Luigi Marfè
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: maggio 2018
Pagine: 157
Prezzo: 14,50 €
Editore: Arkadia


Eugenio Cambaceres – Figlio di un chimico francese stabilitosi in Argentina nel 1833 e di una argentina di origini inglesi, Eugenio Cambaceres studiò al Colegio Nacional Central e diventò avvocato, scegliendo presto la politica. Nel 1870 fu eletto deputato e venne nominato segretario del Club del Progreso, di cui più tardi fu anche vicepresidente. Nel 1876 una relazione con una soprano di Buenos Aires, Emma Wizjiak, sfociò in uno scandalo: il marito di lei lo sfidò a duello, ma poi per paura fuggì in Europa prima dello scontro. Negli anni seguenti Cambaceres si allontanò dalla vita  politica, dedicandosi interamente alla letteratura. Viaggiò a lungo in Francia e si legò a un’altra artista, l’italiana Luisa Bacichi, che sposò nel 1887 e dalla quale ebbe una figlia. Cambaceres fu tra gli scrittori della Generación del ochenta, che introdusse in Argentina il naturalismo di Émile Zola. Il suo romanzo più importante, Sin rumbo (1885), non era ancora stato pubblicato in Italia. Tra le altre opere si ricordano Potpourri, silbidos de un vago (1882), Musica sentimental (1884) e En la sangre (1887). Morì di tisi nel 1888 a Buenos Aires, al ritorno da un viaggio in Europa.

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La vita sessuale delle sirene | Andrea Malabaila

Finita Una marina di libri riesco finalmente a riprendere in tranquillità le mie letture e a rimettere mano a questo blog che da un paio di settimane ho trascurato per impegni di vario tipo. Vi state preparando per le vacanze? Che letture pensate di portare con voi? Io me ne sono portate tantissime, molte delle quali prese proprio in occasione della fiera del libro palermitana di cui – contateci – vi parlerò molto presto. Ad ogni modo, oggi vi parlo di un romanzo che ho letto con molto piacere negli ultimi giorni, leggero ma non banale, adatto alle ferie in pieno relax. Si tratta de La vita sessuale delle sirene di Andrea Malabaila, edito da Clown Bianco Edizioni, una piccola realtà editoriale di Ravenna che sto conoscendo proprio in quest’occasione.

Leo e Ilaria sono due torinesi sulla trentina che dopo essere stati insieme circa cinque anni si sono sposati. Lui lavora nella pubblicità, lei si è laureata in psicologia ma essendo una ragazza bellissima ha tante potenzialità in altri campi. Leo è felice, non gli manca niente, sembra che i suoi sogni si stiano realizzando tutti, ma durante i festeggiamenti del matrimonio trova Ilaria nuda in piscina con suo fratello Max. A quel punto tutto sembra andare in fumo, taglia i ponti con la ragazza – con cui però non annullerà mai il matrimonio – e con il fratello, e da lì inizierà una nuova vita. Innanzitutto parte da solo per quel viaggio di nozze in America che doveva fare insieme a Ilaria, si lancia in una serie di avventure che nessuno avrebbe mai immaginato pensando a lui, e anche il suo carattere cambia: piano piano viene fuori la sua parte più tosta, più sicura di sé, se ne va dallo studio per cui lavora e crea una squadra (fortissima) insieme a Ugo, un altro asso del settore pubblicitario, e poi comincia a frequentare i vertici della società torinese. Se per lui tutto sembra andare per il meglio, Ilaria invece perde tutto: Leo, Max, la sua migliore e unica amica, la famiglia, e deve cercarsi un lavoro con cui sopravvivere; finisce a fare la spogliarellista ma un giorno qualcuno la nota e le permette di riemergere.

Leo e Ilaria al loro primo appuntamento si erano detti che sarebbero rimasti insieme per sempre, e in un certo senso è vero che hanno bisogno l’uno dell’altra. Però nei rapporti è sempre difficile capire se si è beccato il momento giusto, se ci si è compresi e lasciati andare fino in fondo. A volte si crede di avere tutto e non ci si rende conto che ancora bisogna crescere per raggiungere determinati traguardi. Forse è così anche per Ilaria e Leonardo, che quando si sposano sono ancora troppo piccoli e hanno bisogno di conoscersi ancora e meglio, ma soprattutto di capire se stessi e di capirsi a vicenda.

Andrea Malabaila racconta una storia di quelle che potrebbero accadere a chiunque e che proprio per questo coinvolge, perché non è astratta e campata in aria. Viene spontaneo al lettore – almeno, a me è successo – chiedersi che cosa avrebbe fatto al posto dei due. E sembra che l’autore sia d’accordo con quella sorta di pregiudizio per cui dopo una rottura la donna prima crolla e poi si rialza, mentre l’uomo inizialmente si mostra forte e poi torna sui suoi passi e si rende conto che anche lui è stato spezzato e ferito nel profondo. È proprio quello che accade a Leo e Ilaria, che acquistano consapevolezza di sé e del mondo che li circonda man mano che vanno avanti (lo definiamo un romanzo di formazione?); si rendono conto che amarsi è difficile, che non tutto è semplice come appare e che la vita non consiste nel raggiungere delle tappe (studiare, lavorare, sposarsi, fare figli…). Spesso si arriva a un punto in cui la nostra esistenza viene stravolta e dobbiamo fare un grande esame di coscienza per capire da dove ripartire, scoprire da che parte trovare la forza necessaria per passare da zero a uno.

Da zero a uno cambia tutto, da uno a due o a cento o a mille cambia molto meno. È così per tutte le esperienze della vita: la prima volta lascia il segno e ti cambia lo status, quelle successive, in confronto, contano poco o nulla. Spesso passare da zero a uno è lungo e complicato, ma una volta che ci riesci è come se venisse aperta una breccia, da cui non si può più tornare indietro e da cui si può ripassare in maniera sempre più semplice, ma allo stesso tempo meno appagante.

Se vi state chiedendo come si riproducono le sirene, Ugo, il collega di Leo ha ben tre teorie, ma dovete leggere il libro per scoprirle.
Buona lettura!

Titolo: La vita sessuale delle sirene
Autore: Andrea Malabaila
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 maggio 2018
Pagine: 258
Prezzo:  17 €
Editore: Clown Bianco Edizioni