L’ultimo rais di Favignana. Aiace alla spiaggia | Massimiliano Scudeletti

Dopo le polemiche sulla chiusura della storica tonnara di Favignana, a causa della scarsità di pescato (sole 14 tonnellate di tonni, con una richiesta di 100), il 5 luglio è uscito in libreria un volume che vede come protagonista una delle figure più importanti di Favignana stessa, ma di tutta la Sicilia e sì, anche dell’Italia: Gioacchino Cataldo. L’editore Bonfirraro ha pubblicato L’ultimo rais di Favignana. Aiace alla spiaggia di Massimiliano Scudeletti quasi come a voler glorificare una personalità che ha dato così tanto alla sua isola che è quasi diventato una figura mitica. Gioacchino Cataldo è scomparso il 21 luglio del 2018, quando qualche tempo prima era addirittura stato inserito nel Registro Eredità Immateriali (Intangible Cultural Heritage secondo il protocollo Unesco) come “Tesoro umano vivente” per la sua conoscenza della tonnara. Nel romanzo è presente anche un mémoir del giornalista Carlo Ottaviani che sul lavoro di Scudeletti dice: «Queste pagine sono sì un romanzo della vita di un uomo non comune, ma anche la storia di una intera comunità nell’evolversi di più stagioni. Irripetibili e quindi prezioso documento».

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando iniziamo col dire che rais in arabo e turco significa “capo” e, mentre in epoca ottomana stava ad indicare il capitano di bastimento, nelle tonnare siciliane definisce chi dirige l’organizzazione tecnica e comanda gli uomini addetti alle operazioni di pesca. Normalmente quest’ultimo è un incarico che si è trasmesso di padre in figlio, ma non è sempre stato così. Il rais – Gioacchino Cataldo ne è stato l’ultimo esempio – è una persona che deve essere dotata di grande personalità e autorità, di sensibilità alle condizioni del mare e intraprendenza; è una persona che deve sapere quando è il momento di agire e deve capire rapidamente come farlo. Il raissato è mito, dice qualcuno, e sembra essere proprio così, dato che, senza andare troppo indietro, Cataldo era una persona ammirata da tutti, di grande impatto.

[Fonte: SicilyMag]

Scudeletti però indietro ci va e ci racconta anche chi sono stati gli altri rais fin dal 1941, facendoci vedere anche come, insieme a loro, è cambiata e si è evoluta la storia di un popolo intero per cui la mattanza era fonte di guadagno e che anzi considerava questa pratica un vero e proprio rito. Sono cambiate tante cose negli anni, alla fine sono perfino arrivati i giapponesi a prendersi questi tonni con l’incalzare della moda del sushi e delle nuove tendenze. Ma quella di cui parliamo non è una biografia, Scudeletti fa parlare lo stesso Cataldo e permette a noi lettori di entrare nella sua anima, di vedere cosa deve aver provato vedendo la modernità che travolge il sogno e la tradizione, cosa deve aver significato per una persona come lui essere l’ultimo – senza speranza alcuna che poi un altro gli succedesse – detentore di una saggezza legata al mare. Quando è scomparso la sua Favignana lo ha pianto a lungo, e non solo lei.

Apprezzo moltissimo il lavoro che con questo libro Bonfirraro ha fatto soprattutto per mantenere vivo il legame con la sua terra, la Sicilia, e anzi cercare di portar fuori dai nostri confini d’isola una cultura e una tradizione che forse in altri luoghi sono sconosciute. Confesso che anch’io – anche se non ne ero completamente all’oscuro – non sapevo troppo del raissato, della mattanza o delle cialome, ma mi è servito tanto e credo servirà a molti altri affinché queste leggende, queste figure quasi mitologiche rimangano nella memoria di tutti.

Titolo: L’ultimo rais di Favignana. Aiace alla spiaggia
Autore: Massimiliano Scudeletti
Genere: Romanzo/Biografia
Anno di pubblicazione: 5 luglio 2019
Pagine: 176
Prezzo: 16,90 €
Editore: Bonfirraro


Massimiliano Scudeletti – Dopo gli studi si dedica alla realizzazione di documentari e spot televisivi prima come sceneggiatore, poi come regista. Nel passaggio tra analogico e digitale abbandona l’attività e si ritira a gestire un’agenzia assicurativa che opera prevalentemente nella comunità cinese. Continua a viaggiare nel Sud-Est asiatico. Compiuti i cinquant’anni, decide di lasciare il mondo assicurativo per dedicarsi completamente alla cultura tradizionale cinese e alla scolarizzazione di adulti immigrati. A febbraio 2018 pubblica il suo primo romanzo Little China Girl con protagonista Alessandro Onofri. Little China Girl ha vinto il premio Emotion al Premio letterario città di Cattolica 2019. È stato finalista al premio Tramate con noi di Rai Radio1. Nel giugno 2019 è uscito Dove erano le isole in collaborazione con Paolo Ciampi e Arnaldo Melloni. L’ultimo rais di Favignana, Aiace alla spiaggia è il suo ultimo romanzo.

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Di terra, di mare, di cielo | Barbara Cobianchi

Qualche tempo fa tra le proposte di lettura ne ho ricevuta una molto particolare che era il primo romanzo di una casa editrice nata da poco, Biplane Edizioni. Patrizia, Clara e Lara hanno cominciato la loro avventura con Di terra, di mare, di cielo di Barbara Cobianchi, di cui parleremo fra poco, e pubblicheranno scrittori emergenti/esordienti italiani, solo uno straniero (già conosciuto in Italia) nel 2019. Il nome della loro casa editrice, che ricorda il biplano, sta ad indicare che loro la letteratura la intendono come un volo. Ci tengono a sottolineare che non si tratta assolutamente di una EAP e che le loro storie sono “impastate di vita”, sono cibo per la mente,  vogliono far riflettere su argomenti che toccano tutti noi ma senza pesantezza, in modo leggero e godibile.

Ecco che, allora, il 29 aprile è uscito Di terra, di mare, di cielo nella collana Voli a planare. Protagonisti della storia sono innanzitutto Leo e Bart, una coppia omosessuale che ha sempre vissuto e vive a Torino, in un bilocale, da quando Sarg, la loro figlia ormai grande, ha deciso di trasferirsi a Venezia. In una domenica di primavera piomba a casa loro, appeso a un lenzuolo, Saro, a cui offrono ristoro. Nel frattempo arriva a casa anche Sarg e Saro racconta a tutti la propria storia, parla dell’isoletta nel Mediterraneo da cui proviene. Quando Sarg porta il ragazzo in giro per la città Leo e Bart si concedono una cena al ristorante gestito dal libanese Moah, ma ci sarà un imprevisto: Gian, una persona con molti più problemi di quanti lui stesso creda, irrompe nelle loro vite e porta tutti, anche se inconsapevolmente, a fare i conti con se stessi.

Quella di Barbara Cobianchi è una storia in cui in ognuno dei personaggi ci sono sentimenti contrastanti, come l’amore e la paura, che alla fine generano sempre coraggio: quello di Sarg che decide di allontanarsi dalla sua vita di sempre, ma anche di ritornarci; quello di Leo e Bart che si sono innamorati in tempi in cui una coppia omosessuale non era accettata come oggi; quello di Moah che lascia il Libano e intraprende la sua attività a Torino, con le sue spezie e i profumi che gli ricordano casa; quello di Saro che lascia la sua isola, che dai suoi racconti sembra ferma nel tempo, per andare a Torino. E la penna dell’autrice racconta tutto questo con grande leggerezza, a tratti forse un po’ troppa, almeno per chi come me ha una sensibilità più rude (se me la lasciate passare). Comunque, il suo messaggio è chiaro: andare oltre le etichette, liberarsi dagli stereotipi e ampliare i propri orizzonti, cercare la propria dimensione anche quando il resto del mondo sembra remarti contro.

Faccio tantissimi auguri a Biplane per le prossime pubblicazioni e a voi buona lettura!

Titolo: Di terra, di mare, di cielo
Autore: Barbara Cobianchi
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 29 aprile 2019
Pagine: 157
Prezzo: 14 €
Editore: Biplane Edizioni


Barbara Cobianchi – Insegnante di liceo e mamma, vive e lavora a Verona dove è nata nel 1977. Dopo la laurea in lettere classiche, ha frequentato la Scuola Holden. Ha mosso i primi passi con la pubblicazione di alcuni racconti nel 2007 nell’antologia Via Stella 42 (Bonaccorso editore), nel 2011 ha pubblicato il romanzo Il Codice Rolloni (L’Autore Libri Firenze) e, negli anni successivi, ha dato il suo contribuito alle antologie “100 storie per quando è troppo tardi” e “100 storie per quando è davvero troppo tardi” (Feltrinelli) e “Piccola antologia di figuracce in 100 parole” (Giulio Perrone Editore).

Basilio. Racconti di gioventù assoluta | Alessandro Mauro

Basilio è una raccolta di racconti di Alessandro Mauro pubblicata lo scorso 14 giugno da Augh! Edizioni. Si tratta di dieci storie che hanno come protagonista Basilio, prima bambino e poi adolescente e ragazzo, che vediamo crescere e affrontare la vita piano piano. Ognuno di questi racconti è un episodio della sua esistenza, una prima volta, di quelle che quando poi diventi adulto non senti più il sapore perché hai già visto quasi tutto. Il primo amore, il primo brutto voto, le feste,  le ragazze da rimorchiare, il sapore del primo bacio; tutto questo Basilio lo affronta insieme a un personaggio di volta in volta diverso e lo fa rivivere anche a noi.
Anche a lui, come a tutti in quella fase, capita di sentirsi fuori posto, di essere esitante nei confronti di qualcosa che ancora non si conosce, e forse a causa del suo carattere un po’ più timido degli altri amici capire certe dinamiche gli riesce ancora più difficile.

Questi racconti, tenuti insieme dallo stesso protagonista e da un filo logico rappresentato dall’ordine cronologico, sono narrati con ironia da un autore che cerca di mettersi nei panni di un se stesso molto più giovane, prova a ricordarsi com’è stato scoprire la vita per la prima volta, con gli occhi di una persona che sa bene di non avere ancora gli strumenti per non soccombere e che non è ancora stata plasmata dalle circostanze e dagli insuccessi. E ci riesce molto bene dato che il libro scorre via velocemente, come se stessimo guardando un insieme di diapositive della vita di qualcuno.
Sembra dunque che si parli di materia molto semplice, in fondo quella di Basilio è, potenzialmente, la vita di ognuno. Invece quello che Alessandro Mauro analizza è l’inizio, il momento in cui forse accadono quelle cose che ci fanno prendere una strada piuttosto che un’altra. Capita spesso di pensare “e se questa cosa non fosse successa? e se questo fosse andato diversamente?”, e di tornare spesso coi pensieri a momenti che a prima vista potrebbero non avere significato e che invece risultano essere cruciali. E di questo ci accorgiamo quando siamo già grandi e abbiamo passato quella fase, infatti anche Basilio, quando va alla prima festa, quando si dimentica per la prima volta di pagare un gelato o si comporta per la prima volta da bulletto, non sa che quelle determinate esperienze stanno contribuendo a formare il ragazzo e l’uomo che sarà in seguito.

A suffragio delle sue argomentazioni, l’insegnante aveva riportato una frase di qualcuno famoso, incentrata sul fatto che leggere vuol dire vivere tantissime altre vite oltre alla propria.
Basilio, che qualche volta guardava con perplessità perfino alla sua, non era convinto di volerne proprio sperimentare chissà quante.

Noi ovviamente non sappiamo che persona sarà Basilio dopo, quello che l’autore racconta in questi dieci racconti è il suo presente (anche se sono dieci momenti diversi della sua vita, lui sta comunque vivendo un presente). E magari ci si possono vedere dei collegamenti: un episodio della sua infanzia può aver influenzato una sua scelta nell’adolescenza, chi può dirlo? Queste sono interpretazioni che può dare il lettore.
E voi vi ricordate com’è stato il vostro ingresso nel mondo?

Titolo: Basilio. Racconti di gioventù assoluta
Autore: Alessandro Mauro
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: 14 giugno 2019
Pagine: 140
Prezzo: 13 €
Editore: Augh! Edizioni


Alessandro Mauro – (Roma, 1965) scrive per mestiere da più di venticinque anni. Ha pubblicato centinaia di articoli su testate a diffusione nazionale di qualunque periodicità, dal quotidiano al quadrimestrale. Ha curato rassegne cinematografiche e un festival di cortometraggi. Quando non scrive, rivede testi altrui, dedicandosi in ogni caso alla cura di prodotti editoriali. Nel 2016 ha pubblicato per Exòrma Se Roma è fatta a scale.

Così allegre senza nessun motivo | Rossana Campo

Ma a me piace che siete così, un po’ pazze, molto passionali.
Siete allegre, in fondo.

Ah, grazie, dico.
Sì, noi siamo sempre molto allegre, dice Yumiko.
Anche senza nessun motivo, aggiunge Sandra.

 

Patti, Manu, Lily, Alice, Sandra e Yumiko sono sei donne di origini italiane (chi in parte, chi del tutto) che per vari motivi sono finite a vivere a Parigi, una città bellissima che le ha accolte e ha dato loro la possibilità di ricominciare con una nuova esistenza, diversa da quella precedente. In comune hanno il fatto di aver superato i cinquanta e l’amore per la letteratura (e la lettura), motivo – quest’ultimo – per cui periodicamente si riuniscono a casa di Sandra per parlare di un libro letto insieme o presentare alle altre qualche chicca letteraria o qualche roba interessante che abbia sempre, però, a che fare con il mondo femminile e femminista. Non ci sono regole particolari nel loro gruppo letterario, Les Chiennes Savantes (come il romanzo di Virginie Despentes), ma l’assunto di base è che gli argomenti scelti debbano avere qualcosa a che vedere con le storie, le vite e perfino i turbamenti delle sei donne. Donne che sono molto diverse tra loro e che si ritrovano a raccontarsi tra un calice di vino pregiato e un formaggio francese. Perché sì, quando mettono da parte lavoro, mariti, relazioni e patimenti di vario genere decidono di godersela.

Nell’ultimo romanzo di Rossana Campo, Così allegre senza nessun motivo, uscito il 5 giugno per Bompiani, la voce narrante è Patti, che ci racconta le sue amiche e la sua vita, tra i lavori come barista, come aiutante nell’erboristeria di Manu, e relazioni mordi e fuggi con altre donne. Ci presenta Amanda, che verrà invitata a far parte del gruppo di lettura, Lady Sadness, una ragazza che sta sempre seduta al bar da sola a leggere con un’aria un po’ triste, e Linda, che ora si fa chiamare Lola De Angelis, sua grande amica in quella che sembra ormai un’altra vita e che ora ricompare come la famosa scultrice che realizza calchi femminili.

I dialoghi sono fluidi, rapidi, resi in maniera naturalissima senza il ricorso a virgolette o segni d’interpunzione che li introducano o li chiudano, perché la Campo vuole ricreare proprio quell’atmosfera non sempre rilassata ma almeno spensierata di un gruppo di amiche che si conoscono da tempo, si sentono a proprio agio e sono così in confidenza da confrontarsi e tirar fuori la propria interiorità. Risate, ricordi dolorosi di abbandono o di amori finiti, battute, progetti sono al centro di una storia di donne che superati i cinquanta non smettono di sentirsi giovani ma, come accade nell’ordine naturale delle cose, guardano la vita da una prospettiva diversa e danno un significato diverso alle cose. Le relazioni non sono un punto di arrivo, ma qualcosa che arricchisce la vita, l’amore non è quello che fa soffrire ma che deve anzi far stare meglio e far crescere, la sessualità va affrontata in maniera più consapevole e matura.

Alle chiacchiere di Patti e le sue amiche fa da sfondo una città come Parigi, di cui sovente ripercorriamo le strade insieme alla narratrice, scopriamo angoli di paradiso e luoghi anche molto noti. La capitale francese è la città dell’amore? Non lo so, ma a questo gruppo di donne Così allegre senza nessun motivo di certo regala molto calore anche quando c’è la neve.
Vi va di fare quattro chiacchiere fra donne? Ecco il romanzo perfetto.

Buona lettura!

Titolo: Così allegre senza nessun motivo
Autore: Rossana Campo
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 5 giugno 2019
Pagine: 192
Prezzo: 17 €
Editore: Bompiani


Rossana Campo è nata a Genova e vive tra Roma e Parigi. Ha esordito nel 1992 con un romanzo fortunatissimo, In principio erano le mutande, presto di nuovo in libreria per Bompiani (con cui ha pubblicato anche il romanzo per adolescenti Cati). Con Dove troverete un altro padre come il mio ha vinto il Premio Strega Giovani e il Premio Elsa Morante.

Talib, o la curiosità | Bruno Tosatti

«E tu perché hai comprato un elefante denutrito?»
«Perché devo portare una nuvola al drago della palude,
così poi posso sposare la principessa di Babilonia».
«Ed è bella, questa principessa?»
«Bellissima».

 

Talib, o la curiosità è il romanzo d’esordio di Bruno Tosatti (Roma, classe ’87) uscito per Tunué il 6 giugno. Si tratta di una storia particolarissima che vede come protagonista Talib, un lucidatore di pomelli alla corte di Babilonia che si è innamorato della principessa, la figlia del re, il quale però ha detto che la darà in sposa a colui che riuscirà a regalarle un diamante grande come la testa di un toro. Il ragazzo, quindi, parte alla ricerca di questa enorme pietra, ma dato che – come qualcuno gli fa notare – forse è più curioso che innamorato, viene sempre distratto da altri personaggi impegnati anch’essi nella loro ricerca personale di qualcosa: Azad, il meccanico, che cerca il suo golem, l’uomo di ferro; Miralem, un burocrate che cerca i Peruani per far pagare loro le tasse; mercanti sulle nuvole; un saltimbanco che segue un enorme lombrico nella speranza di raggiungere l’Eldorado; degli esploratori a caccia di una salamandra gigante; o ancora un drago. E ognuno di essi ha una propria storia che s’intreccia a quella di Talib, spesso senza concludersi (o meglio, senza concludersi qui).

Sembra che l’atmosfera sia quella tipica delle fiabe, ma sono tanti i generi che Tosatti mescola insieme, uno fra tutti quello scientifico: immagina un mondo costituito da quattro sfere concentriche con caratteristiche diverse (densità, forze di gravità), di cui spiega accuratamente il significato non solo nella nota finale ma anche nelle tantissime note a piè di pagina presenti all’interno del testo. In queste ultime, oltre ai tantissimi chiarimenti sulla struttura delle nuvole, delle sfere o su come i personaggi riescano a dissetarsi bevendo delle piccole meduse espulse da meduse giganti, vengono fornite al lettore spiegazioni su ciò che nella storia di Talib manca. Questa che leggiamo, infatti, ci dice il narratore/Tosatti, è solo la quarta di sette storie che fanno parte di un ciclo – Le sette sere di Babilonia – che un certo Autore ha raccontato nelle sette sere che precedevano il matrimonio della principessa di Babilonia (e che in un certo senso ricorda molto Le mille e una notte). Capita spesso che un personaggio appaia in più sere, motivo per cui spesso alcuni intrecci non vengono sviluppati perché la storia di uno viene approfondita forse in altre sere. Ma in fin dei conti non è questo che importa al lettore, quanto il modo in cui Talib riesca a muoversi in questo mondo sulle nuvole o in cui riesca anche a crescere attraverso la ricerca del diamante.

«Ti avevo detto “stai attento, perché i draghi sono creature ambigue e fanno richieste bizzarre”. E ora guardati: dovevi portare un diamante al re di Babilonia e invece stai andando tra le stelle».
«Può darsi» dice Talib «però –».
«A meno che» prosegue Gaspard «il tuo viaggio non sia guidato dalla curiosità, anziché dal sentimento».
«Ma no» fa Talib un pochino risentito «che dici? Io sono innamorato della principessa sul serio».
«Non ci sarebbe nulla di male» spiega allora Gaspard «la curiosità è l’inclinazione più nobile che l’uomo possegga. Ben più della capacità di amare».

Credo che sia facile perdersi un po’ fra tutte le note (anche se vi si trovano tantissime informazioni interessanti che arricchiscono la storia), si rischia di interrompere la lettura, ma un lettore attento saprà sicuramente destreggiarvisi. Mi sembra una prova narrativa molto interessante, soprattutto per essere un esordio, e colpisce il suo tono semiserio, l’ironia e il divertimento che si celano spesso dietro strutture rigide e spiegazioni pseudoscientifiche.
Talib, o la curiosità, finalista al Premio Calvino, ve lo consiglio se siete amanti del genere fantastico o, almeno, di quelle storie in cui fantastico e reale iniziano a confondersi fino a fondersi del tutto trasportando i lettori in un mondo di fiaba in cui ci si può aspettare di tutto. In questo senso devo confessarvi che fin dall’inizio mi ha ricordato un po’ la letteratura sudamericana. Comunque, oltre a storie fuori dagli schemi, in questo libro ci trovate tanto: citazioni e influenze nascoste, filosofia, mitologia e molto altro. Sta a voi fare attenzione.

Buona lettura!

Titolo: Talib, o la curiosità
Autore: Bruno Tosatti
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 6 giugno 2019
Pagine: 211
Prezzo: 17 €
Editore: Tunué

Il romanzo dell’anno | Giorgio Biferali

E io?
Ma io che ne so io com’è che si vive
in un mondo dove tu non ci sei.

 

È vero che al giorno d’oggi di lettere se ne scrivono poche, men che mai lettere d’amore. Giorgio Biferali, nel suo ultimo romanzo uscito il 23 maggio per La nave di Teseo, Il romanzo dell’anno, ne scrive una lunghissima per raccontarci la storia di due ragazzi innamorati che la vita, con violenza, ha separato ma non del tutto. Nella notte di capodanno fra il 2015 e il 2016, infatti, Niccolò e Livia litigano, lei decide di andarsene via sul suo motorino ma scivola sui sampietrini di Roma e finisce in coma. A giugno lui decide di prendere il computer di Livia e di scriverle tutto quello che pensa, prova e vive mentre lei non c’è, nella speranza che poi lei possa svegliarsi e sapere da questo “romanzo” che cosa è successo quell’anno (da qui il titolo).

Lo sai come si fa a elaborare il lutto secondo quelli che s’imbucano per fare pubblicità ai privati? Bisogna esprimere tutte le emozioni possibili, bisogna come cercare dentro di sé per ritrovarle tutte, le emozioni possibili, una per una, poi bisogna andare al cimitero, per prendere contatto con la realtà delle cose, ringraziare chi non c’è più per tutto quello che ci ha dato quando era in vita e, indovina, cose da pazzi, bisognerebbe scrivergli una lettera.

Niccolò in teoria fa un lavoro allegro, è responsabile del palinsesto per un’emittente televisiva che trasmette sit-com; ha perso entrambi i genitori da diversi anni e vive col fratello più piccolo Tommaso in un appartamento attiguo a quello dei nonni. Di Livia si è innamorato fin dal primo momento in cui l’ha vista, al primo appuntamento, sembra non poter vivere senza di lei e quindi decide di continuare a parlarle anche quando lei non può sentirlo, attraverso una testimonianza scritta degli accadimenti del 2016 e delle sue giornate, nello specifico nei mesi di giugno, luglio, settembre e dicembre. Le racconta così dei giorni in cui Tommaso sparisce, della vittoria di Trump, dell’omicidio di Giulio Regeni, dell’incidente a Tarragona dove sono morte tante ragazze italiane che erano lì in Erasmus, della Brexit, dell terremoto di Amatrice, della vacanza improvvisata che fa coi suoi amici, di quell’amico che si fidanza con una conosciuta su Tinder e tanto altro. Non dimentica niente, men che mai di ricordarle continuamente quanto la ama e quanto gli manchi.

Stare con te è come stare con me stesso quando sono di buon umore.

L’idea per questo libro viene a Biferali forse leggendo Il romanzo di Talbott di Palahniuk o guardando The Big Sick, un film dove lei finisce in coma e lui non si ricorda più come essere felice, ma è quando compra dei taccuini e inizia a segnarsi giorno per giorno gli eventi del 2016 che la storia prende forma e, anzi, è quasi come se si fosse scritta da sola. Ma ne Il romanzo dell’anno c’è tanto altro, c’è tutto quello che all’autore (giovanissimo, classe ’88) è venuto in mente e che ha voluto far dire al suo personaggio. È una lunga lettera molto dolce a tratti ma mai melensa dietro cui si cela una riflessione sul tempo, su come lo passiamo, su quante cose riusciamo a concentrare in quello che abbiamo a disposizione e su quanto in realtà manca nelle nostre giornate. Per Niccolò quello che manca è Livia, tutto il resto passa in secondo piano, tutto il resto lei se lo sta perdendo e chissà se lo scoprirà mai.

Da quando ti ho conosciuto, non mi è mai passata la voglia di raccontarti le cose. Anzi, a volte ho pensato che le cose esistessero proprio per questo, perché io potessi raccontarle a te. E adesso? Come faccio? Nel mondo, per me, ci sei sempre stata tu da una parte, le cose che vedo senza di te e mi viene subito l’istinto di chiamarti o di scriverti per chiederti Amore, posso chiamarti? E poi ci sono tutti gli altri, che mi chiedono come va e come non va, e adesso che è più come non va non me lo chiedono quasi più, gli altri cui rispondo sempre un po’ così, tanto a loro sta bene, li fa sentire tranquilli, gli dico Tutto bene, poi ti racconto. Poi ti racconto, sì, anche se poi non lo faccio mai.

Con una scrittura sicura e semplice, che molto spesso ricorda il parlato come se stessimo assistendo a una conversazione, Biferali ci racconta una storia amara ma da cui traspare molta speranza per il futuro. Gli spunti di riflessione sono tantissimi e li troviamo anche nelle tante domande che Niccolò si appunta per Livia: potresti innamorarti di una persona che non hai mai visto? se sparisse, sapresti ritrovare una persona che ami? l’amore è più forte della paura di morire? è vero che nulla succede per caso?
Ma la parte più sorprendente è sicuramente l’epilogo, di cui per ovvi motivi non vi posso svelare nulla.
Buona lettura!

Titolo: Il romanzo dell’anno
Autore: Giorgio Biferali
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 23 maggio 2019
Pagine: 217
Prezzo: 17 €
Editore: La nave di Teseo


Giorgio Biferali è nato a Roma nel 1988. Ha pubblicato A Roma con Nanni Moretti (2016), una sorta di diario di viaggio scritto insieme a Paolo Di Paolo e tradotto in Francia; il racconto illustrato Italo Calvino. Lo scoiattolo della penna (2017); il suo romanzo d’esordio, L’amore a vent’anni (2018), presentato al Premio Strega. Collabora con quotidiani e riviste culturali, dove si occupa principalmente di cultura pop. Insegna Italiano e Storia in un liceo.

La straniera | Claudia Durastanti

La straniera è un romanzo di Claudia Durastanti pubblicato lo scorso febbraio da La nave di Teseo. Quella che l’autrice racconta è la sua storia familiare, che parte da quando i suoi genitori s’incontrano: la madre dice di aver salvato il padre, e il padre dice di essere stato lui a salvare lei. Sono entrambi non udenti e probabilmente è questa la cosa più importante che li unisce, dato che dopo diversi anni si separano e Claudia e il fratello si trovano in mezzo, a provare a farli andare d’accordo. La narratrice-protagonista è una straniera perché vive viaggiando avanti e indietro dall’America alla Basilicata o con dei soggiorni all’estero, ma è straniera anche la madre con la sua disabilità, anche se prova in tutti i modi a far finta che non ci sia, sono stranieri pure tutti gli altri membri della famiglia. Quella della Durastanti è una storia che si svolge col susseguirsi delle generazioni, e quello che colpisce di più non è tanto la trama quanto lo stile dell’autrice, così ricercato e allo stesso tempo semplice e sicuro di sé, disinvolto – questo è il suo punto forte, a mio parere.
Ve ne ho parlato brevemente perché questa volta ho preferito lasciarvi uno stralcio, in modo che possiate essere voi poi a scoprire la bellezza del romanzo che vi sto consigliando oggi.

Buona lettura!

Viviamo circondati da narrative di salvezza, sia quando siamo molto felici, sia quando non lo siamo. I terapeuti, gli amici, i familiari, chiunque abbiamo incontrato in questi anni ci ha ribadito a lungo cosa era sano e cosa no. Suggestionati, abbiamo cercato sul vocabolario cos’è la co-dipendenza, cos’è la simbiosi, come si affronta la necessaria ricerca dell’autonomia, abbiamo studiato tutta la tassonomia dell’amore secondo il DSM, e la conclusione che ne abbiamo tratto dal DSM è che nessuno dovrebbe mai amarsi, perché non c’è un modo di farlo bene.
È come i licheni che vengono confusi con un organismo solo, ma in realtà sono due: un’alga e un fungo. La simbiosi vegetale viene accolta come un miracolo della natura, quella tra esseri umani come una colpa, o qualcosa di cui vergognarsi, che denuncia uno stato arretrato dell’essere. Abbiamo provato a separarci e contempliamo sempre la fine, lo facciamo dal primo giorno. Da sempre, l’idea della fine aiuta a tenerci insieme, le dedichiamo conversazioni appassionate e di fantascienza, in cui immaginiamo la vita dell’uno senza l’altro.

Titolo: La straniera
Autore: Claudia Durastanti
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: febbraio 2019
Pagine: 285
Prezzo: 18 €
Editore: La nave di Teseo