Elmet | Fiona Mozley | Da oggi in libreria

Elmet è l’esordio letterario di Fiona Mozley, uscito in originale nel 2017 e pubblicato da Fazi il 27 settembre con una traduzione di Silvia Castoldi; e per essere l’opera di un esordiente è davvero incredibile, perché è stato finalista al Man Booker Prize, è stato definito il libro dell’anno dalle testate più autorevoli, ha venduto più di 70.000 copie ed è già in corso di traduzione in 14 paesi. Questo per dirvi che oggi vi sto segnalando un libro che non appena è uscito ha fatto immediatamente il botto. Ho avuto l’opportunità di leggerlo prima dell’uscita e l’ho divorato, ma in generale per la letteratura inglese di tutti i tempi ho un debole.
Il titolo deriva da un componimento di Ted Hughes, I resti di Elmet, che troviamo citato nelle prime pagine. Elmet, anticamente, era l’ultimo regno celtico indipendente d’Inghilterra, una parte dello Yorkshire, terra di nessuno e piena di fuorilegge, in cui è ambientata la storia. Metaforicamente, rappresenta il luogo che i protagonisti non vogliono rassegnarsi a lasciare, nemmeno a costo della propria vita.

Elmet è stato lultimo dei regni celtici indipendenti
dInghilterra e in origine si estendeva lungo
la valle di York Ma ancora durante il XVII
secolo quella stretta gola e i suoi bordi laterali,
sotto le brughiere glaciali, continuavano a essere
una terra di nessuno”, un rifugio per chi voleva
sottrarsi ai rigori dalla legge.

TED HUGHES, I resti di Elmet

Voce narrante di questo libro è Daniel, un ragazzo di quattordici anni che vive in un bosco nel Nord dell’Inghilterra col padre John e la sorella Cathy, di un anno più di grande di lui. Si sono dovuti trasferire lì dopo che la ragazzina ha avuto un problema a scuola e si è capito che non poteva stare insieme agli altri ragazzi, vivere in quel tipo di società. John ha costruito la casa per i suoi figli, più che per lui, in una terra che apparteneva alla moglie – una donna che appariva e scompariva dalle loro vite, per poi andarsene via per sempre – e ora è del signor Price, un uomo ricco e potente che spadroneggia nella zona e dice di possederla legalmente. John una volta lavorava per lui, metteva a disposizione di quell’uomo il suo corpo gigantesco e forte per riscuotere pagamenti, intimidire debitori e vincere incontri su cui c’erano giri di scommesse. Price vuole che torni ad essere al suo servizio, se no dovrà lasciare quella terra e quella casa costruita con tanto sacrificio, ma John, Cathy e Daniel cercheranno di proteggerla e restare insieme fino alla fine.

A dispetto del titolo, la storia è ambientata in tempi più o meno attuali, anche se non ben specificati, lo si capisce da alcuni dettagli come il telefono o il televisore. La famiglia protagonista vive ai margini della società, vivono in modo anacronistico: cacciano il proprio cibo con arco e frecce o con delle trappole, i figli tagliano barba e capelli al papà, sembrano essere rimasti indietro nel tempo. I tre sono letteralmente isolati dal resto del mondo, unico collegamento con la realtà sembra essere Vivien, una vicina (non troppo) di casa da cui il padre ogni tanto manda i figli perché forse si rende conto che una figura femminile può essere utile nella loro crescita, o chissà, forse perché sa che per loro ci vuole qualcosa di meno duro di un padre cupo e orso. Sì, perché John (che però per i ragazzi è sempre e solo Papà) è una persona che intimidisce chiunque si trovi al suo cospetto: è altissimo (stacca di una trentina di centimetri gli uomini più alti), muscoloso, temibile e sembra anche imprevedibile. E si capisce che è uno che riesce a stento a tenere a freno quello che il suo corpo sarebbe in grado di fare, la forza che emana.

Non avrebbe mai potuto attirare nessuno, con il carattere che aveva. Non c’era nulla di benevolo o rassicurante nel suo modo di fare. Di lui sapevano solo che era l’uomo più forte che chiunque avesse mai incontrato, e che in combattimento era spietato. Papà, naturalmente, non era consapevole di tutto ciò.
(…)
Papà era il re. Trenta centimetri più alto del più alto di tutti. Era gigantesco. Un suo braccio era grosso come due dei loro. I suoi pugni erano grandi quasi quanto le loro teste. La cassa toracica era abbastanza larga da contenere uno qualunque di quegli uomini, rannicchiato all’interno come un feto nel grembo materno.

La figlia Cathy ha decisamente preso da lui, anche se ha solo quindici anni è alta, parecchio forte, saggia, decisa e sicura di sé, al contrario di Daniel che, invece, forse è più simile alla madre (che non conosciamo e di cui i personaggi dicono di non parlare mai): è più timido, delicato, riflessivo, e infatti è quello che si lega più a Vivien. È un ragazzo che vive talmente fuori dal mondo che non si è accorto che, ora che è cresciuto, i pantaloni che ha sempre usato gli stanno corti e la maglietta gli lascia scoperto l’ombelico, che i capelli che non lava quasi mai sono diventati troppo lunghi, o che quando trova per caso in bagno le mutandine di Vivien non gli suscitano alcun turbamento (per uno della sua età!) perché non ha esperienza della vita al di fuori del bosco.

Ecco, forse i protagonisti e Price hanno caratteri troppo ben definiti, chi è troppo cattivo, chi troppo deciso, nessuno vuole scendere a compromessi. Ma forse, come avviene in certe storie, è fatto appositamente per rendere meglio l’opposizione fra protagonisti e antagonisti che, infatti, in questo caso sono del tutto opposti. E la diversità maggiore, quella che salta all’occhio immediatamente, è proprio tra John e Daniel, sta nel modo in cui il figlio parla del padre, facendolo apparire una figura quasi mitica.
Il racconto inizialmente sembra lento e più concentrato sulla vita particolare che conducono Daniel, John e Cathy, ma bisogna aspettare che s’intrufoli l’elemento di disturbo della loro quiete perché arrivi la svolta. E poi, visto più da lontano, non sembra più una battaglia personale tra i protagonisti e Price, ma la dura resistenza dell’obsoleto al moderno che cerca in tutti i modi di avere la meglio, soprattutto quando nessuna delle due parti è disponibile al compromesso.

Buona lettura!
E ricordate che fino al 5 ottobre tutto il catalogo Fazi è scontato del 25%.

Titolo: Elmet
Autore: Fiona Mozley
Traduttore: Silvia Castoldi
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 280
Prezzo: 18 €
Editore: Fazi


Fiona Mozley – Trentenne cresciuta a York, ha studiato a Cambridge e poi ha vissuto a Buenos Aires e a Londra. Attualmente sta svolgendo un PhD in Storia Medievale. Questo è il suo primo romanzo.