A Napoli con Totò | Loretta Cavaricci ed Elena Anticoli de Curtis

Insomma,
ero un buffone serissimo che maschera la ragione da follia
e la follia da ragione.

 

Ho sempre avuto una grande passione per la figura di Totò, un uomo che ha fatto ridere intere generazioni di persone ma che le ha anche fatte riflettere con una comicità spesso apparentemente priva di logica ma molto sottile. A me ha sempre dato l’impressione di una persona che interiormente non fosse così allegra – di solito chi fa questo mestiere è molto diverso da come appare sullo schermo o a teatro. “Il principe della risata” nacque e crebbe nel rione Sanità di Napoli come scugnizzo in condizioni disagiate, frutto di una relazione clandestina tra Anna Clemente e Giuseppe De Curtis (che lo riconobbe solo nel 1921), e poi fu adottato nel ’33 dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas di Tertiveri, da cui ereditò il titolo di marchese e vari altri titoli nobiliari. Credo che, date le tante stroncature che gli arrivarono in vita, la sua fama aumentò moltissimo dopo la morte nel 1967 tanto da farlo diventare quella figura immortale che è al giorno d’oggi.

Ma Totò – questo il nomignolo che gli affibbiò la madre da piccolo e che diventò il suo nome d’arte – è sempre stato il simbolo di una città: non esisteva senza Napoli e non si può pensare a Napoli senza di lui. È un personaggio completamente inserito in un contesto cittadino lontano dal quale perderebbe significato. Per questo motivo mi sono incuriosita tantissimo quando sono venuta a sapere che Giulio Perrone avrebbe pubblicato un libricino, A Napoli con Totò, nella collana Passaggi di dogana, dedicata alla scoperta di varie città attraverso la vita di persone celebri. In quest’opera, a cura della nota giornalista Loretta Cavaricci e di Elena Anticoli de Curtis (come si evince dal cognome, è la nipote di Totò, figlia di Liliana). L’ho letto già da un bel po’ ma per vari motivi non sono riuscita a parlarne prima, anche se avrei voluto farlo intorno al giorno in cui è uscito.

Il libro esce nel 2018 esattamente a 120 anni dalla nascita di Antonio de Curtis, e rappresenta un viaggio per il capoluogo campano in compagnia del principe della risata. Si tratta di una passeggiata con Totò nei suoi luoghi privati, ma anche in quelli dove si faceva vedere pubblicamente, un modo di ripercorrere la sua vita attraverso gli scorci di una città che si identifica in lui. Esploriamo i luoghi in cui ha girato alcuni film, o quelli dove giocava da bambino, o ancora quelli in cui, ormai ricco e famoso, passava a lasciare una banconota sotto la porta di chi era meno fortunato (questo, ve lo confesso, quando l’ho saluto anni fa ho sentito il cuore che mi si scioglieva). Visse la sua vita a Roma, ma andava spesso nella città in cui era cresciuto, tanto che alla morte furono celebrati tre funerali, due dei quali a Napoli (uno ufficiale, l’altro nel rione Sanità, mentre il primo fu nella capitale). E Napoli gli ha restituito tutto l’affetto che lui le diede in vita.

Santo Totò lo chiamano. Chi va a trovare i cari defunti, passa pure da lui, è una questione di rispetto, dicono.

Non vi dico altro di questo libro che, se siete amanti di Totò e di Napoli, dovete assolutamente leggere, perché va scoperto pagina per pagina. In copertina c’è il simbolo di questo personaggio, la sua bombetta, che fu anche poggiata sulla bara il giorno del funerale. Mentre una cosa molto carina di quest’opera è che, dietro, una parte della bandella si stacca per ricavarne un segnalibro con le bombette.

Vi ho incuriosito?
Buona lettura!

Titolo: A Napoli con Totò
Autore: Loretta Cavaricci, Elena Anticoli de Curtis
Genere: Letteratura di viaggio, biografico
Anno di pubblicazione: 4 ottobre 2018
Pagine: 143
Prezzo: 12 €
Editore: Giulio Perrone editore

 

«Forza, coraggio,
adesso cominceremo a visitare le bellezze di Napoli,
piano piano…
Ladies and gentlemen,
si prega di agganciarsi le cinture e di non fumare».

(dal film Totò a Napoli)

Le notti blu | Chiara Marchelli

Le notti blu.
Questo gli ha lasciato suo figlio.
Notti insonni in cui farsi del latte caldo che non può nemmeno bere.

 

Le notti blu è un romanzo di Chiara Marchelli (Giulio Perrone editore) che avrei dovuto e voluto leggere l’anno scorso, quando era tra i candidati allo Strega 2017. Ma con le letture non riesco mai a fare programmi, mi perdo sempre qualcosa per strada. Poi ho approfittato del prestito di un’amica e ho recuperato questo libro da cui mi aspettavo tanto a causa delle ottime recensioni che ho letto in giro. E in effetti mi sono trovata fra le mani un romanzo molto particolare che, diciamocelo, ha anche una copertina bellissima secondo me. C’è da dire, però, che quella raccontata dalla Marchelli è una storia un po’ forte, anche se viene narrata con grande delicatezza. Nello specifico l’autrice tratta due temi abbastanza pesanti: la morte di un figlio e la verità che si nasconde dietro le apparenze.

Michele e Larissa si sono trasferiti da molti anni negli Stati Uniti, ma il loro figlio, Mirko, che ha studiato e vissuto lì, un giorno decide di andare a vivere in Italia e sposare Caterina, una ragazza di cui è molto innamorato. I genitori non approvano pienamente questa scelta (in America ci sono più possibilità, che cosa puoi sperare di avere a Genova con una laurea in geologia?) ma che possono fare? Mirko però un giorno si imbottisce di sonniferi e muore, apparentemente senza una ragione. Michele, Larissa e Caterina si trascinano avanti nelle loro vite, ma un giorno la giovane vedova telefona ai suoceri e dice di aver trovato una lettera indirizzata qualche anno prima a Mirko da un avvocato per conto di una donna che chiede il riconoscimento della paternità di suo figlio. Lì cascano tutti dalle nuvole: Mirko aveva una relazione con un’altra donna? Ci aveva fatto un figlio? È mai possibile? Questo può avere a che fare col suicidio?

Le notti blu.
È un bel modo di chiamarle, dopotutto.
«Le chiamava lui, così» gli aveva detto Caterina, e Michele aveva immaginato suo figlio inventarsi quel nome allargando le mani per farle capire.
La luce blu che è diffusa in tutte le direzioni e ha una lunghezza d’onda più breve, rifratta dalle particelle più piccole degli strati alti dell’atmosfera, al contrario degli altri colori. In qualunque direzione si guardi, una frazione di quella luce che arriva ai nostri occhi. Per questo il cielo pare blu.

I tre personaggi, molto diversi fra loro, affronteranno questo problema in modi altrettanto diversi. Caterina è quella che forse è stata più male tra tutti dopo la morte del marito, non dormiva, ha consultato un terapeuta, e quindi non può permettersi di distruggere ancora una volta il suo equilibrio precario. Larissa, la mamma, non se lo riesce a spiegare, non ci crede, non capisce come mai non sia riuscita a leggere nulla negli occhi di suo figlio e dato che non ci è riuscita allora non è vero niente, è tutta un’invenzione di quella donna che chissà che cosa voleva da Mirko. Infine Michele, forse il più lucido, a cui un amico fa venire in mente che se quel bambino esiste ed è davvero suo nipote allora qualcosa di Mirko è rimasta in vita e non bisogna fare gli schizzinosi.

Vi confesso che arrivata alle ultime due pagine ho dovuto rileggere il finale quattro volte perché mi ha proprio confuso. E non intendo in senso negativo, bensì mi aspettavo una cosa e invece sono rimasta colpita da quello che ho trovato. Ed è anche per questo motivo che ho finito di leggere il libro una settimana fa e ne sto parlando adesso: ho avuto bisogno di rifletterci, di far sedimentare le informazioni e le emozioni che ho provato. Credo che in fin dei conti questa sia una storia a cui può essere difficile dare un finale, perché, immaginate, come potrebbe concludersi nella vita reale una vicenda del genere? (Non è bello, in una recensione, parlare del finale di un libro, lo so, ma non ho svelato poi nulla, vi ho solo avvertiti che resterete molto colpiti)
Trovo poi che la Marchelli sia molto brava nella caratterizzazione dei personaggi che, dopo aver vissuto le loro vite normali per tanto tempo si trovano a fronteggiare qualcosa di inaspettato e si mettono completamente a nudo, rivelano dolori e segreti. È come se si scoperchiasse il vaso di Pandora, viene fuori di tutto e di più perché, come capita spesso nella vita vera, ci facciamo un’idea di cose e persone che non sempre corrisponde alla verità e quando ce ne rendiamo conto ci troviamo spiazzati e reagiamo in maniera diversa. L’autrice non ci nasconde nulla, anzi ci guida tra i ricordi che di Mirko hanno i genitori, ricordi che, insieme a ciò che pian piano vanno scoprendo, danno vita a una specie di puzzle che forse potrà rendere più chiari i comportamenti del ragazzo negli anni. Ma questo dovrete capirlo voi leggendo.

Buona lettura!

Titolo: Le notti blu
Autore: Chiara Marchelli
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2017
Pagine: 233
Prezzo:  15 €
Editore: Giulio Perrone editore

“Suicide Tuesday” di Francesco Leto

È martedì.
E come te mi sento un po’ morire,
ma ci sveglieremo lo stesso domani
con una parola in più da sputare appena svegli.

 

Quest’estate ho un po’ latitato, diciamo che mi sono presa un periodo di vacanza anch’io col blog. Ho letto molto meno e sono stata bloccata per parecchio tempo con Moby Dick che non mi ha esaltato e per cui spesso non trovavo il tempo; ho avuto molti impegni e mi sono anche divertita molto, però, quindi poco male. Adesso mi sto un po’ riprendendo e sto ricominciando a leggere come vorrei, quindi vi parlo un po’ dell’ultimo libro che ho avuto tra le mani in questi giorni. Si tratta di una sorta di romanzo corale scritto da Francesco Leto e pubblicato da Giulio Perrone editore, intitolato Suicide Tuesday. Il titolo è un’espressione inglese che indica lo stato in cui ci si ritrova dopo un weekend movimentato, quando ci si è divertiti il sabato, riposati la domenica, un po’ crollati il lunedì e poi il martedì si è così depressi che ci si lascerebbe morire.

Come ho già detto, è un romanzo a più voci, più precisamente tre, quelle di Sergio, Matteo e Giulia, che vengono seguiti dal sabato al martedì. Sergio è un architetto quarantunenne, sposato, con una bambina bellissima, che ha appena scoperto di avere un cancro allo stomaco per cui sceglierà di non operarsi perché è troppo tardi; sa che dovrà lasciare la sua piccola Camilla e sua moglie Beatrice, ma non lo ha ancora detto a casa. Giulia invece è una ragazza che si è appena laureata in filosofia e vorrebbe iniziare un dottorato, quindi si barcamena tra libri, pensieri e ricevimenti del professore; ma è anche un’amante della poesia, e nel suo passato ci sono momenti bui che hanno ripercussioni sul presente. Matteo è un giovane fotografo che sta portando avanti il progetto di raccogliere ritratti di sconosciuti, tra cui ci saranno anche Sergio e Giulia, i quali si ritroveranno a raccontare a lui le proprie storie.

Avevo comprato Suicide Tuesday a giugno a Una Marina di libri e sono riuscita a leggerlo soltanto ora (ne ho ancora diversi da affrontare, ma piano piano…) e forse è stato il momento giusto. Come si capirà dal titolo, non si tratta di un libro allegro, magari non conviene sceglierlo quando siamo già tristi per altri motivi, ecco. Però chi mi conosce probabilmente sa che io le letture drammatiche le amo in particolar modo, che sono queste a lasciarmi davvero un segno.
La mia impressione è che Francesco Leto riesca molto bene a trasmetterci ciò che i suoi personaggi provano e di come anche il loro umore vada cambiando dal sabato fino al martedì. Quella che mi ha colpito di più, o comunque a cui mi sono sentita più vicina, è la storia di Giulia, la più sognatrice dei tre, innamorata della poesia, con una macchia nera sul cuore che non riesce ad andar via. Nelle parti in cui parla Sergio, invece, è molto facile lasciarsi trasportare dal suo dolore al pensiero di dover lasciare nello specifico la sua bambina, per la quale, com’è giusto che sia, prova un amore immenso.
La scansione dei giorni, nel romanzo, sta a rappresentare il tempo che passa e contro cui non ci si può opporre, che scorre dolorosamente quando si vive un periodo drammatico della propria vita. Dall’altra parte, però, c’è Lara, la macchina fotografica di Matteo, che immortala gli istanti e in un certo senso è capace di fermare il tempo, catturarlo in un’immagine, quell’immagine che resterà a Camilla quando Sergio non ci sarà più.

Buona lettura!

Titolo: Suicide Tuesday
Autore: Francesco Leto
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2013
Pagine: 205
Prezzo: 13 €
Editore: Giulio Perrone editore

Giudizio personale: spienaspiena