Libri interrotti: “La settima onda” di Daniel Glattauer

Nella vita mi è capitato raramente di abbandonare un libro, di solito cerco di dare una chance a ogni autore, perché, chissà, anche se iniziano male più avanti le storie si riprendono. Però negli ultimi tempi mi sono resa conto che non posso sprecare il mio tempo con letture che, si capisce fin da subito, non fanno per me, quindi ho iniziato a mettere via libri che non mi piacciono. Perché farmi violenza fino alla fine? No, basta, ho chiuso con l’autolesionismo. Ho letto troppe cose scritte male, smielate, pseudoprofonde (e invece eccessivamente banali), troppo politicizzate, assurde. Ci do un taglio con questa roba. Dato che la vita è una e che il nostro tempo sulla Terra non è infinito, voglio passarlo leggendo bei libri o, al massimo, cose che non mi piacciono ma che non siano assurde. Perché ogni tanto ti capitano quei testi che non risultano di tuo gradimento ma che comunque si fanno leggere. Io dico basta a quelli per cui ad ogni pagina ti chiedi: “ma perché lo sto facendo?”. Ecco, questo è il motivo per cui voglio parlarvi anche dei libri che interrompo, quando succede, e a tal proposito inauguro oggi la categoria dei Libri interrotti. Non darò troppe spiegazioni, mi limiterò a riportare gli stralci che mi hanno portato ad abbandonare certe letture, perché è ovvio che non si possa parlare bene dei libri quando si è arrivati, ad esempio, a pagina 16. Non occorre specificare che non inserirò la mia tipica valutazione in stelline, perché questi, dato che li ho mollati, andrebbero dallo zero in giù.

Cominciamo oggi con La settima onda di Daniel Glattauer.

Qualche tempo fa ho recensito la prima parte, Le ho mai raccontato del vento del Nord, libro dal titolo suggestivo che però non ha alcuna sostanza. Tornano i due protagonisti, che nella parte precedente si erano “conosciuti” via mail ma non erano riusciti a combinare nulla. Leo si trasferisce, Emmi continua a mandargli messaggi come una stalker ma lui non risponde, poi invece le scrive, lei sembra una pazza bipolare, ecc.. Riusciranno finalmente ad incontrarsi e a fare quello che devono fare? Io non sono arrivata alla fine, mi sono fermata a pagina 17 perché era un tale strazio che mi stavano venendo attacchi d’ansia. Però mi sono fatta dire come finisce da chi lo ha letto. E non ve lo dico, non posso fare spoiler, ma non c’è nessun colpo di scena.
Avevo già detto, per quanto riguarda l’altro libro, che nessuno sano di mente si rivolgerebbe virtualmente ad un’altra persona in questo modo. O forse sì, magari qualcuno psicologicamente instabile, come sembra essere la protagonista Emmi. Se al primo avevo dato una sola stellina, qui siamo abbondantemente sotto lo zero. Ecco a voi un paio di stralci che vi daranno un’idea del male che mi sono fatta.

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Buonanotte anche a me, che però preferisco scriverlo tutto attaccato. Ditemi voi se questa è letteratura.

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A voi importa dell’importanza che l’importanza ha per quanto importa a lei, paragonata a quanto a lui importa di lei? È importante! Buonanotte, again. Sfido io, a non definirla una supercazzola!

È chiaro perché ci ho rinunciato?

“Le ho mai raccontato del vento del Nord” di Daniel Glattauer

9788807702174_quarta.jpg.448x698_q100_upscaleUn bel titolo, vero? Poetico, evocativo, un titolo che ti fa immaginare un libro profondo e magari che non tratti di baggianate. Questo è il motivo per cui l’ho preso. Peccato che poi, dentro, ci abbia trovato tutt’altro. Peccato davvero, perché pure la copertina mi piaceva moltissimo. Eppure un sacco di gente me ne aveva tessuto le lodi, “bellissimo”, “carinissimo”, “fa sognare”… Ma facciamo le cose per bene, raccontiamo prima di cosa parla, per chi ancora non lo avesse letto.

Un bel giorno Emmi Rothner deve inviare un’email all’indirizzo della rivista Like per disdire un abbonamento, ma invece di digitare “like” digita “leike” e la comunicazione arriva ad un certo Leo Leike, che alla terza lettera che gli arriva decide di dire finalmente alla signora che ha sbagliato indirizzo. Piano piano Emmi e Leo iniziano a chattare e a restare incuriositi l’uno dall’altra, perché dietro uno schermo non si vede con chi si ha a che fare e spesso si gioca ad immaginare le persone. Lei ha 34 anni ed è sposata con un uomo molto più grande di lei che ha due figli da un matrimonio precedente, lui ha 36 anni e si occupa di psicolinguistica e al momento del casuale “incontro” telematico sta svolgendo una ricerca sulla comunicazione dei sentimenti attraverso il linguaggio nelle email. Ma tutto questo non se lo dicono subito, anzi giocano a restare riservati, facendo un tentativo di incontrarsi “al buio”, senza descriversi, per vedere se in un bar affollato si riconoscono. E in effetti, anche non parlandosi, sembrano aver capito chi è l’altro. Ma andando avanti, oltre all’amicizia, sembra nascere qualcosa di nuovo che non si sa dove porterà Emmi e Leo.

Già come trama non mi sembra molto interessante, anche se da quello che avevo letto era più carina. Però si sa, sulla quarta di copertina cercano sempre di metterci cose belle per invogliarci, mica ci dicono “questo libro non ha niente di speciale, la storia è piatta”, no? È un semplice incontro casuale e telematico tra due persone, come potrebbero essercene tanti al giorno d’oggi. A chi non è mai capitato di mettersi a chattare con qualcuno che non si conosce di presenza? Forse non a Glattauer, che rende in maniera secondo me troppo forzata questa volontà di conoscersi. È poco spontaneo, sembra quasi che non venga da sé, che loro “debbano” e non “vogliano” sapere con chi stanno parlando.
A parte il fatto che non ci sono parti romanzate, il libro è tutto scritto sotto forma di raccolta di email, e dato che ogni tanto la stessa persona ne scrive due, o anche tre, di seguito si può far fatica a capire chi sia a parlare.

Per quanto riguarda i personaggi, devo dire proprio che Emmi è pessima. È una giovane donna che probabilmente si è volontariamente ingabbiata in un matrimonio che non le dà molto, anche se ha un marito devoto e due figli acquisiti che le vogliono bene. Forse non conosce altro nella vita, e riesce particolarmente antipatica, appiccicosa, gelosa e civettuola, ma di quella civetteria del tipo “lodami, lodami, che poi ti faccio sentire in colpa perché ti sei avvicinato troppo a me”. Rimprovera continuamente Leo se parte e non le dice nulla e lo accusa di vedersi con qualcuna, per poi pentirsene quando lui torna e le dice che è stato ad un congresso; spesso lo tratta male sfoderando un’ironia che ironia non è, dicendogli che probabilmente lui non capisce il suo senso dell’umorismo; indugia su dettagli del suo fisico accusando lui di pensare continuamente al sesso, quando è lei che tira fuori l’argomento per attirare l’attenzione dell’uomo. Ecco, Emmi è questo genere di donna, io non capisco chi possa trovarla simpatica e tifare per lei.
Leo invece lo trovo intelligente. Si informa continuamente del rapporto di Emmi con suo marito, perché se dovesse nascere qualcosa tra di loro non vuole rovinare una famiglia. Lei non fa altro che dirgli che è libera, esce con chi le pare, dorme fuori, fa quello che vuole e al marito va bene. Ma Leo fa uscire fuori la vera Emmi, forse perché essendo un esperto di linguaggio saprà pure usarlo bene in certe situazioni. Lui crolla solamente nei momenti in cui ha bevuto un po’, ma per il resto sa mantenere un certo distacco ed è l’unico dei due a sembrare una persona responsabile.

Se volete saperlo, il titolo deriva da un’email di Emmi, che chiede a Leo se gli ha mai raccontato del vento del nord, che le entra dalla finestra di notte e le fa sentire freddo. Ecco come sfornare un bel titolo togliendo dal suo vero contesto una frase bellina che, da sola, è scollegata da tutto quanto.

È già tornato dal teatro? Non riesco a dormire, stasera. Le ho mai raccontato del vento del Nord? Quando tengo la finestra aperta è insopportabile. Sarebbe bello se mi scrivesse qualche altra parola. Anche solo “Allora chiuda la finestra”. Al che ribatterei: Con la finestra chiusa non riesco a dormire.

Le ho mai raccontato del vento del nord è un libro che si legge velocemente, ma che a mio parere non ha niente di particolare. Un po’ noioso.

N.b. So che esiste un sequel, La settima onda. Se deciderò di farmi ancora del male lo leggerò.

Titolo: Le ho mai raccontato del vento del nord
Autore: Daniel Glattauer
Traduzione:
 Leonella Basiglini
Genere:
 Romanzo (epistolare?)
Anno di pubblicazione:
 2010
Pagine: 256
Prezzo: 15 €
Editore: Feltrinelli

Giudizio personale: spienasvuotasvuotasvuotasvuota