Il gioco della vita (Jalna vol. 2) | Mazo de la Roche

In quel luogo risiedeva una forza vitale troppo intensa per lui;
i Whiteoak possedevano personalità troppo vigorose.

 

Può sembrare strano ma anche questa volta, come nel post sul libro letto la scorsa volta, ci ritroviamo a parlare di questioni di eredità. Il 28 maggio è uscito Il gioco della vita, il secondo volume della bellissima saga canadese di Mazo de la Roche iniziata con Jalna (QUI potete rinfrescarvi la memoria sul primo), e al centro di tutta la storia c’è proprio l’incertezza sul destinatario di un bel gruzzolo di soldi. Avevamo lasciato i nostri protagonisti un po’ spiazzati dopo i matrimoni di due membri della famiglia Whiteoak i conseguenti pasticci: Eden è scappato chissà dove e non se ne sa più niente, Piers e Pheasant hanno avuto un figlio e lo hanno chiamato Maurice (Mooey) come il padre di lei, Maurice (senior) si è sposato con Meg e ha avuto Patience, e Alayne è tornata a New York e al suo lavoro nel campo dell’editoria. Renny non ha mai smesso di pensare a lei, e anche lei è ancora innamorata di lui, sebbene sia passato circa un anno. Invece Adeline, la nonna, quella da cui è nata questa grande famiglia, ha ormai passato i cento e alterna momenti di confusione a momenti di grande lucidità, ma sta sempre a letto. È proprio in uno di questi momenti (chissà se di lucidità o di confusione) che ha deciso che alla sua morte il patrimonio non sarà spartito fra tutti i figli e nipoti, ma andrà a una sola persona, mettendo tutti contro tutti.

Nonostante tutte queste vicende, però, questo volume sembra dedicato in gran parte alla figura di Finch, che ha circa diciott’anni ed è il penultimo dei Nipoti di Adeline. Finch è un personaggio molto particolare all’interno della famiglia Whiteoak: in un clan in cui si dedicano tutti alla terra e alle questioni materiali, e in cui a tutti sembra essere tacitamente richiesto di essere forti e risoluti (a parte Eden che volendo fare il poeta aveva finito «smarrire ogni senso morale»), lui è attratto dall’arte, dalla recitazione, dalla musica, e ha una sensibilità diversa rispetto agli altri. Motivo per cui è considerato all’unanimità lo stupido della famiglia, lo smidollato, quello che non combina niente perché si distrae a guardar volare le farfalle con aria sognante. Così sincero e fragile che si convince anche lui di essere uno stupido buono a nulla. Ma qualcuno riesce a vederlo davvero, come aveva fatto anche Alayne nel volume precedente, supportandolo nel suo amore per la musica.

«Non son buono a niente, nonna».
«Eh no! Cosa ti ho detto?» disse con voce aspra ma con occhi colmi d’affetto.

Anche se alcune parti della storia si svolgono a New York, dove Finch scappa e va a trovare Alayne, e dove si finisce per scoprire anche altre cose che riporteranno la ragazza a Jalna (, tutto il resto è ovviamente ambientato nella grande casa di famiglia, quella che aveva preso il nome dalla città indiana dove era di stanza Philip Whiteoak, il nonno, marito di Adeline. Tornano tutte le descrizioni di interni ed esterni, delle piante, dei cavalli di Renny. Alayne ricorda «il profumo che si sprigionava dalla terra dove le radici si intrecciavano, l’odore della natura che si risvegliava e al tempo stessi si decomponeva. L’inizio e la fine della vita coesistevano. Vide i grandi abeti del balsamo che stavano a guardia del viale d’accesso e che si ammassavano oscuri al limitare del prato a proteggere la casa, e innalzavano una cupa barriera tra Jalna e il mondo.» Quella stessa barriera che poi la fa riflettere su quanto sia chiusa la famiglia Whiteoak e su quanto sia difficile non solo che un estraneo ne entri a far parte, ma anche che un membro si stacchi e cerchi di prendere la sua strada.

«Mia cara, credo che tu non capisca. La nostra famiglia è molto unita.»
«Ma sì che capisco! È talmente compatta che non permettete che nessuno si stacchi neppure per un istante. Non riuscite a fare a meno di riacciuffare chiunque osi allontanarsi. So che le mie parole sono sgarbate, ma non riesco a tacere. La mia impressione della vostra famiglia è sempre stata questa.»

Ho trovato questo secondo volume anche più bello del primo, forse perché alla mia personalità risulta affascinante la figura di Finch, soprattutto in un ambiente claustrofobico come quello in cui si trova “bloccato”. Ma non solo questo. Qui forse s’intravede qualche crepa nel carattere duro e forte di Renny, considerato da tutti il capofamiglia (al punto che tutti sono convinti che sia l’unico meritevole di ricevere l’eredità), quello che deve essere sempre all’altezza della situazione e non mostrarsi mai debole. Renny che, però, si lascia impietosire, trasportare dalle emozioni altrui e soprattutto dalle proprie, ma quando nessuno lo vede. A parte Alayne, che è la causa scatenante della sua umanizzazione: è da quando è arrivata lei, insospettabile moglie di Eden, che Renny ha scoperto qualcosa di nuovo, qualcosa che ha dentro e che ha una forza di cui non era consapevole.

A chi andrà l’eredità di nonna Adeline?
Buona lettura!

Titolo: Il gioco della vita
Autore: Mazo de la Roche
Traduttore: Sabina Terziani
Genere: Romanzo
Data di pubblicazione: 28 maggio 2020
Pagine: 480
Prezzo: 18 €
Editore: Fazi

Jalna | Mazo de la Roche

Il 4 luglio Fazi ha pubblicato il primo volume di una saga canadese che tra gli anni Venti e Cinquanta ebbe un enorme successo: Jalna di Mazo de la Roche, un’autrice che nonostante la sua fama la portasse oltre il confini nazionali, visse sempre molto appartata diventando una figura misteriosa e controversa. I volumi di questa saga dovrebbero essere sedici (l’autrice li scrisse tra il 1927 e il 1958), quindi prepariamoci a questa storia che ci terrà incollati alle pagine per un bel po’ di tempo. Io nel frattempo ho letto il primo – in anteprima, ma purtroppo non sono riuscita a parlane nel giorno dell’uscita – e ve lo voglio raccontare a grandi linee, perché con le saghe è sempre un po’ difficile trattenersi e riuscire a non disseminare spoiler qua e là. Ci sono tantissimi personaggi, ma per fortuna all’inizio troviamo un albero genealogico che ci aiuta a tenere le fila del discorso.

Siamo negli anni Venti, la famiglia Whiteoak ha origini inglesi trapiantata in Canada verso la fine dell’Ottocento ed è proprietaria di una tenuta che è stata chiamata Jalna, in onore della città indiana dove il capitano Philip Whiteoak diversi anni prima ha conosciuto la sua Adeline Court. Oggi Adeline è alla soglia del suo centesimo compleanno e insieme a figli e nipoti non vede l’ora di festeggiarlo, ma la quiete della famiglia viene quasi sconvolta principalmente dai matrimoni di due dei suoi nipoti: quello di Piers con Pheasant (figlia illegittima di Maurice, vicino di casa che una volta era fidanzato con Meg Whiteoak e che l’ha tradita), e quello di Eden con Alayne, una dolce e indipendente americana che lavora nella casa editrice per cui il ragazzo ha pubblicato le sue poesie. Le due nuore sono molto diverse, ma provocheranno dei turbamenti in tutti i membri della famiglia, anche nel più piccolo, Wakefield, che ha una decina d’anni e ama essere viziato.

Anche in questa, come in altre saghe che ci ha proposto Fazi, la storia gira intorno a una grande casa, un luogo che funge da collante per una famiglia che forse, al suo interno, ha tante crepe. La tenuta si identifica nella famiglia che la abita e, viceversa, la famiglia che la abita si identifica nella tenuta: l’una non potrebbe esistere senza l’altra, i Whiteoak sono l’essenza della propria dimora, un luogo chiuso che difficilmente lascia entrare l’estraneo. In questo caso Pheasant e Alayne vengono accolte, ma non con gioia, la prima presentata a matrimonio già avvenuto, l’altra inizialmente con la convinzione che sia ricca e possa portare qualcosa di buono, poi con sospetto. Ma molto tempo prima la stessa cosa era avvenuta con il secondo matrimonio di Philip Whiteoak (non il capostipite, ma il figlio omonimo) con la governante Mary, madre di quattro dei suoi sei figli.
La grande casa è descritta nel dettaglio soprattutto all’arrivo di Alayne, che la vede «come un frutto maturo nella luce dorata, avvolta in un rosso manto di vite vergine, circondata da prati appena rasati». Nella descrizione di quando Philip e Adelina la fecero costruire sembra di trovarsi in un sogno, con quei muri di mattoni rossi, il grande portico di pietra, i camini che sbuffano verso il cielo. E raramente la narrazione si allontana da Jalna, quando succede si ritorna subito “a casa”.

Non mi piacciono i paragoni, quindi non dirò se questa saga abbia dei punti in comune coi più  famosi Cazalet, anche perché, onestamente, non credo che ce ne siano. I personaggi sono diversissimi fra loro, ognuno con un carattere ben definito e anche forte, sono pratici e poco raffinati, e la dimostrazione di ciò è che Eden, con la sua poesia, e Finch, con la sua passione per la musica, vengono considerati dei fannulloni a differenza degli altri che pensano alla terra, alla gestione della tenuta. Spicca fra tutti Renny, il primo nipote di Adeline, che dovrebbe avere circa trentotto anni ed è stato tacitamente proclamato da tutti capofamiglia perché si occupa di mandare avanti la baracca, di dirimere questioni e placare litigi, e di mettere una buona parola per tutti. È proprio Renny, a mio parere, il personaggio più bello e quello che, almeno in questo primo volume di una storia che dovrebbe raccontarci cento anni della famiglia Whiteoak, scopre più cose su se stesso.
Mazo de la Roche alterna momenti di serietà a una grande ironia, lo stile è fluido, i dialoghi si susseguono velocemente, anche se all’inizio forse si parte in maniera un po’ lenta con le avventure e le monellerie di un piccolo Wakefield alle prese con la sua giornata fatta di compiti, bibite e merende. Ma ci si mette poco a entrare nel vivo della storia. Se questa è solo la premessa, l’introduzione, aspettiamo con ansia il prossimo volume delle vicende dei Whiteoak.

Buona lettura!

Titolo: Jalna
Autore: Mazo de la Roche
Traduttore: Sabina terziani
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 4 luglio 2019
Pagine: 382
Prezzo: 18 €
Editore: Fazi


Mazo de la Roche – È stata una delle più importanti e prolifiche scrittrici del ventesimo secolo, un’icona della letteratura canadese. Cresciuta leggendo Lewis Carroll, che ha plasmato la sua immaginazione, divenne famosa a livello internazionale grazie alla pubblicazione di Jalna nel 1927 e fu la prima donna a vincere il prestigioso Atlantic Monthly Prize, che al tempo ammontava a 10.000 dollari. Ma mentre quasi tutti conoscevano i suoi libri, nessuno sapeva nulla della sua vita privata, che rimase sempre avvolta in un fitto mistero. Con l’aumentare della sua popolarità, aumentava anche il suo desiderio di riservatezza, tanto da farle costruire una figura pubblica fittizia. Visse quasi tutta la vita insieme a Caroline Clement, che ufficialmente aveva adottato come sorella, convivenza che allora era chiamata “Boston marriage”. Insieme adottarono due bambini. Una figura tanto misteriosa e controversa da ispirare un film sulla sua vita, The Mystery of Mazo de la Roche.