Perdersi | Elizabeth Jane Howard

Accordare fiducia a qualcuno 
comporta necessariamente un certo grado di vulnerabilità:
si corre sempre un rischio commisurato.

 

Giovedì 8 ottobre è uscito in libreria Perdersi, un romanzo di un’autrice che, come sa chi mi segue da un po’ di tempo, amo moltissimo: Elizabeth Jane Howard. Non vedevo l’ora di leggerlo, ma dato che è un periodo abbastanza pieno sono arrivata in ritardo anche su questo. Della Howard mi piace soprattutto che quello che scrive appare ancor più vero perché la sua opera si ispira quasi totalmente alla sua esperienza personale, e questo risulta ancora più chiaro avendo letto la sua biografia a cura di Artemis Cooper. Nonostante fosse dotata di grande fascino e frequentasse gli ambienti giusti della cultura inglese (e non solo) del suo tempo – basti pensare che sposò Kingsley Amis – non ebbe molta fortuna in campo sentimentale, anzi visse una vita infelice, senza trovare mai l’amore o comunque chi la accettasse per ciò che era senza tentare di cambiarla. Già anziana, incappò perfino in una persona che la contattò e arrivò a sedurla, mentendo sulla propria identità (probabilmente Michael Shane non era nemmeno il suo vero nome), con lo scopo forse di avere accesso al suo denaro e di approfittarsi di lei. Ed è proprio questa vicenda che la Howard ci racconta in Perdersi, tradotto per Fazi da Manuela Francescon e Sabina Terziani, ma che uscì in originale nel 1999 col titolo Falling.

Daisy Langrish è una nota drammaturga che ha superato i sessanta che ha comprato un cottage in campagna e vi si trasferisce da sola per prendersi una pausa dalla caotica Londra e per allontanarsi da ciò che l’ha fatta star male: due matrimoni finiti (dal primo ha avuto una figlia, Katya). Si ritira lì anche per trovare la pace e poter lavorare meglio. Ma un giorno passa da lì un uomo all’incirca della sua età, Henry Kent, che ammira il giardino del cottage e chiede alla sua proprietaria se vuole assumerlo per dargli una sistemata, dato che lui è proprio un giardiniere (La Howard stessa nutriva un grande amore per le piante e per la cura del proprio giardino). Daisy piano piano si lascia convincere, i due si accordano, ma lei deve partire per lavoro e quindi nel frattempo lui lavora da solo, ma tenta di insinuarsi all’interno della casa mentre lei non c’è. I due iniziano anche a scriversi, all’inizio per parlare del giardino, poi entrando sempre più nel personale. Oltre che in casa sua, Henry cerca di insinuarsi anche nel cuore di Daisy, di abbattere i muri che lei si è costruita intorno negli anni dopo le sue delusioni con gli uomini, e di conquistarla, convinto che sia una donna molto ricca, non solo famosa. In realtà, anche se delusa, non si è chiusa del tutto, infatti ha bisogno di quell’amore e di quell’attenzione che non ha mai avuto, e Henry sembra pronto lì a darle tutto, usando anche il sesso. Lui piano piano arriva a farla innamorare e lei si lascia andare, si lascia cadere. Falling, appunto.

Ma la voce narrante non è solo quella di Daisy, coi capitoli si alternano il punto di vista di lei e di Henry, a volte raccontando parti diverse della storia, altre volte parlando delle stesse. Henry è un uomo che ha perso la madre da piccolo ed è stato allevato dal padre che si è subito sposato con la governante, una donna che non lo ha amato. È cresciuto con un complesso di inferiorità – figlio del capo giardiniere di una tenuta molto grande, ma mai ammesso in un ceto sociale a cui non apparteneva – che lo ha fatto diventare un bugiardo patologico, che per colpire meglio deve essere il primo a credere alle proprie bugie, e un arrivista che cerca di sistemarsi con donne ricche per fare un salto importante. Ed è per questo, infatti, che di donne ne ha rovinate diverse, ed è lui stesso a raccontarcelo nei capitoli dedicati a lui. Ripete sempre lo stesso copione con tutte: le seduce gradualmente, le attira col sesso, le convince di amarle, sfrutta la loro ricchezza, loro capiscono l’inganno e lui deve fuggire.

I bugiardi sottraggono valore alle parole, perché nel momento in cui sappiamo che hanno mentito su qualcosa, non è più possibile sapere se ci sia mai stata verità, e se c’è stata a che punto sia finita.

Elizabeth Jane Howard è stata molto più brava a descrivere i turbamenti dell’animo umano, a scavare nella mente e nei sentimenti dei propri personaggi, che a gestire tutte queste cose nella vita reale. E questo emerge anche in questo romanzo, in cui non fa altro che raccontare la propria esperienza. L’accuratezza con cui parla non solo di ciò che lei stessa ha vissuto (attraverso il racconto di Daisy), ma anche di ciò che doveva passare nella testa di Malcolm Shane (qui Henry Kent) è la dimostrazione di un suo tentativo di comprendere a fondo i meccanismi mentali di una persona che ha tentato di farle del male e che le ha messo addosso una grande tristezza, più di quanta ne avesse già. Il pensiero di Daisy è: “come potevo aspettarmi che, ormai vecchia, un uomo mi amasse davvero? Infatti voleva solo farsi sposare e avere accesso ai miei soldi”. E chissà, forse, nonostante fosse circondata da amici e gente che le voleva bene, la Howard morì con questo pensiero.

Buona lettura!

Titolo: Perdersi
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon e Sabina Terziani
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 8 ottobre 2020
Pagine: 418
Prezzo: 20 €
Editore: Fazi

Le mezze verità | Elizabeth Jane Howard

Una soluzione provvisoria.
È questo che possiamo essere gli uni per gli altri.

 

Elizabeth Jane Howard è stata una donna intelligente, colta e molto ben inserita nella società culturale; come autrice, per la sua spiccata sensibilità, è stata capace di raccontare i rapporti umani in modo molto attento, ma nella vita vera non è stata così brava a capire le persone, non è mai riuscita a trovare la felicità che avrebbe voluto e meritato. Si è barcamenata tra matrimoni e amanti da cui voleva solo essere apprezzata e amata e dai quali, invece, si è fatta consumare più o meno in fretta.
Nei suoi romanzi c’è tanto di sé e del suo vissuto, la materia prima delle sue storie l’ha sempre trovata nella sua esperienza personale, ed è per questo forse che i suoi lavori sono così belli.
Da oggi troviamo in libreria un altro dei suoi libri, Le mezze verità, tradotto da Manuela Francescon sempre per Fazi. Si tratta di un romanzo il cui tema principale sembra essere l’amore in tutte le sue espressioni – quello vero che trovi una volta nella vita, quello fraterno, quello che amore non è ma basta e avanza per sposarsi e sistemarsi, quello per i figli – ma in cui c’è tanto altro, perfino delle lievi tinte di giallo.

May, vedova di un uomo che amava moltissimo, si è sposata con Herbert (il Colonnello), un uomo che sembra non farle mancare niente ma che più di questo non le dà, anzi, pare che gli importi solo di se stesso. Lei ha già due figli, Oliver ed Elizabeth, lui ha Alice. May ha ereditato dei soldi da una zia e con questi  Herbert le ha fatto comprare una casa enorme in campagna, un maniero che è costato moltissimo e in cui lei, dato che lui è spesso fuori, si sente molto sola. Oliver è un ragazzo intelligente, brillante, ma che non si impegna davvero in nulla e forse non sa neanche lui cosa vuol fare (pensa di sistemarsi con una ragazza insulsa ma ricca), mentre Elizabeth, più giovane, ha un cuore grande e per guadagnare, mentre vive col fratello a Londra, si affida a un’agenzia che le procura degli ingaggi in casa di persone ricche per le quali deve cucinare delle cene particolari. È così che conosce John Cole, un uomo che la stregherà e le stravolgerà la vita. Dato che i figli sono tutti fuori casa, May rimane da sola col Colonnello, del quale scoprirà la vera anima.

Se ci sono elementi che vengono fuori solo verso la fine, è anche vero che bisogna stare molto attenti fin dall’inizio a piccoli indizi che la Howard dissemina qua e là nella caratterizzazione dei suoi personaggi, specialmente di Herbert, un uomo che appare solo tronfio e preso da se stesso. Degli altri, invece, è bravissima a descrivere le miserie: Alice ha una così scarsa stima di sé che accetta la prima proposta che di matrimonio che riceve, si sposa per andar via di casa (e dal padre) ma finisce per essere più triste e sconsolata di prima; May, anche lei in un matrimonio-trappola, cerca sfogo in una strana società conosciuta come la Lega, presieduta da un fantomatico dottor Sedum; Elizabeth sperimenta la più grande delle illusioni e il più grande dei dolori. Tutti i personaggi fanno fatica in qualche modo nelle loro vite, perfino quelli che sembrano averne di più il controllo.

Ma la penna elegante di Elizabeth Jane Howard dimostra che in fin dei conti nessuno ha mai il vero controllo della propria vita o di quella degli altri, perché c’è qualcosa di imprevedibile che agisce sempre su tutti noi e che scombina le carte. A tratti molto ironico, questo romanzo sembra un po’ contrapporre personaggi maschili e femminili, cosa che purtroppo non sembra poi neanche così anacronistica. Presi nelle loro insicurezze, gli uomini tendono a prevaricare le donne anche a causa di un difetto di comunicazione, sono mezze verità quelle che si raccontano fra loro o che lasciano venire a galla.
E anche qui, come nel resto della sua produzione, la Howard dà una grandissima importanza alle case, agli edifici. Il maniero, Monk’s Close, dove vive May è un posto freddo, troppo grande, che non fa sentire a proprio agio nessuno, tutti vogliono scappare da lì, il Colonnello che è sempre fuori, Elizabeth e Oliver che vanno a Londra e viaggiano; solo May è costretta a rimanerci e ne soffre moltissimo. Gli altri cercano solo il loro posto nel mondo, un posto, appunto, dove sentirsi a casa, ma non è detto che ci riescano.

Dedicato al fratello Colin, questo libro all’uscita (1969) fu definito dal Sunday Times “narrativa da rivista femminile”. Nulla di più sbagliato secondo me. Se si va oltre la superficie si scopre tutt’altro.
Buona lettura!

Titolo: Le mezze verità
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 17 ottobre 2019
Pagine: 330
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi


Elizabeth Jane Howard – (Londra, 1923 – Bungay, 2014) Figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite da parte del padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo. Oltre ai cinque volumi della saga, Fazi Editore ha pubblicato i romanzi Il lungo sguardoAll’ombra di Julius e Cambio di rotta.

Elizabeth Jane Howard. Un’innocenza pericolosa | Artemis Cooper

Non poteva liberarsi della sensazione
che stare da sola fosse la prova di un fallimento,
della propria incapacità di far funzionare un rapporto d’amore,
indipendentemente da quanto spesso ci provasse.

 

Più volte ho ammesso di essere una grande fan di Elizabeth Jane Howard e soprattutto della sua fortunatissima saga dei Cazalet e per questo motivo, dopo molto tempo, ho deciso di leggere la biografia dell’autrice a cura di Artemis Cooper che Fazi ha pubblicato qualche anno fa e che ho ricevuto in regalo nello scorso Secret Santa organizzato da un gruppo di lettura che seguo. Quando uno scrittore ti piace così tanto è interessante conoscerlo meglio, capire come è arrivato a scrivere quello a cui ti sei appassionato, capire quanto c’è di quell’autore nei suoi personaggi, nelle sue storie e nella sua produzione in generale. È esattamente questo, infatti, che è accaduto leggendo Un’innocenza pericolosa, il racconto delle vicende personali di Jane Howard: ho scoperto ad esempio che le tre primogenite dei Cazalet, Louise, Polly e Clary sono tre sfaccettature della personalità dell’autrice: quella più libera e artistica, quella più legata alla casa e agli affetti, e la scrittrice sognatrice; ho scoperto che Viola Cazalet è Kit Somervell, la madre di Jane, ex ballerina che abbandona il sogno di una vita a favore del matrimonio e della famiglia; ho scoperto che Edward Cazalet è David, il padre di Jane, così confuso dalla figlia che cresce da arrivare a metterle le mani addosso. Ma non solo la saga, una parte di lei è anche in Cressy di All’ombra di Julius, anche gli altri romanzi sono basati molto sull’esperienza personale della Howard, su tutto quello che le è accaduto durante la sua lunga vita.

È stata una donna che emanava fascino ovunque andasse, gli uomini si innamoravano di lei al primo sguardo, intorno a lei gravitavano personalità di rilievo nell’ambito della cultura, poteva avere tutto ciò che voleva, eppure ha vissuto una vita all’insegna dell’infelicità. Si è sposata tre volte, l’ultima delle quali con Kingsley Amis (Martin, il suo figliastro è diventato ciò che è oggi proprio grazie a lei che si è interessata alla sua istruzione, e lo scrive in un articolo sul Mail on Sunday dopo la sua morte), ha avuto altre relazioni anche con uomini sposati che non l’hanno mai messa in cima alle loro priorità, non ha mai incontrato qualcuno che accettasse ogni parte di lei o che almeno, a lungo andare non se ne stancasse. È stata perfino vittima, ormai anziana, di un matto che l’ha sedotta facendole credere di essere tutt’altra persona. E nonostante tutti i problemi che ha avuto nei rapporti con i familiari e nelle relazioni amorose, stupisce quanto invece nei libri riesca ad essere lucida e a descrivere in maniera perfetta certe dinamiche sentimentali: di certo aveva una sensibilità spiccata, ma di fatto forse era più brava nella teoria che nella pratica.

Quando ho cominciato a fare le ricerche per questo libro, c’era sempre una domanda che continuavo a pormi: una donna che scrive così bene dell’amore e dell’inganno, e che nei propri romanzi coglie con tanta lucidità le motivazioni dei personaggi, come può commettere tanti errori nella sua vita personale? Adesso capisco che questa domanda metteva il carro davanti ai buoi. Era il suo vivere con questa estrema intensità emotiva; il suo buttarsi a capofitto nelle situazioni senza valutarne i rischi; il suo non riuscire a controllare la propria immaginazione impulsiva: tutto ciò faceva di Jane la romanziera che era.

Elizabeth Jane Howard è morta nel 2014, ma ci ha lasciato moltissimi romanzi, alcuni dei quali abbiamo letto, altri invece li scopriremo piano piano (mi è giunta voce che stiano lavorando a una sua nuova traduzione, io devo ancora recuperare Il lungo sguardo). Una cosa sicura è che è stata sottovalutata per molto tempo, la cosa più semplice che accada a una come lei è essere scambiata per “la donna che scrive romanzi da donne” quando invece si tratta di una persona che ha un particolare talento per l’introspezione e, invece di scrivere romanzi che abbiano la Storia al centro di tutto, si dedica a scrivere libri in cui al centro ci sono delle persone e il modo in cui reagiscono alla Storia e al cambiamento. Era una donna che voleva un giardino curato e una casa sempre piena di ospiti, non voleva stare da sola, perché forse, nonostante fosse una donna alta, imponente e un personaggio culturalmente importante, non è mai riuscita a sentirsi così forte da non appoggiarsi a nessuno, da non sentire il bisogno di essere amata per esistere.

Questi sono solo alcuni dei motivi per approfondire una figura così importante e affascinante, e il libro non appare affatto come un mucchio di testimonianze e appunti affastellati uno sull’altro, ma sembra proprio il romanzo della vita di Jane Howard. Se poi avete già letto qualcosa di suo, oltre ai suoi libri inizierete ad amare anche lei.
Buona lettura!

Titolo: Elizabeth Jane Howard. Un’innocenza pericolosa
Autore: Artemis Cooper
Traduttore: Franca Di Muzio e Nazzareno Mataldi
Genere: Biografia
Anno di pubblicazione: 2017
Pagine: 457
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi


Artemis Cooper – È autrice di diversi libri, fra cui Cairo in the War, 1939-1945, Writing at the Kitchen Table: The Authorized Bio- graphy of Elizabeth David e, più di recente, Patrick Leigh Fermor: An Adventure. Con il marito, Antony Beevor, ha scritto Paris After the Liberation, 1944-1949. Ha curato due raccolte di lettere oltre a Words of Mercury, un’antologia dell’opera di Patrick Leigh Fermor; e, con Colin Thubron, ha curato The Broken Road, volume conclusivo della trilogia europea di Fermor.

Cambio di rotta | Elizabeth Jane Howard

Quando ti liberi di qualcosa che ti sembrava difficile abbandonare,
poi hai la sensazione che quella cosa non sia mai esistita.

Ti senti più leggero e anche un po’ stupido.

 

Esce oggi in libreria un romanzo di Elizabeth Jane Howard che Fazi ci propone sempre con la preziosa traduzione di Manuela Francescon: Cambio di rotta. E io sono molto felice di annunciarvelo perché, come sapete, ho una passione sfrenata per questa autrice inglese. Il libro è uscito nel 1959 e all’epoca fu inserito nella lista dei migliori libri dell’anno da “The Sunday Times”. In più, da quello che leggo, è in fase di lavorazione un film tratto da questo romanzo, che vede come regista e protagonista Kristin Scott Thomas (bisognerà correre a vederlo). Ma passiamo alla storia.

Emmanuel e Lillian Joyce sono una coppia dell’alta borghesia ebraica londinese: lui è un famosissimo drammaturgo sessantaduenne di umilissime origini che è riuscito a crearsi una posizione di tutto rispetto; lei, quasi cinquantenne, è una donna molto fragile, di salute cagionevole, e raffinata. I due non hanno una casa fissa, abituati come sono a girare per il mondo insieme al manager di Em, Jimmy Sullivan, un trentenne che si occupa praticamente di tutto. Non viaggiano solo per seguire per teatri le commedie scritte da Emmanuel, ma si concedono anche numerose vacanze. Comunque,  la segretaria di Mr. Joyce, Gloria, è stata licenziata proprio prima che il gruppo partisse per New York (la ragazza è stata una delle tantissime scappatelle dell’uomo) e bisogna trovarne una nuova. Lillian per caso conosce Sarah, che viene rinominata Alberta (i Joyce hanno avuto una bambina, Sarah, che è morta molto presto) e che sembra fare al caso loro. È una ragazza molto pacata, dolce e genuina che proviene dalla campagna ma che a quel punto si trova in un mondo del tutto diverso, pieno di bei vestiti, ristoranti costosi e agi. Il suo fascino inizia a colpire Em e Jimmy e suscita il timore di Lillian che possa diventare l’ennesimo flirt di suo marito, ma quando i quattro andranno in Grecia per una vacanza ci sarà un vero e proprio cambio di rotta nelle vite di tutti.

«Diceva che ad abbracciare forte un segnale stradale, a un certo punto ci si affeziona al punto da scordarsi che cos’è, a cosa serve. È spiacevole ma può succedere, a un segnale stradale. Quello che cercava di dire è che le persone non sono fatte per essere dei punti di riferimento come li intendo io: o forse invece sì, ma nessuno è all’altezza di un compito simile».

Ogni capitolo è riferito a un personaggio diverso e al suo personale punto di vista, strategia che ci aiuta a capire meglio ogni aspetto della storia e i rapporti personali che si instaurano tra i quattro protagonisti (che, per la stessa ragione, sono caratterialmente molto approfonditi). Riusciamo a vedere la crescita di ognuno di loro, il cambiamento che avviene da quando Alberta arriva nelle loro vite e quasi li costringe a guardare tutto da una prospettiva diversa: Jimmy s’interroga sulla sua totale dipendenza da Em, Lillian inizia a rendersi conto di recitare da anni il ruolo della donna fragile, gelosa e capricciosa, ed Emmanuel capisce che l’unica donna che dovrebbe amare e a cui dovrebbe far riferimento è la moglie. Se Alberta inizialmente sembra a Lillian una minaccia, la donna poi si rende conto che la ragazza (ha solo diciannove anni) non ha interessi particolari, e inizia quasi a provare affetto nei suoi confronti. E il fatto che abbia lo stesso nome della figlia scomparsa probabilmente influisce.

Elizabeth Jane Howard, con lo stile elegante che la contraddistingue, racconta la mondanità e gli agi della classe borghese di fine anni Cinquanta e ci propone una riflessione sui noi stessi e sulle scelte compiute nella vita. Tutti i personaggi si interrogano sul loro vissuto e si rendono conto di essere arrivati a un punto in cui cambiare rotta è necessario ma non forzato, bensì quasi naturale, come se avessero esaurito le energie spese fino a quel momento. Ed è una cosa in cui è facilissimo rispecchiarsi perché si tratta di un processo che più o meno tutti mettiamo in atto nella vita.

Buona lettura!

Titolo: Cambio di rotta
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 6 settembre 2018
Pagine: 363
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi

 

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