La mia Marina di libri 2016

Ho qualche recensione in arretrato, ma prima di passare a quelle voglio fare un piccolo resoconto di Una marina di libri 2016, il festival del libro che si è tenuto a Palermo dal 9 al 12 giugno. Quest’anno credo che gli editori partecipanti siano addirittura raddoppiati rispetto alle precedenti edizioni, quindi è stata scelta una location più grande, che potesse ospitarli tutti: l’Orto botanico di Palermo. E nonostante io non sia un’appassionata di natura vi devo dire che lo spettacolo era suggestivo, tra le bellissime piante, all’ombra dei tanti alberi e intorno ad una grande vasca piena di ninfee (e di tartarughe che ogni tanto facevano capolino) si è parlato di libri per quattro giorni interi.

Fotografia di Maria Anna Giordano

Come vi avevo già detto, io ci sono stata il secondo giorno, per parlare insieme a Tino Franza del suo libro, In cammino con Stevenson. Ho avuto l’occasione di conoscere (finalmente) dopo qualche anno di conoscenza virtuale Silvia Bellucci, dell’ufficio stampa di Exòrma, Tino Franza, autore del libro e Orfeo Pagnani, direttore editoriale di Exòrma.

Fotografia di Azzurra De Luca (Silvia Bellucci, io, Tino Franza)

Potete notare (oltre al fatto che sembro sbracata sulla poltroncina) l’aria sognante che ho quando si parla di libri e che ho avuto per tutto il tempo che ho passato all’Orto botanico.
Quel giorno ero abbastanza stordita da tutto, quindi ho deciso di tornare domenica 12 per fare i miei acquisti (ho anche conosciuto Serena e Chiara di Goodbook.it, ma vedrete qualcosina più in là). Avevo fatto una mia bella lista di cose da comprare ma alcune non le ho prese, altre le ho aggiunte sul momento grazie a consigli preziosi che mi sono arrivati e altre ancora non le ho potute prendere perché ero convintissima che determinati editori ci fossero ma non c’erano (l’ho scoperto solo a casa, stordita come sempre) e quindi chiaramente non li ho trovati. Vi faccio quindi vedere quello che mi sono portata a casa e che probabilmente mi permetterà di scoprire cose nuove e avere belle sorprese.

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  • Viaggiatori nel freddo di Sparajurij (Exòrma), letteratura di viaggio e letteratura russa, che innanzitutto mi ha fatta innamorare già dal titolo. Nonostante io abbia un rapporto strano con la letteratura russa (mi affascina molto ma in qualche modo non riesco ad accostarmici come vorrei) ho deciso di provare, anche perché mi sono state dette grandi cose degli autori, che sono un collettivo formato da persone estremamente competenti in materia e io sono convinta che quando uno è davvero bravo in quello che fa non ha bisogno di confonderti con paroloni e paroloni, ma ti fa appassionare davvero.
  • Riassunto di fine giornata di Luciano Del Sette (Exòrma), un libro che ho già iniziato a leggere sabato e che non riesco a inquadrare in un genere preciso. È fatto di diverse voci corrispondenti a diverse identità, un bambino, uomo, una donna, un adulto, un adolescente, e sembra ripercorrere le tappe della vita di ognuno di noi. Sono quadri, schegge, che raccontano momenti diversi di un’esistenza. E me lo sto assaporando piano piano.
  • Il paese dei segreti addii di Mimmo Sammartino (Hacca) l’ho preso fidandomi ciecamente di un consiglio, mi è stato raccomandato come “il libro più bello letto quest’anno”, potevo non prenderlo? Allo stand ho anche conosciuto l’editrice Francesca Chiappa, la quale mi ha informato che il 25 giugno lo presenteranno a Palermo in occasione del raduno dei Billyni di Billy il vizio di leggere. Siccome sono stordita, mi sono ricordata che io già avevo dato la mia adesione a quell’incontro ed è stato proprio un lampo, adesso avevo anche il libro (senza saperlo, ma ora lo so).
  • Sono Dio di Giacomo Sartori (NN) lo dovevo prendere necessariamente perché quella testa sbrilluccicante mi ha fatta innamorare da quando il libro è uscito e finalmente l’ho preso. Dell’editore mi fido moltissimo e poi chi lo ha letto ne dice un gran bene, quindi acchiappato di corsa! A quanto pare è anche molto divertente, cosa che non avevo assolutamente messo in conto. Ancora meglio.
  • Sul soffitto di Éric Chevillard (Del Vecchio) che avevo in lista da tantissimo tempo e finalmente sono riuscita a prendere. Chiaramente, come potete immaginare, l’ho girato da una parte e dall’altra per leggere bene il titolo che è scritto al contrario, il tutto nello stordimento più completo perché per me partecipare ad un festival del genere significa essere nel paese delle meraviglie.
  • Italia di Fabio Massimo Franceschelli (Del Vecchio) l’ho preso su consiglio del buon Angelo Meloni sempre in prima linea allo stand Del Vecchio. Con una copertina quasi ipnotica, si legge dalla scheda, è un apologo surreale e pulp sull’Italia. Questo sarà una vera e propria sorpresa!
  • Senza pelle di Nell Zink (minimum fax), un libro per il quale rompo da quando è uscito, perché si dà il caso che la copertina sia strepitosa e soprattutto del mio colore preferito. Chi lo ha letto mi ha detto che è disturbante e può infastidire ma è da leggere, e i libri più belli sono quelli che ti colpiscono così tanto.
  • Non è un paese per scrittori di Giulio D’Antona (minimum fax), che mi ha incuriosita tantissimo. L’autore parla dell’America contemporanea esplorandola e cercando di mettere a fuoco i meccanismi del più importante mercato editoriale del pianeta. Pare sia molto, molto interessante, ma ovviamente ve ne parlerò quando lo avrò letto.

Due di questi otto libri sono stati dei doni preziosissimi, ma non voglio specificare quali. Grazie!
Sono ancora presa dall’entusiasmo provato in questi giorni e vi confesso che devo ancora riprendermi. Nello specifico non faccio altro che rimirare questo bel bottino libresco chiedendomi quando finirò di leggerli tutti.
Voi già ne avete letto qualcuno o siete particolarmente entusiasti di questi editori? Fatemi sapere!

“Terapia di coppia per amanti” di Diego De Silva

Questo è amore, ti dici senza mezzi termini,
altro che chiacchiere.

 

Poco tempo fa ho saputo che tra i vari incontri della libreria che frequento, la Modusvivendi (molto attiva e conosciuta a Palermo), ci sarebbe stato quello con Diego De Silva che sarebbe venuto il 28 gennaio a presentare il suo ultimo romanzo, Terapia di coppia per amanti. Non avevo mai letto nulla di questo autore e ho deciso che avrei partecipato. Di solito, quando non conosco l’autore compro il libro durante o dopo la presentazione, invece questa volta, dati i moltissimi pareri positivi che si andavano accumulando, mi sono lasciata trascinare e l’ho comprato la settimana scorsa, con la speranza di riuscire a leggerlo prima dell’incontro con De Silva. E in effetti ce l’ho fatta, perché l’ho finito praticamente subito e ieri sapevo bene di cosa si stesse parlando.

FB_IMG_1454009446072Viviana e Modesto, i protagonisti, sono entrambi sposati (ma non fra loro), entrambi hanno un figlio, e sono amanti da tre anni. In tutte le relazioni, ufficiali e non, ci può essere un momento di crisi, e a loro due capita proprio questo: sentono che qualcosa non va, ma affrontano la questione in due modi diversi. Modesto (che di cognome fa Fracasso, e di questa bella accoppiata nome-cognome bisogna solo ringraziare quel birbone di suo padre Ferdinando), musicista, è semplice, chiaro, fa ragionamenti lineari e continua a vivere la storia nel presente, preoccupandosi poco di dove si andrà a parare; Viviana, così idealista, complicata, contraddittoria, ipersensibile, così donna, insomma, ci pensa, ci ripensa, se la prende con lui non facendogli capire nemmeno il motivo del suo risentimento, ed elabora un pensiero geniale: bisogna andare a fare terapia di coppia. Ché mica è specificato da qualche parte che questa “coppia” a cui si riferisce la terapia debba essere ufficiale, anche Viviana e Modesto sono una coppia. Quindi si rivolgono (in realtà è lei che ci trascina lui) ad uno psicanalista noto anche in televisione, Vittorio Malavolta, che è bravissimo nel suo mestiere, ma evidentemente lo beccano in un momento sbagliato della sua vita, in quanto anche lui è sposato e impantanato in una relazione clandestina con una venticinquenne schizzata. Roba che per farlo ingelosire manda a lui messaggini indirizzati ad altri facendo finta di sbagliare destinatario. Mentre lui sta lavorando coi nostri due eroi che battibeccano.

Il romanzo è a due voci, Modesto e Viviana si alternano nella narrazione (in prima persona) fornendoci due visioni molto diverse di una stessa questione. Ad un certo punto si aggiunge pure quella di Malavolta, che dovrebbe rappresentare una sorta di arbitro, uno che sappia indicare ai due quale strada prendere e come andare avanti, ma che, invece, è più confuso di loro e fa una figura barbina quando ce li ha entrambi davanti, gli arriva il messaggino della sua Nina e impallidisce. Immaginate le reazioni diverse dei due amanti in terapia: Modesto pensa “stiamo a posto, questo sta nguajato di suo e dovrebbe aiutare noi?”, mentre Viviana lo vede più umano, più sensibile e quindi più capace di aiutarli.

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In realtà Viviana e Modesto sono davvero innamorati, ma si trovano in una situazione difficile: entrambi, presi dalla loro relazione, non si accorgono di non esistere più nelle loro rispettive case, di essere due presenze quasi trasparenti nelle loro famiglie. E sono Eric (come Clapton), il figlio di Modesto, e Paolo, il marito di Viviana, a metterli davanti a questa situazione. Sono svagati, assenti, con la testa sempre altrove. Perché probabilmente hanno iniziato una relazione fatta di momenti rubati e incontri fugaci per combattere il grigiore delle loro vite, ma non avrebbero mai pensato che a distanza di tre anni sarebbero stati ancora lì, inseparabili e, seppur con qualche problemino da risolvere, innamorati e forti. È l’amore che li ha messi nei guai, perché non è così facile lasciare un matrimonio e una casa perché non ci si sta più bene. Hanno smesso da tempo di amare i rispettivi coniugi, ma nessuno dei due chiede all’altro di lasciare il marito o la moglie per sposarsi insieme. Chissà, magari ci sarebbe il rischio di ritrovarsi punto e a capo, magari il loro rapporto è così bello perché non soggetto ai regimi di una classica vita matrimoniale, senza regole.

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Nella mia copia del libro si è staccata la bandella e l’ho usata come segnalibro.

Terapia di coppia per amanti è un libro particolare, secondo me, si traveste da romanzo divertente e leggero ma in realtà al suo interno nasconde tantissimi spunti di riflessione. Ci si ritrova un po’ in entrambi i protagonisti e ci si mette nei loro panni. Io, personalmente, ho adorato Modesto, simpaticissimo e innamorato, che quando si ritrova incasinato va a chiedere consigli al padre Ferdinando (traditore seriale, tanto che la moglie lo ha buttato fuori di casa diversi anni addietro), cinico fino al midollo, che alla fine non lo aiuta poi tanto.
L’incontro con l’autore è stato davvero molto bello, sono stati affrontati diversi aspetti del libro, si è parlato insieme dell’amore, del matrimonio dentro cui spesso ci si chiude solo per stare al sicuro, e di tantissime altre cose che di certo verranno in mente anche a voi quando leggerete questo romanzo che mi ha permesso di scoprire Diego De Silva. Adesso mi tocca recuperare tutto il resto della sua produzione perché sono rimasta proprio folgorata!

Buona lettura!

Titolo: Terapia di coppia per amanti
Autore: Diego De Silva
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2015
Pagine: 278
Prezzo: 18 €
Editore: Einaudi
Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

“Buchi nella sabbia” di Marco Malvaldi

Lo scorso 2 dicembre sono finalmente riuscita ad assistere alla presentazione di un libro di Marco Malvaldi, autore che mi piace moltissimo. Si trattava, nello specifico, di Buchi nella sabbia, l’ultimo suo lavoro uscito il 5 novembre, che io avevo acquistato praticamente subito ma non avevo ancora potuto leggere. Adesso, che l’avevo pure autografato, potevo cominciarlo.
L’incontro, come c’era da aspettarsi, è stato divertentissimo sotto tanti punti di vista. Innanzitutto, a presentarlo c’era Santo Piazzese, altro autore della scuderia Sellerio che mi fa letteralmente impazzire per la sua bravura e la sua simpatia, e poi c’è poco da fare, quando nell’aria c’è tanta allegria e hai a che fare con una persona dalla battuta pronta le cose non possono che andare nel migliore dei modi.

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Santo Piazzese e Marco Malvaldi alla Feltrinelli di Palermo, 2 dicembre 2015

.facebook_1449761599727Malvaldi, dopo essersi documentato su vari incidenti avvenuti durante le opere a teatro, ha scoperto che la stragrande maggioranza di questi pasticci è accaduta mentre si stava interpretando la Tosca. Parliamo di Tosca che si getta da un muro ma atterra su un tappeto elastico e continua a rimbalzare (Metropolitan di New York), di Tosca (stavolta la Callas) a cui, dopo che ha ucciso Scarpia, prende fuoco la parrucca così che il morto deve risorgere per spegnergliela o, infine, Cavaradossi che deve essere fucilato per finta e invece gli si spara per davvero.
Da qui, l’autore inventa una storia ambientata a teatro: siamo a Pisa, 1901, e c’è da rappresentare la Tosca di Puccini (ovviamente), si sceglie la compagnia, i protagonisti Giustina Tedesco e Ruggero Balestrieri e ci si prepara tutti a fare questo grande spettacolo a cui assisterà nientepopodimenoche il re. Ma proprio durante la rappresentazione, al momento dell’uccisione di Cavaradossi, qualcuno uccide veramente il tenore Balestrieri. A questo punto, parallelamente alle forze dell’ordine e facendosi largo tra storie di anarchici e segreti che non devono essere svelati, entra in scena un particolare testimone: Ernesto Ragazzoni, poeta e giornalista de La Stampa.

Ragazzoni, personaggio stravagante, è stato realmente un giornalista tra fine ‘800 e inizio ‘900. Fu direttore della Gazzetta di Novara e lavorò per La Stampa, il Tempo e il Resto del Carlino. Gli piaceva bere (morì di cirrosi epatica a cinquant’anni) e spesso forse non c’era da fidarsi perché non era troppo lucido. Anche se le sue poesie erano particolari e da una di queste prende il titolo il libro del Malvaldi: Buchi nella sabbia.
Ernesto Ragazzoni, però, in questo libro, sembra essere il più vigile di tutti: è quello a cui non sfuggono determinati particolari, quello che riesce a cogliere il non detto e a fare due più due quando serve. E fortunatamente le forze dell’ordine, anche se in maniera inizialmente non troppo convinta, si lasciano aiutare.

Mavaldi aveva già messo da parte i suoi vecchietti del BarLume nel 2011, quando pubblicò Odore di chiuso, ambientato alla fine dell’Ottocento. Ritorna qui con atmosfere antiquate e personaggi simpaticissimi e ci dimostra che s’intende pure di opera. Ma non abbiate paura, non occorre che siate esperti di lirica o che abbiate visto, nello specifico, la Tosca, perché l’autore spiega le vicende in maniera chiara e in ogni caso non ci si addentra troppo nell’argomento.
Buchi nella sabbia è un romanzo blu divertentissimo, con il classico capitolo pazzo che si è intrufolato tra gli altri, questa volta tra il sei e il sette, e si chiama a rappresentare la quadratura del cerchio (l’indizio è: stai attento a questo capitolo, ci ho messo qualcosa che ti farà riflettere).

Non voglio dirvi altro, perché dovete scoprire questo romanzo divertentissimo da soli (anche se nella scheda vi lascio il link ad un piccolo estratto). Mi sono limitata a fare qualche premessa. Io mi son fatta fare una dedica, una tantum perché avrei portato tutti i suoi romanzi per farmeli autografare, ma sarebbe stato alquanto scomodo per tutti, quindi “questa soltanto” in rappresentanza di tutte quelle mancate.

Buona lettura!

Titolo: Buchi nella sabbia (Leggi le prime pagine)
Autore: Marco Malvaldi
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 5 novembre 2015
Pagine: 256
Prezzo: 14€
Editore: Sellerio
Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

Una marina di libri 2015

Come vi avevo anticipato, sono andata anche quest’anno ad Una marina di libri. Dire che per me è una bellissima manifestazione sarebbe riduttivo, mi sentivo proprio nel paese dei balocchi. Innanzitutto ringrazio il mio amico e socio di Altrapagina, Carlo, che mi ha gentilmente accompagnata e s’è dovuto un po’ subire il mio stordimento dovuto alla felicità di essere lì.
Il mio personale resoconto l’ho scritto su Altrapagina e lo condivido qui con voi, qualora vogliate leggerlo, ma voglio aggiungere qualcosa. Innanzitutto che ho avuto un incontro ravvicinato con Francesco Piccolo, ma appena me lo son visto vicino, data la storia delle cozze (ricordate?), sono fuggita a gambe levate. Poi c’era Antonio Manzini, che reputo bravissimo e simpaticissimo e che mi fa venire il sorriso. Poi, cosa importante, sono contenta di aver dato un volto a persone con cui avevo avuto solo contatti virtuali: Giovanni Marchese e Angelo Orlando Meloni. Sono davvero contenta, perché al di là degli scambi di mail, il conoscerli di presenza ha reso i rapporti reali.

Detto questo, vi rimando al mio articolo e… buona lettura!

Una marina di libri 2015

Una marina di libri è un festival del libro che ha luogo a Palermo ormai da sei anni, organizzato dal Consorzio Centro Commerciale Naturale Piazza Marina & Dintorni e dagli editori Navarra e Sellerio. Come ho detto l’altro giorno, parlando con altre persone, era incredibile che con editori del calibro di Sellerio e Navarra a Palermo non venisse organizzato nulla in quest’ambito. Finalmente anche noi, qui, abbiamo una buona occasione per riunire autori, lettori e appassionati di letteratura ed editoria in generale.La manifestazione, che adesso si svolge alla Galleria d’Arte Moderna a piazza Sant’Anna, prende il nome dalla precedente location…

I cento libri che rendono più ricca la nostra vita

Ieri sera ho incontrato questo simpaticissimo signore. Chi è?

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Non fate caso al fatto che io sembri uscita dal collegio e che mi tremavano le gambe per l’emozione. Incontrare un personaggio che stimo così tanto è stata una grande emozione. È venuto a Palermo per qualche giorno a presentare il suo libro I cento libri che rendono più ricca la nostra vita, una raccolta delle sue opinioni sui cento (e uno! perché ha aggiunto un racconto) romanzi che rappresentano meglio la tradizione letteraria mondiale e che dovrebbero essere letti da tutti. I libri sono divisi per tematiche: l’utopia negata (o distopia), la storia, la solitudine della vita contemporanea, e così via. L’autore si propone di segnalare i romanzi che hanno accompagnato l’evoluzione dell’uomo, perché si sa, una storia (più o meno inventata) è la rappresentazione di una data condizione o una reazione a qualcosa che si vive, e tutto ciò riflette i cambiamenti che l’umanità ha subito. Pensiamo, ad esempio, alla stigmatizzazione del regime comunista fatta metaforicamente da Orwell o alla voglia di rivalsa e di giustizia di Victor Hugo. Sono testi che, secondo il grande critico letterario e giornalista, possono aiutare anche gli insegnanti delle scuole, come consigli di lettura per i ragazzi, ma una lettura che non deve essere imposta, perché poi se ne perde il piacere. Questa lettura deve essere un momento di condivisione, non finalizzata a quantificare il numero delle metafore, e delle figure retoriche in generale, presenti in un libro, ma a confrontarsi, a fare tesoro di esperienze altrui, di momenti storici che non sono i nostri ma dai quali dovremmo imparare per non ripetere determinati errori, o dai quali prendere spunto per vivere meglio.

In un’era in cui le cifre riguardanti i lettori nel nostro Paese sono veramente vergognose, il signore che ho incontrato ieri sera (ad una conviviale del Rotary Club, dove per fortuna non c’era la ressa che ci sarebbe stata altrove) ci dice che non è vero che con la cultura non si mangia: la cultura è la sola cosa che ci può aiutare a prendere coscienza di quello che ci succede e che può darci le basi per uscire dalla crisi in cui ci troviamo. È stato un bellissimo incontro, reso più interessante anche da molte domande che sono state poste all’ospite dai presenti, dalle quali sono nate ulteriori riflessioni, anche sul fatto che la componente femminile degli autori citati nel libro è un po’ scarsa, soprattutto per quanto riguarda le italiane: c’è solo Elsa Morante con L’isola di Arturo. Sono stati volutamente esclusi quei romanzi considerati grandi classici, che vengono magari letti a scuola e che tutti, in teoria, dovremmo conoscere, ma allo stesso tempo sono state escluse anche altre autrici italiane, alcune delle quali vincitrici di Nobel, perché ormai quasi nessuno le legge più, come la Deledda o la Serao. Di autrici contemporanee, manco a parlarne, quelle valide sono veramente poche, e non è un atteggiamento sessista dire che spesso ci sono stati più uomini degni di valore che donne. Questo non significa, però, dimenticare grandi scrittrici che per forza di cose non rientrano ne I cento libri che rendono più ricca la nostra vita.

Allora, l’avete riconosciuto?

Ma su! È il grandissimo Piero Dorfles!

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Una marina di libri 2014

Ieri finalmente sono riuscita a partecipare a Una marina di libri, qui a Palermo e sono tornata a casa entusiasta. Non essendo abituata a fiere o saloni del libro, e ancor di meno a partire per andarci (la Sicilia è collegata molto male al resto d’Italia e del mondo, non basta prendere un treno per essere in un’ora dove vuoi), mi sentivo nel paese dei balocchi. La manifestazione si è tenuta alla GAM, Galleria d’Arte Moderna, e c’erano discussioni e incontri con gli autori in qualsiasi punto possibile della struttura. Per non parlare del chiostro pieno di stand delle varie case editrici. Io alcuni editori che erano presenti neanche li ho trovati, ed è un peccato. Ma immaginate la confusione e soprattutto immaginate me che, in una sorta di trance, mi aggiravo tra la gente pensando “sì, sono in paradiso”.

Quando sono arrivata, all’entrata, mi sono subito imbattuta in Gian Mauro Costa (autore che mi piace molto, ve lo consiglio) che dialogava con Marco Steiner sul libro Il corvo di pietra (Sellerio). Io volevo seguire tutto e tutti, quindi andavo avanti e indietro come una pazza per cercare di non perdermi nulla, cosa che era impossibile.

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Poi mi sono spostata e sono finita da un’altra parte dove, con piacere, ho assistito a una parte della presentazione di Cosa vuoi fare da grande (Del Vecchio Editore), con uno degli autori, Angelo Orlando Meloni. Dico con piacere anche perché questo libro è già stato recensito qui e incontrare l’autore fa sempre piacere, poi credo che sia una persona molto simpatica.

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Mi sarebbe piaciuto trattenermi di più e fare un saluto all’autore (Angelo, probabilmente mi avresti fatto una pernacchia, ma vabbè), ma, come ho già detto, vagavo come una rimbambita da un punto all’altro. Poi gli orari sono andati a farsi benedire: quelli che dovevano iniziare alle 18 iniziavano alle 18.40, quelli delle 18,30 alle 19, ecc.. Quando sono uscita, stava cominciando l’incontro con Alicia Giménez Bartlett, intervistata per l’occasione da Santo Piazzese, ed entrambi sono autori che mi piacciono moltissimo. La Bartlett ha detto che lei con Petra Delicado (suo personaggio ricorrente) non c’entra niente, che non è sempre così arrabbiata, che ha meno problemi e meno mariti della sua ispettrice. Credo sia una donna molto spontanea e alla mano, mi ha fatto un’ottima impressione. Io non l’ho ancora letta bene, ma l’ho affrontata solo coi raccontini delle raccolte Sellerio, e mi ha conquistata. Comunque poco tempo fa ho comprato un suo libro in spagnolo, quindi l’ho portato lì per farmelo autografare.

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Lei è stata molto, molto carina. Quando ha visto che il libro era in spagnolo si è stupita e mi ha chiesto se studiassi spagnolo; le ho detto che avevo appena terminato gli studi, mi ha fatto i complimenti, mi ha stretto la mano e poi mi ha detto “no lo pierdas, tu español, sigue leyendo” (non perdere il tuo spagnolo, continua a leggere). E se me lo dice nientepopodimeno che la Bartlett, posso mai non farlo?

Alla fine me ne sono andata con le gambe che ancora tremavano e con un solo libro acquistato. Mi sono ripromessa di non comprarne troppi perché, nonostante con l’eliminazione di alcuni testi universitari ormai inutili stia conquistando spazio, questo spazio non è comunque infinito, e le finanze neanche. Ho preso solamente Come un respiro interrotto di Fabio Stassi, e se lo avete letto fatemi sapere.

Ah, e questa sono io che tentavo di non cadere perché mi tremavano le gambe per l’emozione, mentre aspettavo lei che scriveva.
Non sono gobba, ma la sua sediolina era veramente bassa!

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Il lato destro di Gianrico Carofiglio

Il lato destro di Gianrico Carofiglio non è un libro di questo celebre autore, bensì quello che ho visto io ieri sera, con un’amica, ad un incontro con lui. Non sto criticando eh, avevo un’ottima postazione, si fa per scherzare. Ero così vicina che ha dato una caramella a me e alle due signore accanto. La foto non è mia, è di Ivano Ferazzoli (che non conosco, ma l’ho presa dall’evento Facebook), io ho solo aggiunto la freccetta e fatto un ritaglio. Quella con la freccetta rossa sulla testa tipo spada di Damocle sono io.

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Anche se il suo ultimo libro non mi aveva entusiasmata troppo, devo dire che ci tenevo ad incontrare Carofiglio, più che altro per le mie esperienze precedenti, tutte positive. Non mi ero fatta nessun’idea di lui (a parte il fatto che ero convinta che fosse bassino e invece è un uomo altissimo!!!) e sono rimasta piacevolmente colpita. Non so, mi è sembrato una persona a tratti timida ma molto simpatica, ci siamo ritrovati tutti a ridere di gusto in più momenti. È stato presentato dallo psicanalista Luigi Zoja che ha interagito con lui evidenziando, come il suo mestiere gli permetteva di fare, elementi molto importanti all’interno di Il bordo vertiginoso delle cose, elementi che personalmente non avevo notato e che Carofiglio stesso probabilmente non aveva programmato. Ma come si suol dire, la lettura è un atto creativo conseguente a quello della scrittura, ognuno di noi ci vede e ci rintraccia cose che magari l’autore non ha messo in conto e che si sono lasciate scrivere, possiamo dire. Si è parlato dell’ombra, in senso junghiano, dell’ipotetico confronto con un del futuro, e di tanti altri concetti che non voglio enumerare per evitare di sparare castronerie addentrandomi in un ambito che non mi compete.
L’autore tra le altre cose ci ha spiegato la scelta della narrazione in seconda persona che mi aveva un po’ lasciata perplessa all’inizio della lettura. Ha detto, praticamente, che l’intenzione è quella di far parlare il personaggio con se stesso. Io, forse fraintendendo – ma non per forza, nel senso che siamo sempre lì, ognuno la interpreta a suo modo -, avevo pensato che fosse un modo di coinvolgere il lettore e dirgli quasi “mettiti nei miei panni, immagina di essere me mentre compio queste azioni”. Poi ci ha raccontato degli aneddoti molto divertenti della sua vita da scrittore.
La mia opinione, quindi, almeno fino a questo punto, è molto molto positiva. Mi sono fatta firmare la mia copia e sono soddisfatta del pomeriggio passato in compagnia di Gianrico Carofiglio e i lettori affezionati di Palermo.