La strada di casa | Kent Haruf

Alla fine Jack Burdette tornò a Holt.
Nessuno di noi se l’aspettava più.
Erano otto anni che se n’era andato
e per tutto quel tempo nessuno aveva saputo più niente di lui.

 

Lo scorso giugno è uscito La strada di casa, un romanzo di Kent Haruf che NN editore ci ha proposto nella traduzione di Fabio Cremonesi. In realtà in originale è il secondo romanzo che l’autore ha pubblicato, precisamente nel 1999, e anch’esso è ambientato a Holt, la cittadina fittizia del Colorado dove si svolgono le altre storie che NN ha pubblicato in questi anni (anzi, fin dal suo esordio come casa editrice). Io sono riuscita a leggerlo solo di recente, questa estate è stata abbastanza strana e piena di cose, ma è un romanzo di cui vale davvero la pena di parlare. 
Il racconto è fatto in prima persona da Pat Arbuckle, il direttore dell’Holt Mercury, il giornale di Holt, e amico di vecchia data di Jack Burdette, che è l’oggetto del racconto. Jack è appena riapparso in città dopo otto anni su una Cadillac rossa con la targa della California. Era sparito improvvisamente, dopo aver lasciato debiti in alcuni negozi del luogo e aver commesso un reato, lasciandosi alle spalle anche la moglie Jessie da sola con i bambini piccoli, oltre che una città inferocita. Ora che è tornato, però, Holt vuole giustizia anche se tecnicamente il fatto commesso sarebbe passato in prescrizione; ma si tratta di un piccolo centro dove è possibile che valgano altre regole.

Il narratore inizia a raccontare la storia di Jack Burdette da quando erano ragazzini, compagni di scuola, per poi passare all’età adulta, alla storia dell’amico con Wanda Jo, la ragazza che lo amava e che lo ha aspettato per troppi anni, al matrimonio con Jessie e a tutto ciò che lo ha portato a compiere le azioni criminose per cui ha abbandonato Holt. Dopo la sua scomparsa la cittadina ha trovato – in parte – un altro capro espiatorio e l’umore generale si è stabilizzato, ma il ritorno di Burdette scombussola di nuovo tutti gli equilibri che si erano creati. Anche la stessa Jessie, odiata e tenuta lontana a lungo perché colpevole solo di essere la moglie di quell’uomo, è stata finalmente accettata e vive serena.

La strada di casa è l’ultimo romanzo di Haruf che ancora non era stato tradotto per il pubblico italiano, e dentro vi troviamo sempre il racconto sincero di una piccola cittadina con tutti i suoi difetti e le sue fragilità, una comunità che difficilmente accetta l’estraneo, che deve trovare a tutti i costi un colpevole e che è capace di scatenare tutta la propria cattiveria sul singolo che ha commesso un errore o, peggio, chi per lui. Non mi sembra che ci sia ancora il Ken Haruf della Trilogia della Pianura, però se Vincoli (il primo pubblicato in lingua originale) ci descriveva “le origini di Holt”, qui abbiamo un altro ritratto dolceamaro dei suoi abitanti. Ma nonostante il senso di unità della popolazione Haruf sembra non dimenticare mai che la massa è fatta da tanti singoli, e che ognuno di loro ha dentro di sé ferite e fragilità differenti che possono portarlo ad agire in un altro modo, più cattivo o più compassionevole; che alle volte basta che sia uno a spezzare la catena dell’odio perché tutti gli altri lo seguano sulla strada giusta.

Buona lettura!

Titolo: La strada di casa
Autore: Kent Haruf
Traduttore: Fabio Cremonesi
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 18 giugno 2020
Pagine: 194
Prezzo: 18 €
Editore: NN editore

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