La vita sessuale delle sirene | Andrea Malabaila

Finita Una marina di libri riesco finalmente a riprendere in tranquillità le mie letture e a rimettere mano a questo blog che da un paio di settimane ho trascurato per impegni di vario tipo. Vi state preparando per le vacanze? Che letture pensate di portare con voi? Io me ne sono portate tantissime, molte delle quali prese proprio in occasione della fiera del libro palermitana di cui – contateci – vi parlerò molto presto. Ad ogni modo, oggi vi parlo di un romanzo che ho letto con molto piacere negli ultimi giorni, leggero ma non banale, adatto alle ferie in pieno relax. Si tratta de La vita sessuale delle sirene di Andrea Malabaila, edito da Clown Bianco Edizioni, una piccola realtà editoriale di Ravenna che sto conoscendo proprio in quest’occasione.

Leo e Ilaria sono due torinesi sulla trentina che dopo essere stati insieme circa cinque anni si sono sposati. Lui lavora nella pubblicità, lei si è laureata in psicologia ma essendo una ragazza bellissima ha tante potenzialità in altri campi. Leo è felice, non gli manca niente, sembra che i suoi sogni si stiano realizzando tutti, ma durante i festeggiamenti del matrimonio trova Ilaria nuda in piscina con suo fratello Max. A quel punto tutto sembra andare in fumo, taglia i ponti con la ragazza – con cui però non annullerà mai il matrimonio – e con il fratello, e da lì inizierà una nuova vita. Innanzitutto parte da solo per quel viaggio di nozze in America che doveva fare insieme a Ilaria, si lancia in una serie di avventure che nessuno avrebbe mai immaginato pensando a lui, e anche il suo carattere cambia: piano piano viene fuori la sua parte più tosta, più sicura di sé, se ne va dallo studio per cui lavora e crea una squadra (fortissima) insieme a Ugo, un altro asso del settore pubblicitario, e poi comincia a frequentare i vertici della società torinese. Se per lui tutto sembra andare per il meglio, Ilaria invece perde tutto: Leo, Max, la sua migliore e unica amica, la famiglia, e deve cercarsi un lavoro con cui sopravvivere; finisce a fare la spogliarellista ma un giorno qualcuno la nota e le permette di riemergere.

Leo e Ilaria al loro primo appuntamento si erano detti che sarebbero rimasti insieme per sempre, e in un certo senso è vero che hanno bisogno l’uno dell’altra. Però nei rapporti è sempre difficile capire se si è beccato il momento giusto, se ci si è compresi e lasciati andare fino in fondo. A volte si crede di avere tutto e non ci si rende conto che ancora bisogna crescere per raggiungere determinati traguardi. Forse è così anche per Ilaria e Leonardo, che quando si sposano sono ancora troppo piccoli e hanno bisogno di conoscersi ancora e meglio, ma soprattutto di capire se stessi e di capirsi a vicenda.

Andrea Malabaila racconta una storia di quelle che potrebbero accadere a chiunque e che proprio per questo coinvolge, perché non è astratta e campata in aria. Viene spontaneo al lettore – almeno, a me è successo – chiedersi che cosa avrebbe fatto al posto dei due. E sembra che l’autore sia d’accordo con quella sorta di pregiudizio per cui dopo una rottura la donna prima crolla e poi si rialza, mentre l’uomo inizialmente si mostra forte e poi torna sui suoi passi e si rende conto che anche lui è stato spezzato e ferito nel profondo. È proprio quello che accade a Leo e Ilaria, che acquistano consapevolezza di sé e del mondo che li circonda man mano che vanno avanti (lo definiamo un romanzo di formazione?); si rendono conto che amarsi è difficile, che non tutto è semplice come appare e che la vita non consiste nel raggiungere delle tappe (studiare, lavorare, sposarsi, fare figli…). Spesso si arriva a un punto in cui la nostra esistenza viene stravolta e dobbiamo fare un grande esame di coscienza per capire da dove ripartire, scoprire da che parte trovare la forza necessaria per passare da zero a uno.

Da zero a uno cambia tutto, da uno a due o a cento o a mille cambia molto meno. È così per tutte le esperienze della vita: la prima volta lascia il segno e ti cambia lo status, quelle successive, in confronto, contano poco o nulla. Spesso passare da zero a uno è lungo e complicato, ma una volta che ci riesci è come se venisse aperta una breccia, da cui non si può più tornare indietro e da cui si può ripassare in maniera sempre più semplice, ma allo stesso tempo meno appagante.

Se vi state chiedendo come si riproducono le sirene, Ugo, il collega di Leo ha ben tre teorie, ma dovete leggere il libro per scoprirle.
Buona lettura!

Titolo: La vita sessuale delle sirene
Autore: Andrea Malabaila
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 maggio 2018
Pagine: 258
Prezzo:  17 €
Editore: Clown Bianco Edizioni

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Carne mia | Roberto Alajmo | #BlogNotesMaggio

– Il problema è che è tuo fratello. Sangue tuo. Carne tua.
– Carne mia un cazzo, con rispetto parlando.

 

Sempre nell’ambito del #maggiodeilibri si sta per concludere la quarta settimana, quella dedicata a questo 2018, anno del patrimonio culturale europeo. Il caso vuole che sempre quest’anno la mia città, Palermo, sia capitale della cultura italiana, per cui l’idea era quella di parlare di un autore palermitano o di un libro ambientato qui (poi spesso le due cose coincidono, perché uno scrittore tante volte sceglie come luogo delle proprie storie quello che conosce meglio, in cui è nato). La mia scelta, quindi, è caduta su Roberto Alajmo, un autore che tutti lodano ma a cui non mi ero mai dedicata; questo era il momento perfetto. Non ho scelto la sua ultima pubblicazione, bensì una del 2016, una storia che si svolge per metà a Palermo e per metà a Murcia, in Spagna. Parliamo di Carne mia, edito da Sellerio.

Siamo negli anni Novanta, Calogero Montana ha una bancarella di frutta e verdura a Borgo Vecchio, un quartiere di Palermo molto particolare, perché pur essendo quasi incastonato nel centro della città, vicino alle vie dove trovi Gucci, Prada, e una borsa ti può costare anche seimila euro, è pieno di problemi e grosse difficoltà. Un giorno però Calogero sparisce all’improvviso, nessuno sa che fine abbia fatto, la moglie Mela e i figli Enzo (un grande piccolo) e Franco (il piccolo grande) non hanno nemmeno una tomba su andare a piangerlo. È una cosa che in questi luoghi accade spesso, quindi nessuno se ne stupisce, nonostante Montana non sembrava fosse coinvolto in chissà quali giri. Mela e Franco portano avanti l’attività, mentre Enzo è un perdigiorno, non si occupa di nulla e, anzi, un giorno si porta a casa Ivana, che presenta come la sua ragazza. Ivana dorme lì il primo giorno, il secondo, il terzo e dopo un mese è ancora là. Nascono malumori in famiglia, allora Enzo sbotta e comunica che lei è incinta e devono andare a vivere altrove, pretende soldi, alcuni li ruba alla madre insieme alla ragazza, e se ne vanno. Fanno un pesante uso di droghe, diventano maneschi e nel frattempo nasce il bambino, chiamato Calò in onore del nonno, ma non è facile farlo vivere in un tale clima.

Enzo e Ivana non si occupano del piccolo, lui arriva a far male a Mela. Franco scopre sulle braccia di Calò dei lividi e non è una cosa che riesce più a tollerare, così, su consiglio del signor Pino, che ha una macelleria nel quartiere (ma è il piccolo boss della zona), “rompe le corna” al fratello e alla cognata. A quel punto bisogna fare qualcosa, e decide di partire con Mela per la Spagna, dove c’è un conoscente che tanti anni prima ha trovato fortuna e adesso ha un’attività di frutta e verdura ben avviata. Lì inizieranno una nuova vita, ma lo spettro del passato è sempre in agguato.

Devo dire che Alajmo, che non conoscevo, mi ha colpito positivamente. La storia risulta immediatamente molto molto forte. Si parla di una famiglia che viene spezzata praticamente subito e nella quale continua a crescere per anni qualcosa di negativo. È una vicenda tipicamente del Sud, come meridionali nessuno dei personaggi si stupisce alla scomparsa di Calogero, tutti sanno che cosa è successo, tutti sanno sempre tutto. I Montana sembrano brave persone, gente semplice che vive con poco inserita in un contesto di regole fatte da altri, in cui un macellaio si mette fuori dalla sua attività a “dare consigli” a chi va a chiedergli o gli sottopone i suoi “problemi”. Franco, soprattutto, è un bravo ragazzo che a un certo punto si rende conto che bisogna estirpare l’erba cattiva perché il resto cresca sano, e compie un gesto ingiustificabile ma lucido secondo una certa mentalità. La molla scatta quando viene fatto del male al bambino, perché non ha alcuna colpa e i bambini non si toccano.

Anni Novanta, Sicilia, Palermo, Borgo Vecchio. Una enclave all’interno della zona più prestigiosa della città. Duecento metri separano Napoleon, negozio di scarpe extralusso, da una sacca di sottosviluppo che si muove su ritmi e regole diversi, tutti propri. Un paesello ritagliato in pieno centro urbano, che resiste alle infiltrazioni della modernità, rinunciando ai benefici dell’integrazione in cambio dell’indipendenza morale e amministrativa.

Da quello che ho letto in giro, Alajmo si è ispirato a un fatto di cronaca letto sul giornale qualche tempo prima. Racconta le vicende di Franco, Enzo, Mela e gli altri in maniera molto semplice, senza perdere mai il filo, senza infarcirla di digressioni, ma restando sempre concentrato sui personaggi e seguendoli di continuo. Il ritmo della narrazione, infatti, è molto rapido, si resta incollati al libro e lo si legge in pochissimo tempo.
Quella che l’autore tratteggia nella prima parte è una parte della città che sembra essere rimasta indietro rispetto al resto. Siamo negli anni Novanta ma è quasi come se il tempo si fosse fermato molto prima in questo quartiere, e la stessa cosa accade quando i personaggi si trasferiscono a Murcia: non trovano la grande Spagna caotica, frenetica, rumorosa, ma sembra quasi che vadano a finire in un paesino tranquillo dove i loro luoghi di riferimento sono il bar vicino casa o la parruccheria dietro l’angolo. Però è un posto normale, Franco ha un lavoro stabile, incontra una brava ragazza, Calò cresce senza conoscere la delinquenza, Mela ritrova la serenità. Anche se portano sempre nel cuore la loro identità.

Certi clienti acquisiti più di recente nemmeno saprebbero delle sue origini, se non ci fosse un leggero accento straniero e quel soprannome che gli hanno appioppato, di cui farebbe volentieri a meno: Sicilia. Nemmeno Siciliano: Sicilia. Non quindi l’abitante di un’isola, ma l’isola stessa, nella sua interezza. Lui è la terra da cui proviene, e deve rassegnarsi perché i soprannomi sono come la carta moschicida: più cerchi di staccarteli di dosso, più ti restano appiccicati.

Lo stile che usa Alajmo è molto particolare e risulta gradevole. Innanzitutto la storia comincia dalla fine, quando Calò ormai quindicenne cammina per una strada di campagna con un ragazzino più piccolo, Kevin, che è il figlio di Franco e della moglie Helena, ungherese. E poi mi è piaciuto molto l’inserimento di alcuni brevissimi capitoli che ricordano le scene veloci di un film, costituiti da brevi frasi i cui soggetti sono i nostri personaggi e che sono dei chiari sunti veloci di quello che succede negli anni e su cui l’autore non vuole soffermarsi più di tanto: Calò che impara a gattonare. Franco che s’iscrive a un corso serale di spagnolo. Mela che si rifiuta di iscriversi al corso serale di spagnolo.

Insomma, io ve lo consiglio. Buona lettura!

Titolo: Carne mia
Autore: Roberto Alajmo
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2016
Pagine: 296
Prezzo:  16 €
Editore: Sellerio


Roberto Alajmo, giornalista e scrittore, dal 2013 dirige il Teatro Biondo di Palermo. Tra i suoi libri: Notizia del disastro (2001), Cuore di madre (2003), Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo (2004), È stato il figlio (2005), da cui è stato tratto nel 2012 l’omonimo film diretto da Daniele Ciprì, Palermo è una cipolla (2005), L’arte di annacarsi (2010), Carne mia (2016), L’estate del ’78 (2018).


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Le assaggiatrici | Rosella Postorino | #BlogNotesMaggio

Fra le pareti bianche della mensa,
quel giorno diventai un’assaggiatrice di Hitler.
Era l’autunno del ’43, avevo ventisei anni,
cinquanta ore di viaggio, settecento chilometri addosso.

 

Il tema di questa seconda settimana del #maggiodeilibri in collaborazione con #BlogNotesMaggio è #LettureLibertà. Ho riflettuto molto sul libro di cui parlare, perché comunque preferisco sempre parlarvi di un libro nello specifico piuttosto che trattare un argomento in maniera troppo libera e dispersiva. Alla fine ho fatto cadere la mia scelta su un romanzo uscito qualche mese fa e che ha riscosso un buon successo. Si tratta di una storia ambientata in un periodo in cui di libertà ce n’era ben poca; siamo nella Germania della Seconda Guerra Mondiale e la nostra protagonista è una donna molto vicina a Hitler, una che pur essendo berlinese e non ebrea si è trovata in trappola, a rischiare quotidianamente la vita: un’assaggiatrice.

Ne Le assaggiatrici di Rosella Postorino, uscito a gennaio per Feltrinelli, viene raccontata la storia di alcune donne che sono costrette tutti i giorni ad assaggiare i pasti destinati al Führer per evitare che venga avvelenato. Rosa Sauer è una ragazza che nell’autunno del ’43 è fuggita da Berlino e dai bombardamenti, e si è rifugiata a Gross-Partsch a casa dei suoceri, i genitori del marito Gregor che nel frattempo è dovuto andare a combattere. Rosa si trova a compiere la sua missione insieme ad altre donne, tutte molto diverse tra loro ma con lo stesso timore che ogni pasto per loro sarà l’ultimo. Ci sono le Invasate, che amano follemente Hitler e sono quasi orgogliose del ruolo che ricoprono, e quelle che invece capiscono la situazione e pensano chi ai figli, chi alla famiglia lasciata alle spalle, chi a salvarsi la pelle perché è un’ebrea che si spaccia per ariana, e chi al marito che è stato dato per disperso e chissà se tornerà (è proprio il caso di Gregor). Controllate continuamente dalle guardie – soprattutto il tenente Ziegler che intreccerà una relazione con Rosa – queste ragazze condivideranno molto più che un compito pericolosissimo.

Questo era l’amore, una bocca che non morde. O la possibilità di azzannare a tradimento, come un cane che si ribella al padrone.

Sono sempre molto attratta dai libri che trattano temi relativi alla Seconda Guerra Mondiale, quindi era inevitabile che prima o poi finissi a leggere questo. La particolarità di questo romanzo è che la figura di Hitler, pur essendo importante e storicamente centrale, viene un po’ messa da parte facendo sì che i riflettori restino puntati su chi rischia la vita per lui. In primo piano c’è Rosa, con la sua paura di non rivedere mai più Gregor e la scoperta del sentimento per Albert Ziegler; c’è Elfriede, che combatte una battaglia segreta e solitaria quasi nella tana del lupo; c’è Leni, giovane e ingenua, che crede di innamorarsi di un soldato e invece ne esce a pezzi. Ma soprattutto c’è la consapevolezza di non poter sfuggire a questa realtà: nessuna di loro può ritrovare la libertà, a meno che la guerra non finisca. Tutti sembrano coscienti che Hitler perderà, ma non possono sottrarsi ai loro compiti. Quando Rosa un giorno non si presenta, arrivano le guardie a casa per prelevarla e portarla ad assaggiare.

Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame.

L’atmosfera che si respira nel romanzo è di oppressione, c’è una sensazione di claustrofobia che è difficile da superare per il lettore. Nonostante la paura, il dolore, l’assenza di libertà, però, emergono sentimenti, si creano legami di amicizia, di amore, di solidarietà che danno luce alla situazione in cui si muovono i personaggi. Situazione che rappresenta solo un piccolo tassello di qualcosa di enormemente più grande e spaventoso. Ma certe grandi storie, per essere comprese appieno, devono essere quasi vivisezionate e raccontate approfondendo ogni loro aspetto. Credo sia il modo migliore per vederne il marcio.

La Postorino, nelle note finali, dichiara di essersi imbattuta nel 2014 nella storia di Margot Wölk, l’ultima assaggiatrice di Hitler ancora in vita. L’autrice si appassiona alla figura di questa donna che non aveva mai parlato della sua esperienza, ma che a novantasei anni aveva deciso di tirar fuori tutto e raccontare al mondo qual era stato il suo ruolo in quella vicenda. La Postorino si documenta, indaga, qualche mese dopo riesce ad avere il suo indirizzo di Berlino, ma arriva troppo tardi perché è morta da poco. A quel punto si chiede perché Margot l’abbia colpita così tanto, immagina cosa avrebbe fatto lei (Rosella) al suo posto e lo fa raccontare a Rosa. E direi che ci riesce proprio bene perché Le assaggiatrici si fa leggere con grande trasporto.

Buona lettura!

Titolo: Le assaggiatrici
Autore: Rosella Postorino
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 gennaio 2018
Pagine: 285
Prezzo:  17 €
Editore: Feltrinelli


Rosella Postorino (Reggio Calabria, 1978) è cresciuta in provincia di Imperia, vive e lavora a Roma. Ha esordito con il racconto In una capsula, incluso nell’antologia Ragazze che dovresti conoscere(Einaudi Stile Libero, 2004). Ha pubblicato i romanzi La stanza di sopra (Neri Pozza, 2007; Feltrinelli, 2018; Premio Rapallo Carige Opera Prima), L’estate che perdemmo Dio (Einaudi Stile Libero, 2009; Premio Benedetto Croce e Premio speciale della giuria Cesare De Lollis) e Il corpo docile (Einaudi Stile Libero, 2013; Premio Penne), la pièce teatrale Tu (non) sei il tuo lavoro (in Working for Paradise, Bompiani, 2009), Il mare in salita (Laterza, 2011) e Le assaggiatrici (Feltrinelli, 2018). È fra gli autori di Undici per la Liguria (Einaudi, 2015).


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Kaiser | Marco Patrone

Mi chiedi certezze?
Eppure dovresti aver capito che sono un grande FORSE,
fedele soprattutto a me stesso.

 

Esce proprio oggi per Arkadia editore il nuovo libro di Marco Patrone, Kaiser, che vede come protagonista questo strano personaggio che giustamente è stato considerato “il più grande truffatore nella storia del calcio“. Dato che non ne conoscevo l’esistenza (mi sono accostata al calcio solo nel 2003 con l’arrivo di Kakà al Milan), quando ho iniziato a sentire parlare di questo libro mi sono detta che non era possibile, doveva essere un personaggio inventato da Patrone; invece poi mi sono documentata e ho scoperto che non solo il Kaiser esiste davvero, ma che soprattutto ciò che per vent’anni è riuscito a fare nel mondo del calcio non è una bufala da giornaletti. Carlos Henrique Raposo – il suo vero nome – è un ex calciatore brasiliano, di ruolo attaccante, che non sapeva giocare a calcio, ma che in tanti modi è riuscito a farsi ingaggiare da diverse squadre. Peccato che non abbia quasi mai disputato una partita. O che, quando era in campo, stranamente subisse un infortunio che non gli permetteva di tornare a giocare in breve tempo.

Leggo gli appunti, vado avanti e indietro alla ricerca delle pagine più interessanti, e vedo che la vita di Kaiser si definisce in questo meccanismo che ormai mi è diventato familiare, dopo lo stupore iniziale: arriva – failfurbo – sifagliamici – sorride – procuraledonnine – scendeincampo – siinfortuna – arrivailcertificatofalso. E giù risate, chiaro.

Carlos Henrique Raposo, conosciuto come Kaiser (Rio Pardo, 2 aprile 1963)

Com’è possibile che il mondo sportivo (e non) si sia lasciato fregare in questo modo da un uomo così furbo? Al tempo non c’era Internet, le informazioni circolavano meno e meno rapidamente, ed era più difficile restare aggiornati. Ciò che non si riusciva a sapere, lui se lo inventava magari fingendo telefonate in inglese da parte di club europei interessati a lui. Sicuramente c’è chi non si ricorda neanche più di lui, perché non ha mai segnato goal incredibili o fatto chissà cosa, però il Kaiser ha militato in squadre come il Botafogo, la Fluminense o il Flamengo. La sua – secondo l’interpretazione dell’autore nel libro di cui parliamo – è tutta una vendetta nei confronti del dio del calcio che ad altri ha dato il talento e a lui niente, a parte un fisico adatto e una somiglianza con Franz Beckenbauer (da qui è stato soprannominato Kaiser).

Questa vicenda parte da quando un giovane giornalista s’imbatte nella storia di Raposo, quel “fenomeno” che aveva gli amici (Romario, Bebeto, Edmundo…) e gli agganci giusti e si è fatto una ventina d’anni da calciatore nelle squadre brasiliane. Decide di chiedere gli appunti a un suo collega francese che ne aveva già scritto, François, ma scopre una storia molto strana in cui sono coinvolti altri giocatori e una donna. Vorrà vederci chiaro e per questo pagherà anche molti soldi.

Kaiser è un alternarsi di appunti del giornalista, scambi di e-mail con François, stralci delle interviste che il francese molti anni prima aveva fatto a Raposo, e spezzoni di vario tipo che messi insieme formano un puzzle che cerca di delineare meglio la figura del calciatore incapace. Quella che viene fuori è la storia – in parte inventata, perché il giornalista quando smette di fare cronaca diventa quasi uno scrittore e, in fondo, un artista – di un uomo furbo che non si stancava, non rischiava, eppure si è conquistato ciò che molti non hanno avuto. Entrava nelle squadre come contropartita tecnica grazie all’ingaggio di un amico ben più capace, ma sapeva tenere uniti i compagni di squadra, partecipava alle feste, senza mai compromettersi.

Si potrebbe diagnosticare a Kaiser un disturbo narcisistico della personalità; ma il problema è che parrebbe che non si sia inventato niente. O meglio, ha inventato se stesso come Kaiser, e tutti (o quasi, io cerco di resistere) gli hanno creduto.

Con uno stile ironico, dietro cui, però, si cela qualcosa di più serio, Marco Patrone racconta la storia di un bugiardo che è riuscito a ingannare il mondo. Ma gli spunti di riflessione che ne derivano sono davvero tanti, ad esempio: quanto è importante la circolazione delle informazioni? quanto è facile lasciarsi fregare da qualcuno che ci sa fare, dalle bufale? quanto siamo attenti a ciò che sentiamo e vediamo e quanto tempo perdiamo ad accertarci sulle fonti? La vicenda del Kaiser – che dalle parole di Patrone sembra uno sbruffone che se la ride per com’è riuscito a fare quello che voleva per anni – mi ha ricordato molto quella storia del ragazzo statunitense che ha poggiato gli occhiali per terra in un museo e si sono messi tutti lì ad ammirarli come fossero un’opera d’arte di chissà chi, fotografandoli anche.
Facciamoci un po’ più furbi ogni tanto, magari prima che spunti un nuovo Raposo.

Buona lettura!

Titolo: Kaiser
Autore: Marco Patrone
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 26 aprile 2018
Pagine: 144
Prezzo:  14 €
Editore: Arkadia


Marco Patrone si occupa di sviluppo di prodotti bancari, finanziari e assicurativi. Ha però una seconda vita, nella quale si fa chiamare Recensireilmondo e cura l’omonimo blog letterario, tra i più seguiti in Italia. Il suo romanzo d’esordio, Come in una ballata di Tom Petty, è uscito per Transeuropa nel 2015. Un suo racconto è compreso nella raccolta Monaco d’autore, pubblicata per Morellini Editore nel 2016. Il racconto L’estate del Pollo, uscito nel 2016 nella collana L’animale umano di Urban Apnea Editore è stato finalista al Concorso Letterario Zeno, classificandosi secondo.

Spifferi | Letizia Muratori | #BlogNotesMaggio

Anche quest’anno torna il Maggio dei Libri, un mese (dal 23 aprile al 31 maggio) interamente dedicato alla promozione della lettura in cui si vanno a inserire tantissime iniziative da parte di biblioteche, librerie, blog, scuole e chi più ne ha più ne metta. Io partecipo per la prima volta con questo blog e il motto dell’edizione 2018 è “Vogliamo leggere“. Vi proporrò un post diverso a settimana, sempre dedicato al Maggio dei Libri. Tutti i post relativi al gruppo di blogger di cui faccio parte in questa avventura li trovate con gli hashtag #maggiodeilibri e #BlogNotesMaggio, dato che siamo nella squadra di Laura de Il tè tostato che qualcuno di voi conoscerà anche per quanto riguarda #BlogNotes (infatti troverete tutto su questo blog).
Oggi, nella settimana in cui ricorre la giornata mondiale UNESCO del libro e del diritto d’autore (ieri, 23 aprile) vi voglio presentare un libro molto bello che mi è capitato di leggere negli ultimi giorni.

Fino a qualche anno fa non leggevo racconti, poi ho deciso che era ora di cominciare e ho iniziato ad auto-educarmi a questa forma di letteratura più breve e a volte complessa, provando a conoscere prima gli autori maggiori e poi sperimentando anche quelli contemporanei. Ho scoperto moltissime cose belle e adesso non provo più quella difficoltà che avevo prima a staccarmi da una storia appena finita e cominciarne subito un’altra. Qualche giorno fa, quindi, ho letto in anteprima una raccolta che uscirà per La Nave di Teseo il 26 aprile, Spifferi di Letizia Muratori, e ho scoperto sei storie che mi hanno folgorata.

Ci sono vari tipi di racconti: quelli in cui l’autore ti dà poche informazioni e tu devi capire dai non detti tutto il resto, quelli in cui si narrano episodi più o meno verosimili, e tanti altri. Ma quelli che preferisco sono i racconti con il colpo di scena finale, quelli in cui ti viene raccontata una storia e alla fine tutte le tue certezze si ribaltano. Sono così quelli della Muratori, ed è per questo che mi hanno colpito così tanto: per il loro twist ending.
Sono storie che si svolgono in vari luoghi, a Roma, in America, in Toscana, e che hanno i protagonisti più disparati. C’è un molestatore telefonico che s’insinua nella quotidianità della famiglia di un dottore che lo aveva aiutato molti anni prima, c’è una coppia gay che ha a che fare con una madre surrogata che porta in grembo il bambino che i due adotteranno, ci sono stranieri che si trovano a vivere in Italia col rischio di essere dimenticati, o ancora un’antica villa in Toscana in cui, si dice, si aggiri lo spettro di un cane.

Nei racconti di Letizia Muratori c’è del mistero, ma non è sempre il punto di partenza. A volte l’autrice comincia a descrivere situazioni normali, verosimili, in cui poi s’insinua l’elemento disturbante che fa vacillare la sicurezza che il lettore ha acquisito fino a quel punto; altre volte è proprio l’opposto, si parte da qualcosa di apparentemente assurdo per arrivare a una spiegazione in fin dei conti normale. Dunque, mistero e realtà si confondono nel momento in cui da una finestra rimasta socchiusa entra uno spiffero d’irrealtà rappresentato da una medium, dal fantasma di una donna, o magari da quello di un bracco.

La Muratori, con uno stile fluido e a tratti ironico, ci racconta storie che ci lasciano col fiato sospeso fino all’ultima parola e che è davvero un piacere leggere. I suoi racconti sono abbastanza brevi e l’unico rischio che si corre è quello di divorarli troppo rapidamente.

Buona lettura!

Titolo: Spifferi
Autore: Letizia Muratori
Genere:
 Racconti
Anno di pubblicazione:
 26 aprile 2018
Pagine: 112
Prezzo:  17 €
Editore: La Nave di Teseo


Letizia Muratori è nata a Roma, dove vive e lavora. Nel 1995 si è laureata in Storia del teatro. Nel giugno del 2004 esordisce con il racconto Saro e Sara. Nel 2005 pubblica il suo primo romanzo, Tu non c’entri. Collabora con vari giornali e riviste. Ha pubblicato: La vita in comune (2007), La casa madre (2008), Il giorno dell’indipendenza (2009), Sole senza nessuno (2010), Come se niente fosse (2012) e Animali domestici (2016).


Vi segnalo i blog e i canali che si alterneranno per questa settimana, in collaborazione con #blognotesmaggio e #maggiodeilibri (hashtag checonviene seguire per rimanere informati e aggiornati):
Librangoloacuto che ha cominciato lunedì,
Selvaggia con il suo video martedì mattina,
martedì pomeriggio qui,
Angela Cannucciari sul blog di Simona di Letture Sconclusionate mercoledì mattina,
giovedì mattina siamo a casa de La leggivendola,
giovedì pomeriggio da Daniela da Appunti di una lettrice,
venerdì mattina tutti da Angela Cannucciari .
venerdì pomeriggio su LettureSconclusionate.
domenica sera chiudiamo la prima settimana con Paola Sabatini special guest su LettureSconclusionate.
Vi invito a seguire sui social tutti i blog e i canali che ho citato per rimanere aggiornati e in aggiunta vi segnalo anche il blog di #blognotes libri, il Tè tostato di Laura Ganzetti, Maria Di Cuonzo, Andrea di Un antidoto contro la solitudine, Diana di Non riesco a saziarmi di libri, Dada who?, Francesca de Gli amabili libri e Barbara Porretta di Librinvaligia.

Le notti blu | Chiara Marchelli

Le notti blu.
Questo gli ha lasciato suo figlio.
Notti insonni in cui farsi del latte caldo che non può nemmeno bere.

 

Le notti blu è un romanzo di Chiara Marchelli (Giulio Perrone editore) che avrei dovuto e voluto leggere l’anno scorso, quando era tra i candidati allo Strega 2017. Ma con le letture non riesco mai a fare programmi, mi perdo sempre qualcosa per strada. Poi ho approfittato del prestito di un’amica e ho recuperato questo libro da cui mi aspettavo tanto a causa delle ottime recensioni che ho letto in giro. E in effetti mi sono trovata fra le mani un romanzo molto particolare che, diciamocelo, ha anche una copertina bellissima secondo me. C’è da dire, però, che quella raccontata dalla Marchelli è una storia un po’ forte, anche se viene narrata con grande delicatezza. Nello specifico l’autrice tratta due temi abbastanza pesanti: la morte di un figlio e la verità che si nasconde dietro le apparenze.

Michele e Larissa si sono trasferiti da molti anni negli Stati Uniti, ma il loro figlio, Mirko, che ha studiato e vissuto lì, un giorno decide di andare a vivere in Italia e sposare Caterina, una ragazza di cui è molto innamorato. I genitori non approvano pienamente questa scelta (in America ci sono più possibilità, che cosa puoi sperare di avere a Genova con una laurea in geologia?) ma che possono fare? Mirko però un giorno si imbottisce di sonniferi e muore, apparentemente senza una ragione. Michele, Larissa e Caterina si trascinano avanti nelle loro vite, ma un giorno la giovane vedova telefona ai suoceri e dice di aver trovato una lettera indirizzata qualche anno prima a Mirko da un avvocato per conto di una donna che chiede il riconoscimento della paternità di suo figlio. Lì cascano tutti dalle nuvole: Mirko aveva una relazione con un’altra donna? Ci aveva fatto un figlio? È mai possibile? Questo può avere a che fare col suicidio?

Le notti blu.
È un bel modo di chiamarle, dopotutto.
«Le chiamava lui, così» gli aveva detto Caterina, e Michele aveva immaginato suo figlio inventarsi quel nome allargando le mani per farle capire.
La luce blu che è diffusa in tutte le direzioni e ha una lunghezza d’onda più breve, rifratta dalle particelle più piccole degli strati alti dell’atmosfera, al contrario degli altri colori. In qualunque direzione si guardi, una frazione di quella luce che arriva ai nostri occhi. Per questo il cielo pare blu.

I tre personaggi, molto diversi fra loro, affronteranno questo problema in modi altrettanto diversi. Caterina è quella che forse è stata più male tra tutti dopo la morte del marito, non dormiva, ha consultato un terapeuta, e quindi non può permettersi di distruggere ancora una volta il suo equilibrio precario. Larissa, la mamma, non se lo riesce a spiegare, non ci crede, non capisce come mai non sia riuscita a leggere nulla negli occhi di suo figlio e dato che non ci è riuscita allora non è vero niente, è tutta un’invenzione di quella donna che chissà che cosa voleva da Mirko. Infine Michele, forse il più lucido, a cui un amico fa venire in mente che se quel bambino esiste ed è davvero suo nipote allora qualcosa di Mirko è rimasta in vita e non bisogna fare gli schizzinosi.

Vi confesso che arrivata alle ultime due pagine ho dovuto rileggere il finale quattro volte perché mi ha proprio confuso. E non intendo in senso negativo, bensì mi aspettavo una cosa e invece sono rimasta colpita da quello che ho trovato. Ed è anche per questo motivo che ho finito di leggere il libro una settimana fa e ne sto parlando adesso: ho avuto bisogno di rifletterci, di far sedimentare le informazioni e le emozioni che ho provato. Credo che in fin dei conti questa sia una storia a cui può essere difficile dare un finale, perché, immaginate, come potrebbe concludersi nella vita reale una vicenda del genere? (Non è bello, in una recensione, parlare del finale di un libro, lo so, ma non ho svelato poi nulla, vi ho solo avvertiti che resterete molto colpiti)
Trovo poi che la Marchelli sia molto brava nella caratterizzazione dei personaggi che, dopo aver vissuto le loro vite normali per tanto tempo si trovano a fronteggiare qualcosa di inaspettato e si mettono completamente a nudo, rivelano dolori e segreti. È come se si scoperchiasse il vaso di Pandora, viene fuori di tutto e di più perché, come capita spesso nella vita vera, ci facciamo un’idea di cose e persone che non sempre corrisponde alla verità e quando ce ne rendiamo conto ci troviamo spiazzati e reagiamo in maniera diversa. L’autrice non ci nasconde nulla, anzi ci guida tra i ricordi che di Mirko hanno i genitori, ricordi che, insieme a ciò che pian piano vanno scoprendo, danno vita a una specie di puzzle che forse potrà rendere più chiari i comportamenti del ragazzo negli anni. Ma questo dovrete capirlo voi leggendo.

Buona lettura!

Titolo: Le notti blu
Autore: Chiara Marchelli
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2017
Pagine: 233
Prezzo:  15 €
Editore: Giulio Perrone editore

Storia della mia ansia | Daria Bignardi

Credevo di essere coraggiosa: non lo sono.
Sono solo un animale ferito che ha paura.

 

Mi sono dedicata alla lettura dell’ultimo libro di Daria Bignardi, Storia della mia ansia, dopo aver visto in TV un’intervista all’autrice ed essere rimasta incuriosita, non tanto dalla trama, tanto dal modo in cui pensavo avrebbe parlato di questo disturbo che oggigiorno sembra affliggere sempre più persone. Me lo sono procurato subito e, dato che è breve, l’ho inserito come lettura cuscinetto tra libri più voluminosi e impegnativi, un po’ come distrazione. E in effetti è stato molto leggero, più leggero di quanto pensassi, se devo essere onesta, perché pensavo ci sarebbe stato più trasporto emotivo, sia da parte mia – come lettrice – che da parte della protagonista, nonché della voce narrante, nonché dell’autrice. E invece niente.

La storia è quella di Lea Vincre, una scrittrice conosciuta che soffre d’ansia (disturbo ereditato dalla madre) ed è sposata in seconde nozze con Shlomo, un uomo israeliano anaffettivo. Hanno entrambi un figlio dai precedenti matrimoni e un altro figlio più piccolo insieme. Una persona che ha a che fare con l’ansia tende a ingigantire gli eventi, a interpretare ogni comportamento delle altre persone e ad aver bisogno di sostegno più di altri; il fatto che Lea si trovi accanto un marito che sembra capire i suoi problemi, ma senza saperli gestire, aumenta il suo malessere interiore dando vita a un circolo vizioso. Se questo non fosse abbastanza, un giorno Lea scopre di avere un cancro al seno e deve affrontare vari cicli di chemioterapia (a cui si collegano la caduta dei capelli, i valori che sballano e tanti altri effetti collaterali) senza sentire dal marito il supporto che vorrebbe. Nella malattia, durante le sedute di chemio, conosce Luca, un trentaduenne con cui sentirà di condividere qualcosa.

Chi ti ama veramente non ti amerà di più se ti ammali o ti succede qualcosa. Ti amerà come prima, come sa amare, e forse è giusto così.

Ho letto qua e là che la Bignardi, di cui non ho letto altro, qualche anno fa ha avuto un cancro al seno come la protagonista di questo romanzo, quindi si può considerare in parte autobiografico. Si capisce che l’autrice conosce ciò di cui parla e lo ha vissuto in prima persona ma, come ho già detto, pensavo che mi avrebbe presa di più. L’ansia citata nel titolo (di cui non si racconta la storia) sembra che in vari momenti venga messa da parte per parlare del cancro che, è ovvio, è un problema più grande che va a sovrapporsi all’altro ma quasi oscurandolo. Per quanto riguarda il rapporto di Lea coi personaggi maschili, invece, non saprei, c’è qualcosa che stona e me ne sono accorta quando Luca le dice che sembra una bambina: è proprio questo, dovrebbe essere una cinquantenne ma si comporta come una bambina che chiede attenzioni ma quando le ottiene (più da Luca) si spaventa e fugge, una che ha continuamente bisogno che le si confermi quanto affetto gli altri provino per lei. Che è il carattere del personaggio, ma.

No, non mi ha proprio convinta. In un romanzo in cui si affrontano temi così seri e – per di più – tutti insieme, mi sarei aspettata più coinvolgimento emotivo, invece manca quel qualcosa che fa di una storia una “storia sofferta”. Ma è stato un’esperienza, no?

Titolo: Storia della mia ansia
Autore: Daria Bignardi
Genere:
 Romanzo
Anno di pubblicazione:
 2018
Pagine: 192
Prezzo: 19 €
Editore: Mondadori