“Lo Straordinario” di Eva Clesis

A 37 anni Lea, un giorno, si ritrova senza lavoro e scopre che il fidanzato, con cui convive, la tradisce con una conosciuta in vacanza, così è costretta a cercarsi innanzitutto una nuova casa e poi, chissà, un lavoro. Leggendo vari annunci scopre che a oltre venti chilometri da Milano si affitta un appartamento mansardato a 250 euro al mese, e le foto della casa sembrano stupende, così prende appuntamento coi proprietari e va a dare un’occhiata. Arrivata lì, tutto le sembra meraviglioso, l’appartamentino è curato in ogni dettaglio, i due anziani che la accolgono, Marta e Fulvio, le spiegano che loro e altre due persone sono i quattro proprietari di tutto il complesso (composto da pochi altri edifici), una sorta di residence che si chiama “Lo Straordinario”. Lea non ci pensa due volte, anche se le domande che le vengono poste le sembrano un po’ strane (ma, pensa lei, forse vogliono capire meglio a chi stanno affittando la casa), e si trasferisce subito. Scopre che “Lo Straordinario” è un paradiso autogestito, c’è una biblioteca, un’esperta di piante ed erbe che confeziona profumi, infusi ed essenze, una maga della panetteria che cucina prelibatezze, la spesa viene fatta in comune o si comprano i prodotti da fattorie vicine, ci sono tuttofare che aggiustano qualsiasi cosa e, insomma, si rende conto che non sembrano esserci motivi per uscire da lì.

Solo che quando non esci dal complesso da quindici giorni e che, ogni volta che ci hai provato, qualcuno è venuto a chiederti un favore impedendotelo, inizi a farti due domande, soprattutto quando anche qualcun altro ti mette la pulce nell’orecchio. Come mai Lea inizia a sentirsi controllata? Come mai c’è sempre qualcuno che ha improvvisamente bisogno di lei quando invece cerca di defilarsi? Chi è che cerca di manipolarla? I vecchietti? Sembra impossibile. Come fare per capirci qualcosa ed evadere da lì?

Questo è quello che succede nei primi capitoli de Lo Straordinario, il nuovo romanzo di Eva Clesis che uscirà il 15 febbraio per Las Vegas Edizioni e che ho avuto modo di leggere in anteprima. Si tratta di una storia in cui niente è come sembra, noi lettori non sappiamo più di quello che piano piano va scoprendo Lea, la protagonista, e quando alla fine le spiegheranno in cosa realmente si è trovata coinvolta cascheremo tutti dalle nuvole insieme a lei.
Mi è piaciuto molto lo stile semplice e frizzante con cui la Clesis racconta questa storia, in cui i momenti divertenti compensano perfettamente quelli seri del mistero. Soprattutto ho apprezzato il personaggio di Lea, una donna un po’ imbranata e credulona in cui non si può fare a meno di immedesimarsi. A parte il rapporto con la madre e la gemella Tea – quella sempre bellissima e perfetta, a differenza di lei che è quella sfigata su cui nessuno ha mai scommesso – mi ha fatto sorridere il fatto che, ogni volta che tutto sembra indicare che si trovi invischiata in qualcosa di strano, lei riesca solo a pensare “No, è assurdo, ma che vado a pensare?”. E intanto gli uccellini cinguettano la mattina prestissimo sempre alla stessa ora, c’è sempre uno strano odore di sambuco nell’aria e tutti sono sempre eccessivamente gentili con lei, così tanto che a volte si sente sopraffatta da tutto questo affetto e si lascia andare a confidenze eccessive. Perché?

Se vi piacciono le storie di mistero, allora questo libro fa al caso vostro, esce proprio tra qualche giorno. Buona lettura!

Titolo: Lo Straordinario
Autore: Eva Clesis
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 15 febbraio 2018
Pagine: 250
Prezzo: 14 €
Editore: Las Vegas

Giudizio personale: spiena


Eva Clesis è nata nel 1980 a Bari. Ha pubblicato A cena con Lolita (Pendragon, 2005), Guardrail (Las Vegas edizioni, 2008), ora in una nuova edizione, 101 motivi per cui le donne ragionano con il cervello e gli uomini con il pisello (Newton Compton, 2010), E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco (Newton Compton, 2011), Parole sante (Perdisa Pop, 2013), Finché notte non ci separi (Lite Editions, 2014).

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“La donna non esiste. E l’uomo? Sesso, genere e identità” di Nicla Vassallo

Non c’è dubbio che uno dei temi più caldi degli ultimi tempi sia quello di sesso e gender, ma più che essere un’occasione di dibattito scientifico-antropologico diventa spesso un punto di partenza per diatribe e chiacchiere da bar. Nicla Vassallo, filosofa e docente di filosofia presso l’università di Genova, invece, ha raccolto vari contributi su questo argomento che provengono da esperti in vari settori, fornendoci una serie di punti di vista diversi sullo stesso tema. Codice ha pubblicato pochi giorni fa, precisamente il 25 gennaio, un volume intitolato La donna non esiste. E l’uomo? Sesso, genere e identità che ho trovato davvero molto interessante nella sua varietà.

L’autrice stessa specifica nel prologo che i capitoli possono essere letti in qualsiasi ordine dato che, partendo da discipline diverse, non implicano una continuità tra loro. Ulrich Pfeffer, Adriana Albini, Maurizio Mori, Vera Tripodi, Eva Cantarella, Claudia Bianchi e Nicla Vassallo (che apre e chiude il volume con i suoi contributi) si propongono di uscire dalle classificazioni troppo rigide di uomo/donna, maschio/femmina e analizzano da una prospettiva multidisciplinare un tema spinoso come quello dell’appartenenza a un genere o a un sesso e dell’affermazione dell’identità dell’essere umano. Se, però, alcuni punti di vista possono rendere più semplice e naturale l’abolizione delle classificazioni, altri, come la biologia o le neuroscienze non fanno che complicare la questione (partendo dai presupposti secondo cui, ad esempio, il cervello maschile sarebbe diverso da quello femminile).

Quelli che, grazie ai miei trascorsi studenteschi, mi hanno interessato di più sono i capitoli in cui si affronta l’argomento da una prospettiva letteraria e linguistica. Ho potuto rispolverare il mito dell’androgino di Platone (nel contributo di Eva Cantarella), e mi sono accorta che la situazione nell’antichità (almeno in Grecia) era completamente diversa da quella odierna. Addirittura, in quella società i rapporti omosessuali tra uomini erano considerati più importanti che quelli tra persone di sesso diverso, mentre le donne che avevano rapporti con altre donne erano considerate alla stregua di prostitute.
Claudia Bianchi, invece, parla dell’ingiustizia discorsiva, un meccanismo che – in poche parole – si attua quando l’enunciato di una donna non ha la stessa forza di quello di uomo. Questo accade quando la donna (anche se non esiste la donna in quanto essere femminile e stereotipato, ma parliamo di donne nella loro pluralità) si trova in posizione di potere, esprime un ordine e questo viene accolto come una semplice richiesta da un uomo subordinato; accade anche – purtroppo spesso grazie alla pornografia – quando una donna esprime un rifiuto ad avances sessuali ed esso non viene accettato dall’uomo ma anzi scambiato per una sorta di incoraggiamento civettuolo.

Anche se nei tempi moderni sembra che in molti paesi siano stati fatti parecchi passi avanti in questo senso, non è stato superato il binarismo sessuale. Non abbiamo abbandonato i pregiudizi legati alle classificazioni in base al genere (la donna è emotiva, l’uomo è più concentrato, la donna deve diventare madre, l’uomo deve guadagnare più di lei) e probabilmente bisognerà fare ancora tanta strada. Ma, comunque, leggere questo volume secondo me è davvero molto utile per avere una visione più ampia su questo tema.

Buona lettura!

Titolo: La donna  non esiste. E l’uomo? Sesso, genere e identità
Autore: Nicla Vassallo
Genere:
 Saggistica
Anno di pubblicazione:
 25 gennaio 2018
Pagine: 160
Prezzo: 18 €
Editore: Codice

Giudizio personale: spiena

Da “L’esilio dei moscerini danzanti giapponesi” di Marino Magliani

La nostalgia è il liquido che allaga le terre riarse, il dentrovivere che ci è concesso per riempirlo di nostalgia. Un organo, la pancia che cresce con gli anni. Guai se quel liquido raggiungesse altri organi e arrivasse agli occhi, si farebbe gelatinoso come le meduse, anche se ogni volta si proporrebbe come qualcosa di nuovo, perché i tessuti riarsi del dentrovivere non potrebbero assorbire la stessa nostalgia contenuta nel tempo. Sprofonderebbero. Invece ne contengono solo il ricordo, e assieme al ricordo la nostalgia del presente e quella del futuro, diceva Pereira.

[Marino Magliani, L’esilio dei moscerini danzanti giapponesi,
Exòrma, 2017,
173 pp., 14,50 €]

“Post Office” di Charles Bukowski

“L’oceano,” dissi, “guardalo, laggiù, si rompe sulla spiaggia,
va e viene, non si ferma mai. E là sotto i pesci,
i poveri pesci che combattono per la vita, che si mangiano a vicenda.
Noi siamo come quei pesci, solo che siamo quassù.
Una mossa sbagliata ed è finita. È bello essere un campione.
È bello sapere qual è la mossa giusta.”

 

Mi capita spesso, per i motivi più svariati, di snobbare autori che credo non facciano per me. Uno di questi è Charles Bukowski, che ho sempre visto parecchio lontano da me in quanto a stile e che è troppo di moda, le sue citazioni sempre più inflazionate e spesso in bocca a gente che i  suoi libri non li ha nemmeno aperti. Ora, non credo che per sentirsi più intellettuali basti riempirsi la bocca di parolacce e termini presi dai più bassi registri linguistici, ma comunque alla fine ho ceduto perché per varie ragioni mi è venuto il dubbio che potessi aver fatto un errore di valutazione. Mi sono messa a leggere Post Office per cercare di capire quest’autore, l’ho fatto con le migliori intenzioni e in maniera quasi del tutto oggettiva.

Il protagonista del romanzo è Henry Chinaski, un postino sui generis che passa la vita tra alcol, sesso e corse dei cavalli. Bukowski lo ha creato a propria immagine e somiglianza, lui stesso ha lavorato per anni alle poste, ha avuto problemi con l’alcool e varie esperienze sessuali (che poi racconta nei romanzi). Data la sua scarsa lucidità, non fa altro che ricevere e collezionare ammonimenti dalla direzione delle poste, mentre se la spassa con le donne e si ritira a casa sempre ubriaco (una volta viene pure arrestato). Insomma, la trama non è così particolare da destare stupore o da colpire il lettore, e forse è proprio questo – insieme ad altri fattori – il motivo per cui l’autore è stato così osannato dal pubblico e si trova un po’ in tutte le librerie nelle nostre case. Quella che Bukowski racconta è una parte della vita di Chinaski caratterizzata, praticamente, dal nulla, è come se ci fosse un vuoto all’interno del quale il protagonista si muove da un’amante all’altra, da un rimprovero all’altro, senza quasi opporre resistenza. Si lascia trascinare dagli eventi in un mondo sordido, esprimendosi in modo squallido, leggendolo si avverte quella sensazione di sporco che caratterizza gli ambienti e la gente con cui entra in contatto (mi viene in mente adesso il collega delle poste sudaticcio, ma di quel sudore stantio di giorni, o il cane sporco di fango, con le mosche perennemente addosso, che nessuno pulisce).

Questo libro non ha fatto nascere in me la passione per Charles Bukowski, l’ho letto cercando di rintracciare ciò che di profondo poteva esserci in tutta questa storia e penso di non averlo trovato del tutto. Per certo posso dire di aver capito che ciò che caratterizza la vita di Chinaski (e non so se anche di Bukowski, dato che non lo conosco bene) è una mancanza di sentimenti, di punti fermi; insomma, è capace di andare da una parte all’altra, di cambiare casa, amante, di lasciare un lavoro e non fare nulla, senza avere la preoccupazione di aver perso qualcosa di importante.
Andando su Wikipedia, nella pagina dedicata all’autore, mi sono imbattuta in una sua citazione, in cui dice che «la vita è profonda nella sua semplicità», e forse è proprio da qui che bisogna partire per leggere Bukowski, un po’ com’era stato con Stoner (che non sto per niente paragonando a lui, ma il concetto è sempre quello): anche quando non succedono grandi cose, c’è comunque qualcosa da raccontare, e in quel qualcosa ci può essere una profondità che non ci aspetteremmo se non guardassimo con occhio attento.

Come ho detto all’inizio, lo stile di questo autore non mi è congeniale, io prediligo una prosa più elegante, un linguaggio più curato (devo essere onesta, a volte ho provato fastidio). Giorni fa mi è capitato di leggere alcune sue poesie sfogliando un libro (La canzone dei folli. Poesie II) e alcune mi erano anche piaciute. Mi sa che tra me e Bukowski, comunque, non è finita qui, proverò a leggere qualcos’altro, magari deciderò di persistere con le poesie o mi darò ai racconti, chissà. Nel frattempo, fatemi sapere che ne pensate.

Buona lettura!

Titolo: Post Office
Autore: Charles Bukowski
Traduttore: S. Viciani
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1971 (2017 questa edizione)
Pagine: 192
Prezzo: 5 €
Editore: TEA

Giudizio personale: spiena

“Tutto cambia” (La saga dei Cazalet vol. 5) di Elizabeth Jane Howard

Finalmente riesco a parlarvi di una delle mie ultime letture, cioè Tutto cambia, l’ultimo volume della saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard, uscito a settembre. L’ho letto in pochissimo tempo, davvero, perché lo aspettavo con ansia. Come sapete, se mi seguite da un po’, ho amato tantissimo questa saga inglese, i personaggi e le storie della Howard mi hanno conquistata da subito e non vedevo l’ora di capire come sarebbe andata a finire questa vicenda. Un altro motivo che mi ha fatto adorare questo libro è che, nel caso specifico proprio di questo volume, si tratta di un regalo di una cara amica che conosce la mia passione per i Cazalet, quindi grazie mille, Giulia!

[Per chi non sapesse di che cosa stiamo parlando, ecco le puntate precedenti: PRIMA PARTESECONDA PARTETERZA PARTEQUARTA PARTE]

La cosa che più mi ha colpito è che la storia si conclude esattamente da dove è cominciata: dalla casa, Home place, quella residenza enorme che ha visto passare generazioni e generazioni di Cazalet, la casa dove il tempo sembra essere passato velocemente e in cui i nostri personaggi hanno condiviso gioie e dolori. Purtroppo mi trovo quasi con le mani legate perché posso dire davvero poco, devo riuscire a non fare spoiler, soprattutto perché si tratta di ben cinque volumi, ed è difficile. Però vi confesso che nell’ultima parte c’è una pagina davvero bella che, com’era ovvio che succedesse, mi ha commosso. È un pezzo in cui i Cazalet, ormai quasi tutti per i fatti loro, con le loro famiglie e le loro vite, si ritrovano tutti insieme per passare il Natale a Home place e, se avete letto tutti e quattro i volumi che precedono quest’ultimo, vi capiterà proprio di vedere nella mente tutto ciò che avete letto prima, come a ripercorrere il passato di una famiglia di cui, sì, vi sentirete di aver fatto un po’ parte.

Dicevo che i Cazalet hanno le loro vite diverse. Quelli che ne Gli anni della leggerezza erano bambini adesso sono adulti; alcuni si sono sposati e hanno avuto figli, altri sono alla ricerca dell’amore, altri ancora invece stanno cercando di capire che cosa vogliono davvero. Quelli che erano adulti, poi, si avviano adesso verso la vecchiaia, cominciano i problemi di salute, ma la caratteristica principale di questa grande famiglia è l’essere uniti, sempre, quindi nessuno è mai davvero solo. In tutto cambia i nostri si ritrovano a dover affrontare problemi finanziari, nuovi amori, qualcuno capisce di aver sbagliato tutto nella propria vita e si sente in trappola, qualcun altro invece prende uno scivolone (e delude un po’ anche noi lettori, ma nessuno è perfetto!).
Tra tutti, però, credo che il personaggio che nello svolgimento della storia si evolve meno sia Hugh, e non lo dico in senso negativo: è una figura molto bella dall’inizio alla fine, si prodiga per gli altri, è sempre a disposizione della sua famiglia e infatti tutti gli vogliono bene e lo trattano con grande rispetto.

Credo che, se non l’avete ancora letta, questo sia il momento migliore per cominciare a conoscere i Cazalet, in fondo tutti i volumi sono stati pubblicati e non dovrete aspettare mesi perché escano. La Howard mi ha conquistata, infatti mi sono riproposta di leggere altri suoi romanzi, dovrei averne già uno da parte.
Chi l’ha già letta che cosa ne pensa?

Titolo: Tutto cambia
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 settembre 2017
Pagine: 610
Prezzo: 20 €
Editore: Fazi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

In breve: “M*A*S*H” di Richard Hooker

In questi giorni ho finalmente messo mano a un libro che volevo leggere da un po’, sponsorizzatissimo sia da parecchi lettori che dall’editore stesso, M*A*S*H di Richard Hooker, pubblicato quest’anno da SUR (però scritto nel 1968). Ho scoperto un libro divertentissimo e molto ironico che narra le vicende di alcuni chirurghi militari in un ospedale da campo in Corea, il 4077° MASH (Mobile Army Surgical Hospital), appunto. Protagonisti assoluti sono innanzitutto Occhio di Falco Pierce, il Duca Forrest e Trappolone John, due simpaticoni che nel loro campo sono medici eccellenti, ma che in quanto a disciplina avrebbero qualcosa da imparare da gente più tranquilla. I capitoli non sono altro che episodi della loro vita nel MASH negli otto mesi di permanenza lì, mesi in cui ne combinano di tutti i colori facendosi, però, tanti amici e divertendosi un mondo tra un’operazione d’urgenza e l’altra. Riescono a rimettere al proprio posto colleghi presuntuosi che vogliono comandare, a far credere a un collega che vuole suicidarsi di essere morto e risorto, e a organizzare una partita di football americano contro un altro MASH.

Insieme a loro ci sono molti altri personaggi molto simpatici che fanno fare tante risate al lettore e ognuno di questi è indicato con un soprannome altrettanto ironico, perché in fondo Hooker (pseudonimo di H. Richard Hornberger) vuole raccontare in maniera esilarante qualcosa che ha conosciuto di persona: l’autore stesso è stato un chirurgo americano che ha prestato servizio come ufficiale medico nella guerra di Corea.
M*A*S*H ha avuto così tanto successo che ne hanno tratto sia un film (di Robert Altman) che una serie tv tra quelle di maggior successo negli Stati Uniti e nel mondo. Ecco, magari recuperare tutte le puntate della serie potrebbe essere scomodo, dato che è vecchiotta e sono sempre 250 episodi, però il film lo voglio vedere.

Se state cercando qualcosa di divertente con cui passare qualche oretta credo proprio che questo sia il libro che fa per voi!
Buona lettura.

Titolo: MAS*H
Autore: Richard Hooker
Traduttore: Marco Rossari
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1968 (2017 questa edizione)
Pagine: 251
Prezzo: 16,50 €
Editore: SUR

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“Le farfalle danzano e le formiche si ingegnano” di Lafcadio Hearn

Se c’è una cosa di cui ho realmente paura sono gli insetti, sono capacissima di restare pietrificata alla sola vista di una formichina, quindi il libro di  cui vi parlo oggi è una lettura parecchio inusuale per me. Le farfalle danzano e le formiche si ingegnano di Lafcadio Hearn (e a cura di Alessandra Contenti) è una delle ultime pubblicazioni di Exòrma, uscito pochi giorni fa, il 21 settembre. Si tratta di una selezioni di brani da Insect studies di Hearn, dei veri e propri racconti che affrontano specie diverse di insetti su cui l’autore si è potuto documentare durante la sua permanenza in Giappone alla fine dell’Ottocento.

Lafcadio Hearn è stato un giornalista e scrittore irlandese che dopo aver vissuto e lavorato in Europa e in America, si trasferì nel 1889 in Giappone dove si sposò con una giapponese (cambiò il suo nome in Yakumo Koizumi) e rimase fino alla fine dei suoi giorni. Lì ebbe modo di diventare una specie di istituzione per i giapponesi, quasi come un haiku, dice Masanobu Otani, e di studiare gli insetti e raccogliere testimonianze letterarie su di loro. Per la prima volta tradotti in italiano, quindi, possiamo leggere racconti in cui, nei fatti, gli insetti sono inquadrati da un punto di vista molto diverso dal nostro, con la delicatezza tipica della letteratura giapponese. Le farfalle, le formiche, le libellule non sono solo l’oggetto degli studi di Lafcadio Hearn, ma anche il punto di partenza per raccontare aneddoti, storie o tradizioni della cultura popolare o del passato del Giappone.

Il capitolo che secondo me è il più bello è Storia di una mosca, in cui si racconta di una donna che dopo essere morta torna dalla famiglia presso cui prestava servizio in forma di mosca perché le erano rimaste delle questioni in sospeso nella sua vita da umana. In realtà nella cultura giapponese gli insetti sono venerati, quindi il significato – ma anche il senso – di questa storia è totalmente diverso da quello che le si potrebbe attribuire con la nostra visione occidentale. Infatti l’uomo e la donna che si trovano a fare i conti con questa grande mosca, appena si rendono conto che si tratta della loro serva passata a miglior vita, tentano di tributarle gli onori dovuti usando soldi che lei aveva lasciato in casa per un servizio funebre dedicato alla sua anima.

Le farfalle danzano e le formiche si ingegnano fa parte della collana Scritti traversi, quella dedicata alla letteratura di viaggio e che si concentra su argomenti che ci portano a guardare alle diverse parti del mondo. Stavolta facciamo un viaggio nel Giappone di fine Ottocento.
Buona lettura!

Titolo: Le farfalle danzano e le formiche si ingegnano
Autore: Lafcadio Hearn
Traduttore: (e cura di) Alessandra Contenti
Genere:
 Saggistica
Anno di pubblicazione:
 21 settembre 2017
Pagine: 144
Prezzo: 14,50 €
Editore: Exòrma

Giudizio personale: spienaspienaspienaspiena