Parti con GoodBook.it | Vacanze letterarie in India

Per il periodo estivo, che coincide quasi per tutti con le vacanze, GoodBook.it dà vita sempre a iniziative molto carine. Questa volta si è deciso di creare un’agenzia di viaggi virtuale in cui ogni blogger che partecipa a “Parti con GoodBook.it” ha il compito di segnalare una località e far viaggiare i lettori attraverso consigli libreschi ambientati lì. Per quanto mi riguarda, ho scelto l’India, un Paese che sento molto, molto lontano da me, ma che comunque mi ha fatto piacere scoprire anche solo letterariamente. Anche se l’estate ormai sta finendo (ma siamo pur sempre ad agosto e poi il tempo per viaggiare non finisce mai!), passo ora a consigliarvi qualche bella storia che potete leggere se sognate anche voi di andare un giorno in India.

Cuccette per signora di Anita Nair  Nella stazione ferroviaria di Bangalore Akhila, una quarantacinquenne single e senza figli, sta per realizzare il sogno di una vita: prendere il treno e fare un viaggio da sola. Nello suo scompartimento ci sono altre cinque donne molto diverse tra loro per estrazione sociale e per età: una è anziana e non è mai riuscita a sperimentare la propria autosufficienza, un’altra ha solo quattordici anni ma è già molto matura, un’altra ancora è sposata con un marito tiranno. Ognuna di loro inizia a raccontare la propria storia alle altre e tutte si sentiranno meno sole. Fino al 1998 alla stazione di Bangalore c’era uno sportello della biglietteria dedicato ad anziani, portatori di handicap e donne, come sui treni c’erano anche le cuccette per signora (ladies coupé) da cui prende il titolo questo romanzo.
È una bella storia che ci mostra uno spaccato della vita delle donne indiane (il romanzo è del 2001, quindi sono già passati 17 anni) e c’è molto da riflettere sulla condizione della donna in generale in diversi paesi. Ci sono donne che contano poco senza il marito, che devono pensare attentamente a come vestirsi per non suscitare il desiderio negli uomini incontrati per strada, che devono obbedire all’uomo in modo incondizionato. Leggendolo sembra quasi di sentire i profumi dell’India e di vederne i colori. E ci sono anche delle ricette tipiche alla fine del libro!
[trad. Francesca Diano, Guanda, 2012]

Vidhana Souda, Bangalore [Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Vidhana_Soudha%5D

Passaggio in India di Edward Morgan Forster – Siamo a Chandrapore, una cittadina fittizia nei pressi del Gange, e la signora Moore è arrivata per incontrare il figlio Ronny, funzionario lì da molto tempo, insieme a quella che sarà sua nuora, Adela Quested. Negli anni del colonialismo inglese in cui l’Islam e la burocrazia islamica si fronteggiano, Adela non vuole essere la classica turista, ma vuole venire a contatto con la vera India. Conosce, così, Aziz, un giovane medico che ha studiato in Inghilterra e che rappresenta una guida perfetta. Le due donne vanno quindi in gita col ragazzo e Adela, entrata da sola nelle grotte di Marabar, esce da lì molto turbata (cosa le sarà accaduto?) e accusa Aziz di averla aggredita. Finiscono così nelle aule di tribunale, dando vita a uno scontro tra civiltà diverse pieno di pregiudizi e razzismo.
Con questo romanzo del 1924, Forster – autore britannico che forse ha conosciuto la fama più da morto che da vivo, grazie alle trasposizioni cinematografiche delle sue opere – fornisce una rappresentazione che potremmo definire ancora molto attuale del confronto tra l’Io e l’Altro che sfocia nello scontro tra Oriente e Occidente. L’autore definiva questo libro, che è considerato il suo grande capolavoro, come “il mio romanzo indiano influenzato da Proust”.
[trad. A. Motti, Mondadori, 2017]

La moglie di Jumpa Lahiri – A Calcutta, i fratelli Subhash e Udayan sono così simili fisicamente che, nonostante tra loro ci sia una differenza d’età di poco più di un anno, molta gente li scambia. Sono però molto diversi per carattere: il primo più pacato, riflessivo e ubbidiente coi genitori, il secondo più estroverso, impetuoso e vivace. Ovviamente prenderanno strade diverse: Subhash parte per gli USA e diventa uno studioso, mentre Udayan prende parte alle rivolte maoiste contro le ingiustizie subite dai contadini e sposa per amore Gauri, una studentessa di filosofia. Ma ecco che avviene la tragedia. A quel punto Subhash sente che è il momento di tornare a Calcutta e prendersi cura di ciò che ha lasciato il fratello, anche del cuore di Gauri, la moglie.
Se lo sfondo politico dell’India degli anni Settanta, tra rivolte e terrorismo, è importante, non è mai, però, in primo piano, non arriva mai a mettere in ombra la storia familiare di questi personaggi che vengono quasi visti crescere.
[trad. M. F. Oddera, Guanda, 2013]

A questo punto non mi resta che augurarvi buon viaggio in questo luogo meraviglioso del mondo!

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“Cuccette per signora” di Anita Nair

Sentì che le labbra le si distendevano in un sorriso.
Sono parte di un ruscello che questa sera fugge da questa città.
Salirò su di un treno e lascerò che mi conduca
verso un orizzonte che non riconoscerò.

 

IMG_20151019_135026Fino al 1998 alla stazione di Bangalore c’era uno sportello della biglietteria dedicato ad anziani, donne e portatori di handicap, così come sui treni notturni con scompartimenti riservati di seconda classe esistevano delle cuccette per signore (ladies coupé). Oggi nelle carrozze di nuova costruzione queste cuccette non esistono più e sono stati aboliti anche gli sportelli per signore.

È necessaria questa premessa per parlare di un romanzo di Anita Nair che mi è piaciuto moltissimo, intitolato Cuccette per signora, ambientato negli anni in cui questi spazi dedicati alle donne sui treni c’erano ancora. Siamo in India, a Bangalore (e dintorni), con la nostra protagonista, Akhila:

Quarantacinque anni. Senza occhiali dalle lenti rosa. Senza un marito, dei figli, una casa e una famiglia. Che sogna di fughe e spazi liberi. Affamata di vita ed esperienza. Che muore dal desiderio di trovare una connessione.

Dopo tanti anni in cui si è occupata degli altri e mai di se stessa, Akhila adesso sta realizzando il suo sogno, quello di fare un viaggio in treno da sola per andare in un paesino lontano. Nel suo scompartimento ci sono sei posti: uno lo occupa lei, e gli altri da cinque donne con cui si creerà un legame. La vecchia Janaki, che il marito da sempre viziato senza lasciarle il tempo di rendersi conto della sua autosufficienza; Margaret, professoressa di chimica sposata con il preside della stessa scuola in cui insegna, un uomo insensibile che però ha un punto debole, come tutti; Prabha Devi, una donna che è allo stesso tempo causa del suo male e anche della sua rinascita; Sheela, una quattordicenne molto più matura delle sue coetanee; Marikolanthu, che ha perso la sua innocenza e la sua dignità. Queste compagne di viaggio racconteranno ad Akhila le proprie storie insegnandole molto più quanto lei non si aspettasse.

Akhila è la maggiore tra i suoi fratelli e quando è morto suo padre si è messa a lavorare, prendendo il posto del genitore all’ufficio delle imposte, per mantenere la sua famiglia. La madre si è sempre dedicata al marito come se fosse una divinità e come se la donna dovesse necessariamente essere succube dell’uomo, servirlo e compiacerlo. Akhila non vuole questo, quando le è capitata la possibilità di avere un uomo al suo fianco si è tirata indietro, e adesso è arrivata all’età di quarantacinque anni da sola e senza attenersi troppo alle rigide regole dei brahmini. Si arrischia perfino a mangiare le uova, che la sua amica mezza inglese Kate le ha fatto assaggiare una volta. Alla morte di sua madre, però, si ritrova in casa la sorella Padma col marito e le due figlie, “perché una donna non può mica vivere da sola, sarebbe inappropriato”. E così non riesce a stare per conto suo, a crearsi una sua vita.

Anita Nair

A questo punto mi è venuto seriamente da mangiarmi le mani, perché il personaggio di Padma, in particolare, è da prendere a schiaffi. Invade la casa di una sorella che per tanto tempo l’ha mantenuta, porta il baccano di due figlie, un marito che non è poi così socievole e simpatico, parla male di lei con le vicine dicendo che è una povera zitella e che a casa fa tutto lei (pulire, cucinare, stirare) perché Akhila non è in grado. E fa ancora più rabbia quando Akhila le comunica di voler stare per conto suo, da sola, perché è triste una donna che dice ad un’altra donna che da sola non può sopravvivere senza un uomo e senza il benestare dei suoi fratelli. Che l’uomo, praticamente, chiunque sia, fratello, marito o padre, deve decidere per una donna.

Cuccette per signora ci fornisce uno spaccato della vita delle donne indiane. Il romanzo è del 2001 e suppongo che tante cose siano cambiate in quattordici anni, ma non tutte, da quello che sentiamo ogni giorno. Ognuna delle donne che Akhila incontra sul treno rappresenta un tipo di vita diverso: quella a cui è andata bene, quella ricca che ha vissuto nell’ovatta e che si è creata i suoi problemi da sola risolvendoli in seguito sempre da sola, la moglie oppressa dal marito che trova il suo punto debole e lo annichilisce, la ragazza ingenua a cui viene portata via la dignità. Tutte vivono in un mondo in cui la donna conta poco: deve vestirsi in un certo modo, essere accomodante, fare quello che dice il marito, stare attenta a camminare per strada perché potrebbe incontrare un uomo pronto a stuprarla. In quest’ultimo caso potrebbe perdere tutto, perché se venisse violentata la colpa sarebbe sua per aver provocato e stuzzicato l’aggressore. Non vi sembra attuale?

Non sono mai stata una femminista, ma alcuni principi sono basilari. Per questo motivo mi è piaciuto in particolar modo un brano, che vi riporto qui di seguito, in cui Akhila incontra una vecchia amica, Karpagam, che è rimasta vedova ma che sa che non per questo la sua vita finisce qui. Ha davvero molto da insegnare:

Karpagam trasse un profondo respiro e disse: «Non mi interessa quello che dice la mia famiglia o chiunque altro. Io sono io, e ho lo stesso diritto di tutti gli altri di vivere come voglio. Dimmi, da bambine non indossavamo vestiti colorati e gioielli e un bottu? Non è un privilegio sanzionato dal matrimonio. Secondo me, il desiderio di essere femminili è naturale per una donna. Non ha nulla a che fare col fatto che sia sposata o meno e che il marito sia vivo o morto. Ma chi le ha fatte queste leggi? Qualche uomo che non tollerava il pensiero che, dopo la sua morte, la moglie potesse essere ancora attraente per altri uomini.»
Le parole le scivolavano dalle labbra con la facilità di chi le ha pronunciate già molte altre volte. E Akhila si rese conto con vergogna che, mentre lei aveva sguazzato in una pozza di autocommiserazione con la stessa docilità di un bufalo d’acqua, lasciando che i parassiti si pascessero di lei, Karpagam invece era andata avanti e aveva imparato a sopravvivere.
«Io vivo da sola. Lo faccio da molti anni ormai. Lo fa anche mia figlia, che ha solo ventitré anni. Siamo forti, Akhi. Lo siamo, se lo vogliamo.»

La scrittura di Anita Nair è affascinante, ci si sente catapultati in un mondo fatto di profumi e colori (tanto più che alla fine del libro c’è un’appendice con alcune ricette indiane), ma anche pieno di pericoli. Non potrete fare a meno di immedesimarvi in ognuna delle donne che occupano lo scompartimento, anzi, vi sembrerà di fare questo viaggio insieme a loro, senza fretta.

Buona lettura!

Titolo: Cuccette per signora
Autore: Anita Nair
Traduzione:
 Francesca Diano
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2001 (2012 in Italia)
Pagine: 332
Prezzo: 11 €
Editore: Guanda

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza