“Giulia Tofana. Gli amori, i veleni” di Adriana Assini

Che c’è di male nel fare il bene?
Io sono la speranza di tante sventurate
che nessun giudice difende,
che nessun santo protegge.

 

Giulia Tofana è un personaggio storico realmente esistito. Era una meretrice palermitana che ha scoperto la formula di un veleno molto potente a base di arsenico e antimonio che, somministrato a piccole dosi regolari, uccideva senza lasciare traccia. Il malcapitato che lo ingeriva, infatti, non mostrava segni di avvelenamento ma una volta morto, anzi, aveva un colorito roseo. La creatrice di quella che veniva definita acqua tofana, vendeva questo intruglio insapore e inodore alle donne che volevano sbarazzarsi dei mariti, alcune perché venivano maltrattate, altre perché costrette ad un matrimonio forzato. E per tanti altri motivi che possiamo immaginare. Le notizie biografiche su questa donna sono pochissime, ma si pensa che sua madre avesse avvelenato il marito e ciò potrebbe spiegare l’abilità di Giulia che nel 1659 venne giustiziata a Campo de’ Fiori insieme alla figlia e a diversi apprendisti.

Da questa figura prende spunto Adriana Assini nel suo romanzo Giulia Tofana. Gli amori, i veleni edito il mese scorso da Scrittura & Scritture. L’autrice ci racconta una Giulia diversa da quella che ci si potrebbe aspettare: non una killer sui generis, non, cioè, una donna che vendeva veleni e che quindi non era direttamente responsabile degli omicidi che poi altre commettevano, ma una ragazza senza mezzi di sostentamento, che per vivere deve prostituirsi, che è innamorata di un uomo che mai potrà sposarla e deve inventarsi qualcosa per tirare avanti. E sulla storia dei veleni, lei è convinta solo di aiutare le donne a liberarsi da situazioni incresciose, quindi ciò che fa non è poi così sbagliato. Dubbia morale, ma niente sensi di colpa. Si racconta, infatti, che tra il 1633  il 1651 siano morti circa seicento uomini grazie all’acqua tofana.
Giulia ha una tresca con un barone, Manfredi Ballo, che mai potrebbe amarla alla luce del sole, e per varie ragioni a un certo punto decide di trasferirsi a Roma insieme a frate Nicodemo (innamorato a sua volta di lei) e alla sua amica Girolama. Sperando di lasciarsi alle spalle le sue antiche pratiche e di cominciare una nuova vita nell’Urbe, la ragazza ci mette poco a rifare i vecchi errori e a cacciarsi nei guai, senza mai dimenticare Manfredi.

Ci sono tanti elementi in questo libro che ne fanno un romanzo storico godibile. Innanzitutto, il fatto che la Assini cerchi di approfondire l’interiorità di un personaggio storico estremamente negativo (e come potrebbe non esserlo una che vendeva veleni per uccidere la gente?) per mostrarne l’animo schietto e farne una paladina di giustizia tutta al femminile. L’amore, quello impossibile col bel Manfredi che deve difendere l’onore del suo casato e del suo rango, ma anche quello di Nicodemo nei confronti della ragazza, un amore che lei non riesce a ricambiare.
Infine un contesto storico ben delineato e di cui io stessa ho scoperto tante cose che non sapevo, come ad esempio il fatto che Santa Rosalia sia la patrona di Palermo (lo so, è la mia città e avrei dovuto saperlo) dal 27 luglio 1624, e che prima della santuzza a proteggere la popolazione ci fossero Agata, Ninfa, Oliva e Cristina. Un’altra cosa molto interessante che ho scoperto leggendo questo romanzo è quella sulla corsa delle bagasce, che il viceré di Sicilia Marcantonio Colonna organizzava lungo il Cassaro (all’epoca la strada più elegante di Palermo). E a cui, nel romanzo, Giulia Tofana partecipava.

Non ho le competenze di tipo storico per dire se la ricostruzione dell’epoca sia accurata, ma mi sono documentata man mano che andavo avanti col romanzo e, come ho già detto, ho scoperto tante cose. Naturalmente, la vita della protagonista nella realtà deve essere stata parecchio più dura di quella narrata dalla Assini che, mettendo da parte qualche punto in cui la narrazione rallenta, ha cucito addosso a questa donnaccia un libro interessante che credo sia più adatto a un pubblico femminile.
Giulia è una donna ignorante, non sa leggere né scrivere, ma fa sua quella saggezza popolare e quel desiderio di riscatto delle donne che la porteranno a voler difendere il gentil sesso dal predominio maschile che, col passare degli anni, non è diminuito poi troppo. Con uno stile fresco e molto scorrevole, Adriana Assini, dà voce (e la fa anche scoprire a chi non la conosce ancora) a una Giulia Tofana che, secondo lei, non era solo una fattucchiera, ma una donna prima di tutto.

Buona lettura!

Titolo: Giulia Tofana. Gli amori, i veleni
Autore: Adriana Assini
Genere:
 Romanzo storico
Anno di pubblicazione:
 marzo 2017
Pagine: 235
Prezzo: 14 €
Editore: Scrittura & Scritture

Giudizio personale: spienaspienaspiena


Adriana Assini vive e lavora a Roma. Sulla scia di passioni perdute, gesta dimenticate, vite fuori dal comune, guarda al passato per capire meglio il presente e con quel che vede ci costruisce un romanzo, una piccola finestra aperta sul mondo di ieri. Dipinge. Soltanto acquarelli. E anche quando scrive si ha l’impressione che dalla sua penna, oltre alle parole, escano le ocre rosse, gli azzurri oltremare, i luccicanti vermigli in cui intinge i suoi pennelli. Ha pubblicato diversi libri, tutti a sfondo storico, tra cui i romanzi Giulia Tofana. Gli amori, i veleni (2017), Un caffè con Robespierre (2016) La Riva Verde (2014) e Le rose di Cordova che dalla sua prima edizione del 2007 ha visto la fortuna di due edizioni successive e tre ristampe.