Sonno bianco | Stefano Corbetta

Ha ragione mia madre:
tutti noi siamo dentro di lei,
dei pezzi di noi sono rimasti incastrati in quel corpo
e non possiamo farci niente.

 

Sonno bianco è un romanzo di Stefano Corbetta uscito proprio qualche giorno fa, il 27 settembre, per Hacca e che ho letto in questi giorni con molto interesse. Come al solito non ho affrontato una lettura allegra, ma in questo caso il tema principale del libro è di un certo peso; si parla infatti di chi finisce in stato vegetativo, si trova in una condizione di coscienza minima e di come le famiglie del malato affrontino certe situazioni. Nei ringraziamenti Corbetta cita l’Istituto Palazzolo di Milano e il Nucleo di Accoglienza per Persone in Stato Vegetativo e rivolge un pensiero alle famiglie dei degenti, dicendoci praticamente che per scrivere questo romanzo è venuto a contatto con quei problemi e chi si trova a gestirli.
Ma dopo questa premessa passo a parlarvi meglio del libro.

Bianca ed Emma sono due gemelle, identiche nell’aspetto ma molto diverse per carattere. Se la prima è estroversa e gioviale, l’altra è più timida e riflessiva, ma le bambine sono inseparabili, sembra che una non esista senza l’altra. Un giorno devono andare in gita scolastica, la mamma Valeria vorrebbe accompagnarle come ha fatto la madre di una compagnetta, ma Enrico, il marito, le dice che è giusto che vadano da sole e che possono approfittare di quei pochi giorni per riposarsi un pochino e stare da soli. Il pullman coi bambini si ferma a un autogrill, c’è chi deve andare in bagno, chi scende per sgranchirsi, le maestre si dividono. Emma tiene in mano la pallina rossa che le ha regalato Bianca, quando le cade per terra e si mette a inseguirla. Tutto ciò che sente è uno schianto, si ritrova per terra e vede la sorella distesa più avanti. Emma riporterà un difetto a una gamba, Bianca rimarrà in coma.

Erano trascorsi nove anni, ma avrebbero potuto essere un giorno, un’ora, un eterno presente che respirava con lei.

Nove anni dopo Emma ha diciassette anni, frequenta il liceo artistico, studia teatro e fa da babysitter a Mattia, un ragazzino che s’impegna tantissimo al pianoforte. Enrico e Valeria sono sempre marito e moglie ma si sono allontanati, lei ha una relazione col padre di Mattia, Roberto, ed Enrico cerca di stemperare la tensione fra la moglie e la figlia in casa. Bianca è tenuta in vita dalle macchine in un istituto, e vanno tutti a farle visita settimanalmente.
Nelle loro esistenze c’è un vuoto palpabile, la presenza/assenza di Bianca si fa sentire. Valeria, soprattutto, dà la colpa al marito per non averla fatta andare in gita coi bambini quel febbraio di nove anni prima, e nello stesso tempo ha un cattivo rapporto con Emma perché non vuole perdere anche l’altra figlia o forse perché non la perdona di essere sopravvissuta quando invece la sorella è rimasta nel limbo.

Il libro è diviso in due parti dopo una premessa iniziale: il libro di Othie, cioè la parte su Emma, molto più lunga dell’altra perché la ragazza è lì, vive la sua vita in mezzo agli altri mentre la sorella è assente con la mente; il libro di Oth, quello su Bianca in cui, invece, manca fisicamente Emma. Oth e Othie sono due nomignoli che da piccole le gemelle si erano date quando, dopo una lezione di inglese, avevano imparato la parola other. Sembra quasi che mentre una volta le ragazze non potessero esistere l’una senza l’altra, oggi non possano esistere contemporaneamente. Perché a un certo punto si insinua in Enrico e Valeria la speranza che dallo stato vegetativo Bianca possa riuscire ad uscire, che possano esserci dei miglioramenti dopo tanti anni, e bisogna solo affidarsi alla scienza.

L’amore alle volte pesa troppo, alle volte non pesa niente.

Emma intanto – e noi con lei – sente su di sé la colpa di tutto, di esserci mentre la sorella non c’è, di aver creato una frattura nel rapporto tra i suoi genitori con la sua sola presenza, di non essere abbastanza. E nel frattempo studia teatro, è anche molto brava, ha la possibilità di entrare in una compagnia, scopre la musica classica, grazie a Leòn, il giovane insegnante che aiuta Mattia negli esercizi al pianoforte. Una musica che sembra quasi un elemento salvifico per tutti, anche per Bianca, a cui viene fatta ascoltare una registrazione di Leòn e che viene seguita da una musicoterapeuta. E questo è chiaramente qualcosa di autobiografico per Corbetta che ha un passato come musicista (ma di sicuro non si tratta solo del passato perché certe passioni perdurano nel tempo) e, attraverso gli occhi dei suoi personaggi, vede la musica come una cosa che può salvarci, può risollevare gli animi, qualcosa a cui potersi affidare. L’autore inserisce nel romanzo anche il teatro, altra sua passione. Insomma, per alcuni versi gioca su campi che conosce.

Stefano Corbetta, con un linguaggio semplice e lineare ma incisivo, ci racconta una storia di grande intensità, in cui s’intrecciano sentimenti di vario tipo e vite che ruotano tutte intorno alla stessa catastrofe. In Sonno bianco (il sonno, appunto, di Bianca, che muove solo gli occhi ma non guarda nulla in particolare) c’è una presenza enorme di non detti, i personaggi si portano dentro qualcosa di irrisolto, e il caso più chiaro è Valeria che dopo la disgrazia non ha voluto parlare con lo psicologo allontanandosi da tutti.
L’argomento trattato è molto forte, ma mi sembra che in questo libro l’autore lo faccia con grande delicatezza. Immagino che debba essere stato molto doloroso per l’autore immergersi nelle storie delle persone di cui parla nel romanzo, perché quella di Bianca, Emma, Valeria ed Enrico è finzione, ma nella realtà ce ne sono tantissime di questo tipo.
Buona lettura.

Titolo: Sonno bianco
Autore: Stefano Corbetta
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 27 settembre 2018
Pagine: 282
Prezzo: 16 €
Editore: Hacca


Stefano Corbetta è nato a Milano nel 1970. Interior designer, collabora con il quotidiano «Il Cittadino di Lodi», per cui scrive articoli e recensioni. Dopo una lunga esperienza come musicista jazz, si dedica per qualche anno al teatro, per poi approdare alla scrittura. Ha esordito con il romanzo Le coccinelle non hanno paura (Morellini, 2017), ed è tra gli autori dell’antologia Lettera alla madre (Morellini, 2018).

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