Buon anno, con qualche anticipazione!

Un anno si conclude oggi e uno nuovo comincerà domani. Non mi va di fare bilanci, ma dico solo che me lo sono goduto diversamente dagli altri. Mi sono dedicata alle mie letture più lentamente e in maniera più consapevole, senza pensare di dover fare una corsa contro il tempo per leggere più dell’anno precedente, o per riuscire a metterci dentro più cose possibili. Ho anche abbandonato un libro – cosa che non accadeva da tantissimo – perché mi sono resa conto che stavo perdendo tempo e non ci stavo capendo assolutamente niente. Insomma, quello che vado imparando ogni anno che passa (e non solo in relazione alle letture, ma alla vita in generale) è che ciò che importa è quanto serenamente riusciamo a trascorrere il tempo che abbiamo, senza affannarci o voler fare più di ciò che riusciamo a fare. Perché nessuno poi ci dà un premio, anzi, al massimo ci viene l’ansia.

Dunque, non parliamo dell’anno appena trascorso, di cui non vi faccio il riassunto delle letture che potete comunque trovare nel calendario qui a fianco o scorrendo indietro i vecchi post; parliamo invece del 2019. Credo sia scontato dire che sarà un anno meraviglioso ecc., posso solo augurarvi che sia il più sereno e tranquillo possibile, che si possa stare lontani dalla negatività. Per questo motivo voglio chiudere il 2018 e iniziare il 2019 con delle anticipazioni letterarie che sono uscite sul blog di GoodBook.it, La scimmia dell’inchiostro, qualche giorno fa. Una è mia, le altre sono di altre amiche blogger molto in gamba. Pronti? Via!

Auguri!

novita arrivo 2019 blog

Aspettiamo il nuovo anno pregustandoci già tutte le novità che leggeremo. Ecco quelle più attese dalle nostre book-blogger: otto romanzi che usciranno nella prima metà dell’anno (ma attenzione, le date d’uscita sono indicative) e un libro che non sappiamo se uscirà nel 2019, ma che attendiamo con trepidazione!

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Briciole | Dimentica di respirare / Gli inconvenienti della vita / Vite efferate di papi

Era da un po’ che non spargevo briciole, vero? Ecco, sono tornata a lasciarvi brevi spunti letterari riguardanti libri di cui per vari motivi non mi sono sentita di parlare in modo più esteso. Spesso capita che non riesca a trovare il tempo di scrivere subito della mia ultima lettura e quindi, nonostante gli appunti presi, l’entusiasmo diminuisce e tante cose le dimentico; o capita che magari un libro non mi conquisti completamente ma che non riesca a definirlo brutto (cosa che, comunque, controllando i toni, non dovrebbe avvenire mai perché quel “brutto” è offensivo per tutto il lavoro che c’è dietro), e che, però, ne voglia parlare lo stesso. Bene, fatta questa premessa, vi riporto qui di seguito quei libri che ho letto in tempi più o meno recenti ma che non ho voluto far cadere nel dimenticatoio.

Dimentica di respirare è un romanzo della bolzanina Kareen De Martin Pinter uscito per Tunué nel 2018 nella collana Romanzi diretta da Vanni Santoni. Devo dire che per una la cui paura più grande, forse, è quella di annegare e soffocare non si tratta di una lettura ideale, quindi l’ho considerata una sfida. La storia è quella di Giuliano che fin da piccolo impara a smettere di respirare e a trattenere il fiato più che può sott’acqua; cresciuto, incontra un allenatore di fama e come apneista professionista deciderà di stabilire un nuovo record di apnea, ma un giorno si sveglia con una tosse molto brutta e le analisi dimostrano che ha una brutta patologia. Giuliano, però, non vuole spegnersi piano piano in preda a una lunga agonia, ma sceglie di farla finita in un altro modo, un modo che però rappresenterà un viaggio nel suo passato, nei luoghi oscuri del proprio vissuto, per mezzo del quale riuscirà a far luce su ciò che dentro di sé non ha mai dimenticato.
La vicenda è narrata in prima persona dal protagonista che ci permette così di finire nei meandri della sua mente, di esplorare i suoi stati d’animo quasi fino a farli nostri, a sentire ciò che sente lui. Questo accade soprattutto nei momenti in cui i suoi ricordi si mischiano a ciò che il suo cervello elabora quasi in una dimensione onirica. E qui, confesso, spesso mi sono persa perché non sono riuscita a capire sempre dove lui stia ricordando o stia sognando, o se quelle visioni siano solo allucinazioni. In questi punti, grande rilevanza hanno le ama, le pescatrici giapponesi che si tuffavano nude e andavano giù in apnea, che appaiono molto spesso e provengono dai ricordi di un viaggio di Giuliano in Giappone.
Ecco, qui è proprio il caso di dirlo, non è un libro che si legge tutto d’un fiato: il fiato bisogna spezzarlo, bisogna dimenticare di respirare per procedere in modo più corretto. E questo probabilmente è il motivo per cui, purtroppo, non mi ha conquistata del tutto (nonostante il giudizio pur sempre positivo).
DETTAGLI: Dimentica di respirare, Kareen De Martin Pinter, Romanzo, Letteratura italiana, 113 pp., Tunuè, 14 €


Gli inconvenienti della vita è l’ultima fatica di Peter Cameron di cui avevo letto solo Andorra, alcuni anni fa (lui simpaticissimo, lo incontrai anche in libreria). Non avevo assolutamente idea di che tipo di libro fosse perché ho preso l’ebook alla cieca – ogni tanto lo faccio – e ho iniziato a leggerlo in un momento di distrazione. Arrivata circa a metà del libro mi accorgo che girando pagina la storia cambia, quindi mi rendo conto che non è un romanzo, ma si tratta di racconti, due, abbastanza lunghi. Nel primo si parla di una coppia omosessuale, uno è un avvocato, l’altro è uno scrittore in crisi creativa che non riesce a scrivere e prova disagio anche in altri aspetti della vita, perfino nel rapporto col compagno; nel secondo, la vita di un uomo e una donna sposati da molto tempo viene movimentata da un’inondazione che ha distrutto la casa di un’altra famiglia, che quindi sarà ospite da loro per un po’ di tempo, portando più la moglie che il marito a riflettere sull’apatia in cui sono caduti.
In entrambi i racconti viene descritto l’equilibrio precario sia delle coppie che dei singoli che si sentono quasi bloccati all’interno di queste vite ormai atrofizzate. Si avverte il loro disagio – quello dello scrittore che non ha neanche più voglia di farsi aiutare dallo psicanalista e della moglie che vorrebbe introdurre un elemento di cambiamento nella propria routine – e lo si avverte chiaramente. Devo confessare, però, che nonostante l’eleganza dello stile di Cameron, la sua bravura come narratore, neanche queste storie sono arrivate a toccare il mio animo (da lettrice e non). Peccato, perché per me Adelphi è sempre una garanzia!
DETTAGLI: Gli inconvenienti della vita, Peter Cameron, trad. G. Oneto, Racconti, Letteratura americana, 122 pp., Adelphi, 16 €


Qualche tempo fa mi sono accorta che non avevo mai letto niente dell’editore Quodlibet, così ho chiesto qualche consiglio e fra le altre cose ho acquistato Vite efferate di papi, un libro di Dino Baldi che ho centellinato e mi ha sorpreso. Si tratta di una rassegna, molto spesso ironica, delle opere di (quasi) tutti i papi che la storia abbia conosciuto (dal primo vescovo di Roma fino al 1800 inoltrato), ma non quelle buone, bensì le più oscene, efferate, come recita il titolo. Ci sono tanti personaggi che neanche immagineremmo, compresa la papessa Giovanna o Gregorio Magno che prima di diventare papa sposò la madre (curiosamente col mio gruppo LeggoNobel stavo leggendo nello stesso periodo L’eletto di Thomas Mann che parla proprio di questa storia).
È paradossale che certi crimini siano avvenuti proprio alla corte papale, dove si predica (il bene) ed evidentemente negli anni si è razzolato molto male.
Il testo di Baldi, filologo classico e scrittore, è abbastanza corposo, è un volumetto di 516 pagine che però non risulta mai pesante proprio perché l’autore ci rende la storia interessantissima. Non si tratta di un libro di denuncia e non ha alcun fine moralistico, va preso come una semplice narrazione di fatti realmente (?). Ora non mi resta che recuperare un altro libro di Baldi sempre a cura di Quodlibet, Morti favolose degli antichi, che è precedente ma dello stesso tipo.
DETTAGLI: Vite efferate di papi, Dino Baldi, Saggistica, Letteratura italiana, 516 pp., Quodilibet, 19€

Lezioni di Letteratura | Vladimir Nabokov

Oggi voglio parlarvi di uno dei libri più tosti che abbia comprato e letto negli ultimi tempi. Si tratta di Lezioni di letteratura di Vladimir Nabokov, uscito per Adelphi con una traduzione di Franca Pece il 2 ottobre 2018 e, come potete capire bene dal titolo, è un’opera di saggistica. Non è un romanzo, ma si parla di romanzi, perché altro non è che una raccolta degli appunti, messi in ordine, delle lezioni che tenne Nabokov ai suoi studenti americani di Wellesley e della Cornell. Se in un saggio introduttivo l’autore di Lolita (uno dei libri più geniali mai scritti nella storia, secondo il mio modesto parere), ci parla del buon lettore e del bravo scrittore, dopo comincia ad affrontare sette tra le opere letterarie che universalmente – e non solo secondo Nabokov – hanno fatto la storia, analizzandole in ogni loro parte, quasi passandole al microscopio in maniera molto tecnica. Sono libri che bene o male conosciamo tutti, molti dei quali abbiamo anche letto: Mansfield Park di Jane Austen (confessa di non amare la Austen e di averla spesso un po’ snobbata, ma considera questo libro un capolavoro), Casa desolata di Charles Dickens, Madame Bovary di Gustave Flaubert, Lo strano caso del dottor Jekyll e di Mr Hyde di Robert Louis Stenvenson, Dalla parte di Swann di Marcel Proust, La metamorfosi di Franz Kafka e Ulisse di James Joyce.

Infine, il volume si chiude con un saggio su arte della letteratura e senso comune e con un commiato da cui voglio trarre una citazione che utilizzerò per darvi un’idea migliore su Lezioni di letteratura, su cui per ovvi motivi non posso scrivere una recensione come se fosse un romanzo. Credo che in queste poche righe siano racchiusi tutta la passione e tutto l’amore di Nabokov per l’arte e per la letteratura, cose che ha cercato di trasmettere ai suoi studenti e, grazie a questo libro, anche a noi che possiamo vederci seduti per un po’ nella sua aula.
Buona lettura!

In questo corso ho cercati di rivelarvi i meccanismi di quei giocattoli meravigliosi che sono i capolavori della letteratura. Ho cercato di farvi diventare buoni lettori che leggono i libri non con lo scopo infantile di identificarsi con qualche personaggio, e non con lo scopo adolescenziale di imparare a vivere, e non con lo scopo accademico di indulgere alle generalizzazioni. Ho cercato di insegnarvi a leggere i libri per la loro forma, la loro potenza evocativa, la loro arte. Ho cercato di insegnarvi a provare un brivido di soddisfazione artistica, a condividere non le emozioni dei personaggi, ma quelle dell’autore: le gioie e le difficoltà del creare. Non abbiamo parlato di libri in generale, ma siamo andati al nucleo di alcuni capolavori, al cuore pulsante della questione.

(…)

L’importante è sentire quel fremito in qualsiasi settore del pensiero o dell’emozione. Se non sappiamo fremere, se non impariamo a sollevarci un po’ più in alto della nostra normalità per riuscire a gustare i frutti più rari e maturi dell’arte che il pensiero umano ha da offrire, rischiamo di perdere il meglio della vita.

Titolo: Lezioni di letteratura
Autore: Vladimir Nabokov
Traduttore: Franca Pece
Genere: Saggistica
Anno di pubblicazione: 2 ottobre 2018
Pagine: 526
Prezzo: 26 €
Editore: Adelphi

Il Natale in Russia, Ded Moroz e la storia di Babushka

Quest’anno Manuela di Impressions chosen from another time mi ha chiesto se mi andasse di partecipare al suo calendario dell’avvento letterario e io, che non avevo mai fatto niente del genere, ho accettato con molto piacere. Solo che non sapendo appunto da dove partire mi sono presa il mio tempo e ho scelto di andarmi a documentare sulle tradizioni natalizie, i personaggi folkloristici e le leggende degli altri Paesi per poterli raccontare ai suoi (ma anche ai miei, poi) lettori. È così che sono venuta a sapere che in Russia i regali li porta Nonno Gelo e che più avanti c’è anche una vecchina che va in giro a distribuire doni, una sorta di equivalente della nostra Befana: Babushka.

Ecco qui il post che ho scritto per Manuela sulla casella dell’avvento aperta da me ieri 13 dicembre. Buona lettura!

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Ad essere sincera, più che l’atmosfera del Natale e delle feste in generale, a interessarmi maggiormente sono sempre state le leggende e le tradizioni dei diversi Paesi, motivo per cui ogni tanto mi metto a fare ricerche e scopro storie affascinanti. Questa volta mi sono dedicata a un posto freddissimo!

Se da noi i bambini aspettano con ansia l’arrivo di Babbo Natale, nella fredda Russia chi porta i regali? Lì esiste Nonno Gelo che con l’aiuto della nipote Sneguročka, la “fanciulla di neve” che sarebbe una personificazione dell’inverno, se ne va in giro a distribuire doni a Capodanno. È un vecchietto dalla barba lunghissima…

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Spyros. Il marinaio italiano | Rita Giammarresi

Mi chiamo Giuseppe e oggi è una gelida giornata d’inverno.
Il mio cuore ha smesso di battere da qualche minuto.
Dunque sono morto, ma stranamente credo
di non essermi mai sentito più vivo di adesso.
Mi sembra di nascere oggi.

 

Quello che vi propongo oggi è un libro di cui mi fa tanto piacere parlare perché sono siciliani sia l’autrice, sia il protagonista, sia l’editore. Spyros. Il marinaio italiano è il romanzo d’esordio di Rita Giammarresi, palermitana come me, pubblicato a novembre da Bonfirraro editore, di Barrafranca, in provincia di Enna. La storia sta a metà tra l’autobiografia (fittizia, però) e il romanzo di formazione, e comincia nel momento in cui Giuseppe anziano, protagonista e voce narrante, è appena morto ed è circondato dai parenti che lo piangono. Confessa, però, di non essersi mai sentito più vivo e, anzi, di cominciare a ricordare anche gli eventi più insignificanti, i particolari più piccoli di tutta la sua esistenza, che decide di raccontarci dal principio. Pinuzzu, come lo chiamavano nel caratteristico rione del Capo di Palermo, in cui è nato nei primi anni Venti, è figlio di donna Maria l’infermiera – che all’epoca era come essere figli di una dottoressa dalla carriera prestigiosa – e dal figlio illegittimo di un barone, il quale però morì presto lasciando Maria ad occuparsi da sola di questo bimbo. Non era facile, dato che in ospedale c’era tanto lavoro, e così spesso Giuseppe passava molto tempo con una zia e i cugini. Maria, un giorno, decide di mandare il figlio in collegio sia per tenerlo lontano dalla strada ed evitare che finisca in brutti giri, sia perché è più economico, con qualche donazione ai monaci il ragazzino riceverà un’istruzione.

È così, infatti, che dopo cinque anni tremendi in collegio, Giuseppe torna a casa “allittrato” (istruito) e per non gravare ulteriormente sulle spalle della madre decide di cercarsi un lavoro. Con uno stratagemma riesce a farsi assumere al cantiere navale, fino a quando, però, a casa non arriva la cartolina della chiamata alle armi, così è costretto a partire per la guerra a soli diciannove anni. Verrà arruolato in Marina e mandato in Grecia, a Zurza, dove passerà circa quattro anni della sua vita, anni importantissimi che lo segneranno nel profondo. È proprio lì che gli verrà dato da alcuni amici greci il soprannome di Spyros, simbolo di fortuna e abbondanza.

Grazie a Nerea e agli altri amici greci, potevo camminare dentro la vita ascoltando le regole del cuore e non più solo quelle imposte dalla razionalità.

Ma Giuseppe altri non è che Giuseppe Giammarresi, alla cui memoria l’autrice Rita dedica questo romanzo cercando di ricostruirne la vita, le peripezie, le gioie e i dolori. Ma, vista in modo più ampio questa potrebbe essere la storia di tanti altri che in quel periodo furono chiamati a combattere una guerra a cui non avevano scelto di partecipare, molti mariti, padri, figli, fratelli di qualcuno, che dovettero lasciare le proprie famiglie per andare chissà dove. Giuseppe ha la fortuna di essere mandato in un posto che lo arricchisce interiormente e forse gli dà anche il coraggio di ricostruire la propria vita una volta tornato a Palermo. E uso proprio il termine ricostruire perché la città che trova al suo ritorno è in parte distrutta dai bombardamenti, è piena di cantieri e di ruderi da demolire. Sarà da lì che deciderà di ripartire: se tutto è distrutto, allora bisogna creare.

Dalle parole di Rita Giammarresi emerge la figura di un uomo che, nato in una situazione economica non facile, intraprende un importante percorso di crescita (possiamo definirlo quindi romanzo di formazione?) e si fa letteralmente da sé: si migliora, crea il proprio futuro dal nulla contando solo sulla propria forza di volontà, non si arrende mai davanti alle difficoltà e riesce ad assicurare un avvenire solido alla sua famiglia. Quella di Giuseppe è una storia di speranza e di riscatto, che l’autrice ci narra con l’amore di una figlia fiera del proprio padre.

Curiosi? Buona lettura!

Titolo: Spyros. Il marinaio italiano
Autore: Rita Giammarresi
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 240
Prezzo: 16,90 €
Editore: Bonfirraro editore


Rita Giammarresi – classe ‘73, è nata a Palermo, dove ha conseguito il diploma di maturità classica. Lavora da circa vent’anni nel settore dell’edilizia e da sempre nutre l’amore per i libri, la scrittura e la fotografia. Fin da giovanissima si è accostata alla lettura dei suoi autori preferiti, tra i quali Gabriel García Márquez, Marguerite Duras e Sergio Bambarén.
Grande appassionata di mare e di vulcani, quando può si rifugia sull’isola di Stromboli, luogo di assoluta ricerca di coscienza nel quale ama scrivere e perdersi nella contemplazione degli elementi del cosmo.Gestisce su Facebook il gruppo “I love Stromboli (Iddu)”.
Spyros è il suo romanzo d’esordio.

Amor | Eva Clesis

Lucia da quasi un anno si è separata dal marito, il grande amore della sua vita, ed è sopravvissuta a un incidente: si è schiantata con la macchina contro un muro, è rimasta con una gamba malconcia e un’andatura claudicante. Nella vita è una scrittrice e traduttrice e vive in una casa minuscola che lei stessa chiama monoloculo, perché è la parte di un appartamento più grande che è stato diviso in quattro. Non è semplice sentirsi soli e abbandonati, vivere in un posto piccolissimo e fare un lavoro in cui i pagamenti arrivano spesso in ritardo, ci sono sempre problemi e periodi di magra. Mettiamoci pure che viene bersagliata di continuo da telefonate di gente che sbaglia numero. Un giorno, però, mentre non ha niente di meglio da fare e si sta mettendo a cucinare un piatto di pasta, telefona Francesco che la cerca Marta per farle le condoglianze per la morte della madre. Chissà perché Lucia sta al gioco, si finge Marta e rimane quasi un’ora e mezza a parlare con Francesco che capisce essere l’ex fidanzato della reale destinataria della chiamata, un ragazzo che lei ha allontanato – addirittura chiamando la polizia – perché pericoloso. E in effetti lui le racconta di aver avuto un’altra donna poi, Sonia, che ha fatto a pezzi. Ma in senso letterale o no? L’ha uccisa? Lo stesso Francesco ci gioca su, non dicendo mai se parli sul serio o meno. Si capisce che è ancora innamorato di Marta, Lucia fa anche finta che sia il suo ex marito, Carlo, e si lascia trasportare.
Questa è una piccola parte della vita di Lucia, che se ne andrà in giro per Roma per risolvere tante piccole cose, ma la bugia telefonica avrà conseguenze impreviste, perché non si gioca col fuoco.

Amor è l’ultimo romanzo di Eva Clesis, uscito per Miraggi edizioni ad ottobre di quest’anno. Il titolo, oltre a richiamare uno dei temi principali del romanzo, e ad essere per ammissione stessa dell’autrice il contrario di Roma, viene fuori da un passaggio del libro in cui Carlo sta per chiamare “amore” Lucia ma lei lo interrompe e non gli lascia finire la parola.
L’autrice dice in un’intervista che ha iniziato a scrivere della telefonata e poi il resto della storia è venuto da sé intorno a quel nucleo. E proprio la chiacchierata con Francesco permette alla protagonista di uscire momentaneamente dal torpore, uscire e occuparsi di questioni in sospeso – che significa incontrare gente, affrontare nuovi traumi, cacciarsi anche in situazioni problematiche. Ma Lucia è una donna che forse di quella telefonata in qualche modo aveva bisogno, perché la risveglia e le fa capire che deve muoversi: che sia per fuggire, per avere qualcosa, per parlare con qualcuno, ma deve muoversi.

Confesso che a me piace molto lo stile della Clesis (che è uno pseudonimo), perché è semplice ma allo stesso tempo ha una grande forza. Non si avverte mai la distanza tra l’autrice, la protagonista e le situazioni narrate, è come se le vicende fossero sviluppate da spunti autobiografici, ma apprendo che di autobiografico potrebbe esserci solo l’incidente che ha avuto Lucia, vago ricordo di quello di cui la Clesis non ha voluto parlare. Ciò che comunque trasmette è una forte sensazione di claustrofobia quando siamo all’interno del monoloculo, e poi una sorta di paranoia generata dalle paure di Lucia che a un certo punto non sa come muoversi e teme che ogni sua azione possa provocare effetti via via peggiori. Ma il punto principale della storia, come era stato anche ne Lo Straordinario, il penultimo romanzo di Eva Clesis, è capire se la situazione sia tutta reale o sia solo frutto delle elucubrazioni della protagonista. Esiste davvero il pericolo che Francesco si sia reso conto della bugia? Era serio quando ha detto che ha fatto a pezzi la sua ultima fidanzata? E se avesse capito di essere stato ingannato, sarebbe in grado di rintracciare Lucia, scoprire il suo indirizzo e andare a casa sua? Questo lo scoprirete alla fine, e sarà proprio una rivelazione.

Buona lettura!

Titolo: Amor
Autore: Eva Clesis
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 144
Prezzo: 15 €
Editore: Miraggi