“Amore, dieci anni dopo” di Julian Barnes

Il tradimento con la T maiuscola succede tra amici,
tra persone che si vogliono bene.

 

11401016_1631732280373692_1206883439506069184_nQualche mese fa ho letto Amore, ecc. di Julian Barnes, un autore che mi è subito piaciuto. Alla fine ho scoperto che c’era una seconda parte e, dopo averla cercata per molto tempo, finalmente sono riuscita a trovarla indovinate dove? Non a Palermo, ma all’aeroporto di Fiumicino, mentre aspettavo di potermi imbarcare sull’aereo. Poi ho aspettato qualche settimana per leggerlo, avevo altra roba per le mani. Comunque anche questa volta mi hanno fatto il 20% di sconto, si vede che becco sempre i momenti migliori per darmi a questa storia.

In Amore, dieci anni dopo ritroviamo i personaggi del libro precedente, appunto, a dieci anni di distanza dal fattaccio (ricordiamo: Stuart sposa Gillian, Gillian s’innamora del migliore amico di suo marito, Oliver, e quindi divorzia da Stuart, poi sposa Oliver, va a vivere con lui, ma un giorno litigano, lui le dà una sberla e va via). Veniamo a sapere che, in realtà, Stuart aveva assistito alla scena perché alloggiava in un albergo proprio di fronte alla casa del suo ex amico e della sua ex moglie. Non si capisce bene se quello che ha visto possa servirgli a togliersi definitivamente dalla testa Gillian (della serie ben ti sta), o ad amarla ancora di più e volerla salvare. In ogni caso, sappiamo anche che nei dieci anni che sono passati Stuart è andato negli USA, ha intrapreso un business che lo ha reso ricco, ha sposato un’americana e ha divorziato dopo cinque anni; Oliver e Gillian, invece, hanno avuto due figlie, ma il loro matrimonio è diventato sempre meno esaltante e si è piegato sempre di più all’abitudine.
Adesso Stuart è tornato, ma non è più il ragazzo goffo e poco interessante di una volta, si è trasformato in un uomo pacato, carismatico e sicuro di sé, se ne accorgono tutti. Anche Oliver è cambiato, o meglio, è cambiata l’impressione che dà di sé agli altri: non appare più come un simpaticone che fa battute pungenti e acute, ma risulta ridicolo e patetico.
Stuart cerca di aiutarli ad uscire dalla mediocrità, ma in realtà è tornato perché non ha mai smesso di amare Gillian e adesso vuole riprendersela.

La narrazione è affidata, anche in questo caso, ai vari personaggi che narrano le vicende dal loro punto di vista, e compaiono anche le figlie di Oliver e Gillian, una delle quali, Marie, mi ha fatta ribaltare dalla sedia più volte, dal momento che a un certo punto dice solo: “Plutogatto. Voglio un gatto. Lo chiamiamo Pluto. Gatto. Plutogatto”.
La cosa bella di questo libro è che non cade mai nel melenso, non è una di quelle storielle in cui due personaggi s’innamorano, si sposano e vivono felici e contenti nel loro castello fatato. Anzi la definirei l’evoluzione di una storia come se ne vedono tante al giorno d’oggi. Rispetto al precedente, lo stile è più aggressivo, come d’altronde il personaggio di Stuart, che adesso dimostra di sapere esattamente cosa fa, di non volersi mettere da parte e, anzi, di essere tornato per riprendersi quello che si è fatto sfilare da sotto il naso per troppa timidezza. È cresciuto e non ha nessuna intenzione di andarsene a mani vuote. Anche se ogni tanto a te, lettore, può venire in mente che in realtà non voglia risposare Gillian, ma solo rovinare il loro matrimonio. Io me lo sono chiesto più volte, poi magari se lo leggete mi potete dire che ne pensate.

Il romanzo esce in Inghilterra nel 2000, a quasi dieci anni di distanza dal precedente, mentre in Italia ci arriva nel 2004, anche qui con una bella copertina. La cosa che mi stupisce è che il traduttore è cambiato e mi chiedo seriamente perché (a meno che non ci siano stati dei motivi gravi, reputo la scelta molto sbagliata); secondo me un traduttore che cura una parte della storia dovrebbe curare anche il seguito, a meno che non gli sia successo niente di brutto. E poi dovrebbe esserci qualcuno messo anche a curare la bozza prima che vada in stampa. Cara Einaudi, io con te non so più che devo fare, alcune bestialità che trovo non riesco a capire se siano refusi o errori nati dall’incompetenza di chi lavora per voi. Se su è già, che appare svariate volte, può essere una correzione automatica (ma comunque dovrebbe essere una persona fisica a controllare e correggere) per su e giù, io non riesco ad accettare che stampiate qualcosa come va a farti fottere. Lo insegnano alla scuola elementare che l’imperativo seconda singolare è va’ e vuole l’apostrofo. Se lo scrivete così sembra che vogliate dire egli va a fare fottere te. Che significa? State più attenti, grazie, perché se anche un libro è bello ci fate passare il piacere della lettura.

Titolo: Amore, dieci anni dopo
Autore: Julian Barnes
Traduzione:
 Susanna Basso
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2000 (2004 questa edizione)
Pagine: 262
Prezzo: 11,50 €
Editore: Einaudi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota

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“Il senso di una fine” di Julian Barnes

Lo confesso, questo autore mi era piaciuto così tanto in Amore, ecc. che l’altro giorno sono entrata in libreria e ho comprato un altro suo libro (insieme a tre Grossman). In concomitanza con la fine dell’anno ho letto, quindi, Il senso di una fine, romanzo del 2011 che col Capodanno però non c’entra niente.

WP_004271Julian Barnes torna a parlare del rapporto complicato tra due persone, ripropone il tema dei due amici, uno dei quali si mette con una ragazza che poi lo lascia e si mette con l’altro, ma qui la storia è diversa. Tony Webster è un ragazzo “insipido”, non particolarmente brillante, non particolarmente bello, non particolarmente niente, che ha tre amici fraterni: Alex, Colin e l’intelligentissimo e filosofico Adrian Finn. Un giorno conosce Veronica, una ragazza ipercritica che gli piace molto, si mette con lei e stanno insieme per un po’. Ad un certo punto lei comincia a chiedersi dove vada a parare tutta questa storia, se sia una cosa seria o un semplice godersi giorno per giorno senza fare progetti. I due si lasciano, ma subito dopo hanno un incontro amoroso, il primo, in realtà, perché durante la loro storia non ne avevano avuti. Ma a Tony non interessa, non si rimette con lei, quindi Veronica sparisce. Dopo qualche tempo a Tony arriva una lettera in cui Veronica e Adrian gli comunicano di essersi messi insieme; lettera a cui Tony risponde in maniera acida qualcosa come “spero che vi vada male, spero che lei si sia fatta mettere incinta e ti abbia fregato, non fatevi vedere mai più”. Improvvisamente, però, un giorno arriva la notizia che Adrian si è suicidato tagliandosi le vene.

A narrare la storia in prima persona sin dall’inizio è il Tony Webster adulto, ormai ultrassessantenne e calvo, che deve necessariamente ripercorrere con la mente il periodo della sua giovinezza per capire meglio le cause di un evento inatteso: gli è arrivata, tramite avvocati, la comunicazione che la madre di Veronica nel suo testamento gli ha lasciato dei soldi e il diario di Adrian. Ma come mai ce l’aveva lei? E perché gli chiede scusa? Tony (che ormai ha una figlia, un nipotino e una ex moglie), quindi, decide di mettersi alla ricerca di Veronica per recuperare il diario dell’amico di cui lei si è appropriata e fare chiarezza in quel passato che non ha mai dimenticato.

La vicenda raccontata ne Il senso di una fine, fondamentalmente, è la dimostrazione che la maggior parte delle volte ci pentiamo di quello che abbiamo fatto, dei giudizi che a caldo abbiamo dato senza conoscere realmente le situazioni. Il passato ritorna sempre in maniera prepotente, non è facile chiudere i conti. Nonostante il libro sia composto da 150 paginette, è una miniera di spunti di riflessione, a partire da quello sul concetto di tempo. Che cosa è il tempo, se non un accumulo di esperienze, persone, responsabilità? Quando nasciamo ci viene dato del tempo ma, come fa Adrian, noi quel tempo possiamo sospenderlo, decidere di non andare avanti e fermarci lì. Adrian, nell’estratto del suo diario che Tony riesce ad avere, fa un calcolo matematico inizialmente incomprensibile per spiegare questo concetto. Alla fine del libro questo calcolo, fatto di lettere sommate col segno +, acquista un senso, perché quelle lettere rappresentano qualcosa o qualcuno che si è andato accumulando nella vita di quel ragazzo che ha preferito mettersi da parte e interrompere la sua storia personale.

Il senso di una fine è vincitore nel 2011 del Man Booker Prize, il più importante premio letterario di lingua inglese. In alcuni momenti può risultare noioso perché – anche se a me non è pesato affatto – affronta certe questioni in maniera teorica e filosofica, ma a mio parere Barnes ha creato un piccolo gioiello che vi consiglio di leggere.

Titolo: Il senso di una fine
Autore: Julian Barnes
Traduzione:
 Susanna Basso
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2011
Pagine: 150
Prezzo: 10 €
Editore: Einaudi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasmezza

“Amore, ecc.” di Julian Barnes

WP_004067Oliver e Stuart sono amici fin da quando erano bambini, sono proprio inseparabili nonostante abbiano caratteri completamente diversi: Stuart è timido, tutto logica e senso pratico, lavora in banca e non esce dai binari; Oliver, invece, è un intellettualoide snob e antipatico, è coltissimo ma non riesce a tenersi un lavoro che sia uno, perché è proprio sopra le righe. Un giorno succede che Stuart conosce Gillian, i due s’innamorano e si sposano. I due uomini continuano ad essere amici, anche se ormai con la ragazza sono sempre in tre e non più in due, ma che può succedere se anche Oliver s’innamora di Gillian? Che un’amicizia che dura da tanti anni improvvisamente si sfalda, mentre si creano altri nuovi legami. E il finale è qualcosa che, dopo tutta questa storia, non ci si aspetta affatto.

Amore ecc. è un romanzo del 1991 dello scrittore britannico Julian Barnes, di cui avrei fatto meglio a leggere l’originale in inglese, perché ci sono qua e là dei giochetti linguistici che il traduttore, Riccardo Mainardi, non ha potuto rendere, infatti si è limitato a spiegarli nelle note. Perché ho scelto questa lettura? Devo dire che quando c’è la parola amore nel titolo di un libro, un film o una canzone, io scappo sempre, perché credo sia un termine che spesso si usa a sproposito, o semplicemente serve ad attirare masse di ragazzine inferocite o casalinghe insoddisfatte e depresse. Di solito trovo che l’argomento sia trattato in modo banale e facilone, insomma. Però questo libro mi ha incuriosita quando sul gruppo che frequento su FB qualcuno ha postato la copertina (questo qualcuno poi non mi ha risposto quando gli ho chiesto informazioni, ma non è cambiato nulla). E secondo me la copertina è proprio bella, vero? Comunque, un mesetto fa mi trovavo a Firenze, sono entrata in una libreria, lo vendevano col 20% di sconto e l’ho comprato subito. Poi mi piace anche il titolo, trovo che quell’ecc. renda l’amore più confuso, e viene voglia di vederci chiaro.

Devo dire che questo libro mi ha colpito proprio per il fatto che non è banale, ma pur non essendo pesantissimo si legge facilmente. Ogni capitolo racconta un pezzo di storia dal punto di vista di ognuno dei protagonisti, più qualche altro che ogni tanto viene a contatto con loro e s’intrufola nella narrazione, come ad esempio la madre di Gillian, la fioraia o una comune amica di Stuart e Oliver, Val, che è un po’ picchiatella. Ognuno dei narratori sembra cercare di arruffianarsi il lettore, di volerlo portare dalla sua parte spiegando le ragioni per cui dovrebbe tifare per lui.

Il tema magari sarà già conosciuto, è il classico lui, lei, l’altro, ma Barnes non ci racconta una semplice storia di tradimento. Stuart ovviamente si sente pugnalato alle spalle da quello che è stato per tanti anni il suo migliore amico e che credeva che mai gli avrebbe potuto fare una cosa del genere, ma grazie alla tecnica narrativa con più punti di vista riusciamo ad entrare nella mente di tutti i personaggi, perfino in quella di Oliver, scoprendo le loro insicurezze, le loro paure e le loro ansie. L’amore che lega Oliver e Gillian è intenso, potente, e non può essere fermato. Questo sentimento fa quasi credere a Stuart di essere capitato per sbaglio nel cammino di sua moglie e del suo amico, di essere stato solo un incidente di percorso prima del loro incontro. E si sente tradito, tanto che non riuscirà mai a dimenticare quello che gli è stato fatto, ma nemmeno l’amore per Gillian.

L’unica pecca, mi duole dirlo, sono i troppi, troppi refusi. Einaudi, adesso anche tu inizi a non farci più attenzione???

Titolo: Amore, ecc.
Autore: Julian Barnes
Traduzione:
 Roberto Mainardi
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 1991 (1998 questa edizione)
Pagine: 262
Prezzo: 12 €
Editore: Einaudi

Giudizio personale: spienaspienaspienaspienasvuota