La grande stagione | Paolo Ruggiero

Mentre quelli della mia età escono lentamente di scena,
chi se la gode ora,
chi addenta la grande stagione?

 

Livio è un ragazzo friulano di circa trent’anni che ha studiato e si è laureato a Bologna. Arriva per lui il momento di cercare lavoro e oltre che nella città d’adozione prova a dare un’occhiata a Milano, la metropoli dove si concentrano le speranze di molti giovani nella sua situazione. Qualcosa però non lo convince, è troppo caotica, sente di non volerci stare. Fortunatamente è proprio a Bologna che gli viene offerto un contratto di sei mesi in un’agenzia pubblicitaria che si occupa di depliant turistici. Quella di Bologna è la succursale italiana di un’agenzia francese, che ha sede a Parigi, ed è proprio nella capitale francese che Livio verrà trasferito per un altro periodo di sei mesi. Lì la vita sarà diversa, le ragazze sono apparentemente più fredde e altezzose, le giornate scorrono secondo un altro orologio. E soprattutto lì è da solo, non ci sono i suoi amici che ha lasciato in Italia e coi quali ha scambi anche molto lunghi di email. Ma il contratto non gli verrà rinnovato e dovrà tornare indietro. Per poi fare un viaggio a K, una piccolissima isola nell’Egeo dove si sentirà finalmente pervaso da tante nuove consapevolezze.

Questa in soldoni è la storia che racconta Paolo Ruggiero ne La grande stagione, un romanzo uscito il 16 gennaio per Castelvecchi. Il protagonista è un ragazzo dei nostri tempi, uno che di certezze ne ha poche in qualsiasi campo e cerca di afferrare ciò che gli capita a tiro. Si trascina da un rapporto occasionale all’altro per soddisfare dei bisogni, ma sembra tutto così precario che nemmeno gli interessa costruire qualcosa con nessuna delle ragazze che incontra. Non sta mai troppo fermo nello stesso posto, è sempre in viaggio: il Friuli, Bologna, Parigi, Barcellona, Milano, l’isoletta di K (di cui non ci dice mai il nome completo). E tutti questi luoghi sono descritti molto dettagliatamente, sembra quasi di trovarsi nella moderna Parigi o nella festosa Barcellona con i drink sulla spiaggia, o ancora nell’isoletta greca dove Livio veste di lino. Quella stessa isola dov’era stato nel suo viaggio della maturità.

Ma il nodo più importante del romanzo, quello che Livio deve sciogliere, è la morte del padre, avvenuta circa vent’anni prima. L’uomo era un pilota professionista, uno di quelli che si lanciano in acrobazie coi velivoli. Non si è mai capito cosa sia successo quel giorno, se un guasto improvviso a quel Pitts che già di per sé non era un biplano troppo affidabile, una disattenzione del pilota oppure qualcosa fuori posto. Come quel rullino che gli consegna una donna che ha risposto al suo annuncio per una richiesta d’aiuto da parte di chi avesse in qualche modo assistito all’incidente o ne sapesse qualcosa. Un rullino che potrebbe contenere qualcosa di interessante al suo interno, delle fotografie scattate da quel padre che evidentemente gli ha trasmesso la passione.

Da lettrice ho avvertito un senso di spaesamento seguendo il vagabondare di Livio da un posto all’altro e da una donna all’altra, questo non fermarsi mai e non volere o non riuscire a mettere radici mi hanno un po’ mandata in confusione.
Ma qual è la grande stagione? Quella universitaria da lui il protagonista è uscito? Quella tra Bologna e Parigi coi primi incarichi di lavoro? O ancora quella che verrà dopo e che porterà più certezze? Questa è la domanda principale che sorge dopo la lettura, una domanda a cui dobbiamo essere noi lettori a trovare una risposta.

Titolo: La grande stagione
Autore: Paolo Ruggiero
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 16 gennaio 2020
Pagine: 313
Prezzo: 19,50 €
Editore: Castelvecchi

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