La famiglia Aubrey | Rebecca West | In libreria da oggi

Oh, la musica parla della vita, suppongo,
e specialmente di quello che della vita non riusciamo a comprendere,
altrimenti le persone non si darebbero la pena
di raccontarlo per mezzo delle note.

 

Quando qualche mese fa ho terminato l’ultimo volume della saga dei Cazalet mi sono sentita un po’ smarrita perché i personaggi che avevo amato così tanto mi stavano lasciando e si era chiuso un capitolo importante della mia vita da lettrice, ma un’amica mi ha anticipato che più in là sarebbe uscita una nuova saga familiare, sempre per Fazi e sempre di un’autrice inglese, che, chissà, magari mi avrebbe fatta appassionare come quella della Howard. Immaginate allora la mia felicità quando mi è stata data la possibilità di leggere in anteprima il primo volume di questa trilogia che vede come protagonista la famiglia Aubrey, una famiglia fuori dagli schemi che vive nella Londra di fine Ottocento. Questa storia era già stata pubblicata da Mattioli qualche anno fa e proprio oggi esce in libreria con Fazi editore che la ripropone al pubblico italiano e la fa riscoprire a chi ancora non la conosceva.

Gli Aubrey, usciti dalla penna di Rebecca West, sono una famiglia di artisti: la madre Clare è una pianista di grande talento che non si esibisce più ma adesso insegna pianoforte alle figlie Mary e Rose (voce narrante); Cordelia è la figlia maggiore, aspirante violinista che non si rende conto di non avere alcun talento musicale nonostante qualcuno la incoraggi; Richard Quin, l’unico maschio, il più piccolo dei figli, che non si sa ancora che strumento sceglierà di suonare; e infine Piers, il padre, scrittore di pamphlet e articoli che, quando non è impegnatissimo nel suo studio, gioca d’azzardo ed è costretto a vendere gli antichi mobili di famiglia. In casa Aubrey si respira musica, si sente di continuo qualcuno che si esercita con l’archetto o che prova le scale al piano, ma ci sono tanti problemi finanziari, bisogna stare attenti al centesimo o, se proprio non si riesce a sbarcare il lunario, vendere qualcosa che sta a cuore a tutti. Ma i membri della famiglia sono molto uniti, quello che può sembrare normale in una giornata, come lavarsi i capelli, diventa un momento festoso in cui si mangiano le castagne insieme davanti al fuoco. Solo Cordelia sembra essere un po’ più lontana dagli altri, spesso presa in giro o trattata non troppo bene perché non avendo talento non riesce ad entrare nella piccola cerchia di musicisti Aubrey.

Penso che voi tre siate stati molto felici. Ma dubito che Cordelia si sia goduta ogni singolo momento della sua infanzia. Ogni cosa è stata un tormento per lei. Non è egoista. Non è quello che è mancato a lei che la angoscia, ma quello che è mancato a tutti noi. Ha odiato il fatto che avessimo dei vestiti tanto trasandati e una casa tanto sgangherata. Ha odiato il fatto che fossi sempre in tremendo ritardo nel pagare l’affitto al cugino Ralph. Ha odiato il fatto che avessimo pochissimi amici. (…) Avrebbe voluto vivere una vita come quella delle altre ragazze a scuola.

A lei, al contrario degli altri, pesa tanto dover portare abiti sdruciti e rammendati più e più volte, non invitare amici a casa, non poter essere come gli altri, avere una mamma e delle sorelle che vestono in modo trasandato. Mentre gli altri vivono in un’atmosfera quasi magica, Cordelia sente molto la mancanza di ciò che non ha avuto e non ha. Cerca, come tutti gli Aubrey, di capire quale sia la sua strada, s’impegna molto col violino, riesce ad avere qualche ingaggio non solo per contribuire alle spese familiari con quel poco con cui viene pagata, ma anche per potersene un giorno andare da questa famiglia che non rispecchia il suo modo di essere. E non nego che, nonostante tutto, è il personaggio che mi ha colpito di più, anche perché Rose, che ci racconta la storia in prima persona, spesso ne parla in termini non troppo amorevoli.

Quella degli Aubrey è una storia molto bella di cui questo primo volume rappresenta più che altro una premessa importante a quello che sicuramente verrà dopo. I ragazzi sono ancora piccoli e, anche se hanno da sempre a che fare con le difficoltà della vita, stanno cercando di capire che strada prendere (saranno necessariamente musicisti? questo mestiere permetterà loro di guadagnarsi il pane? staremo a vedere). Tutte le vicende sono narrate attraverso il filtro di Rose che ormai è una donna, sono passati una cinquantina d’anni dai fatti di cui parla, da quando era solo una ragazzina che spesso non capiva tante cose – il che mi fa pensare che probabilmente lei stessa non è una fonte del tutto attendibile, non per la veridicità dei fatti, ma per l’interpretazione infantile che ne dà. Lo stile della West è sobrio e allo stesso tempo intrigante (inserisce elementi di fantastico nei suoi racconti, ma senza mai spacciarli per concreti), e il libro si legge molto facilmente, per cui mi sembra una lettura parecchio adatta all’estate se state cercando qualcosa di non troppo pesante.

Buona lettura!

Titolo: La famiglia Aubrey
Autore: Rebecca West
Traduttore: Francesca Frigerio
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 5 luglio 2018
Pagine: 430
Prezzo: 18 €
Editore: Fazi

 

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Rebecca West – Nata Cicely Isabel Fairfield a Londra, prese il suo pseudonimo dall’omonimo personaggio di Ibsen, un’eroina ribelle. Nel corso della sua lunga vita travagliata e romanzesca è stata scrittrice, giornalista, critica letteraria, instancabile viaggiatrice, femminista ante litteram e politicamente impegnata. Amica di Virginia Woolf e amante di H.G. Wells, Rebecca West viene considerata una delle più raffinate prosatrici del ventesimo secolo. La trilogia degli Aubrey, ispirata alla storia familiare dell’autrice, è stata indicata da Alessandro Baricco in risposta alla domanda «Quale libro ti porteresti su un’isola deserta?».

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