L’ambasciatore delle foreste | Paolo Ciampi

Comincia così la storia dell’uomo che amerà gli alberi.
Alberi, scriverà un giorno,
che saprà considerare persone, non cose.
Più di quanto ci riesca io.

 

Se c’è un genere a cui mi dedico di rado, ma che mi dà sempre grandi soddisfazioni, questo è la biografia. Sono convinta che dietro l’idea che ci si fa di un personaggio a partire dal suo operato, dal suo ruolo nella storia o da ciò che decide consapevolmente di far vedere alla società, ci sia tanto altro. Ma questo “altro” da dove può venir fuori per permetterci di conoscere meglio una persona? Diari, lettura attenta di ciò che ha scritto (se è uno scrittore), connessioni tra i luoghi in cui ha vissuto o l’importanza delle battaglie che, metaforicamente, ha combattuto. È così che Paolo Ciampi, giornalista e scrittore fiorentino, tira fuori dal dimenticatoio per alcuni e fa scoprire ad altri la figura di George Perkins Marsh, uno che potremmo descrivere come ecologista ante litteram, un uomo curioso e così versatile da lanciarsi spesso in iniziative di scarso interesse che non lo hanno portato a nulla. Ma che in altri casi ha saputo fare la differenza.

Cos’è che ha fatto di noi quello che siamo? Quali e quante parti ci compongono?
Discendiamo da parole, gesti, sguardi. Siamo eredi di istanti che abbiamo vissuto e di cui a volte non siamo nemmeno consapevoli. O di cui diveniamo consapevoli solo da un certo punto in poi: e che almeno non sia troppo tardi.

George Perkins Marsh (Woodstock, 15 marzo 1801 – Vallombrosa, 23 luglio 1882)

L’ambasciatore delle foreste, edito da Arkadia editore qualche mese fa (nella collana Senza rotta curata da Luigi Preziosi e Marino Magliani), nasce dopo che Ciampi legge un libro, datogli anni prima da un amico, in cui Marsh parla degli effetti che una gestione sbagliata delle risorse da parte dell’uomo può avere sul nostro pianeta. Ciampi vuole capire chi era quest’uomo vissuto nell’Ottocento che già trattava argomenti che oggi sono caldissimi, ma non sa da dove partire. Definirlo “ambasciatore, intellettuale, ecologista” sarebbe sbrigativo, sembrerebbe l’occorrente per una lapide. Quindi – senza neanche sapere come cominciare per introdurre un tale personaggio – decide di raccontarci da dove è partito, chi era la sua famiglia, come è arrivato a essere chi era. Nato a Woodstock nel 1801, quando ancora la città non era famosa per il concerto, studiò e diventò avvocato, ma si applicò sempre a qualsiasi cosa potesse suscitare la sua curiosità, arrivò perfino a pubblicare un volume sui cammelli e a occuparsi di linguistica, di finlandese, norreno o islandese. Si sposò, ebbe due figli, perse la moglie e un figlio, e poi si risposò con un’altra donna che lo amò molto e che condivise con lui molte delle sue battaglie.
Ambasciatore lo fu davvero, per gli Stati Uniti in varie parti del mondo, con un mandato riconfermato più volte da più presidenti; e lo fu anche nell’Italia che era appena nata dopo l’unificazione. Visse nel nostro Paese per molto tempo e lo amò tantissimo, ne amava proprio il territorio, le montagne, i boschi, che guardava con il suo occhio da ecologista e non da semplice ammiratore. Faceva lunghe camminate fino a quando fu troppo vecchio per certi passaggi impervi e certe distanze, ma non si arrendeva perché sentiva che quei luoghi erano il suo paradiso.

Sarà sempre così nella sua vita, intendo, nel suo lavoro di parlamentare o di diplomatico. Un acrobata in precario equilibrio. Sospeso tra la voglia di dare il meglio di sé e la voglia di fare altro. Non di non fare niente, ma di fare altro.

Ed è proprio la sua permanenza in Italia e, nello specifico, a Firenze, che lo rende così vicino a Paolo Ciampi, il quale scrive questo libro quasi a volerne celebrare il lato umano mettendo da parte quello da diplomatico. In quello che appare come un lungo dialogo col lettore, l’autore racconta di un uomo stravagante che mentre incontra i reali o le alte cariche dello Stato, mentre cioè conduce l’esistenza di un ambasciatore, si preoccupa di salvare le foreste, di creare parchi o di come portare i cammelli nelle praterie degli Stati Uniti. E proprio perché non si tratta di una biografia da manuale, il punto di forza de L’ambasciatore delle foreste è il modo di Ciampi di trasmetterci la sua ammirazione nei confronti di Marsh senza mai diventare troppo serio o didascalico.
Secondo alcune voci potrebbe essere uno dei possibili candidati al Premio Strega 2019. Staremo a vedere. Nel frattempo, buona lettura!

Titolo: L’ambasciatore delle foreste
Autore: Paolo Ciampi
Genere: Biografia
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 158
Prezzo: 14 €
Editore: Arkadia


Paolo Ciampi – Giornalista e scrittore fiorentino, Paolo Ciampi ha lavorato per diversi quotidiani e oggi è direttore dell’Agenzia di informazione e comunicazione Toscana Notizie. Si divide tra la passione per i viaggi e la curiosità per i personaggi dimenticati nelle pieghe della storia. Ha all’attivo oltre venti libri con diversi riconoscimenti nazionali e adattamenti teatrali. Gli ultimi, in ordine di pubblicazione, sono L’uomo che ci regalò i numeri (Mursia) che racconta i viaggi e le scoperte del matematico Leonardo Fibonacci, L’Olanda è un fiore. In bicicletta con Van Gogh, finalista del Premio Albatros – Città di Palestrina, e due libri che raccontano cammini, Tre uomini a piedi (Ediciclo) e Per le Foreste sacre (Edizioni dei Cammini). Con Tito Barbini è uscito per Clichy con I sogni vogliono migrare. È molto attivo nella promozione degli aspetti sociali della lettura e partecipa a numerose iniziative nelle scuole.

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