Timidezza e dignità | Dag Solstad

Per venticinque anni aveva assiduamente cercato
di adempiere alla missione della sua vita,
quale modesto e riservato professore,
pure con un magro stipendio.

 

Timidezza e dignità è un romanzo del norvegese Dag Solstad che mi ha colpito subito dalla copertina e dal titolo, ancor prima che dalla sinossi. Probabilmente mi sono resa conto che non si trattava di una storia troppo allegra e quindi dovevo leggerlo. Pubblicato in originale nel ’94 e poi per Iperborea nel 2010 con una traduzione di Massimo Ciaravolo, è la storia di Elias Rukla, un professore di liceo a Oslo che un giorno è intento a spiegare a una classe di studenti annoiati L’anitra selvatica di Ibsen. La scarsa attenzione che riceve, unita all’insofferenza nei confronti della sua routine, fa sì che Elias esploda in un moto di rabbia nel cortile della scuola – arriva a rompere il proprio ombrello e a insultare i ragazzi che passano. Da quel momento capisce che forse la sua carriera di insegnante finirà lì, perderà il lavoro. E come lo dirà alla moglie?
Inizia allora un viaggio a ritroso nella memoria, torna coi ricordi a quando lui stesso era uno studente universitario e conobbe Johan Corneliussen, un ragazzo dalla personalità magnetica che studiava filosofia e col quale intreccia un bellissimo rapporto di amicizia. Ricorda quando Eva Linde, che ora è sua moglie, era una ragazza affascinante, prima che si appesantisse con gli anni e la sua bellezza – ma non la sua eleganza – sfiorisse.

La notte dormiva con lei, in una camera appositamente arredata dell’appartamento di Jacob Aalls gate – già, così voleva esprimere la cosa, perché dire che dormiva con lei in camera da letto o nella loro comune camera da letto esprimeva così poco di ciò che sentiva nel dormire insieme a Eva Linde, tanto che, tra sé, chiamava sempre la camera da letto «la camera appositamente arredata dove dormo con lei».

In questo libro, che almeno per la prima metà è spaventosamente lento, il protagonista esprime tutto il disagio di una persona che non è felice nel contesto in cui si trova a vivere. Elias Rukla sembra annoiato nel rapporto con la moglie, non riesce a instaurare conversazioni di un certo livello con nessuno dei propri colleghi, e quando ce n’è uno che sembra valido non sa che approccio tentare con lui per avvicinarlo. Non trova confronto né dialogo, che è paradossale per un professore di lettere che per mestiere fa uso della parola forse nella sua accezione più raffinata. È come ingabbiato nella paralisi dell’esistenza sociale, come scrive Ciaravolo nella postfazione, non riesce ad uscire dal proprio ruolo.
Non esiste una divisione in capitoli, c’è solo un unico e lungo racconto in terza persona del crollo dell’individuo, che sembra ricordare lo stesso sentimento di disillusione di Solstad nella sua narrativa dagli anni Ottanta in poi. Se negli anni Settanta l’adesione al Comunismo poteva rappresentare per lui una speranza, nella produzione successiva, in concomitanza con la sconfitta storica (subita per gli ideali dell’autore), emerge una vera e propria sofferenza sociale.

Confesso che non si è trattato di una lettura molto semplice e scorrevole, nonostante il libro sia breve ci ho messo un po’ a finirlo a causa soprattutto della lentezza della prima parte. Ma letto con molta attenzione Timidezza e dignità è un romanzo in cui Solstad dipinge con grande potenza l’insofferenza che tutti proviamo quando accumuliamo tanti sentimenti contrastanti e quasi esplodiamo per non poterli esprimere. È inoltre una lunga riflessione sul ruolo della cultura al giorno d’oggi e soprattutto su chi ha il compito di trasmetterla agli altri.
Buona lettura!

Titolo: Timidezza e dignità
Autore: Dag Solstad
Traduttore: Massimo Ciaravolo
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 1994 (2010 questa edizione)
Pagine: 176
Prezzo: 16,50 €
Editore: Iperborea

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