Buon anno, con qualche anticipazione!

Un anno si conclude oggi e uno nuovo comincerà domani. Non mi va di fare bilanci, ma dico solo che me lo sono goduto diversamente dagli altri. Mi sono dedicata alle mie letture più lentamente e in maniera più consapevole, senza pensare di dover fare una corsa contro il tempo per leggere più dell’anno precedente, o per riuscire a metterci dentro più cose possibili. Ho anche abbandonato un libro – cosa che non accadeva da tantissimo – perché mi sono resa conto che stavo perdendo tempo e non ci stavo capendo assolutamente niente. Insomma, quello che vado imparando ogni anno che passa (e non solo in relazione alle letture, ma alla vita in generale) è che ciò che importa è quanto serenamente riusciamo a trascorrere il tempo che abbiamo, senza affannarci o voler fare più di ciò che riusciamo a fare. Perché nessuno poi ci dà un premio, anzi, al massimo ci viene l’ansia.

Dunque, non parliamo dell’anno appena trascorso, di cui non vi faccio il riassunto delle letture che potete comunque trovare nel calendario qui a fianco o scorrendo indietro i vecchi post; parliamo invece del 2019. Credo sia scontato dire che sarà un anno meraviglioso ecc., posso solo augurarvi che sia il più sereno e tranquillo possibile, che si possa stare lontani dalla negatività. Per questo motivo voglio chiudere il 2018 e iniziare il 2019 con delle anticipazioni letterarie che sono uscite sul blog di GoodBook.it, La scimmia dell’inchiostro, qualche giorno fa. Una è mia, le altre sono di altre amiche blogger molto in gamba. Pronti? Via!

Auguri!

novita arrivo 2019 blog

Aspettiamo il nuovo anno pregustandoci già tutte le novità che leggeremo. Ecco quelle più attese dalle nostre book-blogger: otto romanzi che usciranno nella prima metà dell’anno (ma attenzione, le date d’uscita sono indicative) e un libro che non sappiamo se uscirà nel 2019, ma che attendiamo con trepidazione!

Continua a leggere…

Cambio di rotta | Elizabeth Jane Howard

Quando ti liberi di qualcosa che ti sembrava difficile abbandonare,
poi hai la sensazione che quella cosa non sia mai esistita.

Ti senti più leggero e anche un po’ stupido.

 

Esce oggi in libreria un romanzo di Elizabeth Jane Howard che Fazi ci propone sempre con la preziosa traduzione di Manuela Francescon: Cambio di rotta. E io sono molto felice di annunciarvelo perché, come sapete, ho una passione sfrenata per questa autrice inglese. Il libro è uscito nel 1959 e all’epoca fu inserito nella lista dei migliori libri dell’anno da “The Sunday Times”. In più, da quello che leggo, è in fase di lavorazione un film tratto da questo romanzo, che vede come regista e protagonista Kristin Scott Thomas (bisognerà correre a vederlo). Ma passiamo alla storia.

Emmanuel e Lillian Joyce sono una coppia dell’alta borghesia ebraica londinese: lui è un famosissimo drammaturgo sessantaduenne di umilissime origini che è riuscito a crearsi una posizione di tutto rispetto; lei, quasi cinquantenne, è una donna molto fragile, di salute cagionevole, e raffinata. I due non hanno una casa fissa, abituati come sono a girare per il mondo insieme al manager di Em, Jimmy Sullivan, un trentenne che si occupa praticamente di tutto. Non viaggiano solo per seguire per teatri le commedie scritte da Emmanuel, ma si concedono anche numerose vacanze. Comunque,  la segretaria di Mr. Joyce, Gloria, è stata licenziata proprio prima che il gruppo partisse per New York (la ragazza è stata una delle tantissime scappatelle dell’uomo) e bisogna trovarne una nuova. Lillian per caso conosce Sarah, che viene rinominata Alberta (i Joyce hanno avuto una bambina, Sarah, che è morta molto presto) e che sembra fare al caso loro. È una ragazza molto pacata, dolce e genuina che proviene dalla campagna ma che a quel punto si trova in un mondo del tutto diverso, pieno di bei vestiti, ristoranti costosi e agi. Il suo fascino inizia a colpire Em e Jimmy e suscita il timore di Lillian che possa diventare l’ennesimo flirt di suo marito, ma quando i quattro andranno in Grecia per una vacanza ci sarà un vero e proprio cambio di rotta nelle vite di tutti.

«Diceva che ad abbracciare forte un segnale stradale, a un certo punto ci si affeziona al punto da scordarsi che cos’è, a cosa serve. È spiacevole ma può succedere, a un segnale stradale. Quello che cercava di dire è che le persone non sono fatte per essere dei punti di riferimento come li intendo io: o forse invece sì, ma nessuno è all’altezza di un compito simile».

Ogni capitolo è riferito a un personaggio diverso e al suo personale punto di vista, strategia che ci aiuta a capire meglio ogni aspetto della storia e i rapporti personali che si instaurano tra i quattro protagonisti (che, per la stessa ragione, sono caratterialmente molto approfonditi). Riusciamo a vedere la crescita di ognuno di loro, il cambiamento che avviene da quando Alberta arriva nelle loro vite e quasi li costringe a guardare tutto da una prospettiva diversa: Jimmy s’interroga sulla sua totale dipendenza da Em, Lillian inizia a rendersi conto di recitare da anni il ruolo della donna fragile, gelosa e capricciosa, ed Emmanuel capisce che l’unica donna che dovrebbe amare e a cui dovrebbe far riferimento è la moglie. Se Alberta inizialmente sembra a Lillian una minaccia, la donna poi si rende conto che la ragazza (ha solo diciannove anni) non ha interessi particolari, e inizia quasi a provare affetto nei suoi confronti. E il fatto che abbia lo stesso nome della figlia scomparsa probabilmente influisce.

Elizabeth Jane Howard, con lo stile elegante che la contraddistingue, racconta la mondanità e gli agi della classe borghese di fine anni Cinquanta e ci propone una riflessione sui noi stessi e sulle scelte compiute nella vita. Tutti i personaggi si interrogano sul loro vissuto e si rendono conto di essere arrivati a un punto in cui cambiare rotta è necessario ma non forzato, bensì quasi naturale, come se avessero esaurito le energie spese fino a quel momento. Ed è una cosa in cui è facilissimo rispecchiarsi perché si tratta di un processo che più o meno tutti mettiamo in atto nella vita.

Buona lettura!

Titolo: Cambio di rotta
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 6 settembre 2018
Pagine: 363
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi

 

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Parti con GoodBook.it | Vacanze letterarie in India

Per il periodo estivo, che coincide quasi per tutti con le vacanze, GoodBook.it dà vita sempre a iniziative molto carine. Questa volta si è deciso di creare un’agenzia di viaggi virtuale in cui ogni blogger che partecipa a “Parti con GoodBook.it” ha il compito di segnalare una località e far viaggiare i lettori attraverso consigli libreschi ambientati lì. Per quanto mi riguarda, ho scelto l’India, un Paese che sento molto, molto lontano da me, ma che comunque mi ha fatto piacere scoprire anche solo letterariamente. Anche se l’estate ormai sta finendo (ma siamo pur sempre ad agosto e poi il tempo per viaggiare non finisce mai!), passo ora a consigliarvi qualche bella storia che potete leggere se sognate anche voi di andare un giorno in India.

Cuccette per signora di Anita Nair  Nella stazione ferroviaria di Bangalore Akhila, una quarantacinquenne single e senza figli, sta per realizzare il sogno di una vita: prendere il treno e fare un viaggio da sola. Nello suo scompartimento ci sono altre cinque donne molto diverse tra loro per estrazione sociale e per età: una è anziana e non è mai riuscita a sperimentare la propria autosufficienza, un’altra ha solo quattordici anni ma è già molto matura, un’altra ancora è sposata con un marito tiranno. Ognuna di loro inizia a raccontare la propria storia alle altre e tutte si sentiranno meno sole. Fino al 1998 alla stazione di Bangalore c’era uno sportello della biglietteria dedicato ad anziani, portatori di handicap e donne, come sui treni c’erano anche le cuccette per signora (ladies coupé) da cui prende il titolo questo romanzo.
È una bella storia che ci mostra uno spaccato della vita delle donne indiane (il romanzo è del 2001, quindi sono già passati 17 anni) e c’è molto da riflettere sulla condizione della donna in generale in diversi paesi. Ci sono donne che contano poco senza il marito, che devono pensare attentamente a come vestirsi per non suscitare il desiderio negli uomini incontrati per strada, che devono obbedire all’uomo in modo incondizionato. Leggendolo sembra quasi di sentire i profumi dell’India e di vederne i colori. E ci sono anche delle ricette tipiche alla fine del libro!
[trad. Francesca Diano, Guanda, 2012]

Vidhana Souda, Bangalore [Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Vidhana_Soudha%5D

Passaggio in India di Edward Morgan Forster – Siamo a Chandrapore, una cittadina fittizia nei pressi del Gange, e la signora Moore è arrivata per incontrare il figlio Ronny, funzionario lì da molto tempo, insieme a quella che sarà sua nuora, Adela Quested. Negli anni del colonialismo inglese in cui l’Islam e la burocrazia islamica si fronteggiano, Adela non vuole essere la classica turista, ma vuole venire a contatto con la vera India. Conosce, così, Aziz, un giovane medico che ha studiato in Inghilterra e che rappresenta una guida perfetta. Le due donne vanno quindi in gita col ragazzo e Adela, entrata da sola nelle grotte di Marabar, esce da lì molto turbata (cosa le sarà accaduto?) e accusa Aziz di averla aggredita. Finiscono così nelle aule di tribunale, dando vita a uno scontro tra civiltà diverse pieno di pregiudizi e razzismo.
Con questo romanzo del 1924, Forster – autore britannico che forse ha conosciuto la fama più da morto che da vivo, grazie alle trasposizioni cinematografiche delle sue opere – fornisce una rappresentazione che potremmo definire ancora molto attuale del confronto tra l’Io e l’Altro che sfocia nello scontro tra Oriente e Occidente. L’autore definiva questo libro, che è considerato il suo grande capolavoro, come “il mio romanzo indiano influenzato da Proust”.
[trad. A. Motti, Mondadori, 2017]

La moglie di Jumpa Lahiri – A Calcutta, i fratelli Subhash e Udayan sono così simili fisicamente che, nonostante tra loro ci sia una differenza d’età di poco più di un anno, molta gente li scambia. Sono però molto diversi per carattere: il primo più pacato, riflessivo e ubbidiente coi genitori, il secondo più estroverso, impetuoso e vivace. Ovviamente prenderanno strade diverse: Subhash parte per gli USA e diventa uno studioso, mentre Udayan prende parte alle rivolte maoiste contro le ingiustizie subite dai contadini e sposa per amore Gauri, una studentessa di filosofia. Ma ecco che avviene la tragedia. A quel punto Subhash sente che è il momento di tornare a Calcutta e prendersi cura di ciò che ha lasciato il fratello, anche del cuore di Gauri, la moglie.
Se lo sfondo politico dell’India degli anni Settanta, tra rivolte e terrorismo, è importante, non è mai, però, in primo piano, non arriva mai a mettere in ombra la storia familiare di questi personaggi che vengono quasi visti crescere.
[trad. M. F. Oddera, Guanda, 2013]

A questo punto non mi resta che augurarvi buon viaggio in questo luogo meraviglioso del mondo!

La famiglia Aubrey | Rebecca West | In libreria da oggi

Oh, la musica parla della vita, suppongo,
e specialmente di quello che della vita non riusciamo a comprendere,
altrimenti le persone non si darebbero la pena
di raccontarlo per mezzo delle note.

 

Quando qualche mese fa ho terminato l’ultimo volume della saga dei Cazalet mi sono sentita un po’ smarrita perché i personaggi che avevo amato così tanto mi stavano lasciando e si era chiuso un capitolo importante della mia vita da lettrice, ma un’amica mi ha anticipato che più in là sarebbe uscita una nuova saga familiare, sempre per Fazi e sempre di un’autrice inglese, che, chissà, magari mi avrebbe fatta appassionare come quella della Howard. Immaginate allora la mia felicità quando mi è stata data la possibilità di leggere in anteprima il primo volume di questa trilogia che vede come protagonista la famiglia Aubrey, una famiglia fuori dagli schemi che vive nella Londra di fine Ottocento. Questa storia era già stata pubblicata da Mattioli qualche anno fa e proprio oggi esce in libreria con Fazi editore che la ripropone al pubblico italiano e la fa riscoprire a chi ancora non la conosceva.

Gli Aubrey, usciti dalla penna di Rebecca West, sono una famiglia di artisti: la madre Clare è una pianista di grande talento che non si esibisce più ma adesso insegna pianoforte alle figlie Mary e Rose (voce narrante); Cordelia è la figlia maggiore, aspirante violinista che non si rende conto di non avere alcun talento musicale nonostante qualcuno la incoraggi; Richard Quin, l’unico maschio, il più piccolo dei figli, che non si sa ancora che strumento sceglierà di suonare; e infine Piers, il padre, scrittore di pamphlet e articoli che, quando non è impegnatissimo nel suo studio, gioca d’azzardo ed è costretto a vendere gli antichi mobili di famiglia. In casa Aubrey si respira musica, si sente di continuo qualcuno che si esercita con l’archetto o che prova le scale al piano, ma ci sono tanti problemi finanziari, bisogna stare attenti al centesimo o, se proprio non si riesce a sbarcare il lunario, vendere qualcosa che sta a cuore a tutti. Ma i membri della famiglia sono molto uniti, quello che può sembrare normale in una giornata, come lavarsi i capelli, diventa un momento festoso in cui si mangiano le castagne insieme davanti al fuoco. Solo Cordelia sembra essere un po’ più lontana dagli altri, spesso presa in giro o trattata non troppo bene perché non avendo talento non riesce ad entrare nella piccola cerchia di musicisti Aubrey.

Penso che voi tre siate stati molto felici. Ma dubito che Cordelia si sia goduta ogni singolo momento della sua infanzia. Ogni cosa è stata un tormento per lei. Non è egoista. Non è quello che è mancato a lei che la angoscia, ma quello che è mancato a tutti noi. Ha odiato il fatto che avessimo dei vestiti tanto trasandati e una casa tanto sgangherata. Ha odiato il fatto che fossi sempre in tremendo ritardo nel pagare l’affitto al cugino Ralph. Ha odiato il fatto che avessimo pochissimi amici. (…) Avrebbe voluto vivere una vita come quella delle altre ragazze a scuola.

A lei, al contrario degli altri, pesa tanto dover portare abiti sdruciti e rammendati più e più volte, non invitare amici a casa, non poter essere come gli altri, avere una mamma e delle sorelle che vestono in modo trasandato. Mentre gli altri vivono in un’atmosfera quasi magica, Cordelia sente molto la mancanza di ciò che non ha avuto e non ha. Cerca, come tutti gli Aubrey, di capire quale sia la sua strada, s’impegna molto col violino, riesce ad avere qualche ingaggio non solo per contribuire alle spese familiari con quel poco con cui viene pagata, ma anche per potersene un giorno andare da questa famiglia che non rispecchia il suo modo di essere. E non nego che, nonostante tutto, è il personaggio che mi ha colpito di più, anche perché Rose, che ci racconta la storia in prima persona, spesso ne parla in termini non troppo amorevoli.

Quella degli Aubrey è una storia molto bella di cui questo primo volume rappresenta più che altro una premessa importante a quello che sicuramente verrà dopo. I ragazzi sono ancora piccoli e, anche se hanno da sempre a che fare con le difficoltà della vita, stanno cercando di capire che strada prendere (saranno necessariamente musicisti? questo mestiere permetterà loro di guadagnarsi il pane? staremo a vedere). Tutte le vicende sono narrate attraverso il filtro di Rose che ormai è una donna, sono passati una cinquantina d’anni dai fatti di cui parla, da quando era solo una ragazzina che spesso non capiva tante cose – il che mi fa pensare che probabilmente lei stessa non è una fonte del tutto attendibile, non per la veridicità dei fatti, ma per l’interpretazione infantile che ne dà. Lo stile della West è sobrio e allo stesso tempo intrigante (inserisce elementi di fantastico nei suoi racconti, ma senza mai spacciarli per concreti), e il libro si legge molto facilmente, per cui mi sembra una lettura parecchio adatta all’estate se state cercando qualcosa di non troppo pesante.

Buona lettura!

Titolo: La famiglia Aubrey
Autore: Rebecca West
Traduttore: Francesca Frigerio
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 5 luglio 2018
Pagine: 430
Prezzo: 18 €
Editore: Fazi

 

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Rebecca West – Nata Cicely Isabel Fairfield a Londra, prese il suo pseudonimo dall’omonimo personaggio di Ibsen, un’eroina ribelle. Nel corso della sua lunga vita travagliata e romanzesca è stata scrittrice, giornalista, critica letteraria, instancabile viaggiatrice, femminista ante litteram e politicamente impegnata. Amica di Virginia Woolf e amante di H.G. Wells, Rebecca West viene considerata una delle più raffinate prosatrici del ventesimo secolo. La trilogia degli Aubrey, ispirata alla storia familiare dell’autrice, è stata indicata da Alessandro Baricco in risposta alla domanda «Quale libro ti porteresti su un’isola deserta?».