Ridere | Lucio Aimasso

Ne dicono di cose.
Che bisogna imparare a stare al buio per riconoscere la luce.
Stare da soli per amare.
Essere tristi per capire la felicità.
Cazzate. Io sono stato al buio, da solo e triste.
E non ho imparato nulla.

 

Il 2020 sta finendo e io voglio concluderlo (almeno qui, perché se mi seguite su Instagram probabilmente uscirà qualcos’altro) parlandovi di una lettura che nei giorni passati mi ha scaldato il cuore. Si tratta di Ridere, un romanzo di Lucio Aimasso uscito il 16 dicembre per CasaSirio (per cui aveva già pubblicato La notte in cui suonò Sven Väth). Si tratta di una storia molto bella che vede come protagonista Vittorio, un uomo che si trova in un momento non proprio felice della sua vita: era un comico di fama, poi non è stato più capace di ricordare le battute e di far ridere e quindi è stato dimenticato; in più non ha contatti da sette anni col fratello Fabrizio, non ha più una fidanzata e da tre anni ha lasciato la grande Milano per tornare in quel paesino di provincia che chiama “il Confine”. Vittorio, in pratica, ha perso tutto, più che vivere sopravvive svuotando case abbandonante o di gente che è morta in coppia con Franco, un ex carcerato che però gli è molto amico, e bevendo rum e crollando sulla sua poltrona Johnny (sì, ha dato un nome alla poltrona, il suo più fedele compagno).

Mi ricorda uno di quegli animaletti presi a bastonate per così tanto tempo che si aspettano solo altre bastonate, anche quando incontrano qualcuno che vuole accarezzarli.

Un giorno però torna nella sua vita Fabrizio, che lo invita a casa sua e gli fa una sorpresa: ha una figlia di sette anni, Rebecca, una bambinetta cicciottella con gli occhiali che non spiccica una parola. Mutismo selettivo, gli spiegano Fabrizio ed Elisa, la maestra di scuola; significa che Rebecca parla solo quando si sente tranquilla, mentre non lo fa se ha paura o la situazione non la mette a suo agio. In pratica Fabrizio ed Elisa sono gli unici due con cui parla, perché la madre (una donna con cui Fabrizio ha avuto una relazione ma che poi è tornata col suo ex) la tiene solo alcuni giorni a settimana e la tratta come un fastidio. Fabrizio dice a Vittorio che deve andare a Lione a fare degli esami per alcuni valori sballati e gli chiede se può pensare lui a Rebecca per un mesetto. Lo chiede proprio a Vittorio che non sa più prendersi cura nemmeno di se stesso.

– E allora? Cosa si aspetta che faccia?
Attraversa il soggiorno a piccoli passi silenziosi. Si accosta alla maniglia della porta, rimane con la mano a mezz’aria, come se stesse cercando di ricordare un segreto importante.
– Potrebbe insegnarle a ridere, Vittorio.

Aimasso racconta il cambiamento graduale e profondo di un uomo che pensava che la sua vita fosse finita e che poi impara a mettersi nei panni di una bambina spaventata dal mondo e piena di ansie. Come lascia intendere il titolo, Vittorio non è più capace di ridere, né di far ridere – che era il mestiere in cui era bravissimo. Forse è quello attorno a cui ruota tutto, è il modo in cui Vittorio può salvare se stesso e Rebecca, come gli suggerisce Elisa, potrebbe insegnarle a ridere. Ma come fare, quando sei schiacciato dal tuo passato, dalla tua storia familiare e da ogni tuo fallimento? Andando a braccio, magari. Perché è così che va, lui ci prova, prima sbaglia, poi senza accorgersene qualcosa inizia a girare e Rebecca parla. Loro sono due persone che in fondo, forse, si assomigliano, hanno la stessa paura e la stessa rassegnazione, sono due che il Confine lo abitano in tutti i sensi: fisicamente ed emotivamente.  Uno si trova al limite fra la vita e la sopravvivenza, l’altra nella vita vera non ci è mai entrata, è un mucchietto di carne, ossa e occhiali che altri si passano come una palla avanti e indietro, soprattutto la madre per cui sembra solo un fastidio.

Ridere è un romanzo che parla di emozioni e di legami importanti, è qualcosa che va dritto al cuore. Leggo da qualche parte che Lucio Aimasso ci ha messo circa tre anni a scriverlo e riscriverlo, questo per renderlo sempre migliore. A me è piaciuto moltissimo, mi sono commossa non tanto per il modo che ha Rebecca di superare i propri limiti (autoimposti), quanto per come Vittorio si adatta alla situazione e impara a porsi con lei. La bambina, grazie a lui, imparerà ad affacciarsi alla vita, ad assaporarla e magari, chissà, diventerà abbastanza forte per i momenti  brutti che si presentano inevitabilmente nell’esistenza di ciascuno di noi. Ma cosa più importante di tutte: impara a ridere, e con lei ci riesce anche Vittorio.

Buona lettura!

Titolo: Ridere
Autore: Lucio Aimasso
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 16 dicembre 2020
Pagine: 288
Prezzo: 16 €
Editore: CasaSirio


Lucio Aimasso vive ad Alba con Luisa, Pietro e Davide. Ha lavorato per molti anni nelle carceri africane, poi a Torino come educatore di strada. Attualmente insegna “Comunicazione e Orientamento” in una scuola di formazione professionale. Con i suoi scritti ha vinto diversi premi in tutta Italia (Torneo Letterario IoScrittore, Moak, Penna d’Autore).
Con CasaSirio ha pubblicato La notte in cui suonò Sven Väth.

2 pensieri su “Ridere | Lucio Aimasso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...