Santi, poeti e commissari tecnici | Angelo Orlando Meloni

Si sa che per noi Italiani il calcio non è semplicemente uno sport, ma quasi una ragione di vita, una religione; e mi ci metto dentro anch’io che fino a qualche anno fa lo seguivo in maniera quasi ossessiva, prima di darmi un po’ una calmata. Ci perdiamo allegramente in questo bailamme di acquisti, retrocessioni, campionati, scandali e pasticci di vario genere e sì, forse ci piace anche così. In Santi, poeti e commissari tecnici, uscito ad aprile per Miraggi edizioni, troviamo sei racconti in cui l’autore, Angelo Orlando Meloni, narra in maniera semiseria quello che spesso accade di nascosto (e non) in quel mondo sportivo che amiamo così tanto.
Il primo racconto è quello che dà il nome all’intera raccolta e al centro della storia troviamo la Vigor, squadra di Vezze Sul Mare, che fin dalla fondazione non ha mai vinto una partita e neanche è mai stata retrocessa, pur arrivando sempre ultima, perché dopo di essa c’è il nulla, non ci sono serie minori. L’allenatore, ormai abituato a quella solfa, inizia ad essere contattato dal parroco del paese che gli dà dei consigli sulla formazione che gli arrivano “dall’alto”, consigli che poi messi in pratica sembrano anche funzionare. E quando arriva il momento di giocare contro l’A. S. Marina, la squadra del comune gemello, Marina di Vezze, l’ansia sarà alle stelle, anche perché ci si aspetta quell’intervento dal cielo. Ma come finirà? E che c’entra la statua della beata Serafina?

Meloni in questi racconti prende ciò che di più strano e anche torbido c’è nell’ambiente calcistico e lo esaspera, trasformando la scaramanzia e la religione in una vera e propria fiducia nei confronti di una statua che tutto può risolvere e che realizza anche l’impossibile. Ma in altri casi porta alle estreme conseguenze uno scambio di favori, che diventa una serie di pasticci a catena in grado di far collassare tutte le squadre coinvolte e fallire il campionato intero (Il campionato più brutto del mondo).
Ma c’è anche un ex divo del pallone che medita vendetta con chi, anni prima, l’ha fatto scendere dal piedistallo e cadere nel dimenticatoio, o ancora un ragazzino che, pur essendo bravissimo a giocare, non viene mai messo in campo perché figlio di un tizio stravagante, e anzi a lui viene preferito un altro che ha il papà avvocato che pressa il presidente (Ode al perfetto imbecille).

I racconti di Angelo Orlando Meloni hanno un sapore tragicomico, sono quelle storie in cui l’umorismo non è fine a se stesso, ma lascia un retrogusto amaro sulla base del quale iniziamo a riflettere su questo pazzo mondo sportivo. L’autore parla di piccole cose, squadre di piccoli comuni, ragazzini che non vengono premiati ma anzi messi da parte, e lo fa per raccontare, quasi guardandole al microscopio, le ingiustizie, la tristezza e i problemi di un sistema che molte volte è malato in ogni sua parte. In effetti è proprio questo che l’umorismo, se usato in maniera intelligente fa: denunciare.
L’autore dichiara altrove che «In Italia la vera religione è il calcio. I miei personaggi sono perdenti con un cuore grande», e forse il problema è proprio che si prende tutto troppo sul serio. Lui porta alle estreme conseguenze questi comportamenti e ci regala una carrellata di storie che non sono solo per chi ama il calcio, ma possono essere benissimo lette da tutti, anche se probabilmente chi ha una maggiore preparazione in materia vi rintraccerà qualche collegamento interessante o troverà tra le righe qualcosa che ricorda vicende più note.

Buona lettura!

Titolo: Santi, poeti e commissari tecnici
Autore: Angelo Orlando Meloni
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: 29 aprile 2019
Pagine: 188
Prezzo: 16 €
Editore: Miraggi edizioni


Angelo Orlando Meloni è nato a Catania e vive a Siracusa, dove lavora nella libreria storica della città. Ha scritto i romanzi Io non ci volevo venire qui e Cosa vuoi da grande, pubblicati da Del Vecchio Editore, e La fiera verrà distrutta all’alba, Intermezzi editore.

Amor | Eva Clesis

Lucia da quasi un anno si è separata dal marito, il grande amore della sua vita, ed è sopravvissuta a un incidente: si è schiantata con la macchina contro un muro, è rimasta con una gamba malconcia e un’andatura claudicante. Nella vita è una scrittrice e traduttrice e vive in una casa minuscola che lei stessa chiama monoloculo, perché è la parte di un appartamento più grande che è stato diviso in quattro. Non è semplice sentirsi soli e abbandonati, vivere in un posto piccolissimo e fare un lavoro in cui i pagamenti arrivano spesso in ritardo, ci sono sempre problemi e periodi di magra. Mettiamoci pure che viene bersagliata di continuo da telefonate di gente che sbaglia numero. Un giorno, però, mentre non ha niente di meglio da fare e si sta mettendo a cucinare un piatto di pasta, telefona Francesco che la cerca Marta per farle le condoglianze per la morte della madre. Chissà perché Lucia sta al gioco, si finge Marta e rimane quasi un’ora e mezza a parlare con Francesco che capisce essere l’ex fidanzato della reale destinataria della chiamata, un ragazzo che lei ha allontanato – addirittura chiamando la polizia – perché pericoloso. E in effetti lui le racconta di aver avuto un’altra donna poi, Sonia, che ha fatto a pezzi. Ma in senso letterale o no? L’ha uccisa? Lo stesso Francesco ci gioca su, non dicendo mai se parli sul serio o meno. Si capisce che è ancora innamorato di Marta, Lucia fa anche finta che sia il suo ex marito, Carlo, e si lascia trasportare.
Questa è una piccola parte della vita di Lucia, che se ne andrà in giro per Roma per risolvere tante piccole cose, ma la bugia telefonica avrà conseguenze impreviste, perché non si gioca col fuoco.

Amor è l’ultimo romanzo di Eva Clesis, uscito per Miraggi edizioni ad ottobre di quest’anno. Il titolo, oltre a richiamare uno dei temi principali del romanzo, e ad essere per ammissione stessa dell’autrice il contrario di Roma, viene fuori da un passaggio del libro in cui Carlo sta per chiamare “amore” Lucia ma lei lo interrompe e non gli lascia finire la parola.
L’autrice dice in un’intervista che ha iniziato a scrivere della telefonata e poi il resto della storia è venuto da sé intorno a quel nucleo. E proprio la chiacchierata con Francesco permette alla protagonista di uscire momentaneamente dal torpore, uscire e occuparsi di questioni in sospeso – che significa incontrare gente, affrontare nuovi traumi, cacciarsi anche in situazioni problematiche. Ma Lucia è una donna che forse di quella telefonata in qualche modo aveva bisogno, perché la risveglia e le fa capire che deve muoversi: che sia per fuggire, per avere qualcosa, per parlare con qualcuno, ma deve muoversi.

Confesso che a me piace molto lo stile della Clesis (che è uno pseudonimo), perché è semplice ma allo stesso tempo ha una grande forza. Non si avverte mai la distanza tra l’autrice, la protagonista e le situazioni narrate, è come se le vicende fossero sviluppate da spunti autobiografici, ma apprendo che di autobiografico potrebbe esserci solo l’incidente che ha avuto Lucia, vago ricordo di quello di cui la Clesis non ha voluto parlare. Ciò che comunque trasmette è una forte sensazione di claustrofobia quando siamo all’interno del monoloculo, e poi una sorta di paranoia generata dalle paure di Lucia che a un certo punto non sa come muoversi e teme che ogni sua azione possa provocare effetti via via peggiori. Ma il punto principale della storia, come era stato anche ne Lo Straordinario, il penultimo romanzo di Eva Clesis, è capire se la situazione sia tutta reale o sia solo frutto delle elucubrazioni della protagonista. Esiste davvero il pericolo che Francesco si sia reso conto della bugia? Era serio quando ha detto che ha fatto a pezzi la sua ultima fidanzata? E se avesse capito di essere stato ingannato, sarebbe in grado di rintracciare Lucia, scoprire il suo indirizzo e andare a casa sua? Questo lo scoprirete alla fine, e sarà proprio una rivelazione.

Buona lettura!

Titolo: Amor
Autore: Eva Clesis
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 144
Prezzo: 15 €
Editore: Miraggi