Ai sopravvissuti spareremo ancora | Claudio Lagomarsini

Forse la morte serve a farci capire anche questo:
che degli altri,
quando siamo finalmente costretti a pensarci,
non sappiamo proprio niente.

 

Un uomo torna dal Brasile nel suo paese d’origine, nella Lunigiana, perché la vecchia casa di famiglia, ormai disabitata, è stata messa in vendita e tocca a lui indicare quali scatoloni bisogna dar via e quali tenere. La madre non vuole avere niente a che fare con questa roba, si è trasferita altrove dopo che il marito è stato male, e poi si capisce fin dall’inizio che in quel luogo ci sono tanti ricordi forse dolorosi. Ad ogni modo, rovistando fra vecchi oggetti l’uomo trova dei quaderni e inizia a leggerli. Sono quei quaderni in cui nell’estate del 2002 suo fratello Marcello, all’epoca diciottenne, stava scrivendo un romanzo ispirato alla loro vita; aveva solo cambiato alcuni nomi sostituendoli con dei soprannomi: il narratore era “il Salice”, il marito della madre Wayne, il vecchio vicino di casa e amante della nonna “il Tordo”. Leggendo quelle pagine l’uomo torna indietro di diversi anni e ha modo di rivivere eventi drammatici della propria famiglia da una prospettiva diversa, che non è la sua ma quella di Marcello, un ragazzo riservato e dolce che si arrabbiava per le ingiustizie e non riusciva ad accettare il brutto dell’esistenza.

Ai sopravvissuti spareremo ancora è il romanzo d’esordio di Claudio Lagomarsini, uscito per Fazi il 23 gennaio e il titolo si riferisce a una targa che – lo si scopre solo alla fine – amici americani hanno regalato al Tordo. Il Tordo che è solo una piccola parte della grande famiglia allargata in cui si trova Marcello dopo che la madre e il padre si sono separati diversi anni prima. Il padre è andato a fare l’agronomo in Brasile, la madre ha intrecciato una relazione con Wayne, un uomo pratico e rozzo che vive a suo agio nell’ignoranza. La nonna (madre della madre) è ormai vedova ma ha una tresca col Tordo, che è sposato e vive con la moglie paralitica. Il Salice invece non c’è mai, è quasi sempre da qualche parte con gli amici, com’è giusto che sia alla sua età. In questo bailamme, Marcello è spesso in casa a fare le versioni di latino e greco, a leggere o a sognare col suo animo raffinato di poter avere, un giorno, qualcosa di diverso.

Finora non avevo ascoltato il più importante dei testimoni. Finora posso dire che non sapevo quasi niente di lui.

Dai quaderni viene fuori un fratello che il narratore forse non aveva mai sospettato, un ragazzino assetato di vita, pieno di interessi che confliggevano con la famiglia e l’ambiente domestico che gli erano capitati. Mentre rileggeva i russi, nell’orto fuori Wayne litigava col Tordo per un serbatoio dell’acqua per irrigare; mentre faceva le versioni per le vacanze, la nonna e il Tordo si scambiavano battutacce a sfondo sessuale; mentre mandava delle rose a Sara, la ragazza di cui era innamorato, questa gli telefonava solo perché non aveva voglia di fare i compiti da sé e voleva copiarli da lui. Ma la voce narrante, oltre al fratello, scopre anche se stesso, si scopre per come Marcello lo vedeva, in un certo senso simile a lui, con lo stesso disagio per una situazione che non gli appartiene ma dalla quale non può venir fuori.

Ma a Marcello vorrei dire: è la provincia, bellezza. Scegliere un’altra strada, qui, significava condannarsi a un’esistenza infelice, essere maltrattato da una stronzetta di nome Sara e passare le estati in camera a tradurre dal greco e rileggere i russi. Ne valeva la pena? A un certo punto del tragitto, Marcello dev’essersi reso conto anche di questo: nei libri e nei film da cui sperava di ricavare risposte trovava solo ulteriore turbamento. Noi – gli altri – leggevamo poco e male, guardavamo schifezze, eppure (o proprio per questo) ci andava tutto bene, perché non ci rendevamo conto. Alessandro, come me, era una persona vacua e felice.

È impossibile non mettersi nei panni del protagonista e non sentire sulla propria pelle la solitudine di questo personaggio che non riesce a farsi comprendere da chi ha intorno; forse ogni tanto è proprio il Salice che lanciandogli un’occhiata eloquente lo fa sentire meno sperduto. Ma in Ai sopravvissuti spareremo ancora Lagomarsini per far percepire maggiormente gli stati d’animo di Marcello ci racconta anche le storie di tutti gli altri personaggi, che si intrecciano fra loro in modo quasi pericoloso accrescendo il caos che per il ragazzo diventa sempre più insopportabile. Viene da pensare a un fiore sferzato dal vento di tempesta che non riesce a contrastare. Lui che è fatto di un’altra pasta rispetto a tutti gli altri li guarda “da lontano” e quasi non capisce perché si affannino tanto nelle loro battaglie inutili, perché sprechino così tanto tempo e tanta energia sul nulla. Ed è proprio questo per questo che Marcello inevitabilmente resta nel cuore del lettore: vogliamo tutti stare dalla sua parte, anche quando è troppo tardi.

[Fino al 29 febbraio 2020 trovate questo libro al prezzo promozionale di 10 €]

Titolo: Ai sopravvissuti spareremo ancora
Autore: Claudio Lagomarsini
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 23 gennaio 2020
Pagine: 206
Prezzo: 16 €
Editore: Fazi


Claudio Lagomarsini – È ricercatore di Filologia romanza all’Università di Siena. Oltre a diverse pubblicazioni accademiche, suoi articoli di approfondimento sono usciti per «Il Post», «minima&moralia», «Le parole e le cose». Come narratore, ha pubblicato diversi racconti per «Nuovi Argomenti», «Colla» e «retabloid», vincendo un contest organizzato dal Premio Calvino nel 2019. Questo è il suo primo romanzo.

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