Come fermare il tempo | Matt Haig

L’unica regola è non innamorarsi.
Ce ne sono altre,  ma questa è la principale.
Non innamorarsi. Non amare. Non sognare l’amore.
Se tieni fede a questa regola, andrà tutto bene.

 

Tom Hazard insegna storia in un liceo, ha l’aspetto di un uomo sulla quarantina e vive nella Londra dei giorni nostri. In realtà, però, Tom ha quattrocentotrentasei anni ed è di origini francesi, e questa è una delle tante vite che ha vissuto finora. Quando era adolescente si è accorto che sì, invecchiava, ma molto lentamente, che un anno di una persona normale corrispondeva a circa quindici anni suoi. Non è come quei vampiri immortali, diciamo che assomiglia di più agli alberi centenari o alle vongole artiche, esseri viventi dotati di una longevità che sembra quasi incredibile. Una volta si è rivolto a un illustre medico che stava portando avanti degli studi sulla progeria, proprio per avere qualche ragguaglio sulla sua disfunzione, che è stata chiamata anageria, ma quel dottore è stato misteriosamente trovato morto qualche giorno dopo. Tom viene a sapere allora che esiste una società, di cui entra a far parte dal momento in cui ne è a conoscenza, di individui vecchissimi che si proteggono fra loro perché sono tutti in pericolo. Anche se non c’è più la caccia alle streghe (la madre di Tom era stata uccisa perché sospettata di aver fatto un incantesimo per mantenere sempre giovane il figlio), bisogna stare attenti agli scienziati che potrebbero voler catturare qualcuno di loro per farne una cavia da laboratorio per eventuali scoperte per contrastare l’invecchiamento cellulare.

Il capo della società degli Albatros (un tempo si pensava che questi fossero animali in grado di vivere per moltissimi anni, ma ora il nome è antiquato), Hendrich, un uomo di circa novecento anni che ha l’aspetto di un settantenne, dice di voler proteggere tutti quelli come lui e di cercare nel mondo, nascosti tra le effimere (chiamano così i “normali”, come quegli insetti il cui ciclo vitale si esaurisce in una giornata), coloro che magari sono alla deriva, si stanno nascondendo e non sanno di non essere soli. Hendrich ha molti contatti, è in grado di creare documenti falsi per le nuove vite di tutti e dà a Tom alcune regole: cambiare vita ogni otto anni, alla fine dei quali gli verrà assegnato un compito, e – la più importante – non innamorarsi. Perché sarebbe difficile innamorarsi di una persona che ci invecchia tra le mani mentre restiamo giovani, e sarebbe un elemento destabilizzante. Infatti lui soffre ancora moltissimo per la perdita di Rose, circa quattrocento anni prima, e sta ancora cercando Marion, la figlia avuta da lei, che a quanto pare ha la sua stessa disfunzione.

Supplicai Dio, lo implorai e cercai di scendere a patti con lui, ma Dio non scese a patti. Dio fu ostinato, sordo e indifferente. E lei morì, e io vissi, e una voragine si spalancò, buia e senza fondo, e io caddi e continuai a cadere per secoli.

Come fermare il tempo è un romanzo di Matt Haig, edito da Edizioni e/o, che ho comprato il mese scorso quando ero in libreria per altri motivi. Sono parecchi anni che non mi capita più di non aver niente da leggere, quindi quando prendo un libro c’è sempre un motivo particolare. Di questo, lo confesso subito, mi aveva attirato la copertina che a quanto pare è stata lasciata uguale all’originale in inglese, è stato solo tradotto il titolo. Io la trovo bellissima, con la clessidra in primo piano. Ovviamente, avevo letto già in rete la sinossi e mi sembrava molto interessante. Devo dire che ho passato qualche giorno in compagnia di una storia appassionante e piacevolissima da leggere, è uno di quei libri che non sono affatto pesanti (che in un momento di festività e di svago ci stanno eccome!) ma che comunque lasciano qualche spunto di riflessione. Non è un libro inconsistente, ecco. Affatto.

Matt Haig e la copertina originale

I capitoli, alcuni dei quali molto brevi, sono un’alternarsi di flashback e ritorni alla Londra di oggi, come pezzetti di un puzzle che si va componendo piano piano perché il lettore possa conoscere la storia di Tom Hazard, professore molto simpatico che insegna la storia quasi come se l’avesse vissuta in prima persona (strano, eh?). Ma la sua vita – che ci racconta in prima persona – è una grande riflessione sul tempo e sul modo in cui lo trascorriamo. Tom si rende conto che è davvero difficile imparare a vivere, che magari ci sono quelli che riescono a farlo e quelli che, invece, dopo quattrocento anni ancora non hanno capito tante cose. Gli viene detto da qualcuno che l’importante è avere uno scopo, un punto fermo che rimanga lì negli anni, qualcosa a cui potersi aggrappare quando tutto intorno a noi sembra cambiare per restare, però, sempre uguale. E lui lo sa, anche da insegnante di storia, che ciclicamente avvengono sempre le stesse cose, le stesse guerre, gli stessi problemi, anche se per motivi in apparenza diversi. Così il cambiamento smette di essere una novità e diminuisce anche la tolleranza nei confronti di chi continua a commettere gli stessi errori.

Ma in questo discorso basato sulla logica non trovano spazio le emozioni che, come dice Tom, non obbediscono alle leggi dell’aritmetica. Proteggere se stessi per paura di essere feriti – per obbedire invece alla regola di Hendrich di non innamorarsi – può provocare un tipo diverso di dolore dovuto a una mancanza importante (tanto che i ricordi di ciò che non ha gli provocano mal di testa che lui chiama “mal di memoria”). È così che con una serie di riflessioni il protagonista capisce di aver passato molto tempo a sopravvivere, più che a vivere, e inizia un percorso di maggiore consapevolezza per ritrovare se stesso.
Ha vissuto tanti anni come quelle “effimere” che non hanno le risorse psicologiche per trascorrere più anni del dovuto, perché si abituano e si annoiano; ha vissuto come bloccato all’interno della stessa canzone per moltissimi tempo. E adesso, in quella Londra di cui conosce ogni angolo, è arrivato il momento di ritrovare il coraggio messo da parte.

L’unico difetto, a mio parere, di questo libro – ma nemmeno di pecca si può parlare – è che in alcuni punti può sembrare un po’ forzato, soprattutto quando Tom racconta che nella sua lunghissima vita ha conosciuto personaggi realmente esistiti: ha suonato il liuto nella compagnia di Shakespeare, ha viaggiato col capitano Cook, ha incontrato in un bar a Parigi i Fitzgerald. Però è una storia e come tale va presa, infatti molti di questi aneddoti sono anche molto divertenti.
Nei ringraziamenti Haig ha incluso anche Benedict Cumberbatch che – scopro – «ha colto il potenziale per un film». Dunque aspettiamo questo film, che secondo me sarà davvero carinissimo.
Nel frattempo, buona lettura e buon inizio d’anno!

Titolo: Come fermare il tempo
Autore: Matt Haig
Traduttore: Silvia Castoldi
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 29 agosto 2018
Pagine: 360
Prezzo: 18 €
Editore: e/o

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