Come belve feroci | Giuse Alemanno

Ognuno paga il proprio tributo,
figlia la vendetta cuccioli di sangue.

(Sergej Alexandrovič Esenin)

 

Oggi esce Come belve feroci, un romanzo di Giuse Alemanno edito da Las Vegas edizioni. Il libro mi è stato segnalato poco tempo fa e l’ho letto alla velocità della luce perché fin dall’inizio l’ho trovato di una potenza incredibile. È una storia di criminalità, di ‘ngrangheta, di conti che vanno chiusi, e comincia proprio col botto. Siamo a Oppido Messapico,  in provincia di Taranto, Paolo Sarmenta e la moglie Enza stanno per mettersi a tavola nella loro masseria, quando l’uomo trova il figlio Massimo che ha torturato una gallina e lo chiude in una gabbia per punizione. È un ragazzo difficile, Massimo, fa paura, il padre non riesce a tenerlo troppo a bada e lo soprannomina Mattanza. Quando stanno cominciando a mangiare, irrompe in cucina Costantino Ròchira che, insieme a due scagnozzi, tortura e uccide i coniugi Sarmenta, mentre Massimo dalla gabbia assiste alla scena. La descrizione di questo massacro è fatta con un linguaggio crudo e particolarmente incisivo, mi sono dovuta fermare un attimo e riprendere fiato, perché è stata bella quanto forte.

Ma andiamo avanti. Arriva Vittorio Sarmenta, il fratello di Paolo, che trova Massimo intrappolato, lo libera e si fa raccontare che cosa sta succedendo. Dato che ha un fucile da caccia (che ha a disposizione solo due colpi prima di essere ricaricato), spara due volte e colpisce gli scagnozzi ma non Ròchira, che riesce a scappare. A quel punto, Vittorio capisce che deve sparire, perché Ròchira vorrà finire il lavoro che aveva iniziato, prende la moglie Mimma, il figlio Santo e Massimo, porta via i soldi suoi e del fratello e fugge in un paesino in Val Camonica, dove c’è un compaesano andato via tanti anni prima che magari li può aiutare, Giovanni Argento. Ma lì succederà qualcosa di brutto anche a Vittorio e Mimma, e Santo e Massimo progettano la loro vendetta con molta calma.

Come belve feroci (secondo me non ci poteva essere miglior titolo perché i personaggi sono ferocissimi) mi è stato presentato come «un romanzo crudo, dalle venature hard-core, che non risparmia niente e nessuno, che somiglia a un film di Tarantino raccontato però dalla penna di Verga». Ambientato in piccoli paesi di provincia prima al Sud e poi al Nord, vede come protagonisti due ragazzi diversissimi ma accomunati da un unico desiderio: vendicare i genitori e farlo nel modo più atroce possibile. Massimo, lo abbiamo già detto, fa paura, c’è in lui qualcosa di terribile, una violenza che deve esprimersi in qualche modo e che è slegata da qualsiasi emozione; Santo, invece, è un bravissimo ragazzo, studioso, fa il miglior test d’ingresso nella storia dell’università, prende i voti più alti a medicina, è gentile, insospettabile. I due diventano il braccio e la mente di un progetto criminale che si va delineando col passare degli anni perché si sa, la vendetta è un piatto che va servito freddo.

Il linguaggio forte di Alemanno viene spesso stemperato da un po’ di ironia, come se l’autore volesse dirci di non prendere tutto troppo sul serio. È il racconto della lotta a chi è più furbo, a chi riesce a trovare tutti i punti deboli degli altri e a servirsene per i propri scopi, perché alla fine tutti hanno qualcosa da nascondere, qualcosa che non vogliono che si sappia, tutti sono in qualche modo ricattabili.

Nei giorni passati sul sito di Las Vegas è stato pubblicato un post che ho letto e da cui ho appreso che all’editore è stato proposto da Alemanno un manoscritto parecchio più lungo che è stato poi diviso in due parti, delle quali questo romanzo rappresenta la prima. Leggo inoltre che anche l’editore Andrea Malabaila è rimasto impressionato come me dalla scena iniziale e che l’autore, nella presentazione, dice che in un primo momento altri editori, con risposte lusinghiere, hanno rifiutato la proposta perché “il romanzo è stato giudicato troppo duro, certe descrizioni han creato disturbo”. In effetti sì, è disturbante, quindi per un lettore debole di stomaco potrebbe essere pesante, però intriga e soprattutto – e qui secondo me sta la bravura di uno scrittore – il sentimento di vendetta avvolge completamente il lettore che lo fa suo. Preoccupazione, questa, di Alemanno che nell’appendice avverte: gli esseri umani sono schiavi della vendetta da sempre, se finito questo libro hai paura di ammettere che hai legittimato con indulgenza i progetti di Massimo e Santo, allora l’inferno che li accompagna ha contaminato anche te.

Adesso non ci resta che aspettare la seconda parte e io – che confesso che ero un po’ scettica con questo genere ma mi sono messa volentieri alla prova – non vedo l’ora di sapere come va a finire la storia di Massimo e Santo Sarmenta!

Titolo: Come belve feroci
Autore: Giuse Alemanno
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 25 ottobre 2018
Pagine: 345
Prezzo: 16 €
Editore: Las Vegas


Giuse Alemanno è nato nel 1962 a Copertino (LE) e vive tra Taranto e Manduria. Ha pubblicato diversi libri, tra cui il romanzo “Terra Nera” (Stampa Alternativa, 2005), i due romanzi su Don Fefé e Ciccillo e due testi sull’Ilva di Taranto.
Per Las Vegas edizioni ha pubblicato “Come belve feroci”.