Il piano inclinato | Matteo di Pascale

E c’era infine quel ragazzo italiano che si era perso,
era venuto in Olanda con chissà quale preziosa missione
e invece se ne era completamente dimenticato.

 

Francesco è un ragazzo milanese che ormai da quasi sei anni vive ad Amsterdam. Ha lasciato la sua città, la sua famiglia, il lavoro e il suo grande amore, Renata, per andare in Olanda, dove ormai guadagna bene come copywriter. Se la ricorda ancora nitidamente, Renata, col suo viso triste mentre lo saluta alla partenza, sapendo che forse non lo rivedrà più; un amore buttato via per cosa? Ambizione? Noia? Bisogno di qualcosa di più? Al suo ex capo Francesco aveva detto che aveva sempre avuto il sogno di andare all’estero, per quello si licenziava. Ma ora, tornando indietro con i pensieri, non si ricorda più perché è andato via da Milano e da tutto ciò che aveva, e in più inizia a stargli stretta la sua nuova vita. È bravo nel suo lavoro, così bravo che Joost, il suo superiore, vuole offrirgli un contratto a tempo indeterminato, ma c’è qualcosa che non funziona.
Ha sempre visto Amsterdam come un luogo dove tutto è leggero, le relazioni, i legami, le situazioni, dove niente sembra essere definitivo. È quasi un luogo di passaggio, dove nessuno degli altri expat – il suo migliore amico greco Christos, l’americana Julia, il suo amico di sempre Giorgio, o la spagnola Nina – immagina di stabilirsi definitivamente. A questo Francesco non aveva mai pensato, mentre passava le sue serate tra donne facilissime da avere, alcool, droghe e festini. Frequenta nello stesso tempo Julia e Nicky, ed entrambe hanno altre relazioni, s’innamora di Nina, che sta insieme a Christos, ma al greco non sembra importare troppo questa condivisione della stessa ragazza. Sembra tutto così fumoso, senza contorni chiari.

Quando gli chiedono come mai abbia deciso di andare in Olanda Francesco non se lo ricorda più, non trova una risposta plausibile, capisce di essersi perso. Una cosa la ricorda bene, però: quando era ancora a Milano aveva scritto un racconto e sognava di passare la vita seduto a qualche tavolo a inventare storie, mettere nero su bianco ciò che la sua mente creava. È possibile, dopo tanto tempo, recuperare un sogno e ricominciare a viverlo? Ed è possibile tenerselo stretto, quel sogno?

Nightlife in Amsterdam

Quella di Francesco è la storia che ci racconta Matteo di Pascale nel romanzo Il piano inclinato, edito da Las Vegas edizioni, in uscita proprio oggi. È la storia di Francesco, dicevo, ma può essere benissimo quella di tanti ragazzi che decidono di lasciare tutto per cercare qualcosa di meglio in un’altra parte del mondo e che, però, non riescono mai a sentirsi a casa, non riescono a instaurare legami o mettere radici perché non percependo quel luogo come “casa”, forse, lo vedono solo come un momento di passaggio. Il protagonista ogni tanto passa delle serate con altri expat italiani, Giorgio, Claudio, Rossella, e assiste di continuo ai soliti discorsi su quanto chi è rimasto in Italia si lamenti di non trovare lavoro, di non concludere mai nulla, e “Ma perché non vanno via se in Italia ci stanno così male?”. Allo stesso modo, la vicenda è ambientata ad Amsterdam, ma potrebbe esserlo ovunque, anche se le atmosfere della capitale olandese, con la balaustra sul fiume, i coffee shop, le strade piene di giovani che entrano ed escono dai locali, giocano un ruolo importante all’interno del libro. È come se Francesco fosse costantemente immerso nella nebbia di quei locali notturni, con musica altissima, dove la gente beve e si droga fino al mattino e fino a stare male.
Ed è proprio questo malessere che il titolo ricorda, il ragazzo si sente come la pallina che scivola su un piano inclinato sempre più velocemente, perché sente che tutto intorno a lui sta crollando e non capisce quale decisione prendere perché questo non accada.

Ma Il piano inclinato, a mio avviso, o meglio, per come l’ho visto io, è anche una riflessione sulle relazioni al giorno d’oggi. Francesco si sente molto solo ed è proprio per questo che si rifugia in una serie di rapporti mordi e fuggi in cui il sesso lo aiuta a colmare dei vuoti ma allo stesso tempo non fa che spalancare ancor di più la voragine dentro di lui. Ho letto qualche tempo fa in giro un articolo in cui si diceva proprio questo, cioè che spesso per non sentirci soli prendiamo le persone come tappabuchi, ci servono solo a soddisfare un bisogno, colmare un vuoto, appunto, e non diamo loro troppa importanza a lungo termine. Le accogliamo solo in maniera temporanea, finché non arriva la data di scadenza che, però, vediamo fin dall’inizio. Per questo Francesco non si scompone quando Julia lo saluta e non si farà sentire più, quando Nicky sparisce delusa dalla sua vita, o quando Nina, nonostante palesemente provi qualcosa per lui rimane sempre come un cagnolino fedele accanto a Christos. Non si scompone e non combatte, perché non vuole davvero quello che ha o che gli capita. E non è nemmeno una questione di insicurezza, ma forse siamo figli del nostro tempo e quello che ci manca sono le prospettive, nel lavoro come negli altri ambiti della vita.
Io, che mi lascio coinvolgere sempre moltissimo dagli stati d’animo dei personaggi dei libri – soprattutto quando sono raccontati così bene – confesso di aver passato tanto tempo a riflettere su queste cose e di essermi un po’ lasciata andare a questa malinconia di fondo che si avverte tra le righe.

Il malessere di Francesco è la dimostrazione che cambiare vita, avere il coraggio di mollare tutto per avere qualcosa di più stabile, non è così semplice come sembra. Per iniziare un nuovo cammino se ne deve necessariamente abbandonare un altro e le rinunce si fanno sentire, pesano e spesso si accumulano e fanno sì che quella biglia d’acciaio sul piano inclinato acceleri sempre di più.

Buona lettura!

Titolo: Il piano inclinato
Autore: Matteo di Pascale
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 21 marzo 2019
Pagine: 260
Prezzo: 15 €
Editore: Las Vegas edizioni


Matteo di Pascale è nato nel 1987 ad Alessandria e vive a Torino. È un creativo multidisciplinare: ha lavorato come copywriter e designer in agenzie di pubblicità. Ha pubblicato La storia dell’ultimo arlecchino (OTMA) e La lezione di Milano (Blonk Edizioni). È autore di Intùiti, Fabula e Cicero, tre strumenti per la creatività e la scrittura applicata. Per Las Vegas edizioni ha pubblicato Il piano inclinato.

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