Hannah Coulter | Wendell Berry

Questa è la storia della mia vita,
che mentre vivevo ha gravato sulle mie spalle,
mi ha incalzata e mi ha impegnata fino allo spasimo,
e che oggi sembra soltanto il ricordo di un sogno.

 

Lo so, divento monotematica e parlo ancora della mia esperienza a Una marina di libri, però qui sono costretta a farlo perché si tratta di una premessa importante. Come ho già detto l’altra volta sono stata a dare una mano allo stand Giuntina; se a destra avevo il bar, a sinistra ci siamo trovate ad avere come vicini Mauro e Alberto di Lindau, una casa editrice torinese che conoscevo solo per sentito dire e che ho avuto modo, quindi, in quei giorni, letteralmente di scoprire. Non so perché ancora non avessi letto niente, non c’è un motivo particolare, ma devo dirvi che hanno un catalogo parecchio interessante. Morale della favola, mi sono portata a casa ben tre volumi, e di uno di questi parleremo oggi, perché fa parte di una sorta di saga ambientata a Port William, un villaggio rurale fittizio situato nel Kentucky. L’autore di questi romanzi che hanno come collegamento essenzialmente questo setting o qualche personaggio che può apparire qua e là – e quindi non devono essere letti seguendo un ordine preciso – è Wendell Berry, uno statunitense classe 1934, che oltre ad essere scrittore, poeta e critico è anche agricoltore, attivista ecologista e pacifista. Come mi spiegavano i ragazzi di Lindau, potrebbe essere uno di quei pochi scrittori a vedere tutta la sua opera pubblicata con traduzione finché è ancora in vita.

Port William in tutta la sua realtà e il suo mistero, in tutte le sue luci e le sue ombre, con il suo nome che costituisce esso stesso un enigma. Per quale ragione costruire mai un villaggio sulla cima o comunque sul fianco di una collina, a mezzo miglio dal fiume, dandogli il nome di «porto»?
Gli abitanti di Port William si sono sentiti ripetere quella domanda all’infinito e alla fine ci hanno fatto il callo. Ben Feltner, il nonno di Virgil, dava sempre la stessa risposta: «Quando hanno costruito Port William non sapevano esattamente dove sarebbe passato il fiume».

Il romanzo che ho letto io è Hannah Coulter, dal nome della protagonista che ci narra la sua storia in prima persona. Hannah è nata in una famiglia molto umile, abita in una fattoria con la nonna e il padre, perché la mamma non c’è più. Quando il padre si risposa con una donna che ha già due figli da un primo matrimonio, Hannah viene cresciuta e protetta dalla nonna che le insegna come stare al mondo e le fa capire anche quando è ora di prendere la sua strada. Si trasferisce così in una stanza in affitto nella casa di una vecchia amica della nonna, si trova un lavoro come segretaria e mette da parte qualche soldino. A quel punto, conosce Virgil Feltner, di cui piano piano s’innamora e che sposerà. Ma l’idillio dura poco, perché il ragazzo viene mandato in guerra per non tornare mai più. Hannah, con una bambina che non conoscerà mai suo padre, ci mette qualche anno per guarire da questo dolore, e quando realizza che la vita va avanti s’innamora (stavolta di un amore diverso e più maturo) di Nathan Coulter, che le darà una vita felice e altri due figli.

Il tempo non si arresta. La vita non si ferma ad aspettare che tu sia pronta per cominciare a vivere.

A raccontare questa storia, che è una sorta di testamento o di autobiografia, a seconda di come la si veda, è una Hannah ormai anziana che sa di aver vissuto una vita tutto sommato felice; di dolori ne ha avuti molti, ma capisce che sono nell’ordine naturale delle cose. Nel villaggio di Port William, di cui non è originaria ma in cui è approdata quando ha iniziato ad essere indipendente, ormai sono rimasti in pochi, i figli (e i figli dei figli) dei suoi coetanei sono andati via per studiare all’università o per farsi una vita altrove. I tempi cambiano e i ragazzi non vogliono più campare di agricoltura o allevamento, ma c’è chi diventa insegnante, chi si interessa alle tecnologie e all’informatica e chi inizia studiando agraria e finisce per fare ricerca. Hannah vive nella casa che Nathan le ha costruito e che ora qualcuno vuole che venga fagocitata dal mercato immobiliare. È l’effetto del passare del tempo.
Ma in questi luoghi non ci sono soltanto quei pochi figli-dei-figli-di che hanno scelto di continuare ad essere agricoltori, bensì anche i fantasmi di chi non c’è più, che continuano a rivivere nel ricordo di ognuno dei personaggi, nello specifico di Hannah.

Con Hannah Coulter devo confessarvi che mi si è aperto un mondo. Volevo scoprire questi romanzi di Port William di cui tanti mi avevano parlato così bene e non sapevo da quale iniziare, così mi hanno consigliato questo dicendomi che probabilmente era quello più rappresentativo dello stile di Wendell Berry. Che dire? Sono stata catturata fin dalle prime pagine da questo modo di raccontare non troppo veloce – perché Hannah ormai è anziana, non ha fretta di gettare parole nel calderone tutte insieme – ma allo stesso tempo così intenso, e soprattutto mi sono dimenticata fin da subito che lo scrittore fosse un uomo. Sì, perché Berry non fa parlare Hannah semplicemente adottando un linguaggio femminile, ma si cala proprio nella mente di una donna, si pone i problemi di una donna, ne prende in prestito la mentalità.

Adesso non mi resta che recuperare gli altri romanzi ambientati a Port William, luogo che già sento di conoscere (alla fine del libro c’è anche una cartina del villaggio). Io di mio sono un’amante di questo tipo di storie, quelle che non hanno necessariamente una trama fitta di avvenimenti, ma che non sono altro che i racconti della vita di qualcuno. Questo è stato un’esperienza incredibile e se non lo conoscete ancora correte a leggerlo.
Buona lettura!

Titolo: Hannah Coulter
Autore: Wendell Berry
Traduttore: Vincenzo Perna
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2014
Pagine: 276
Prezzo: 19 €
Editore: Lindau


Wendell Berry (5 agosto 1934) è un romanziere, poeta e critico culturale, ma anche agricoltore, attivista ecologista, pacifista. Autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, ha ricevuto una lunga serie di riconoscimenti e fellowship e ha insegnato in diverse università nordamericane. Critico di quella che chiama l’«economia faustiana» del nostro tempo, Wendell Berry intreccia la riflessione poetica e spirituale sui valori della vita rurale con i temi del rispetto ambientale e dell’agricoltura sostenibile, pronunciando una condanna impietosa dell’American Way of Life. Oggi vive con la moglie in una fattoria del natio Kentucky. Jayber Crow è il suo primo romanzo tradotto in italiano.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...