L’animale morente | Philip Roth

L’unica ossessione che vogliono tutti: l'”amore”.
Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi?
La platonica unione delle anime?
Io la penso diversamente.
Io credo che tu sia completo prima di cominciare.
E l’amore ti spezza.
Tu sei intero, e poi ti apri in due.

 

Tra una nuova uscita e l’altra cerco sempre di trovare il tempo per recuperare qualcosa che non è proprio recente ma che ha una sua importanza. È il caso di Philip Roth, autore che amo moltissimo e di cui voglio leggere piano piano ogni cosa. Questa volta mi sono concessa un libro piccolino, L’animale morente, pubblicato in originale nel 2001 e per il pubblico italiano nel 2002 da Einaudi, con una traduzione di Vincenzo Mantovani.
Protagonista e voce narrante della storia è David Kepesh, un professore di critica letteraria di sessantadue anni che appare anche in altri romanzi di Roth, come Il seno e Il professore di desiderio (che viene citato più o meno velatamente in questo libro). All’uomo è capitato spesso di intrattenere relazioni con alcune delle sue studentesse ma è quando incontra la ventiquattrenne cubana Consuela Castillo che la sua vita cambia. Lei non è come le altre, la loro non è una semplice relazione erotica; si convince che i seni di Consuela siano i più belli che abbia mai visto e ne è letteralmente ossessionato. Nonostante questo, David porta avanti da molti anni una relazione con una vecchia amante. Il suo atteggiamento nei confronti della vita e delle donne, comunque, influenza anche il figlio quarantaduenne, Kenny, che ha una moglie e una relazione adultera con un’altra ragazza perché – sembrerebbe – l’esempio che ha avuto in famiglia è stato quello di un padre che non sapeva prendersi delle responsabilità ed è finito anche lui sulla stessa strada.

David è combattuto, nonostante il suo interesse per Consuela, non lascia che la relazione vada oltre una forma esclusivamente fisica, si rende conto che è molto più vecchio di lei e che situazioni “più intime” come la conoscenza di familiari (lei poi fa parte di una famiglia benestante) o amici di lei sarebbe imbarazzante per lui. Non saprebbe come gestirla. L’indecisione lo logora. Sa che non troverà mai più un’altra come lei, ma anche Consuela negli anni non conosce più nessuno che ami e rispetti il suo corpo come il suo professore/amante, motivo per cui anni dopo tornerà a chiedergli qualcosa di molto importante.

Il titolo, com’è spiegato a pagina 75, viene da un verso di Yeats: «Consumami il cuore; malato di desiderio | E avvinto a un animale morente | Che non sa cos’è». Ma chi è l’animale morente? David che si strugge di desiderio e ossessione d’amore per una ragazza che non è destinata a lui, o Consuela? Quello che sembra palese è che Roth voglia metterci di fronte al classico legame tra amore e morte, eros e thanatos, un amore fisico e travolgente che però necessariamente deve portare a qualcosa di nefasto, quasi a compensare ciò che di bello e potente ha offerto in precedenza. David è prigioniero di Consuela, ribadisce di continuo la sua libertà lanciandosi anche in una lunghissima dissertazione sulla libertà sessuale degli anni Sessanta, quando le donne hanno cominciato a non sentirsi più legate a quegli stereotipi che le volevano virtuose e gli uomini si sono distaccati un po’ dai legami rigidi. È lui l’incarnazione di quel periodo, ma rimane invischiato nella relazione con questa giovane cubana che gli fa sentire quanto ormai i tempi siano cambiati e quanto lui sia diventato vecchio. Ne è così succube che si sente quasi in competizione con i giovani con cui lei ha avuto delle relazioni prima di lui: uno in particolare le aveva chiesto di osservarla mentre sanguinava nei giorni delle mestruazioni, e allora anche David le chiede la stessa cosa, addirittura va oltre. La potenza dell’attrazione sessuale.

Nonostante le descrizioni accurate o in un certo senso spinte, Roth, da grande scrittore qual è, non cade mai nel volgare, anzi fa emergere il dolore del suo protagonista che si dibatte tra ossessione e razionalità. Non dico di più perché l’autore lo conosciamo tutti, tanto è già stato detto e sicuramente il mio non è un parere nuovo, ma volevo comunque parlare a chi mi legge di questo bellissimo e breve romanzo che ho affrontato nei giorni passati, di quello che trovate nel libro e farvi capire che cosa mi ha lasciato.
A presto col prossimo Roth, allora! Buona lettura.

Titolo: L’animale morente
Autore: Philip Roth
Traduttore: Vincenzo Mantovani
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2002
Pagine: 113
Prezzo: 10 €
Editore: Einaudi

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