Elizabeth Jane Howard. Un’innocenza pericolosa | Artemis Cooper

Non poteva liberarsi della sensazione
che stare da sola fosse la prova di un fallimento,
della propria incapacità di far funzionare un rapporto d’amore,
indipendentemente da quanto spesso ci provasse.

 

Più volte ho ammesso di essere una grande fan di Elizabeth Jane Howard e soprattutto della sua fortunatissima saga dei Cazalet e per questo motivo, dopo molto tempo, ho deciso di leggere la biografia dell’autrice a cura di Artemis Cooper che Fazi ha pubblicato qualche anno fa e che ho ricevuto in regalo nello scorso Secret Santa organizzato da un gruppo di lettura che seguo. Quando uno scrittore ti piace così tanto è interessante conoscerlo meglio, capire come è arrivato a scrivere quello a cui ti sei appassionato, capire quanto c’è di quell’autore nei suoi personaggi, nelle sue storie e nella sua produzione in generale. È esattamente questo, infatti, che è accaduto leggendo Un’innocenza pericolosa, il racconto delle vicende personali di Jane Howard: ho scoperto ad esempio che le tre primogenite dei Cazalet, Louise, Polly e Clary sono tre sfaccettature della personalità dell’autrice: quella più libera e artistica, quella più legata alla casa e agli affetti, e la scrittrice sognatrice; ho scoperto che Viola Cazalet è Kit Somervell, la madre di Jane, ex ballerina che abbandona il sogno di una vita a favore del matrimonio e della famiglia; ho scoperto che Edward Cazalet è David, il padre di Jane, così confuso dalla figlia che cresce da arrivare a metterle le mani addosso. Ma non solo la saga, una parte di lei è anche in Cressy di All’ombra di Julius, anche gli altri romanzi sono basati molto sull’esperienza personale della Howard, su tutto quello che le è accaduto durante la sua lunga vita.

È stata una donna che emanava fascino ovunque andasse, gli uomini si innamoravano di lei al primo sguardo, intorno a lei gravitavano personalità di rilievo nell’ambito della cultura, poteva avere tutto ciò che voleva, eppure ha vissuto una vita all’insegna dell’infelicità. Si è sposata tre volte, l’ultima delle quali con Kingsley Amis (Martin, il suo figliastro è diventato ciò che è oggi proprio grazie a lei che si è interessata alla sua istruzione, e lo scrive in un articolo sul Mail on Sunday dopo la sua morte), ha avuto altre relazioni anche con uomini sposati che non l’hanno mai messa in cima alle loro priorità, non ha mai incontrato qualcuno che accettasse ogni parte di lei o che almeno, a lungo andare non se ne stancasse. È stata perfino vittima, ormai anziana, di un matto che l’ha sedotta facendole credere di essere tutt’altra persona. E nonostante tutti i problemi che ha avuto nei rapporti con i familiari e nelle relazioni amorose, stupisce quanto invece nei libri riesca ad essere lucida e a descrivere in maniera perfetta certe dinamiche sentimentali: di certo aveva una sensibilità spiccata, ma di fatto forse era più brava nella teoria che nella pratica.

Quando ho cominciato a fare le ricerche per questo libro, c’era sempre una domanda che continuavo a pormi: una donna che scrive così bene dell’amore e dell’inganno, e che nei propri romanzi coglie con tanta lucidità le motivazioni dei personaggi, come può commettere tanti errori nella sua vita personale? Adesso capisco che questa domanda metteva il carro davanti ai buoi. Era il suo vivere con questa estrema intensità emotiva; il suo buttarsi a capofitto nelle situazioni senza valutarne i rischi; il suo non riuscire a controllare la propria immaginazione impulsiva: tutto ciò faceva di Jane la romanziera che era.

Elizabeth Jane Howard è morta nel 2014, ma ci ha lasciato moltissimi romanzi, alcuni dei quali abbiamo letto, altri invece li scopriremo piano piano (mi è giunta voce che stiano lavorando a una sua nuova traduzione, io devo ancora recuperare Il lungo sguardo). Una cosa sicura è che è stata sottovalutata per molto tempo, la cosa più semplice che accada a una come lei è essere scambiata per “la donna che scrive romanzi da donne” quando invece si tratta di una persona che ha un particolare talento per l’introspezione e, invece di scrivere romanzi che abbiano la Storia al centro di tutto, si dedica a scrivere libri in cui al centro ci sono delle persone e il modo in cui reagiscono alla Storia e al cambiamento. Era una donna che voleva un giardino curato e una casa sempre piena di ospiti, non voleva stare da sola, perché forse, nonostante fosse una donna alta, imponente e un personaggio culturalmente importante, non è mai riuscita a sentirsi così forte da non appoggiarsi a nessuno, da non sentire il bisogno di essere amata per esistere.

Questi sono solo alcuni dei motivi per approfondire una figura così importante e affascinante, e il libro non appare affatto come un mucchio di testimonianze e appunti affastellati uno sull’altro, ma sembra proprio il romanzo della vita di Jane Howard. Se poi avete già letto qualcosa di suo, oltre ai suoi libri inizierete ad amare anche lei.
Buona lettura!

Titolo: Elizabeth Jane Howard. Un’innocenza pericolosa
Autore: Artemis Cooper
Traduttore: Franca Di Muzio e Nazzareno Mataldi
Genere: Biografia
Anno di pubblicazione: 2017
Pagine: 457
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi


Artemis Cooper – È autrice di diversi libri, fra cui Cairo in the War, 1939-1945, Writing at the Kitchen Table: The Authorized Bio- graphy of Elizabeth David e, più di recente, Patrick Leigh Fermor: An Adventure. Con il marito, Antony Beevor, ha scritto Paris After the Liberation, 1944-1949. Ha curato due raccolte di lettere oltre a Words of Mercury, un’antologia dell’opera di Patrick Leigh Fermor; e, con Colin Thubron, ha curato The Broken Road, volume conclusivo della trilogia europea di Fermor.

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Cambio di rotta | Elizabeth Jane Howard

Quando ti liberi di qualcosa che ti sembrava difficile abbandonare,
poi hai la sensazione che quella cosa non sia mai esistita.

Ti senti più leggero e anche un po’ stupido.

 

Esce oggi in libreria un romanzo di Elizabeth Jane Howard che Fazi ci propone sempre con la preziosa traduzione di Manuela Francescon: Cambio di rotta. E io sono molto felice di annunciarvelo perché, come sapete, ho una passione sfrenata per questa autrice inglese. Il libro è uscito nel 1959 e all’epoca fu inserito nella lista dei migliori libri dell’anno da “The Sunday Times”. In più, da quello che leggo, è in fase di lavorazione un film tratto da questo romanzo, che vede come regista e protagonista Kristin Scott Thomas (bisognerà correre a vederlo). Ma passiamo alla storia.

Emmanuel e Lillian Joyce sono una coppia dell’alta borghesia ebraica londinese: lui è un famosissimo drammaturgo sessantaduenne di umilissime origini che è riuscito a crearsi una posizione di tutto rispetto; lei, quasi cinquantenne, è una donna molto fragile, di salute cagionevole, e raffinata. I due non hanno una casa fissa, abituati come sono a girare per il mondo insieme al manager di Em, Jimmy Sullivan, un trentenne che si occupa praticamente di tutto. Non viaggiano solo per seguire per teatri le commedie scritte da Emmanuel, ma si concedono anche numerose vacanze. Comunque,  la segretaria di Mr. Joyce, Gloria, è stata licenziata proprio prima che il gruppo partisse per New York (la ragazza è stata una delle tantissime scappatelle dell’uomo) e bisogna trovarne una nuova. Lillian per caso conosce Sarah, che viene rinominata Alberta (i Joyce hanno avuto una bambina, Sarah, che è morta molto presto) e che sembra fare al caso loro. È una ragazza molto pacata, dolce e genuina che proviene dalla campagna ma che a quel punto si trova in un mondo del tutto diverso, pieno di bei vestiti, ristoranti costosi e agi. Il suo fascino inizia a colpire Em e Jimmy e suscita il timore di Lillian che possa diventare l’ennesimo flirt di suo marito, ma quando i quattro andranno in Grecia per una vacanza ci sarà un vero e proprio cambio di rotta nelle vite di tutti.

«Diceva che ad abbracciare forte un segnale stradale, a un certo punto ci si affeziona al punto da scordarsi che cos’è, a cosa serve. È spiacevole ma può succedere, a un segnale stradale. Quello che cercava di dire è che le persone non sono fatte per essere dei punti di riferimento come li intendo io: o forse invece sì, ma nessuno è all’altezza di un compito simile».

Ogni capitolo è riferito a un personaggio diverso e al suo personale punto di vista, strategia che ci aiuta a capire meglio ogni aspetto della storia e i rapporti personali che si instaurano tra i quattro protagonisti (che, per la stessa ragione, sono caratterialmente molto approfonditi). Riusciamo a vedere la crescita di ognuno di loro, il cambiamento che avviene da quando Alberta arriva nelle loro vite e quasi li costringe a guardare tutto da una prospettiva diversa: Jimmy s’interroga sulla sua totale dipendenza da Em, Lillian inizia a rendersi conto di recitare da anni il ruolo della donna fragile, gelosa e capricciosa, ed Emmanuel capisce che l’unica donna che dovrebbe amare e a cui dovrebbe far riferimento è la moglie. Se Alberta inizialmente sembra a Lillian una minaccia, la donna poi si rende conto che la ragazza (ha solo diciannove anni) non ha interessi particolari, e inizia quasi a provare affetto nei suoi confronti. E il fatto che abbia lo stesso nome della figlia scomparsa probabilmente influisce.

Elizabeth Jane Howard, con lo stile elegante che la contraddistingue, racconta la mondanità e gli agi della classe borghese di fine anni Cinquanta e ci propone una riflessione sui noi stessi e sulle scelte compiute nella vita. Tutti i personaggi si interrogano sul loro vissuto e si rendono conto di essere arrivati a un punto in cui cambiare rotta è necessario ma non forzato, bensì quasi naturale, come se avessero esaurito le energie spese fino a quel momento. Ed è una cosa in cui è facilissimo rispecchiarsi perché si tratta di un processo che più o meno tutti mettiamo in atto nella vita.

Buona lettura!

Titolo: Cambio di rotta
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 6 settembre 2018
Pagine: 363
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi

 

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All’ombra di Julius | Elizabeth Jane Howard

Julius ha sempre vissuto, o cercato di vivere, secondo principi più alti.
Non secondo i suoi sentimenti verso qualcuno in particolare,
ma semmai secondo i suoi sentimenti nei confronti dell’umanità.

 

Chi mi segue abitualmente sa che negli ultimi anni mi sono appassionata a un’autrice inglese che con la sua saga mi ha fatto macinare in pochissimo tempo centinaia di pagine e mi ha conquistato con il suo stile elegante e delicato, Elizabeth Jane Howard (che ho conosciuto con la sua bellissima storia familiare dei Cazalet). Ora sono molto felice di parlarvi di un altro suo libro che esce proprio oggi grazie a Fazi, All’ombra di Julius, che ho potuto leggere in anteprima già da un po’ e di cui non vedevo l’ora di raccontare.

La storia in poche parole è questa. Siamo intorno al 1960 e Julius Grace è morto ormai da vent’anni dopo aver compiuto un gesto eroico: pur non capendo nulla di imbarcazioni ne ha presa una ed è andato a recuperare alcuni uomini feriti a Dunkerque senza però poter riabbracciare i suoi cari. Oggi, la sua figlia maggiore, Cressida, bellissima vedova di trentasette anni, è una pianista non eccezionale e si trascina da una storia con un uomo sposato all’altra, mentre la minore, Emma, di ventisette, lavora nella casa editrice di famiglia e non ha mai avuto una vera relazione. Esme, la vedova di Julius, quasi sulla sessantina, è ancora una donna elegante e affascinante ma non si è più risposata; anzi, dopo la morte del marito è stata improvvisamente lasciata anche dal suo amante Felix, di ben quattordici anni più giovane. Questi quattro personaggi si troveranno a passare un fine settimana in campagna (insieme a Dan, uno che non c’entra niente con loro se non per il fatto che pubblica poesie per la casa editrice di Emma) e a tirar fuori, dopo anni, tutto ciò che si sono portati dentro.

Ma come si fa a rendersi felici? È questo che vorrei sapere. Non saperlo mi spinge a tentare di arrangiarmi con quello che ho. Una prospettiva davvero meschina.

Anche in questo romanzo, la Howard sceglie di dedicare ogni capitolo a un personaggio diverso, permettendo così al lettore di approfondire la conoscenza di una determinata figura. Ci racconta la storia passata e presente di ognuno di essi così da farci capire i motivi delle loro azioni prima ancora che siano loro a spiegarli agli altri. Riusciamo a comprendere il turbamento di Emma di fronte a molti uomini e il comportamento diametralmente opposto di Cressy che, invece, per paura di essere sola, si concede a chi le dà attenzioni ma non amore. Felix, che ormai non ha più ventitré anni, è cresciuto ed è diventato un uomo responsabile che sa cosa vuole; o ancora Dan che, vecchio stampo com’è, riesce ad uscire da certi schemi mentali. E infine Esme, che deve fare i conti col passato e chiudere il suo capitolo più importante. Su tutti aleggia l’ombra di Julius, non presente fisicamente ma di sicuro con lo spirito.

Aveva scoperto con amarezza che più dai per scontato qualcuno – considerandolo magari incompatibile o noioso – più senti la sua mancanza nel momento in cui ti lascia o muore.

Il personaggio più bello, a mio parere è Cressy, una donna che si mostra a chiunque la circondi in tutta la sua imperfezione e in tutta la sua fragilità. Non nasconde mai di aver paura della solitudine, di non provare vero amore o di averlo provato e, per questo, essere stata spezzata più volte. Però questi pezzettini di sé li rimette sempre insieme, si rialza e va avanti lanciandosi in nuove avventure senza alcun timore di lasciarsi sopraffare e cadere di nuovo. Perché nella vita lei rischia, in fondo è tosta e chi dice che in realtà la sua grande forza non sia proprio questa fragilità? Questo abituarsi a prendere botte dal destino e sentire sempre meno dolore.
Io non ho letto la biografia della Howard a cura di Artemis Cooper pubblicata sempre da Fazi, ma chi lo ha fatto mi dice che forse Cressy è il personaggio in cui è presente di più l’autrice, la ricorda molto. Ed è un ottimo motivo per mettere quest’altro libro nella lista di quelli da leggere.

«Quelli come te parlano sempre come se io avessi deliberatamente scelto la situazione più brutta e squallida. Non è così che funziona. Quando sei…”libera”» – a Felix non sfuggì il suo disagio nel pronunciare quella parola – «è normale volere qualcuno. Qualcuno a cui voler bene. Certo, all’inizio pensi di sapere bene cosa vuoi. Però succede che non lo trovi. Allora cominci a domandarti se la persona che vorresti esiste davvero. Ti chiedi: ma se lo trovassi, lo vorrei ancora? E nel frattempo gli anni passano e tu sei lì, sempre libera, sempre ansiosa d’innamorarti».

Elizabeth Jane Howard riesce a trattare qualsiasi argomento, anche il più basso moralmente, con grande maestria, un po’ come aveva fatto nella saga dei Cazalet. A questo punto non aspettiamo altro che escano tutti i suoi romanzi, ma nel frattempo gustatevi questo capolavoro, perché ne vale proprio la pena.
Buona lettura!

Titolo: All’ombra di Julius
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1965 (9-04-2018 per Fazi)
Pagine: 328
Prezzo:  20 €
Editore: Fazi

 

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Elizabeth Jane Howard (Londra, 1923 – Bungay, 2014) Figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite da parte del padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo. Fazi Editore ha pubblicato il romanzo Il lungo sguardo e i cinque volumi della saga: Gli anni della leggerezza, Il tempo dell’attesa, ConfusioneAllontanarsi e Tutto cambia.

“Tutto cambia” (La saga dei Cazalet vol. 5) di Elizabeth Jane Howard

Finalmente riesco a parlarvi di una delle mie ultime letture, cioè Tutto cambia, l’ultimo volume della saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard, uscito a settembre. L’ho letto in pochissimo tempo, davvero, perché lo aspettavo con ansia. Come sapete, se mi seguite da un po’, ho amato tantissimo questa saga inglese, i personaggi e le storie della Howard mi hanno conquistata da subito e non vedevo l’ora di capire come sarebbe andata a finire questa vicenda. Un altro motivo che mi ha fatto adorare questo libro è che, nel caso specifico proprio di questo volume, si tratta di un regalo di una cara amica che conosce la mia passione per i Cazalet, quindi grazie mille, Giulia!

[Per chi non sapesse di che cosa stiamo parlando, ecco le puntate precedenti: PRIMA PARTESECONDA PARTETERZA PARTEQUARTA PARTE]

La cosa che più mi ha colpito è che la storia si conclude esattamente da dove è cominciata: dalla casa, Home place, quella residenza enorme che ha visto passare generazioni e generazioni di Cazalet, la casa dove il tempo sembra essere passato velocemente e in cui i nostri personaggi hanno condiviso gioie e dolori. Purtroppo mi trovo quasi con le mani legate perché posso dire davvero poco, devo riuscire a non fare spoiler, soprattutto perché si tratta di ben cinque volumi, ed è difficile. Però vi confesso che nell’ultima parte c’è una pagina davvero bella che, com’era ovvio che succedesse, mi ha commosso. È un pezzo in cui i Cazalet, ormai quasi tutti per i fatti loro, con le loro famiglie e le loro vite, si ritrovano tutti insieme per passare il Natale a Home place e, se avete letto tutti e quattro i volumi che precedono quest’ultimo, vi capiterà proprio di vedere nella mente tutto ciò che avete letto prima, come a ripercorrere il passato di una famiglia di cui, sì, vi sentirete di aver fatto un po’ parte.

Dicevo che i Cazalet hanno le loro vite diverse. Quelli che ne Gli anni della leggerezza erano bambini adesso sono adulti; alcuni si sono sposati e hanno avuto figli, altri sono alla ricerca dell’amore, altri ancora invece stanno cercando di capire che cosa vogliono davvero. Quelli che erano adulti, poi, si avviano adesso verso la vecchiaia, cominciano i problemi di salute, ma la caratteristica principale di questa grande famiglia è l’essere uniti, sempre, quindi nessuno è mai davvero solo. In tutto cambia i nostri si ritrovano a dover affrontare problemi finanziari, nuovi amori, qualcuno capisce di aver sbagliato tutto nella propria vita e si sente in trappola, qualcun altro invece prende uno scivolone (e delude un po’ anche noi lettori, ma nessuno è perfetto!).
Tra tutti, però, credo che il personaggio che nello svolgimento della storia si evolve meno sia Hugh, e non lo dico in senso negativo: è una figura molto bella dall’inizio alla fine, si prodiga per gli altri, è sempre a disposizione della sua famiglia e infatti tutti gli vogliono bene e lo trattano con grande rispetto.

Credo che, se non l’avete ancora letta, questo sia il momento migliore per cominciare a conoscere i Cazalet, in fondo tutti i volumi sono stati pubblicati e non dovrete aspettare mesi perché escano. La Howard mi ha conquistata, infatti mi sono riproposta di leggere altri suoi romanzi, dovrei averne già uno da parte.
Chi l’ha già letta che cosa ne pensa?

Titolo: Tutto cambia
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 settembre 2017
Pagine: 610
Prezzo: 20 €
Editore: Fazi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

In breve: “Allontanarsi” (La saga dei Cazalet vol. 4) di Elizabeth Jane Howard

1497533588404879800727Finalmente sono riuscita a dedicarmi a un libro che aspettavo da tanto tempo, il quarto volume della saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard, e come c’era da aspettarsi l’ho divorato. Questa volta ho deciso di parlarne in breve perché si tratta comunque di una saga, non posso ripetere continuamente ciò che vale per tutti i volumi e non posso nemmeno dare dettagli sulla trama perché rischio di fare dei bruttissimi spoiler (la storia va sempre avanti e con essa i personaggi). Comunque, per chi volesse rinfrescarsi la memoria, qui ci sono la PRIMA, la SECONDA e la TERZA parte della storia. Adesso vi parlo un po’ della quarta.

Avevamo lasciato i nostri Cazalet a guerra ormai finita – siamo nel 1945 e c’è stato da poco lo sbarco in Normandia. Adesso li ritroviamo intenti a riorganizzarsi, a riprendere la vita normale che non conducevano da tanto tempo: ci sono, ancora per poco, i razionamenti di cibo, le tessere per il vestiario, e nessuno ha grandissime possibilità economiche. Gli adulti sono invecchiati, i bambini sono diventati ragazzi, le ragazze ormai giovani donne, qualcuno è tornato, qualcun altro non c’è più e la vita continua per tutti. È così che, come dice il titolo, ci si allontana, specialmente i più giovani prendono la loro strada, come Polly che ormai lavora come arredatrice, Clary che sta scrivendo un romanzo o Teddy a cui è stato affidato un impiego all’interno dell’azienda di legnami di famiglia. C’è qualche grande sconvolgimento, ma rientra tutto nell’ordine naturale delle cose: amori che finiscono e amori che nascono, vite che finiscono e vite che nascono.

Quello che però stupisce in questo quarto episodio della saga è il personaggio di Archie Lestrange che è entrato in sordina quasi all’inizio della storia come un vecchio amico di Rupert e adesso è diventato a buon diritto uno dei protagonisti principali, tanto che ci sono interi capitoli dedicati a lui e non appare solo in quelli relativi agli altri. È la spalla su cui piangere di tutta la famiglia Cazalet, un punto fermo, quello che, come figura, si è evoluto di meno nel corso della vicenda perché già all’inizio era quello saggio, intelligente e riflessivo della combriccola. Tutti, grandi e piccoli, si confidano con lui (perfino la Duchessa), gli raccontano i propri segreti coscienti del fatto che è come una botte di ferro. La differenza con le prime tre parti della storia, però, sta nel fatto che adesso Archie non è più una comparsa nelle storie altrui, ma ha preoccupazioni, desideri e sogni tutti suoi che verranno a galla piano piano, con la pacatezza che contraddistingue il suo carattere.

Mi sembra superfluo ribadire che il linguaggio della Howard è delicato, con una chiara impronta femminile e attento ai più piccoli dettagli. Allontanarsi – come il resto della saga di cui fa parte – è un libro facile, scorrevole, ma non per questo banale, anche se sembra che ogni libro sia più bello del precedente, come a creare un crescendo di emozioni che culminerà con l’ultima parte. Sono dell’idea che sia davvero semplice appassionarsi ai Cazalet e a una storia così tipicamente inglese (se vi piace quel genere). Adesso non vedo l’ora che esca il prossimo, ma ci sarà qualche mese da aspettare, mi dicono.
Nel frattempo buona lettura!

Titolo: Allontanarsi
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1996 (2017 questa edizione)
Pagine: 670
Prezzo: 20 €
Editore: Fazi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

“Confusione” (La saga dei Cazalet vol. 3) di Elizabeth Jane Howard

«Ma ci saranno altre cose, vero?» disse Polly,
non avendo idea di quali potessero essere.
«Certo che ci sono. La fine della guerra…
e poi papà che torna a casa, e poi dovremo riadattarci,
perché saremo troppo grandi per farci comandare dagli adulti…
e ci saranno pane bianco e banane
e libri che non sembrano già vecchi quando li compri.
E tu avrai la tua casa, Poll! Pensa a questo»

 

cover-673x1024La prossima volta che dico che le saghe non mi piacciono ricordatemi quanto ho gioito e penato per i Cazalet, per favore. Finito il secondo volume, ho atteso con ansia l’uscita del terzo a metà settembre e adesso finalmente me lo sono potuto leggere con calma (in realtà non troppa perché l’ho proprio divorato in pochi giorni). La storia della famiglia Cazalet non può non trascinare noi lettori in un vero e proprio vortice di emozioni dal quale è parecchio difficile riemergere: ci si fanno grosse risate ma in molti altri punti mi sono perfino ritrovata con i lacrimoni. Per chi non avesse letto nulla di questa saga di Elizabeth Jane Howard, consiglio un breve riassunto della PRIMA PARTE e della SECONDA PARTE. Se sapete di cosa parlo, allora andiamo avanti, anche se nell’introduzione al romanzo si fa il punto della situazione perché – si sa – tra l’uscita di un libro e dell’altro ci si può anche dimenticare di quello che è successo.
Avevamo lasciato la nostra grande e bella famiglia all’attacco di Pearl Harbor, invece Confusione comincia circa un anno dopo, all’indomani della morte di uno dei personaggi, che adesso non vi dico chi è, me nel volume precedente si capiva che sarebbe finita così.

Louise si è sposata con Michael e deve fare i conti con la madre ingombrante di lui, una donna che odia le altre donne e che manovra il figlio a suo piacimento. Ha anche avuto un bambino, ma non sembra gioire della maternità né dare il giusto amore al piccolo Sebastian. La vita matrimoniale non è come se l’era aspettata e Michael non è come si è sempre comportato (giusto per dare un po’ ragione a chi definisce il matrimonio come la tomba dell’amore). Gli adulti – o meglio, coloro che nei volumi precedenti erano adulti – invecchiano, i loro capelli diventano più bianchi ma più o meno hanno sempre le stesse preoccupazioni: il generale perde sempre di più la vista, la povera Rachel deve barcamenarsi tra la famiglia e il suo amore per Sid, Villy bada praticamente a tutti i bambini ancora piccoli, Edward ha combinato grossi pasticci con una delle sue amanti (quella a cui è più affezionato), Hugh gli fa da confidente ma senza appoggiarlo e nel frattempo vede crescere i suoi figli, Zoë ha solo 28 anni ma gliene sono capitate di tutti i colori e si ritrova sola. I ragazzi vanno a scuola, Polly e Clary – sempre più unite – si trasferiscono a Londra e tutti questi ex bambini adesso adulti si trovano catapultati nella società.

Se ognuno di loro sembra andare per la sua strada, c’è un personaggio che, introdotto ne Il tempo dell’attesa, acquista sempre più spessore e che sembra fare da collante: Archie, il vecchio amico di Rupert che è quasi diventato uno di famiglia. Tutti si confidano con lui, c’è chi perfino si è innamorata di lui e glielo confessa, chi lo considera una sorta di padre putativo o un’ancora di salvezza per non naufragare. Tutti attendono la fine della guerra, specialmente Clary, l’unica che non si è mai arresa, che ha sempre mantenuto viva la speranza che Rupert possa tornare e che gli scrive meravigliose lettere/diario, che potrà leggere se tornerà, in cui racconta tutto quello che succede a casa e fuori. Queste lettere sono un vero e proprio colpo al cuore, sono l’espressione di una bambina forte che cresce e va diventando sempre più una donna, di qualcuno dal cuore puro che va contro tutti guidata dall’amore per suo padre.

Uno degli aspetti peggiori del fatto che tu manchi da casa ormai da così tanto tempo – due anni e nove mesi – è che, anche se ti penso spesso, ho costantemente la sensazione di perdere dei ricordi. È come se lentamente tu ti allontanassi e sparissi pian piano dal mio orizzonte. È una cosa che odio. Se è questo che la gente intende quando parla di “superare il dolore”, allora a me non interessa. Io voglio avere di te lo stesso ricordo vivido e completo che avevo quando ha telefonato quel tale per dirci che eri disperso.

La storia si conclude nel maggio del 1945, quando ormai lo sbarco in Normandia c’è stato, quando sono stati scoperti gli orrori dei campi di sterminio – a tal proposito, c’è un personaggio che viene mandato lì a documentare la situazione e poi non regge al dolore visto e immaginato – e la Germania si è arresa incondizionatamente. E quello che noi appassionati dei Cazalet ci aspettavamo da centinaia e centinaia di pagine succede, finalmente succede. Ecco, però non vi dico cos’è, sta a voi scoprirlo, e non andate a curiosare nelle ultime pagine perché vi guastate il piacere del romanzo. Io alla fine, ve lo posso dire, ho pianto moltissimo, anche se mi sono venute in mente tantissime domande soprattutto sulle implicazioni di questo finale così atteso: “e adesso?”. Sì, perché finito Confusione aspetto trepidante il quarto romanzo della saga e, se sono felice di averla letta, in alcuni momenti rimpiango di non averla affrontata una volta pubblicati tutti i romanzi. Aspettare tra una parte e l’altra è snervante! Dovrò distrarmi con qualcos’altro.

Lo stile, in Confusione, cambia un po’ rispetto ai libri precedenti: da una parte è normale che sia così perché molti che erano bambini adesso sono cresciuti, anche se non hanno ancora perso completamente l’innocenza e la purezza di cuore; dall’altra parte, invece, c’è la guerra e in un tale clima nessuno può considerarsi immune al cambiamento di prospettive e di desideri. Ad ogni modo l’eleganza della Howard è sempre una garanzia, soprattutto dove vengono trattati temi importanti come l’omosessualità, l’adulterio e la morte.
Non so dirvi se ciò dipenda dal mio entusiasmo, ma questo mi è sembrato il più appassionante dei tre volumi letti fino ad ora. Il primo l’ho visto più come una premessa, una presentazione dei personaggi, mentre dal secondo la vicenda ha cominciato a diventare più seria e dinamica e adesso la Howard ci tiene proprio incollati alle pagine. A dispetto della mole del libro, bisogna dire che ci si impiega pochissimo a leggerlo.

Non avete ancora cominciato questa saga? E che cosa state aspettando?
Buona lettura!

Titolo: Confusione
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1993 (2016 questa edizione)
Pagine: 528
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena

“Il tempo dell’attesa” (La saga dei Cazalet vol. 2) di Elizabeth Jane Howard

«Ho capito cosa vuoi dire. È una specie di trappola.
Uno non dice le cose alle persone a cui vuole bene.
Invece io penso che più vuoi bene a qualcuno, più dovresti dirgli tutto,
anche le cose brutte. Credo che dirsi le cose sia il più grande gesto d’amore».
Mise il braccio intorno a Polly.
«Non devi mai più portare da sola un peso simile. Promettilo!».

 

tempo-attesa-ligt-240x366In uno dei post precedenti vi avevo detto quanto mi ero appassionata al primo volume della saga dei Cazalet della Howard e, ora che sono andata avanti col secondo, non posso fare altro che confermare e ribadire quanto avevo affermato. Sono davvero contenta di essermi tuffata nella storia di questa grande famiglia squisitamente inglese tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta (almeno fino ad ora), e probabilmente ho capito che le saghe in fondo mi piacciono perché mi permettono di tenermi stretti più a lungo determinati personaggi.
Nel primo volume avevamo lasciato i nostri Cazalet con la sicurezza che l’Inghilterra non sarebbe entrata in guerra, ma adesso le cose sono un po’ cambiate e gli uomini vengono chiamati alle armi, specialmente Edward e Rupert (perché il loro fratello Hugh ha già perso una mano nella guerra precedente). La famiglia deve arrangiarsi come può: le case di Londra, dove abitano tutti inverno, vengono chiuse e si trasferiscono tutti nella grande Home Place, la casa di campagna, servitù e istitutrice comprese. Le donne stanno in casa ma cercano di rendersi utili, c’è chi cuce vestiti, chi presta servizio in una sorta di ospedale approntato da quelle parti e chi deve fare i conti con uno stato fisico non ottimale. Louise, la figlia maggiore di Edward, sta inseguendo la sua grande passione per il teatro, studia recitazione ed entra in una piccola compagnia di attori a Londra, cosa che le fa anche conoscere il mondo con le sue meraviglie e il suo squallore.

E adesso Louise camminava a passi cauti nel buio fitto intorno alla casa, superava il campo da tennis e varcava il piccolo cancello del recinto dell’orto. Faceva un gran freddo e c’era una nebbiolina che creava un senso di sospensione perfetto per un’avventura. Lui aveva una voce meravigliosa, anche quando bisbigliava. La incantava. Era così bello avere qualcuno tutto per sé, qualcuno che l’amava tanto! Cominciava a capire cosa ci fosse di tanto bello nell’amore.

Questo romanzo mi è sembrato più dinamico del precedente, ci sono più avvenimenti importanti e molti personaggi crescono notevolmente. Se devo essere sincera, ho adorato fin da subito Polly e Clary, due ragazzine che qui ho proprio amato alla follia. Sono in un’età in cui cominciano a vedere le cose brutte della vita, ma la loro innocenza permette loro di affrontarle con tenacia, speranza e profondità che dopo un po’ di anni si perde.
Molti dei capitoli sono dedicati esclusivamente ad un personaggio di volta in volta diverso, altri invece sono fatti di spezzoni relativi alla famiglia in generale. Una delle storie che più mi ha appassionato è quella di Louise, una ragazza di circa diciotto anni che in realtà non mi fa impazzire, ma che credo sia nel periodo più interessante della sua vita e in un momento storico parecchio importante. Conosce l’amore, forse, conosce i bombardamenti, conosce un padre che le dedica un po’ troppe attenzioni e col quale teme di trovarsi da sola, conosce la menzogna e il tradimento, e tante altre cose di cui si rende conto ora che sta diventando un’adulta a tutti gli effetti.

Di questo libro ho deciso di non dire troppo perché, trattandosi di una saga, posso solo parlare dell’evoluzione di personaggi e trama, ma per quanto riguarda lo stile e il linguaggio di Elizabeth Jane Howard siamo sempre lì: eleganza, temi importanti trattati in modo soave (non leggero, perché si potrebbe confondere con banale) e grande capacità di far immedesimare il lettore. Dopo Il tempo dell’attesa, comincia il mio personale tempo dell’attesa… del terzo volume, che non vedo proprio l’ora di leggere. Sì, i libri sono abbastanza corposi, potreste obiettare, ma vedrete che ne vale la pena.

Buona lettura!

Titolo: Il tempo dell’attesa
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1991 (2016 questa edizione)
Pagine: 640
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienaspiena