Volo di paglia | Laura Fusconi

Il libro di cui mi accingo a parlarvi esce oggi in libreria per Fazi, ed è l’esordio letterario della giovanissima Laura Fusconi, nata in provincia di Piacenza nel ’90. Si tratta di Volo di paglia, una storia ambientata ad Agazzano che inizia nei primi anni Quaranta, quando Tommaso, Camillo e Lia giocano a rincorrersi nei campi o a tuffarsi da altezze più o meno considerevoli nelle balle di paglia (da qui il titolo). Lia Draghi è una bambina bellissima, la più bella della classe, e si dà il caso che sia anche la figlia del ras della zona, uno squadrista molto feroce e temuto da tutti i compaesani, nei confronti dei quali si permette qualsiasi cosa. I Draghi vivono nella casa più grande e bella di Agazzano, e l’unica occupazione della bambina è tentare di farsi voler bene da questo padre sempre così cattivo e impegnato negli affari che una della sua età non può ancora capire bene.
Ma parti della storia sono relative alla fine degli anni Novanta, quando quella enorme casa è ormai diroccata e nessuno vuole metterci piede perché cinquant’anni prima vi è accaduto qualcosa di atroce. Ma due bambini, che come quelli di qualche generazione più indietro giocano ancora a volo di paglia, decidono di andare lì a giocare e in qualche modo vengono a contatto con antichi demoni dal passato. E poi c’è Mara, che dopo tanti anni dalla morte di Stefano, il ragazzo che amava, torna in quelle zone per fare ordine nei suoi ricordi e sentimenti, e scoprirà, grazie anche ai due bambini, che cosa si cela nella storia passata di Agazzano.

Luigi chiuse gli occhi e pensò all’inferno di Dante, pensò che era meno spaventoso di quello in cui si trovava lui ora, immaginò gli occhi di Caronte e le zanne di Cerbero e iniziò a ripetersi i peccati dei nove gironi fino al lago ghiacciato al centro della terra. Gli uomini con la camicia nera e i Draghi erano nelle tre bocche di Lucifero.

Mi sembra molto interessante il modo in cui l’autrice, per gran parte della storia, racconta la visione del fascismo da parte dei bambini, alcuni dei quali spesso non hanno chiare le situazioni come gli adulti. Quando Gerardo Draghi nella taverna infastidisce e offende Bartali nell’aria si respira vero e proprio terrore, ma nessuno riesce ad opporsi; tutti però sono sicuri di sapere come mai un giorno il piccolo Franco Bartali non sia più tornato a casa dai genitori. Oppure, come interpreta Luigi – un bambino che è stato preso in casa dal parroco del paesino – il fatto che una banda di uomini violenti entri nella dimora di Don Antonio e lo picchi fino a ridurlo quasi in fin di vita? Innanzitutto la associa a quei versi della Divina Commedia che il prete ogni tanto gli legge, ma impara qualcosa che lo segnerà per tutta la vita, anche quando da adulto prenderà i voti come chi lo ha cresciuto.

Di che aura negativa si trattasse non avevano idea, per cui se l’erano inventata da soli: all’interno della Valle ci abitava l’Ombra, un’entità che poteva assumere diverse forme e risucchiare le persone fino a inglobarle, facendogli perdere consistenza.

Ma Laura Fusconi non ci racconta tutto subito, ci lascia qualche informazione qua e là, fa continui salti temporali di cinquant’anni (avanti e indietro) per dare al lettore la possibilità di ricostruire tutta la storia, un elemento alla volta, nell’attesa che arrivi Mara a mettere ognuno di questi pezzi al proprio posto. Negli anni Novanta ormai molti non ci sono più, altri hanno perso il senno, altri ancora vivono ancora ad Agazzano ma portano nel cuore le tracce di quell’Ombra che ha stravolto le vite di tutti.

Devo dire che pur essendo una storia forte, il modo di narrare della Fusconi è sempre leggero e misurato. A dispetto, però, di questa sensibilità, si avvertono la paura, l’ansia, la preoccupazione dei personaggi che sentono di continuo l’Ombra che aleggia su di loro. È come se il passato e il presente a un certo punto si scontrassero e fosse Mara, tornata ad Agazzano dopo tanto tempo, a dover chiudere quel capitolo importante della storia del paese.
Volo di paglia è un romanzo davvero coinvolgente a cui bisogna prestare parecchia attenzione. Mi è piaciuto molto lo stile dell’autrice e il modo in cui ha strutturato la storia a spezzoni e, se questo è l’esordio, possiamo aspettarci molto altro in futuro.

Buona lettura!

Titolo: Volo di paglia
Autore: Laura Fusconi
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 30 agosto 2018
Pagine: 220
Prezzo:  15,50 €
Editore: Fazi


Laura Fusconi è nata a Castel San Giovanni (Piacenza) nel 1990. Dopo il liceo e la laurea in Graphic Design&Art Direction, si è diplomata presso la Scuola Holden. I suoi racconti sono usciti su «effe», «Verde rivista», «Achab» e «Horizonte».
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“Il canotto insanguinato” di Augusto De Angelis

WP_004295Come qualcuno di voi sa, spesso mi dedico alla riscoperta di autori italiani un po’ dimenticati e da un po’ di tempo mi è nata una passione per Augusto De Angelis, uno scrittore che ha vissuto in un periodo molto difficile della storia del nostro paese, quello fascista. Lui era un antifascista e per degli articoli scritti su un giornale fu arrestato; ma la sua fine arrivò nel 1944 quando, in seguito ad una discussione fu pestato da un repubblichino fino alla morte che arrivò qualche giorno dopo. La sua carriera, quindi, fu molto breve e comprende, tra le altre cose, circa una ventina di romanzi polizieschi in cui ricorre il personaggio del commissario Carlo De Vincenzi della squadra mobile di Milano. Alcuni dei suoi scritti vennero pubblicati postumi o ripubblicati negli anni Sessanta e ultimamente la Sellerio sta riproponendo parte di questi romanzi.

Il canotto insanguinato è del 1936, ma la casa editrice palermitana lo ha ripubblicato proprio nell’estate del 2014, sempre con la sua classica copertina blu e che tanto ci piace. La storia comincia quando viene ritrovato un canotto pieno di sangue e si sospetta che sia morta la signorina Paulette Garat, anche se non se ne trova il corpo. Il primo indiziato è il russo Ivan Kiergine, amante della donna, che però si rifiuta di parlare mostrando grande dignità e rispetto per Paulette. De Vincenzi lo interroga fino allo sfinimento, ma senza risultato, quindi lo libera e decide di portarselo dietro durante le indagini tra Milano, Sanremo, Nizza, Strasburgo e la Germania. Nel frattempo inizieranno ad accumularsi cadaveri e a comparire strani personaggi. Il commissario alla fine riuscirà a capire che cosa è realmente successo e cosa ne è stato della donna scomparsa.

Augusto De Angelis e la nipote Marcella (da wikipedia)

Quello che colpisce in questo romanzo è che, come era accaduto per Il mistero delle tre orchidee che abbiamo già affrontato, i cattivi sono sempre stranieri: in quella situazione politica l’Italia doveva mostrare di essere un paese giusto e in cui la giustizia funzionava. Niente delinquenti, insomma, quelli venivano da fuori. La storia non è assolutamente scontata e l’autore ci fa mettere nei panni del commissario, che assiste confuso alla serie di omicidi e fatti strani che gli si presenta. Noi fino alla fine accumuliamo indizi, ma ce ne manca uno che faccia incastrare bene i fatti tra loro e che dia un senso alla vicenda.

Il linguaggio, certo, non è modernissimo, ma è un giallo godibilissimo e sicuramente fatto meglio di molti gialletti odierni. Purtroppo, a parte qualche eccezione, oggi si mira eccessivamente all’aspetto psicologico dei personaggi lasciando in ombra la trama, che in un poliziesco deve essere la parte più importante, tanto che si può avere qualche difficoltà a collegare i fatti. È un romanzo che consiglio agli appassionati del genere e a chi volesse tornare indietro, fino ai primi del Novecento, per riscoprire autori che stiamo dimenticando e che si sono trovati a scrivere in condizioni in cui non era affatto facile.

Titolo: Il canotto insanguinato
Autore: Augusto De Angelis
Genere: Romanzo, poliziesco
Anno di pubblicazione: 1936, ripubblicato nel 2014
Pagine: 376
Prezzo: 14 €
Editore: Sellerio

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota