Monogamia | Sue Miller

«Non è vero, Annie».
«Cosa?». Annie tornò a sedersi.
«Che non c’è più niente. Che non resta niente.
Resta tantissimo, invece».
~

Annie, chiuso il matrimonio con Alan che aveva sposato subito dopo il college, sta cercando di rimettersi in piedi e pensare un po’ a se stessa. Il fatto che la relazione fosse sbilanciata dalla parte di lui l’ha portata a sentirsi sminuita e ad avere una gran voglia di rivalsa. Una sera partecipa a un incontro in una libreria di Cambridge, Massachusetts, insieme al ragazzo che sta frequentando, ma finisce per conoscere il proprietario, Graham, un uomo grande e grosso, allegro e gioviale, che in pochissimo tempo la conquista. Una trentina d’anni dopo, Graham e Annie sono sposati; la loro è una relazione felice: lei è riuscita a dedicarsi in modo più serio alla fotografia, lui ha sempre la libreria, che è un punto di riferimento per tante persone, organizza reading, presentazioni, incontri, e le famose feste a casa sue dopo gli eventi letterari. Hanno avuto una figlia, Sarah, che è sempre stata molto schiva e ormai vive lontano.

Ma un giorno Graham muore nel sonno, così, all’improvviso, e il mondo di Annie crolla. La donna condivide il proprio dolore con la figlia, ma anche con la prima moglie di lui, Frieda, e il loro figlio Lucas. Con Frieda negli anni hanno imparato a conoscersi e diventare amiche, e questo rapporto con la morte di Graham è destinato a diventare ancora più forte, anche per le esperienze avute con lo stesso uomo. Ma dopo una delle celebrazioni per il marito scomparso, Annie scorge una donna che piange in un modo che le pare eccessivo e capisce che di sicuro doveva avere una relazione con Graham. È qui che Annie è costretta a mettere in discussione tutto il suo matrimonio, tutti gli anni passati insieme, per capire se ha vissuto realmente quello che pensava, per capire se suo marito fosse la persona che credeva oppure no. C’erano dei segreti? Delle ombre?

«Più che altro, è che la mia vita adesso mi sembra vuota e piccolissima». Un attimo di silenzio. Poi Annie continuò: «Mi fa una tale rabbia, in un certo senso, che lui avesse tutta quella energia. Che occupasse tutto quello spazio, a livello psichico. Mi ha praticamente inghiottita».
«Sì, è vero. Era fatto così. Per questo gli volevamo bene».
«Ma io ero solo… Non chiedevo niente a me stessa. Andavo dietro a lui e basta». Sì, pensò Annie, era questo. Avrebbe dovuto essere più staccata da lui, più indipendente. Adesso non si sarebbe sentita così svuotata.

Questa è, in soldoni, la storia che Sue Miller racconta in Monogamia, un romanzo uscito lo scorso 28 giugno per Fazi nella traduzione dell’ottima Martina Testa. Miller è un’autrice statunitense che ha pubblicato una decina di romanzi tradotti in diversi paesi, ed è conosciuta a livello internazionale per i suoi ritratti delle famiglie contemporanee. E in effetti, quella descritta in Monogamia, è una famiglia particolare: due donne, prima e seconda moglie dello stesso uomo, diventano amiche e gravitano attorno a lui insieme ai figli, come se lui fosse (stato) il sole che illuminava tutti e loro gli altri pianeti, più piccoli e meno splendenti. Graham riempiva lo spazio, in senso fisico e metaforico, era un uomo allegro che colmava le vite di tutti e si faceva voler bene. Annie è stata felice con lui? Sì, senza dubbio. Ma cos’è che fa la felicità in un matrimonio, la monogamia o c’è dell’altro? Ora che, scoperto il tradimento, sta mettendo in discussione tutto il suo vissuto – o almeno gran parte di esso – questa è una delle domande che ci facciamo noi lettori insieme a lei.

E ci interroghiamo da diversi punti di vista, che corrispondono un po’ a quelli da cui di volta in volta viene raccontata la storia. Il focus ogni tanto si sposta da un personaggio all’altro, la vicenda è piena di descrizioni del presente e anche di flashback, come a voler comporre un puzzle senza tralasciare nulla, per far sì che alla fine ci si possa fare un’idea chiara della vita insieme di Annie e Graham, ma non solo loro. È interessante questo voler andare sotto la superficie delle cose e togliervi la patina di perfezione in cui la protagonista ha sempre vissuto: la realtà non è sempre quella che pensiamo e che vediamo, ma sotto ci può essere tanto altro, qualcosa che spesso non vogliamo nemmeno vedere.
Monogamia è un romanzo che affronta in modo approfondito tanti temi, non solo quelli di cui abbiamo parlato finora, ma altri che si vanno scoprendo piano piano nella lettura (si parla tanto anche di libri, dato che Graham è un libraio). Ma soprattutto gli spunti di riflessione sono svariati, probabilmente ognuno di noi li coglierà in modo diverso.

Buona lettura e buone vacanze!

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Titolo: Monogamia
Autore: Sue Miller
Traduttore: Martina Testa
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 28 giugno 2022
Pagine: 382
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi


Sue Miller – Autrice americana acclamata dalla critica e amata dai lettori, Sue Miller è riconosciuta a livello internazionale per i suoi eleganti e realistici ritratti della famiglia contemporanea. Ha pubblicato dieci romanzi che sono stati tradotti in ventidue paesi. I suoi numerosi riconoscimenti includono una borsa di studio Guggenheim e una borsa di studio del Radcliffe Institute. Ha insegnato Narrativa, tra gli altri, presso Amherst College, Tufts University, Boston University, Smith College e MIT.

Amatissimi | Cara Wall

Gli mancava il fiato,
era soffocato dalla consapevolezza che ci sono cose
che “dovrebbero” spezzare un uomo –
che rimanere interi sarebbe disumano.
~

Oggi voglio parlarvi di un libro che è uscito a fine febbraio per Fazi, il romanzo d’esordio di una giovane scrittrice americana che lascia davvero il segno. Si tratta di Amatissimi di Cara Wall, tradotto per il pubblico italiano dalla bravissima Silvia Castoldi, ed è una storia in cui si intrecciano tanti temi diversi. Ma andiamo con ordine.
Siamo negli anni Sessanta, nel Greenwich Village. La Terza Chiesa Presbiteriana sta uscendo da un periodo buio dovuto all’ultimo ministro del culto che non è riuscito a farsi amare dai fedeli e a fare bene il suo lavoro. All’annuncio che viene pubblicato rispondono due giovani, Charles Barrett e James MacNally, che poi verranno scelti insieme proprio perché per le qualità che hanno si compensano fra loro. Charles, infatti, destinato a diventare professore di storia a Harvard, ha avuto una vera vocazione e crede moltissimo in quello che predica; mentre James, che proviene da una famiglia complicata (un padre che ha lottato per anni con l’alcol), non ha una fede così forte ma ha uno slancio potentissimo verso il prossimo, crede nell’azione finalizzata all’aiuto di chi è in difficoltà e crede nella giustizia. Insomma, sembrano una squadra perfetta e fra loro si crea anche un forte rapporto di amicizia. Diversa, però, è la situazione delle due mogli: Lily, la moglie di Charles, è un’intellettuale e non crede in Dio, anche perché ha perso i genitori in un terribile incidente, cosa che le fa vivere in modo burrascoso i rapporti con gli altri; Nan, la signora MacNally, figlia a sua volta di un ministro del culto, crede nella missione di James, la fa sua, cerca di stargli accanto in ciò che fa ma a volte dubita di se stessa e della genuinità del proprio agire nei confronti degli altri.

Amatissimi è la storia di queste quattro persone che di punto in bianco si ritrovano a condividere la vita, con tutto ciò che ne consegue. Per quarant’anni cercheranno dei compromessi, si aiuteranno a vicenda e affronteranno anche varie incomprensioni; attraverseranno diversi eventi storici, cambiamenti epocali e tante sfide, la più importante delle quali sarà la genitorialità, cosa non sempre facile e gioiosa. Ma in così tanti anni cambia moltissimo, e infatti James e Charles, ma soprattutto Lily e Nan, cresceranno moltissimo e inizieranno a vedere la realtà in modo diverso, più morbido verso gli altri e verso se stessi.
Importante è anche il discorso di Wall sulla religione, fatto attraverso il filtro di quattro voci diverse che la intendono in modi differenti. C’è chi crede con tutte le proprie forze ma dubita del fatto che il proprio agire sia solo senso del dovere; chi non ha una fede forte ma crede nella bontà, nell’aiuto e nella giustizia sociale; chi non crede ma piano piano impara a capire cosa significa la fede per gli altri; e chi, a causa di un grande dolore, vede vacillare la propria fede, la perde e cerca di ritrovarla.

Il giorno in cui morì Charles Barrett, James MacNally chiuse la porta del suo studio, si sedette sulla sedia e appoggiò la testa sopra il bordo spesso della scrivania, per poter piangere. La moglie, Nan, non bussò per farsi aprire, anche se quei singhiozzi forti e violenti la colpivano come pietre. Era consapevole che anche a lei la morte di James avrebbe strappato gli stessi suoni, se lui se ne fosse andato per primo e l’avesse lasciata alla deriva nel mondo, senza più un’ancora.

La vicenda ha inizio con la morte di Charles e poi c’è tutto un lunghissimo flashback che ripercorre le storie dei protagonisti da quando erano giovani studenti e si sono incontrati. Wall ci racconta da dove provengono queste quattro persone così diverse, quale sia il loro vissuto prima di finire ad amministrare la Terza Chiesa Presbiteriana tutti insieme. Poi passa a narrarci come crescono, e lo fa senza mai giudicarli dall’alto, lascia che siano loro a interpretare – in modo positivo o negativo – le azioni degli altri e anche a cercare di comprenderle. James, Charles, Lily e Nan, sono persone normali a cui accadono cose che possono succedere a chiunque di noi nella vita, sono esseri umani che affrontano la durezza della vita in modi diversi. E la cosa più stupefacente del racconto di Wall, infatti, è il modo in cui quattro universi così lontani riescano – anche se con molte difficoltà – a coesistere e avvicinarsi l’uno all’altro.

Cara Wall ha scritto un romanzo che se parte un po’ più lentamente, nel momento in cui James e Charles diventano ministri del culto nella stessa Chiesa subisce un’accelerazione molto forte che fa decollare la storia e ci coinvolge definitivamente, senza lasciarci andare. È di certo un esordio potente, viene da pensare che questa autrice ci regalerà qualcosa di ancora più bello, in futuro.
Se nel frattempo volete farvi un’idea, qui è possibile leggere il primo capitolo del libro (io mi sono appassionata già dalle prime pagine, magari succede anche a voi).
Buona lettura!

Titolo: Amatissimi
Autore: Cara Wall
Traduttore: Silvia Castoldi
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 24 febbraio 2022
Pagine: 382
Prezzo: 18,50 €
Editore: Fazi


Cara Wall – Nata a New York, si è laureata a Stanford e ha studiato Scrittura creativa all’Università dell’Iowa. Ha iniziato a scrivere mentre insegnava Inglese e Storia in California e i suoi racconti sono stati pubblicati da varie riviste. Amatissimi è il suo primo romanzo. Attualmente vive a New York insieme alla sua famiglia.

Tutto questo potrebbe essere tuo | Jami Attenberg

Alex, a New Orleans.
Le cose erano cambiate, le cose si stavano muovendo;
un lungo fiume ghiacciato si sciolse dentro di lei,
scorrevano le rapide.

~

Il primo giugno (lo so, è passato un bel po’, ma ultimamente non riesco quasi a star dietro a nulla) è tornata in libreria un’autrice che mi piace molto e che avevo conosciuto grazie a Giuntina. Si tratta di Jami Attenberg, con il suo Tutto questo potrebbe essere tuo, edito stavolta da Einaudi, nella traduzione di Cristiana Mennella. Personalmente adoro questa autrice perché mi arriva come pochi e perché penso abbia una capacità notevole di indagare nell’animo dei suoi personaggi e spiegarne i conflitti interiori. I personaggi che sono donne, come me, e in cui molto spesso mi ritrovo (un esempio lampante è quello di Andrea di Da grande). Qui la protagonista è Alex Tuchman, una giovane donna che ha vissuto in una famiglia che apparentemente non le ha fatto mancare nulla, ma che, però, le ha dato anche molti problemi. Cosa c’è all’origine della distanza che ha messo fra sé e i genitori? Cosa c’è dietro la pazienza che sua madre Barbra ha avuto negli anni nei confronti del padre? L’occasione perfetta per far venire tutto a galla arriva quando il padre, Victor, è in fin di vita e la madre dice a lei e al fratello Gary di raggiungerla. Gary non ci va, latita, chissà dov’è e chissà perché non vuole andare a dare l’ultimo saluto a Victor. Alex invece sì.

Alex e Gary hanno vissuto con un padre violento e prepotente che ha avvelenato la loro infanzia e, ancor di più, la vita di Barbra, costretta a essere continuamente umiliata, tradita, trattata da essere inferiore in quanto donna. Perché è rimasta e non se n’è mai andata? Non ha avuto il coraggio di abbandonare una vita di agi – Victor era invischiato in dei traffici poco chiari, ma da cui ricavava montagne di soldi – oppure ha fatto una scelta coraggiosa in nome di qualcos’altro? È qui che, allora, Alex pensa di metterla spalle al muro e capire che cos’è successo in tutti quegli anni. Ora è il momento giusto, perché la morte (imminente) di Victor rappresenta la chiusura di un capitolo, una chiusura definitiva, si spera. E non solo per loro, ma anche per Sadie ed Avery, le figlie di Alex e Gary, e per Twyla, la moglie di Gary, tre figure che sembrano un po’ di contorno ma che in fin dei conti non lo sono. Perché Victor, in vita, è stato capace di intossicare l’esistenza di tutti.

Ma se la morte è per tutti la fine, se davvero quando qualcuno muore di lui non rimane più niente, cosa può restare di un uomo come Victor? È quello che interessa a Jami Attenberg che, infatti, adotta un punto di vista diverso nei vari capitoli, finendo anche per entrare nella mente del medico che si occupa dell’autopsia e che si stupisce del fatto che a nessuno freghi niente del cadavere, che: “Tenetevelo, quello stronzo”.
Quella di Attenberg è una storia che si svolge nel presente ma è un salto continuo nel passato, alla ricerca di qualcosa di importante da recuperare e che può finalmente sciogliere un nodo che con gli anni è diventato sempre più stretto. La storia della famiglia Tuchman è piena di non detti, di rancori, di segreti mai venuti a galla che hanno impedito a tutti di creare un equilibrio; sono persone normali, persone come chiunque di noi potrebbe essere, ma sono incastrate in una rete di problemi che hanno creato loro e che col tempo non hanno fatto altro che allargare.

Personalmente, Jami Attenberg non mi ha deluso nemmeno questa volta. Se ancora non avete letto niente di suo è il momento di conoscerla!

Buona lettura!

Titolo: Tutto questo potrebbe essere tuo
Autore: Jami Attenberg
Traduttore: Cristiana Mennella
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 1 giugno 2021
Pagine: 264
Prezzo: 19,50 €
Editore: Einaudi


Jami Attenberg è nata nel 1971 in Illinois e si è laureata alla Johns Hopkins University. Attualmente vive a New Orleans. Dopo aver lavorato per HBO, ha deciso di dedicarsi alla scrittura. Dal 2006 pubblica racconti e romanzi; nel 2012 con I Middlestein (uscito in Italia per Giuntina), molto apprezzato, tra gli altri, da Jonathan Franzen, raggiunge il successo internazionale. Seguono Santa Mazie Da grandeTutto questo potrebbe essere tuo, il suo primo romanzo pubblicato da Einaudi, è stato inserito tra i migliori libri dell’anno nelle classifiche di numerose testate, tra cui «People», «Vogue», «USA Today», «Entertainment Weekly», «The Observer», «New York Post».

Non parlare | Uzodinma Iweala

No, sul serio,
volete starvene lì seduti, ridere e distrarvi
perché siete convinti che niente di tutto questo vi riguardi?

~

41Cnxaj+ppLNon parlare (Speak No Evil) è un romanzo di Uzodinma Iweala uscito il 6 maggio per Nua Edizioni nella traduzione di Emanuela Piasentini e Chiara Messina. È il secondo libro dell’autore americano di origini nigeriane e la storia raccontata colpisce per la sua forza. Le vicende che si intrecciano sono due, quella di Niru e quella di Meredith, che vivono entrambi a Washington. Lui ha origini nigeriane, ed è un ragazzo bravo negli studi, una promessa dello sport, il classico tipo che finita la scuola andrà a Harvard; la sua è una famiglia agiata, la madre è un medico, il padre ha pure un lavoro di tutto rispetto, ma avendo la pelle scura hanno incontrato alcune difficoltà perché il razzismo è duro a morire, e sono molto legati alla Nigeria, il luogo dove ci sono le loro radici e dove, almeno per il padre, il mondo non si è modernizzato così tanto da intaccare la rispettabilità o l’assennatezza delle persone. Anche Meredith ha una famiglia benestante, di quelle molto attente alle apparenze e meno alla sostanza delle cose. I due ragazzi sono in una fase della vita molto difficile, sono vicini alla fine dell’adolescenza e devono affrontare i propri problemi. Quello di Niru, però, sembra avere un peso maggiore: capisce di essere gay, cosa che per i genitori nigeriani, con una mentalità molto conservatrice e, perché no, antiquata, è quasi un abominio. L’unica a conoscere questo segreto è proprio Meredith, la sua migliore amica, quella che aveva sempre pensato che tra loro due un giorno sarebbe nato qualcosa, e che deve accettare la realtà dei fatti. Ma tutto cambierà davvero quando a scoprire la verità sarà il padre di Niru, e le conseguenze di tutto ciò saranno terribili.

Uzodinma Iweala, che aveva già avuto un grande successo con Bestie senza una patria, pubblicato da Einaudi e da cui è stato tratto un film interpretato da Idris Elba, tratta temi che non sono importanti solo in generale, ma che lo sono soprattutto adesso, alla luce dei fatti dell’ultimo anno. Primo fra tutti il razzismo, quello che sta nei fatti più che nelle parole, quello per cui magari non si dicono parole sbagliate, ma nel momento in cui c’è un problema il colpevole è sempre quello che ha la pelle scura, anche se è un ragazzo modello, una bambina di otto anni o uno che sta solo andando a fare la spesa. Niru è quindi diverso dalla gente accanto a cui vive le sue giornate, ma lo è doppiamente perché è anche omosessuale, sebbene non possa permettersi di far sentire la propria voce, di esprimersi come vorrebbe, e anzi viene riportato in Nigeria per essere “aggiustato”.

Ma si parla anche di lutto, di sogni infranti, del senso di famiglia, tutte cose che riguardano più Meredith e il suo rapporto con i genitori, più impegnati a guardare fuori casa che dentro. La storia inizia a essere raccontata dal punto di vista della ragazza quando a metà del libro c’è un evento particolare che taglia tutta la vicenda in due parti. Ci sono, quindi, un prima e un dopo, ed è nel dopo che tutti i particolari del prima acquistano più senso. Primo fra tutti, l’allontanamento dei due ragazzi.

Abbiamo già detto che questo romanzo racconta qualcosa di molto attuale e si spera che raggiunga tante persone, anche perché oltre a tutti i motivi per cui penso che sia una storia bella e potente, bisogna dire anche che leggendo alla fine si intravede una speranza, una luce che fa pensare che non tutto è perduto e che sicuramente prima o poi un altro Niru sarà più fortunato di quello che l’autore racconta in questo libro.

Buona lettura!

Titolo: Non parlare
Autore: Uzodinma Iweala
Traduttore: Chiara Messina, Emanuela Piasentini
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 6 maggio 2021
Pagine: 250
Prezzo: 16,50 €
Editore: Nua