Finestra vista mare | Ariel Fonseca Rivero

C’è una sorta di diffidenza a voler raccontare questo tipo di storie:
fa parte della nostra natura umana provare a mascherare la realtà
per non vederla come è realmente.
Io cerco di mostrare le cose come sono,
anche se dolorose.

 

Ensemble è una casa editrice romana che punta a far conoscere giovani autori esordienti, ma anche autori di valore internazionale che in qualche modo possano lasciare un segno nei lettori. Io non li avevo ancora letti, ma poi grazie a Cristina del loro ufficio stampa, dopo un’estate tremenda e confusa, ho ricevuto qualcuna delle loro ultime novità. Sono anche riuscita a passare dal loro stand a Una Marina di libri, nonostante il pochissimo tempo che avevo in quest’ultima edizione in cui nessuno di noi ha capito bene come muoversi. Vi voglio parlare del primo di questi bei libri, Finestra vista mare di Ariel Fonseca Rivero, un giovane autore cubano che si è laureato in informatica e segue la propria passione per letteratura e poesia. Questa raccolta di racconti ha ricevuto il premio Sancti Spíritus Jayad Jamís nel 2016 ed è il suo primo libro pubblicato in Italia, nella traduzione di Laura Mariottini e Alessandro Oricchio (che ha curato anche un’intervista all’autore nella parte finale di questo volumetto), e con la bellissima copertina illustrata da Francesco Dezio.

Nei racconti brevi di Fonseca Rivero ci sono persone normali, viste nella loro quotidianità, alle prese con i problemi della vita: c’è chi cerca i soldi per mettere un pasto in tavola o per comprare delle scarpette nuove alla propria bambina, chi sogna di potersi un giorno sposare e andare a vivere in un castello, chi invece sta per sposarsi ma è travolta da mille incertezze, o ancora una donna che festeggia l’anniversario di matrimonio. Sono finestre sulle vite di sette persone, finestre da cui entrano i colori e il profumo della salsedine, ma da cui arriva anche quell’odore putrido che il mare porta sempre con sé. E Cuba è un’isola, quindi circondata dal mare. È un luogo in cui bellezza e degrado vanno sempre insieme, e in cui la gente – come infatti i personaggi di queste storie – vive la propria quotidianità come se fosse una continua lotta. Anche le donne, a cui peraltro qui viene dato molto spazio.

In questi racconti c’è voglia di andare avanti e anche oltre, c’è la violenza, non quella fisica ma quella che si manifesta attraverso il silenzio o le umiliazioni verbali, c’è l’insofferenza nei confronti dei pregiudizi ma anche una sorta di incapacità a combatterli e superarli. I protagonisti in qualche modo vengono annichiliti dalle battaglie della vita ma, anche se possono sembrare perdenti, molto spesso sono dei vincitori, perché occorre moltissimo coraggio per accettare un umiliazione o rinunciare a una parte di sé pur di superare un ostacolo che sembra insormontabile. 

Davvero due bellissime scoperte, il libro e Ensemble. Più avanti vi parlerò sicuramente dell’altro titolo che devo ancora leggere, quindi rimanete collegati. Nel frattempo, buona lettura!

Titolo: Finestra vista mare
Autore: Ariel Fonseca Rivero
Traduttore: Laura Mariottini e Alessandro Oricchio
Genere: Racconti
Data di pubblicazione: settembre 2020
Pagine: 71
Prezzo: 10 €
Editore: Ensemble


Ariel Fonseca Rivero – È nato a Sancti Spíritus (Cuba) nel 1986. Narratore e poeta, laureato in Informatica, si è specializzato presso il centro di formazione letteraria Onelio Jorge Cardoso ed è membro della Associazione Hermanos Saíz. Finestra vista mare ha ricevuto il premio Sancti Spíritus Jayad Jamís nel 2016, ed è il suo primo libro pubblicato in Italia.

La casa sul lago | David James Poissant

A volte devi lasciare quello che ami
per amare quello che hai.

 

Quattro anni fa NN editore ci aveva proposto Il paradiso degli animali, una raccolta di racconti di David James Poissant che ha avuto un bel successo. Io all’epoca ebbi il piacere di incontrarlo in libreria e la possibilità di fargli una piccola intervista (grazie mille per la disponibilità a Eugenia Dubini) in cui mi disse che stava scrivendo un romanzo collegato proprio a un paio di quei racconti appena pubblicati in Italia, una storia che avrebbe avuto come protagonisti proprio quei Richard e Lisa Starling che avevano perso un figlio piccolo, solo che sarebbe stata ambientata trent’anni dopo. E in effetti La casa sul lago comincia proprio quando i due Starling organizzano un fine settimana a Lake Christopher, nella la casa sul lago in North Carolina che hanno da tanto tempo ma che per una questione di denaro vogliono vendere per passare la vita dopo la pensione in Florida. Sono presenti i figli Michael, con la moglie Diane, e Thad, con il compagno Jake. La vendita della casa rende tutti un po’ malinconici per il valore affettivo della proprietà, perché lì ci sono tanti ricordi d’infanzia dei due ragazzi che oggi sono diventati un commesso in un negozio di scarpe e un poeta.

La divisione in capitoli del romanzo è scandita dai giorni del fine settimana, ed è proprio il venerdì che mentre sono tutti in allegria sul lago assistono a un incidente: un bambino annega davanti ai loro occhi, e anzi Michael tenta invano di salvarlo e riporta una ferita (non grave) alla testa. L’evento sconvolge le vite di tutti, ma non è solo questo a provocare tutto ciò che accadrà in quei pochi giorni. Come il bambino viene risucchiato nelle profondità del lago, ognuno dei personaggi della storia scende nell’abisso della propria anima e si trova costretto a fare i conti con fragilità, debolezze, motivi di infelicità e soprattutto segreti che si porta dentro da moltissimo tempo. 

Tutti i membri, anche quelli acquisiti, di questa famiglia sono individui molto complessi con personalità diverse e un vissuto particolare e si trovano a un punto della propria vita in cui forse occorre uno scossone; l’evento a cui, contro la propria volontà, si trovano ad assistere sembra rappresentare proprio il tipo di terremoto emotivo di cui avevano bisogno, e infatti vediamo che le loro certezze iniziano a vacillare. Ci sono dipendenze, volontà di non avere figli, segreti che per un motivo o per un altro non si è mai riusciti a rivelare: tutto si mescola, si confonde fino a creare per forza un mix esplosivo che si riversa sugli Starling. Mi viene da pensare che la morte (tutti sono sicuri che sia morto, dato che non riaffiora) del bambino porti tutti a riflettere – anche se non ce lo dicono esplicitamente – su quanto la vita possa essere breve e su quanto poco tempo abbiamo per appianare diverbi e risolvere conflitti.

«Tu sei fatto così» dice Jake «ma che dire di come sono fatto io?».
«Non ti sto chiedendo di cambiare. Sto solo dicendo che io non voglio più sforzarmi di cambiare per te».
«Ma se voglio stare con te, devo cambiare» dice Jake.
«Se vuoi stare con me devi scegliere».

Sono tantissimi i temi che Poissant, con delicatezza ma senza risparmiarsi, tocca, non solo quelli della famiglia, della vita e della morte, ma anche il perdono o il compromesso. L’autore sposta il focus su tutti i personaggi e scava approfonditamente in ognuno di loro affinché abbiamo (ma anche loro abbiano) una visione chiara di ciò che di irrisolto hanno nel loro animo. Se per gran parte della storia prevale il buio della confusione, io poi ci ho visto tanta luce, come se la chiave di tutto fosse proprio l’amore, l’unica cosa in grado di dare un senso alla vita e da cui ripartire, sebbene senza mai dimenticare ciò che è accaduto prima. 
Probabilmente questo di Poissant era il romanzo che ci serviva leggere in questo periodo, per guardarsi dentro, per vedere la luce della speranza che purtroppo non è mai scontata, e per capire che quando c’è una reale voglia di superare gli ostacoli si trova anche la forza di farlo. 

Buona lettura!

Titolo: La casa sul lago
Autore: David James Poissant
Traduttore: Gioia Guerzoni
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 10 settembre 2020
Pagine: 350
Prezzo: 18 €
Editore: NN editore


David James Poissant – I suoi racconti sono apparsi in diverse riviste e nella antologia Best New American Voices, e hanno vinto numerosi premi, tra cui l’Alice White Reeves della National Society of Arts & Letters. Con Il paradiso degli animali ha vinto il Florida Book Award 2014, ed è stato finalista al Los Angeles Times Book Prize e al PEN/Robert W. Bingham Prize.
Docente del master in Fine Arts all’University of South Florida, nel 2015 viene nominato vincitore al New Writers Award for fiction, come in passato autori del calibro di Alice Munro e Richard Ford.

Il grande me | Anna Giurickovic Dato

La gioia non è il contrario del dolore,
ma ne è una componente e con esso può convivere.

 

Dopo il successo de La figlia femmina, uscito nel 2017, qualche giorno fa è tornata in libreria Anna Giurickovic Dato con un nuovo romanzo, Il grande me, edito anche questa volta da Fazi. Si tratta di una storia molto forte al cui centro troviamo il senso di famiglia e la malattia, quella terminale. Simone, infatti, ha appena ricevuto la diagnosi di un cancro all’ultimo stadio, non è operabile e sa che non gli resta moltissimo da vivere; per questo lo raggiungono a Milano i tre figli, Carla (voce narrante), Laura e Mario. Dalla moglie si è separato diversi anni prima e la sua voce appare ogni tanto nei dialoghi fra i figli, ma è comunque secondaria. Il dolore viene affrontato in maniera diversa da ogni membro della famiglia: Simone spesso non vuole pesare e altre volte si abbandona alle cure dei suoi figli, i quali, a loro volta, gli lasciano il suo spazio ma con la preoccupazione di godersi il papà prima che sia troppo tardi e che lui non ci sia più. Ma il cancro è una malattia che procede feroce, prima aggredisce il corpo e piano piano s’insinua nella mente, facendo sì che Simone inizi a perdere la lucidità, iniziando a vedere cose e persone che non ci sono e a parlare di segreti da rivelare.

Non sappiamo – dato che a tirar fuori l’argomento è proprio lui quando non è più del tutto lucido – se questo segreto che promette di rivelare a Carla, Laura e Mario sia reale oppure frutto della sua fantasia e del delirio nato dal brutto male che lo sta corrodendo dall’interno, ma possiamo vedere bene, dalle parole e dalle reazioni dei figli, gli effetti che ha sugli altri personaggi. Potrebbe essere la rivelazione di un tassello particolare del passato di un padre che pensavano di conoscere molto bene, un uomo che se è stato tutto (musicista, politico, e tanto altro) adesso è uno che sta svanendo piano piano, e a cui gli amici organizzano una festa (su richiesta segreta di Carla) quasi per dargli un ultimo saluto. Gli altri tasselli della sua vita, invece, sono sparpagliati qua e là in una sorta di ricostruzione della sua vita, fra narrazioni dello stesso Simone e ricordi d’infanzia dei figli. Quello che emerge è quasi una celebrazione di questo padre, un modo di glorificarlo quando è ancora tra loro nella speranza di non dimenticare mai nemmeno un secondo della loro vita insieme.

Il mio dolce papà è un uomo così buono. È finito anche quello? Hai finito di essere buono, papà? La testa di mio padre, insieme al suo corpo, sta cambiando.
Assisto, ogni giorno, a una mutazione rapida e disorganica dove il certo trasloca nell’incerto, un riarrangiamento cromosomico di tutto ciò che c’è in lui di immateriale risponde, come per ribellione, alla disgregazione della sua materia. Confusione, delirio e ragione convivono in lui ma non dialogano, si alternano, si corrompono, si scindono, ruotano intorno a un’asse che nulla ha ai poli; un’aberrazione discontinua, ora corre, ora frena, devia dalla norma e dal principio, sino a ridefinire l’uomo che era con l’uomo che – seppure brevemente – sarà.

 

Anna Giurickovic Dato descrive la malattia dalla parte del malato e anche da quella di chi lo assiste, dall’interno e dall’esterno, e lo fa in maniera sincera, veritiera, senza risparmiarsi in termini di sofferenza. Ciò che sembra più importante in una vicenda del genere è il senso della vergogna: è qualcosa che dovrebbe essere tenuto lontano anche se spesso è molto difficile. Non dovrebbe esserci vergogna nella sofferenza, ma nemmeno in come la si affronta, anche quando sembra che si stia perdendo la lucidità e ci si comporta in un modo che è totalmente fuori dalle righe, come accade più volte a Carla, oppure quando per non rinunciare alla speranza si vorrebbe ricorrere a terapie e strategie strampalate, come invece propone Laura. 

Gli ultimi mesi di Simone diventano una sorta di conto alla rovescia verso l’ultimo momento utile per tirar fuori tutto ciò che di irrisolto sembra esserci nella storia di questa famiglia: dubbi, segreti, colpe. Il segreto, soprattutto, che il malato svela ai figli, sarà il colpo di scena finale di questa storia che coinvolge così tanto il lettore da non lasciare neanche a lui la possibilità di stabilire ciò che è vero e ciò che non lo è. Entriamo in una dimensione onirica e delirante da cui sembra quasi impossibile uscire.
Buona lettura!

Titolo: Il grande me
Autore: Anna Giurickovic Dato
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 10 settembre 2020
Pagine: 220
Prezzo: 18 €
Editore: Fazi


Anna Giurickovic Dato – È nata a Catania nel 1989, ma vive tra Roma e Parigi. È avvocato, ha un dottorato in Diritto pubblico ed è sceneggiatrice. Il suo romanzo d’esordio, La figlia femmina (Fazi Editore, 2017), è arrivato finalista al Premio Brancati 2018 ed è stato tradotto all’estero in cinque paesi tra cui Francia, Germania e Spagna, ottenendo un largo successo di critica e pubblico. Il grande me è il suo secondo romanzo.

La strada di casa | Kent Haruf

Alla fine Jack Burdette tornò a Holt.
Nessuno di noi se l’aspettava più.
Erano otto anni che se n’era andato
e per tutto quel tempo nessuno aveva saputo più niente di lui.

 

Lo scorso giugno è uscito La strada di casa, un romanzo di Kent Haruf che NN editore ci ha proposto nella traduzione di Fabio Cremonesi. In realtà in originale è il secondo romanzo che l’autore ha pubblicato, precisamente nel 1999, e anch’esso è ambientato a Holt, la cittadina fittizia del Colorado dove si svolgono le altre storie che NN ha pubblicato in questi anni (anzi, fin dal suo esordio come casa editrice). Io sono riuscita a leggerlo solo di recente, questa estate è stata abbastanza strana e piena di cose, ma è un romanzo di cui vale davvero la pena di parlare. 
Il racconto è fatto in prima persona da Pat Arbuckle, il direttore dell’Holt Mercury, il giornale di Holt, e amico di vecchia data di Jack Burdette, che è l’oggetto del racconto. Jack è appena riapparso in città dopo otto anni su una Cadillac rossa con la targa della California. Era sparito improvvisamente, dopo aver lasciato debiti in alcuni negozi del luogo e aver commesso un reato, lasciandosi alle spalle anche la moglie Jessie da sola con i bambini piccoli, oltre che una città inferocita. Ora che è tornato, però, Holt vuole giustizia anche se tecnicamente il fatto commesso sarebbe passato in prescrizione; ma si tratta di un piccolo centro dove è possibile che valgano altre regole.

Il narratore inizia a raccontare la storia di Jack Burdette da quando erano ragazzini, compagni di scuola, per poi passare all’età adulta, alla storia dell’amico con Wanda Jo, la ragazza che lo amava e che lo ha aspettato per troppi anni, al matrimonio con Jessie e a tutto ciò che lo ha portato a compiere le azioni criminose per cui ha abbandonato Holt. Dopo la sua scomparsa la cittadina ha trovato – in parte – un altro capro espiatorio e l’umore generale si è stabilizzato, ma il ritorno di Burdette scombussola di nuovo tutti gli equilibri che si erano creati. Anche la stessa Jessie, odiata e tenuta lontana a lungo perché colpevole solo di essere la moglie di quell’uomo, è stata finalmente accettata e vive serena.

La strada di casa è l’ultimo romanzo di Haruf che ancora non era stato tradotto per il pubblico italiano, e dentro vi troviamo sempre il racconto sincero di una piccola cittadina con tutti i suoi difetti e le sue fragilità, una comunità che difficilmente accetta l’estraneo, che deve trovare a tutti i costi un colpevole e che è capace di scatenare tutta la propria cattiveria sul singolo che ha commesso un errore o, peggio, chi per lui. Non mi sembra che ci sia ancora il Ken Haruf della Trilogia della Pianura, però se Vincoli (il primo pubblicato in lingua originale) ci descriveva “le origini di Holt”, qui abbiamo un altro ritratto dolceamaro dei suoi abitanti. Ma nonostante il senso di unità della popolazione Haruf sembra non dimenticare mai che la massa è fatta da tanti singoli, e che ognuno di loro ha dentro di sé ferite e fragilità differenti che possono portarlo ad agire in un altro modo, più cattivo o più compassionevole; che alle volte basta che sia uno a spezzare la catena dell’odio perché tutti gli altri lo seguano sulla strada giusta.

Buona lettura!

Titolo: La strada di casa
Autore: Kent Haruf
Traduttore: Fabio Cremonesi
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 18 giugno 2020
Pagine: 194
Prezzo: 18 €
Editore: NN editore