La violenza del mio amore | Dario Levantino

È questa la violenza dell’amore:
esaurisce chi lo dona, saziandolo;
sfama chi ne necessita, affamandolo.

~

Da oggi torna in libreria Dario Levantino con la terza parte della storia di Rosario Altieri, ragazzo nato e cresciuto in uno dei quartieri più difficili di Palermo, Brancaccio. Dopo Di niente e di nessuno e Cuorebomba, arriva La violenza del mio amore, pubblicato sempre da Fazi, in cui troviamo Rosario che si appresta praticamente a diventare adulto, con tutte le responsabilità che questo comporta. Con il padre finito in galera – un padre che intanto si era fatto un’altra famiglia e aveva un altro figlio – e la madre morta da poco, il ragazzo non ha altri che il cane Jonathan, fedele compagno di miseria, e Anna, la ragazza che ama e che, incinta del suo bambino, ha tagliato i ponti con la famiglia che si considera coperta di disonore. Ma Brancaccio non è un luogo facile in cui vivere, Levantino da buon palermitano lo sa, e Rosario deve avere a che fare con il boss del territorio, Totò Mandalà, che controlla tutto e tutti: chi può entrare nel quartiere, chi può ricevere la casa popolare, chi deve lavorare per lui. Ed è proprio questo che arriva a fare il ragazzo in preda alla disperazione, cercare di ricevere l’aiuto di Mandalà, consapevole del fatto che ogni errore può essergli fatale.

Ma Rosario vive anche nel mondo fuori da Brancaccio, è un ragazzo di periferia che frequenta il liceo classico, cosa che evidentemente a compagni e professori sembra un salto di qualità che uno come lui non può e non deve cercare di fare. Si trova intrappolato in un sistema in cui deve ripetere nozioni e date piuttosto che entrare negli argomenti, carpirne l’essenza, conoscere la vera personalità di autori e pensatori, in cui una griglia di valutazione asettica è più importante del progresso di un ragazzo che ce la sta mettendo tutta. Un sistema, insomma, che sembra voler dire: tu sei nato in basso, e in basso devi rimanere. Perché se tu, nato in basso, prendi lo stesso voto di uno socialmente molto più in alto, significa che c’è un problema, o che è colpa del professore.

Quello di Rosario è un mondo da cui è difficile tirarsi fuori, in cui è tremendamente complicato cercare di migliorarsi. Bisogna sempre stare all’erta perché un attimo di distrazione o un ripensamento possono costarti carissimi, e lui è solo un ragazzo che è cresciuto troppo presto. Man mano che si va avanti con la lettura si sviluppa un forte sentimento di rabbia, quasi di claustrofobia dovuta al fatto che non sembra mai esserci una via d’uscita: non c’è nessuno a cui affidarsi, nessuno pronto a offrire aiuto. Però c’è una luce, una sola. Padre Giovanni, un parroco sui generis che nella sua chiesa accoglie chi è nei guai, anche le pulle (le prostitute) se è il caso, donne che sono state spinte a vendersi per la disperazione e per sfamare i figli. Padre Giovanni è una piccola luce di speranza in questo mondo marcio, è quello che ci mette la faccia, che organizza iniziative per togliere i ragazzini dalla strada, che accoglie in casa sua chi una casa non ce l’ha e nasconde chi è in pericolo, anche a costo di perdere fedeli bigotti e amanti della forma piuttosto che della sostanza.

Occhio non vede, coscienza non morde.
Ma chi è munito di coscienza, prima o poi il conto lo paga, e se questo arriva più poi che prima, allora è molto più salato.

È questo il mondo tratteggiato da Levantino, una realtà cupa e triste in cui però non si perde la speranza nel lieto fine.
Ma questo romanzo mi è sembrato anche una riflessione molto forte sulla scuola, un universo che l’autore conosce bene dato che lui stesso è insegnante. Una riflessione in particolare sui fallimenti del sistema scolastico, fallimenti che ovviamente non riguardano la scuola nella sua totalità, ma che purtroppo accadono molto spesso soprattutto quando i protagonisti sono dei ragazzi che non ricevono aiuto o incoraggiamento nemmeno dalla famiglia (se c’è) o in generale dall’ambiente in cui vivono. Ma è possibile salvare tutti? Si può davvero cercare di dare un aiuto a tutti, sempre che si sia disposti a riconoscere una richiesta d’aiuto? O c’è chi è destinato a cadere per forza nel tritacarne dell’ingiustizia sociale?
Sono solo alcune delle tante domande che ci poniamo leggendo La violenza del mio amore, domande che alla fine troveranno una risposta. Quale? Sta a voi scoprirlo.
Buona lettura!

Titolo: La violenza del mio amore
Autore: Dario Levantino
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 2 settembre 2021
Pagine: 260
Prezzo: 16 €
Editore: Fazi


Dario Levantino – È nato a Palermo nel 1986. Laureato in Lettere e Filosofia, insegna italiano in un liceo di Monza. La sua opera d’esordio, Di niente e di nessuno (Fazi Editore, 2018), ha vinto il Premio Biblioteche di Roma 2018, il Premio Subiaco Città del Libro 2018, il Premio Leggo Quindi Sono 2019 ed è stato tradotto in Francia con il plauso della critica. Il suo secondo romanzo, Cuorebomba, è uscito nel 2019 e presto verrà tradotto in Francia.

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