I colpevoli | Andrea Pomella

Del resto tutto ciò che è accaduto prima che io nascessi
non è mai accaduto.
Ciò vale per tutti i viventi.
Il passato è una superstizione senza prove.

 

Lo scorso 5 maggio è tornato in libreria Andrea Pomella che qualche tempo fa aveva pubblicato con Einaudi L’uomo che trema (vincitore del premio Napoli 2019), memoir di grande successo che personalmente avevo apprezzato molto. I colpevoli, uscito appunto da pochissimo, è un racconto autobiografico meno forte del precedente, ma che colpisce in egual maniera il lettore trattando l’argomento della famiglia. Ne L’uomo che trema Pomella aveva messo al centro del proprio narrare la sua lotta quotidiana contro la depressione maggiore, individuando, tra le varie cause, proprio il rapporto col padre divenuto inesistente da quando, bambino, ha abbandonato il padre, reo, a sua volta, di aver abbandonato e tradito lui, la madre e la sorella, per amore di un’altra donna. Il protagonista non aveva più voluto avere contatti con lui, ma alla fine della fiera aveva pensato di ricucire quel rapporto. Ed è qui che lo fa, trentasette anni dopo aver rifiutato il padre, quando lui ha quarantaquattro anni e il genitore sessantotto.

Trentasette anni, tredicimilacinquecento giorni, trecentoventiquattromila ore. Se è vero che ogni sette anni il corpo umano rinnova il proprio apparato cellulare, io da quella sera mi sono incarnato per cinque volte in cinque esseri umani differenti, e da allora su questa terra sono passate cinque versioni di me. Di questi cinque, tu non ne hai conosciuto nemmeno uno.
Tu hai perso cinque figli, e io cinque padri.

È un legame difficile da ritrovare, è passato moltissimo tempo, ed è per questo che il narratore deve spesso tornare indietro nel tempo ed elaborare quello che ha vissuto da ragazzino per confrontarlo con ciò che si trova davanti agli occhi adesso. Un padre che una volta gli ha promesso di portarlo in vacanza da una parte e invece, mentendo alla madre, lo ha portato a casa dalla nuova compagna, un padre che, invece, ora sembra un uomo sincero e sereno che trovato la propria dimensione. Ed è proprio in questa vita attuale che i due cercano un terreno comune, qualcosa che li avvicini e che riesca a colmare quel vuoto che si è spalancato sempre di più nel tempo. Lo trovano: la musica e il giardinaggio. Quest’ultimo, soprattutto: per il padre è una professione, per il figlio invece una passione che gli trasmette tranquillità, ma è qualcosa che iniziano a fare insieme e con cui prendono sempre più confidenza. Sembra quasi che il protagonista negli anni sia andato inconsapevolmente nella stessa direzione del padre, e non solo per quanto riguarda l’amore per la natura.

Sembra, infatti, che uno dei motivi principali per cui lui abbia deciso di ritrovare il padre abbandonato/perduto sia proprio il fatto che, col passare degli anni e l’accumularsi delle esperienze di vita, in qualche modo sia riuscito a capirlo. Indubbiamente l’essere diventato padre lo ha ammorbidito e gli ha fatto comprendere i meccanismi della relazione padre-figlio, ma ha sperimentato anche il concetto di tradimento e si sa, vivere le cose sulla propria pelle aiuta sempre a dar loro un senso, oltre che una giustificazione. Dunque il colpevole non è solo uno, bensì due.

Pur essendo della stessa natura, la tua colpa e la mia hanno avuto esiti diversi: laddove la tua ha “distrutto”, la mia ha “seminato”. E con questo non voglio riconoscermi un’attenuante.
Il disfacimento (della nostra antica famiglia) e la fioritura (della mia nuova famiglia) sono state le condizioni che ci hanno permesso di rincontrarci. Senza un concorso di colpa il nostro riavvicinamento non sarebbe stato possibile.

Ciò che aveva occupato la maggior parte de L’uomo che trema, il disturbo depressivo, qui è un elemento più che secondario, appare solo sullo sfondo come qualcosa su cui non soffermarsi troppo: c’è, ogni tanto compare e il padre stesso dell’autore sembra imparare piano piano a farci i conti. Anche questa è una delle ragioni per cui all’inizio ho detto che I colpevoli è meno forte del libro precedente, ma la differenza fra le due parti di storia è proprio questa: in uno c’è il buio, solo alla fine s’intravede una piccola luce; qui è tutto luce.
L’errore che a parer mio non va fatto è considerare I colpevoli solo in funzione de L’uomo che trema. Va da sé che, chiaramente, affrontandoli entrambi, si ha una visione più ampia di tutta la storia, ma questo può benissimo essere letto da solo.

Parlavamo della musica e, in effetti, anche in questo libro Pomella inserisce moltissime informazioni a partire dalle proprie conoscenze, storie (tra cui quella ti Jeff e Tim Buckley, per esempio) che servono anche a creare parallelismi con il rapporto tra l’autore e suo padre. Ma non solo musica, c’è anche letteratura, arte, tutto si fonde insieme – tra spunti autobiografici e, forse, finzione – a dimostrare che ognuna di queste cose è parte inscindibile della nostra vita.

Buona lettura!

Titolo: I colpevoli
Autore: Andrea Pomella
Genere: Memoir, Autobiografico
Data di pubblicazione: 5 maggio 2020
Pagine: 203
Prezzo: 18,50 €
Editore: Einaudi


Andrea Pomella – è nato a Roma nel 1973. Ha pubblicato per Einaudi L’uomo che trema (2018, Premio Napoli 2019) e I colpevoli (2020). Ha scritto anche Il soldato bianco (Aracne 2008), 10 modi per imparare a essere poveri ma felici (Laurana 2012), La misura del danno (Fernandel 2013) e Anni luce (Add 2018). Scrive su «Doppiozero» e «minima&moralia» e insegna scrittura autobiografica alla Scuola del Libro di Roma.