Apri gli occhi | Rita Lopez

«Qua, se vuoi campare in pace, t’adda sta’ citt.
Devi abbassare la testa e fare finta che non hai visto niente».
«E allora a me fa schifo qua!» ribattei secca.
«Tu sei piccola ancora… non capisci» continuò Gino.

 

Apri gli occhi è un romanzo di Rita Lopez, edito da L’erudita (un marchio della Giulio Perrone) a febbraio del 2018. Devo confessare che la lettura di questo libro mi ha turbata molto e bisogna darne merito all’autrice perché si vede che è riuscita nel suo intento di coinvolgermi completamente nella storia. Siamo a metà degli anni Settanta nel quartiere Libertà di Bari; Anna è una ragazzina che vive una vita tutto sommato tranquilla: va a scuola, ha un fratello più grande che sta sempre per conto suo o coi suoi amici, una sorella maggiore che è molto legata a lei e che poi s’innamora di un meccanico, fa la fuga d’amore e si sposa, una mamma e un papà normalissimi. Ma ogni volta che Anna esce di casa la nonna la ammonisce, Apri gli occhi, insomma, stai attenta. Ma perché deve stare attenta? E perché tutti non fanno altro che giustificare i comportamenti maschili e non osano contestare gli uomini che vengono sempre serviti e riveriti?

Anna vive in quegli anni in cui sono accaduti eventi che hanno segnato un’epoca, eventi che la ragazzina conserva in un quaderno nascosto nel “cassetto degli orrori“. Colleziona ritagli di giornale, fotografie e testimonianze che si riferiscono al massacro del Circeo, al sequestro e all’omicidio di Aldo Moro, all’omicidio di Pasolini (accaduto, le spiegano, perché era nu ricchion)  a quello di Giorgiana Masi, alle vicende di Vallanzasca e a tutte le atrocità commesse nella seconda metà degli anni Settanta. Ascolta rapita il telegiornale, ma come spesso lo ascoltiamo tutti, pensando che in fondo quello che sentiamo è lontano da noi, è successo altrove e ad altre persone. Anna si renderà, però, conto che la violenza non è sempre e solo altrove, non ne sono vittima solo le altre persone, ma può anche toccarci da vicino. A quel punto diventeranno più chiari gli avvertimenti della nonna.

«Iapr l’ecchij!». Apri gli occhi!, mi diceva nonna, asciugandosi le mani con lo strofinaccio.
Me lo diceva sempre. Apri gli occhi! Come a dire “stai attenta”, “stai in guardia”. Un monito fattosi ormai consuetudine. Al posto di “ciao”, “ci vediamo domani”, o “stammi bene”.
Apri gli occhi! Non dare confidenza a nessuno. Non fermarti a parlare con gli sconosciuti.
Apri gli occhi! Non rispondere alle provocazioni. Non immischiarti in cose che non ti riguardano.
Apri gli occhi! Assumi un’aria dimessa e fila dritto a casa.
“Apri gli occhi!” era il contrario di tenerli aperti, gli occhi. Era piuttosto un invito a guardare da un’altra parte, a fare finta di non vedere, a fare finta di non sentire. Ed io, per tutta la mia infanzia, e poi nella mia adolescenza, così mi ero sempre sentita dire. Volevano che facessi finta di non vedere.

Quello di cui parla Rita Lopez è un periodo che non ho vissuto – sarei arrivata molto dopo – ma dalle pagine di questo libro emerge chiaramente l’atmosfera di paura che deve averlo caratterizzato. Vediamo la storia dagli occhi di una bambina che all’inizio è ingenua, che non capisce tante cose ma che si ritrova sotto l’egida della saggezza di una nonna che gli occhi li sa tenere aperti e che sa bene come va il mondo. Oltre a tutto questo, bisogna inserire la vicenda nel contesto di una città del meridione, perché – mi duole dirlo, da siciliana – non è facile essere donna in una società maschilista e misogina, quando (e Anna lo capisce bene) devi stare attenta a non incrociare lo sguardo di un malintenzionato o quasi ti vergogni quando ti stanno venendo su le prime forme e ti senti gli occhi puntati addosso.

Il quotidiano di Anna, oltre ad essere fatto di normalissimi momenti in famiglia, pranzi coi parenti, compiti pomeridiani insieme agli amici, sembra l’inizio di una lotta per la sopravvivenza. Si avvertono la preoccupazione e la paura che vanno nascendo nell’animo di questa ragazzina, che man mano che cresce va prendendo sempre più coscienza di ciò in cui si trova immersa. Rita Lopez la fa passare attraverso quegli anni così bui della storia italiana e a un certo punto sembra che l’accumularsi di tutti quegli eventi terribili debba sfociare in qualcosa di ancora più forte, come un vaso che si appresti a traboccare per le troppe gocce che vi son cadute dentro.

Credo che Apri gli occhi possa essere non solo una storia potente per chi negli anni Settanta c’era e capisce meglio di cosa parla la Lopez, ma anche un modo per chi invece non c’era di sapere quello che le generazioni precedenti hanno vissuto (e per me è stato così, grazie alla forza dello stile narrativo dell’autrice).
Buona lettura!

Titolo: Apri gli occhi
Autore: Rita Lopez
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 febbraio 2018
Pagine: 186
Prezzo:  16 €
Editore: L’erudita


Rita Lopez è nata a Bari. Dopo il liceo, si trasferisce a Roma per frequentare l’Università “La Sapienza”, dove si laurea in Sociologia e in Archeologia. Ha pubblicato la raccolta di racconti Vie d’uscita. Salvarsi con i Led Zeppelin, Bach e Nilla Pizzi (2016) e continua a scrivere sul suo blog (lopezrita.wordpress.com).

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